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  • Capitolo 3. Le piante semplici

    Posted by Anonymous on Febbraio 23, 2015 at 12:31 pm

    Le piante semplici, dette anche piante “delle streghe”, sono 6 (Mandragola, Aconito, Giusquiamo, Cicuta, Stramonio, Belladonna) e possiedono tutte poteri simili: se prese in quantità eccessive possono causare la morte, mentre in piccole quantità sono utili per preparare vari infusi e filtri, oppure possono annullare gli effetti di alcuni incantesimi.

    MANDRAGOLA

    mandragola_mandragora.jpg

    Appartiene alla famiglie delle Solanaceae e si suddivide in quattro specie: Mandragola Autumnalis, Mandragola Officinarum, Mandragola Turcomanica e Mandragola Caulensces.
    Le sue radici sono biforcute e soprattutto in primavera assumono un aspetto antropomorfo, che ricorda quello di una figura umana. Proprio per questo già dal Medioevo le venivano attribuite qualità magiche. Negli antichi testi di alchimia infatti veniva raffigurata con le sembianze di un uomo o di un bambino e veniva considerata a metà tra un animale e un vegetale.
    Presenta foglie, grandi, ovali, ruvide, che diventano verde scuro quando la pianta è matura. I fiori sono di piccole dimensioni, campanulati, blu-bianchi e sbocciano a primavera. In estate, nelle regioni dal clima più caldo, compaiono dei frutti tondeggianti e gialli.
    Dalla Mandragola si estrae una sostanza narcotica e velenosa che provoca allucinazioni, nausea e vertigini.
    Nel mondo magico è utilizzata spesso per riportare nella condizione originale le persone trasfigurate o soggette ad un incantesimo, come la pietrificazione.
    Oltre ad essere impiegata per la preparazione di numerosi incantesimi si pensa che riesca ad aumentare la fertilità delle donne, di rendere invulnerabile e di aiutare a ritrovare antichi tesori (anche se tutto ciò non è del tutto constatato).
    Il trapianto di questa pianta è un'operazione molto delicata e deve essere eseguita con cautela perché il pianto della Mandragola è molto pericoloso e anche se ascoltato solo per pochi secondi può causare la morte se la pianta è adulta, mentre se è ancora bambina stordisce solamente; quindi è importante saperle distinguere: una mandragola adulta ha le foglie più scure, è guarita dall'acne e ama muoversi di vaso in vaso.

    ATROPA BELLADONNA

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    Il suo nome deriva da “Atropo”, una delle tre Moire della mitologia greca, la quale tagliava il filo della vita agli uomini; infatti le bacche di questa pianta, se ingerite, posso essere letali.
    L'epiteto “belladonna” invece, è più recente: risale al medioevo, poiché era usata dalle dame per conferire una maggiore lucentezza agli occhi. La belladonna è conosciuta anche con i nomi di  Deadly Nightshade, Morti Herb, Dwale, e bacche delle streghe.
    Essa appartiene alla famiglia delle Solanaceae.
    Le foglie sono semplici, picciolate, di forma ovale-lanceolata, alternate nella zona superiore a foglie più piccole; come il fusto, sono ricoperte di peli ghiandolari responsabili dello sgradevole odore emanato dalla pianta.
    I fiori presentano una corolla a 5 petali di forma campanulata-tubulosa e di colore violaceo.
    I frutti sono lucide bacche nere, di piccole dimensioni, contornate dal calice che, durante la maturazione, si accresce aprendosi a stella.
    Il fusto è alto tra i 70–150 cm.
    Tra i babbani è usata a scopi curativi; secondo alcune credenze popolari, la belladonna è un efficace rimedio contro l'asma.
    Un tempo si credeva questa pianta venisse usata insieme all'aconito dalle streghe per preparare “l'unguento volante”. Inoltre si pensava che la Belladonna fosse la pianta preferita dal diavolo.

    ACONITO

    aconit13.jpg

    Il nome “Aconitum” deriva dal greco akòniton , che significa pianta velenosa. Due sono le radici che vengono attribuite al nome: “akòne “, che significa pietra,  in riferimento al suo habitat, e” coné “ che significa “uccidere”, facendo ovviamente riferimento alla sua tossicità. Questo nome veniva anche usato come simbolo negativo (maleficio o di vendetta) nella mitologia dei popoli mediterranei. Questa pianta appartiene alla famiglia delle Ranunculaceae.
    L'aconito, chiamato anche “luparia”,  è una pianta erbacea perenne che può raggiungere il metro e mezzo di altezza. I caratteristici fiori di questa pianta hanno una colorazione violacea e si pensa che presentino origini molto antiche. La loro forma ricorda quella del cappuccio di un monaco e nonostante non emanino nessun profumo particolare, attraggono molte api.
    Le foglie sono di color verde scuro, piuttosto lucido sulla pagina superiore, mentre quella inferiore presenta una colorazione più biancastra. Sono picciolate e hanno una forma pentagonale, divise in segmenti di forma lanceolata.
    Il frutto è costituito da un aggregato di 3 (raramente 5) capsule, all’interno dei quali sono contenuti dei piccoli semi di colore bruno lucido e dalla superficie rugosa.
    L’aconito viene utilizzato dai medici babbani prevalentemente per le sue molteplici proprietà curative, soprattutto contro il mal di testa e il mal d’orecchio. Esso però è anche molto tossico e velenoso, per cui è bene essere sotto la supervisione di un medico quando se ne fa uso. Infatti ne bastano pochi milligrammi per uccidere un maschio adulto.
    L'Aconito è utilizzato anche nella preparazione della pozione Antilupo e nella Occhiopallato.

    PROVA TU

    – Perché il trapianto di Mandragola è un'operazione delicata? Quali precauzioni si possono adottare?
    – Come si distingue un'esemplare adulto da uno appena nato? Perché è importante saperlo?
    – Prova a classificare il Giusquiamo, la Cicuta, lo Stramonio.

    Anonymous ha risposto 9 anni fa 0 Mago · 0 Risposte
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