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  • Cicatrice ( 4a storia della saga Cicatrice)- parte 1

    Posted by Anonymous on Aprile 15, 2016 at 10:05 am

    Capitolo 1

    UN INSOLITO COLLOQUIO

    “Harry? Harry!” Qualcuno lo scosse e il ragazzo aprì gli occhi all’improvviso. Era come risvegliarsi da un sogno. Poi passò lo sguardo su Hermione, preoccupata e severa.
    “Sto bene” rispose a fatica.
    “Sei sicuro? Credevo che stessi per…svenire di nuovo”.
    Harry le regalò un sorriso. “Mi sono trattenuto”.
    Cogliendolo di sorpresa, Hermione si sporse verso di lui e lo baciò. “Non…”
    “Harry, Silente vuole….Oh!” fece Lily, sua madre, irrompendo nella stanza e poi richiudendo subito la porta dietro di sè.
    Harry si rivolse a Hermione, sul viso di lei riflesso il suo stesso imbarazzo di un color porpora.
    “Credi che dovrei andare?”
    “Sì, penso proprio di sì” rispose lei, gli occhi bassi.
    Non sapendo cos’altro aggiungere, Harry si fiondò fuori dalla stanza. Sua madre Lily era sulla soglia della porta, pronta ad aspettarlo; quando lo vide uscire aveva un’espressione insolita, come se non avesse sotto controllo la situazione.
    “Allora….Silente ti aspetta di sotto in cucina. Dice che vuole parlare proprio con te”.
    Quando fu fatto il nome del preside, Harry si sentì la rabbia ribollire dentro; era sparito per settimane. E ora che voleva vederlo, sarebbe dovuto andare da lui?
    “Cosa c’è che non va?” chiese la madre, che aveva evidentemente notato il suo turbamento. “E non provare a nasconderlo!”
    “Non voglio scendere da lui” borbottò Harry, digerendo quel pensiero. Lily lo scrutò a lungo, poi prese fiato e disse: “Harry, lo so quello che stai passando. Non so esattamente cosa tu stia facendo con Silente, ma so che è importante.  E lui….”
    “Ho cercato di parlargli per tantissimo tempo” sbottò il ragazzo, che seguiva il suo filo di pensieri, curandosi poco di quello che pensava Lily, “ma lui non c’era”.
    Lily lo guardò nuovamente, forse per cercare le parole giuste da dire per giustificare il preside.
    “Devi capire che Silente ha lavorato per l’Ordine da quando ha lasciato la scuola, e anche prima che iniziasse l’anno scolastico. Come sai, Peter ha tentato di liberare i Mangiamorte…”
    “Beh, direi che a forza di provare c’è riuscito….”
    “Adesso smettila, Harry. Quello che stai dicendo non è per niente giusto. Silente ha tentato in tutti i modi di difendere la scuola e combattere i primi Mangiamorte liberati da Peter Minus. Ringrazio il cielo che ci fosse Piton  cui è stato affidato l’Ordine di catturarlo, e se sei ancora vivo, dovresti solo che ringraziare Silente. Quindi ora finiscila, e scendi giù da lui. Adesso!”
    Harry si soffermò sul viso di sua madre per qualche tempo. Solo allora notò quanto stanco e frustrato fosse, e desiderò dirle qualcosa di carino. Tuttavia, si sentì di nuovo in imbarazzo, e preferì obbedirle scendendo le scale dell’ingresso, chiedendosi che cosa avesse.
    Il turbamento poi era mischiato al crescente rifiuto di incontrare Silente. Non avrebbe potuto capire quanto solo si fosse sentito; l’anno precedente i suoi amici l’avevano abbandonato per aver offeso Louise (che non sembrava esistere nella realtà dei sogni, così come il resto del suo gruppo d’infanzia) e continuava a dire cose senza senso, e sveniva in classe…e Silente, dov’era stato? A fermare due Mangiamorte inutilmente?
    Quando entrò in cucina, Silente gli sorrise, sereno, come se Harry fosse andato nel suo ufficio dopo le lezioni.
    Non appena i loro sguardi s’incrociarono, nel giovane salì sempre più la rabbia; come poteva avere quell’atteggiamento?
    “Buongiorno, Harry” salutò cordiale il Preside.
    Harry decise di non rispondergli, piuttosto lo fissò, cercando di non scoppiare.
    Silente sembrò notarlo, ma continuò come se niente fosse:
    “Immagino che tu sia sconvolto dagli ultimi eventi”.
    La frase ronzò nelle orecchie di Harry; sì, poteva solo immaginarselo.
    “Luna sta bene” informò Silente, fingendo che il ragazzo gli avesse posto la domanda, “se vuoi saperlo, si sta risvegliando proprio ora a casa tua. Presto ci raggiungerà…”
    “Avrebbe potuto dirmelo!” scattò Harry, che non riusciva più a trattenersi. “Avrebbe potuto informarmi che sarebbe mancato perché svolgeva compiti per l’Ordine!”
    Il volto del mago si fece subito grave. “Harry, io…” provò a dire, ma ormai l’ira dell’altro si era scatenata. “Ho provato a parlarle! Lei mi ha chiesto di tenerla aggiornato su tutti i miei cambiamenti…E INVECE SE N’E’ ANDATO, NON L’E’ IMPORTATO NULLA….HA LASCIATO CHE VIVESSI I MIEI STATI D’ANIMO, SVENISSI….AVESSI DELLE ESPERIENZE CHE NON POSSO CONTROLLARE, TUTTO DA SOLO!”
    “Mi dispiace” disse Silente, calmo. Gli occhi gli si erano fatti leggermente lucidi, ma il tono era controllato. “ Non voglio che tu la veda così, capisci….”
    “NO!” urlò Harry, “IO- NON-CAPISCO!”
    Buttò un piatto di coccio a terra, immaginando che fosse la faccia di Silente. Ma se in un primo momento si sentì appagato, un attimo dopo sentì che non gli bastava, e più rompeva cose più avrebbe voluto spaccarne altre. In qualche modo, gli oggetti non erano sufficienti.
    Silente non reagì, piuttosto lo guardò dimenarsi, finché Harry capì  che non sarebbe servito a nulla continuare a distruggere bottiglie, piatti e bicchieri. Realizzò con orrore che probabilmente l’avevano sentito per tutta casa.
    “Hai ragione” disse il preside, calmo e con l’espressione sofferente. “Avrei dovuto dirtelo che sarei partito per conto dell’Ordine, ma non l’ho fatto. Ho commesso un errore. Me ne sono andato come quella volta che Kingsley Shacklebolt mi ha inviato quel messaggio a casa, e c’eri anche tu, e…”
    “Non mi interessa…” ripartì Harry, ma stavolta Silente esigette il silenzio.
    “Ti prego, lascia che ti spieghi. È vero, ho sbagliato a non informarti. Tuttavia, non ho lasciato Hogwarts senza precauzioni. Avevo infatti incaricato la professoressa Cooman di trovarti, istruirti su quello che era rimasto da  sapere e darti le sei fiale. Da come hai reagito, penso che non abbia tentato neanche di avvicinarti. Per fortuna, sono giunto a Hogwarts durante l’attacco, ho trovato la professoressa e ho tratto in salvo le boccette”.
    Mentre Silente evocava le sei fiale sul tavolo della cucina, Harry guardò ciascuna di esse con disgusto.
    Gli avrebbero procurato i turbamenti che aveva sofferto la prima volta?
    “Devi berle.  So che ora tutto ti apparirà confuso…”
    “Io voglio delle risposte adesso!” s’impuntò Harry. “Perché mi sta facendo vedere le immagini dei miei sogni? Che cosa a che fare, con me?”
    Silente  lo guardò.  “Ha tutto a che fare con te. Ma non posso spiegarti meglio di così. Sono tuoi percorsi, che sto cercando di decifrare meglio che posso con te, formulando teorie e ipotesi…”
    “Ho visto tutta la mia vita a undici anni” rispose subito Harry, che non vedeva l’ora di sentire le nuove teorie di cui tanto parlava Silente.
    “Molto bene” si arrese il professore, che aveva intuito le intenzioni del ragazzo. “Questo è il primo tassello….”
    “Che cosa sono questi sogni, signore? Perché vedo queste cose?” chiese veemente l’altro, soppesando la parola signore.
    “Non lo so, Harry” ammise il preside, “la mia teoria è che tu possa essere collegato in qualche modo a Neville, e questo ha fatto sì che vivessi un’esperienza….parallela, che in qualche modo potrebbe aiutare a sconfiggere Voldemort e a salvare Neville”.
    “Intende come una vita parallela?” chiese subito Harry, che non riusciva a capire Silente.
    “Sì, Harry, esattamente come una vita parallela” rispose il mago, secco.
    “Quello che voglio dire, Harry, è che tu, grazie al tuo collegamento con Neville, sei riuscito ad accedere agli avvenimenti di una tua qualche…esistenza come questa, dove attingi le tue informazioni per far beffe via via a Voldemort”.
    Harry abbassò lo sguardo; finalmente aveva compreso. Quelle nozioni gli fecero dimenticare di essere arrabbiato con Silente.
    “E’ in questo modo che ho avuto quelle visioni sugli scacchi…e ho avuto quell’istinto a imparare a giocare…per superare la prova, perché avevo già visto quello che era già stato fatto nell'altra vita?”
    “Preferirei chiamarla ‘esperienza’” gli sorrise il preside, “ma sì, Harry. è proprio così. Ed è per questo che ti chiedo di bere queste altre sei fiale; chissà quali altri segreti potresti rivelarci, in modo da sconfiggere per sempre questa minaccia!”
    Harry fissò per un po’ le pozioni, poi il suo sguardo tornò su Silente. C’era qualcosa che ancora non tornava.
    “Ma…signore, Neville mi ha detto che ha avuto le mie stesse visioni per un periodo, com’è possibile che sia potuto accadere se questo riguarda solamente me?”
    “Infatti, se ben ricordi, le visioni di Neville si sono fermate. Forse nel tuo inconscio hai deciso che solo tu potevi accedervi, e quindi hai creato una barriera in questo senso fra voi due…questo ovviamente non significa che lui abbia smesso di essere collegato a te…prendi ad esempio il tuo compleanno, l’estate scorsa. Lui è venuto da te perché ti ha pensato, ed è stato piuttosto facile trovarlo lì in camera tua”.
    Harry rimase immobile; per un momento si chiese come facesse a saperlo, poi gli venne in mente che probabilmente i suoi genitori l’avevano informato comunque.
    “Signore” gli venne in mente di chiedergli, “il collegamento con quella realtà è….vero?”
    Silente lo osservò a lungo prima di rispondere: “Non ne sono sicuro. Ho come la sensazione che possa esserlo, e le mie intuizioni si sono dimostrate quasi sempre veritiere.
    Lo spiegherebbe il fatto che quando sogni ti trasferisci in un’altra dimensione, e che i metodi che vedi funzionano…all’inizio pensavo che fosse la tua immaginazione, ma poi mi sono sempre più reso conto che era tutto fin troppo elaborato per limitarsi a una semplice – seppur geniale- macchinazione del tuo intelletto”.
    “E crede che io sia il Prescelto? Ne è sicuro? Ma come può essere vera quella vita? Insomma, prima che lei mi facesse bere quelle…immagini, io avevo visioni piuttosto confuse” continuò a domandare Harry, senza sapere cosa pensare.
    “Andando con ordine” rispose calmo Silente, “sì, in quella dimensione, sei il Prescelto. Ed è proprio perché avevi immagini confuse che ti ho donato quella fiala. Mentre sognavi, sei finito in più vibrazioni, per spiegarti meglio più…livelli di realtà parallele. Molti eventi accadono nello stesso momento, anche in una stessa dimensione. Acquisendo quel liquido, hai fatto sì che gli eventi ti apparissero in modo lineare, e invece il tempo è circolare. Ma lo capirai solo se continuerai a bere quelle boccette, Harry, ed è estremamente importante che tu lo faccia”.
    Sembrava che tutte le risposte per Harry fossero chiarite, o quasi. Alcuni punti gli erano ancora oscuri, ma a dare il responso ci avrebbe pensato il tempo.
    Mentre Harry spaziava lo sguardo sulla cucina semidistrutta, i suoi occhi tornarono sul professor Silente, che sembrava attendere che dicesse qualcosa.
    Proprio mente i due tornarono a guardarsi, sentì la rabbia e il rancore montargli dentro di nuovo; ce l’aveva ancora con lui per averlo abbandonato a quel modo, anche se tutte le ragioni sembravano essere state spiegate.
    S’avvicinò al mago, posò le mani sulle boccette, e con uno schiocco di bacchetta Silente lo precedette e quelle svanirono.
    “Sono nella tua stanza. Quando ti sentirai pronto, le berrai”.
    Harry stava quasi per rispondere che non lo sarebbe mai stato, ma si trattenne.
    “Sì, signore”.
    “D’accordo. Allora credo che, per il momento, ci siamo detti tutto” sentenziò il preside e, aggiustatosi il cappello a punta sul capo, fece per uscire dalla cucina.
    “Professore” lo richiamò Harry, “perché mi ha detto tutto adesso? Non avrebbe potuto….inventarsi qualcos’altro?”
    Il mago gli rivolse uno sguardo enigmatico. “Le mie sono solo teorie, Harry. Nulla più”.
    E lasciò il ragazzo da solo con i suoi pensieri.
    Dopo aver preso tempo, Harry decise che era ora di uscire e di dirigersi dagli altri.
    Ma aveva appena mosso qualche passo che inciampò su un filo, e imprecando cadde a terra. Mentre la madre di Sirius cominciava ad gridare, scatenando confusione nell’ingresso, da dietro l’angolo spuntarono John, Hermione, Frank, Neville, Richard, Louise, Ron, Ginny e i gemelli Weasley, tutti bianco lattei sul volto e le orecchie giganti in mano.
    “Credo che tu non ci abbia detto tutto, Harry” boccheggiò Ron, parlando per tutti.


    Post Unito in automatico!

    Capitolo 2

    GRIMMAULD PLACE N.12

    “Allora è così che stanno le cose!” esclamò Richard, appiattendosi contro la porta che aveva chiuso dietro di sé, una volta che furono tornati nella camera degli ospiti.
    “Vuoi spiegarci perché non ci hai detto la verità?”
    Harry sentì una fitta allo stomaco piena di senso di colpa quando passò in rassegna i visi dei suoi amici; Frank, Louise, John, e Richard avevano un’espressione ferita e basita. Solo Neville e Hermione, e in parte anche Ron per via del pericolo di Ginny l'anno prima, erano a conoscenza del motivo dei suoi incontri con Silente.
    Il resto dei suoi amici, così come i suoi genitori, sapevano che Silente stava addestrando a combattere Harry per difendere Neville.
    “Insomma, era tutta una balla, una copertura, non è così?” chiese Frank gelido, guardandolo dritto negli occhi. Fra tutti, era il più deluso. “Peccato. Pensavamo che fossimo i tuoi migliori amici”.
    “E’ così” deglutì Harry, sostenendo a fatica il suo sguardo, “ma ho fatto promettere a Silente…”
    “Oh, è così, allora! Ma certo! Ora è tutta colpa di Silente se non ci hai avvertiti!” scattò l’altro, guardandolo storto. “Qualcosa mi dice che un tempo non ti sarebbe importato. Che mi avresti detto tutto, anche se non…” la frase si interruppe a metà, e lui ricadde sul letto, gli occhi bassi. Louise scrutava Harry come se fosse venuto da un altro mondo.
    “Che ti succede? Frank ha ragione. Avresti potuto….”
    “Ma non capite che semplicemente non poteva farlo? Silente ha fatto giurare…” iniziò Hermione, ma Louise scattò in piedi, furibonda.
    “Ah, è così allora, Granger! Ma certo! Difendilo pure! Solo perché sei il giocattolo nuovo non significa che…” Poi anche lei si bloccò e spalancò gli occhi, come se avesse improvvisamente capito qualcosa. Prima guardò Harry, poi il suo sguardo tornò su Hermione. “Ecco perché. Beh, non mi stupisce che abbia scelto te. Del resto, siete uguali, voi due!”
    e anche lei si risedette, il naso all’insù.
    Harry e Hermione si lanciarono un’occhiata piena di significato.
    “Il nostro è stato un errore. Ti abbiamo sentito per sbaglio, Harry, davvero.” ammise Ron, che fino a quel momento si era limitato ad osservare la scena.
    “Sì, amico, Ronnie ha ragione ” confermò suo fratello Fred “dovevamo scendere di sotto perché mamma doveva darci indicazioni su dove cominciare a pulire la casa. E…beh, abbiamo udito i tuoi toni soavi”.
    “Non sono affari nostri, Harry” disse il gemello George.
    John e Frank gli rivolsero delle occhiatacce.
    “Altroché se sono affari nostri!” ribatté Louise con il suo tono saccente. “Se Harry è in pericolo, vogliamo essere coinvolti anche noi! Fino ad adesso, ci ha dimostrato che non gli serviamo a nulla!”
    “Louise ha ragione; siamo solo da sfondo! In questi tre anni non ci ha mai raccontato nulla, riservando le sue preziose informazioni alla sua nuova compagnia….” appoggiò John.
    Louise continuava a guardare Harry insistentemente; ed esattamente com’era successo con Silente, il ragazzo s’innervosì.
    “E’ così che la pensate?” esclamò. “Possibile che, anche quando siete venuti a conoscenza di tutto, non riuscite a capire? Sono cose troppo complicate per essere raccontate a chi  non sa cosa si prova!”
    Frank s’avvicinò a lui a brutto muso.
    “Non so cosa si prova? Harry…”
    “Adesso basta!” intervenne Neville. “Ormai abbiamo sentito tutto, e solo io e Hermione siamo stati informati semplicemente perché siamo stati da sempre coinvolti in questa storia.
    E tanto per essere chiari” aggiunse, perché sia Frank che Louise avevano aperto la bocca per parlare, “l’ha fatto per proteggervi. Come poteva dirvelo? Voi siete strettamente legati con la sua famiglia! Siete la sua famiglia. Ed esattamente come ha mentito a loro, ha mentito a voi.
    Persino io ero a conoscenza della sola metà dei fatti; io e lui non ci siamo parlati per un bel pezzo, per via di….” E guardò Ginny, che diventò improvvisamente scarlatta. Il suo sguardo si posò su Harry, ma non si scompose.
    “Il punto è” riprese Neville, “che ora che abbiamo parte delle informazioni, tu debba dirci come stanno le cose. Sappiamo troppo perché tu faccia finta di nulla”.
    Harry incontrò gli sguardi di tutti i suoi amici, decisi e fermi. Se avesse potuto scegliere, se lo sarebbe risparmiato.
    “D’accordo. Ma sarò molto breve” concesse infine.
    Così prese a raccontare tutto quello che ricordava e sapeva, omettendo il piccolo particolare della spia e dell'accaduto al castello che coinvolgeva la professoressa Cooman, e in certi passaggi fu aiutato da Neville e Hermione.
    Quando ebbe finito (gli sembrò che ci fosse voluta una vita intera) tutti e otto li guardarono basiti, in particolar modo Frank,  John, Richard e Louise.
    “Harry noi…”
    Qualcuno spalancò la porta ed entrò James, il padre di Harry.
    “E’ arrivata! Luna è qui!”
    I ragazzi si scambiarono un’occhiata d’intesa e tutti s’alzarono e si precipitarono di sotto.
    Harry aveva la netta sensazione che quella conversazione fosse stata solo momentaneamente sospesa.
    Luna era proprio nell’ingresso, sorridente come sempre; Harry avrebbe avuto l’impressione, in un’altra occasione, che fosse venuta a fare una visita di piacere.
    Era accompagnata da Kingsley Shacklebolt, con quella solita aria rassicurante.
    Ginny si precipitò fra le braccia di Luna, che ricambiò, serena. Anche gli altri s’avvicinarono.
    “Ciao Harry” salutò la ragazza, guardandolo venire nella sua direzione.
    “Ciao Luna” esordì l’altro, rassicurato dall’apparente ripresa dell’amica. “Come ti senti?”
    “Sto bene” rispose soave lei. “I membri dell’Ordine mi hanno curata per tutto questo tempo. Sono stati gentili con me”.
    Qualcuno suonò il campanello, e Remus, uscito dal salone con Sirius, si precipitò ad andare ad aprire; entrarono il mago con il cappello a punta e la strega che Harry aveva visto a casa sua.
    “Siete arrivati!” esclamò la signora Weasley, uscendo in fretta e furia dalla cucina. “Non vi aspettavamo prima di cena!”
    Kinglsey le sorrise e diede della pacche sulla spalla di Luna. “La ragazza è in gamba, si è ripresa quasi subito. E poi, pensavamo che stesse molto meglio qui che a casa dei Potter”.
    La signora Weasley la esaminò per qualche secondo. “Dovremmo inventarci un posto dove farla stare. La casa è grande, ma è tutto così stretto….”
    “Può stare nella camera di Regulus” propose Ron. “E’ inutilizzata!”.
    “Assolutamente no!” ribatté la madre, incenerendolo con lo sguardo. “Non la farei stare in quel luogo tenebroso per nulla al mondo. Può dormire con Hermione e Ginny. Ad ogni modo, voi ragazzi andate su, fra qualche minuto arriveranno altri membri dell’Ordine e ci sarà una riunione…non è bene che stiate qui!”
    “A quanto pare ce n'è una tutti i giorni” informò Fred o George Weasley a una Luna tutta presa dalle teste degli elfi incorniciate lungo il muro delle scale.
    “Che ne dici se prendiamo le Orecchie Oblunghe e le utilizziamo anche stavolta?” bisbigliò il fratello al gemello in modo quasi impercettibile.
    “George, stavo pensando esattamente la stessa cosa” rispose allegro l’altro. I due si sorrisero in modo identico.
    Dopo aver atteso che tutti i membri fossero entrati nel salone, i ragazzi si precipitarono sulle scale. “Pronti, via!” ordinò Fred ai fili color carne, e questi si rotolarono lungo i gradini fino a incastrarsi sotto la fessura del salotto.
    Harry si fissò nell’orecchio l’altra estremità, così fecero gli altri, e attese.
    Si sentirono il grattare delle sedie sul pavimento, poi qualcuno parlò, come se Harry stesse ascoltando una frequenza radio: “Hogwarts è completamente assediata. Non c’è un modo per riprendere la scuola”.
    Era la voce di Thomas Lupin, il padre di Louise. Harry incrociò gli occhi della ragazza, che aveva il fiato corto e lo sguardo attento.
    “In queste due ore di assenza ho contattato la professoressa McGrannitt. E’ anche lei al sicuro con gli ottanta studenti sopravvissuti nel luogo sicuro”.
    Qualcuno tirò un sospiro di sollievo. “Molto bene. Sono più che sicuro che Minerva saprà tenere testa a eventuali pericoli” disse Silente, con tono pratico.
    “E ora, veniamo alla salvaguardia dei nostri ragazzi. Diciotto scuole da tutto il mondo hanno offerto la loro ospitalità”.
    “E siamo certi che siano veramente protetti, Silente? Non potrebbero….essere in contatto con le forze oscure?” Harry sobbalzò quando sentì intervenire sua madre, che dal tono non pareva per nulla convinta.
    “Sì” rispose Silente, che invece era calmissimo come al solito. “Ho una forte amicizia con il preside italiano Margoni la preside Dahl della Norvegia; non dovremmo correre rischi”.
    “Ma…ma Lily ha ragione, Silente!” intervenne la signora Weasley, preoccupatissima. “E comunque… dovremmo almeno sapere dove i nostri figli andranno!”
    “Non c’è problema per questo” rispose di nuovo il preside. “Il quindici novembre i vostri figli si uniranno agli altri studenti nel rifugio sicuro e, a estrazione, a gruppi verranno smistati in tutto il mondo. Avrete la possibilità di contattarli” li precedette, perché qualcuno stava per interromperlo, “ma solo con i mezzi dell’Ordine, che sono piuttosto limitati”.
    Harry si sentì tirare per un braccio, e s’accorse che era Hermione, che lo guardava con gli occhi lucidi. “Il quindici novembre….Harry, è solo fra un mese!”
    Il ragazzo deglutì; un mese passava anche troppo velocemente. E chissà cosa sarebbe successo dopo, quando forse si sarebbero separati…
    “E per quanto tempo rimarranno lì?” chiese Thomas Lupin.
    “Margoni e Dahl hanno dato disponibilità per un anno, ma altri miei colleghi, ad esempio Olympe Maxime, sono disposti a tenerli anche un po’ più a lungo, se la situazione dovesse andare per il peggio”.
    Molti fra i membri dell’Ordine sembravano non riuscire ad avere un respiro  regolare. Qualcun altro singhiozzò.
    “Fatti coraggio, Molly” la rincuorò Silente, “la professoressa Cooman ha dato prova di un gran coraggio nel proteggere i nostri ragazzi. Senza di lei, ora i vostri ragazzi non sarebbero qui”.
    Di punto in bianco, un mormorio concitato si sollevò nel salone; Harry riusciva a percepire solo le varie frequenze che si sovrapponevano l’uno all’altra, e non ci capì molto.
    “La professoressa Cooman, Silente?” chiese suo padre quando fu tornato il silenzio. “Noi non sapevamo niente!”
    “Si tratta di tuo figlio, ma ti chiedo il piacere di non rinfacciarglielo. Ha avuto sempre un grande talento per i guai”.
    “Senti un po’ da chi ha preso” Harry sentì bisbigliare Lily al marito, con un tono molto serio che altrimenti sarebbe risultato divertente.
    Nel silenzio della sala, Harry udì la voce di Silente forte e chiara che narrava tutto ciò che era avvenuto; più ascoltava, più nel ragazzo crebbe l’ira, che si rafforzò al suo astio precedente verso di lui. Odiava tutto questo; dallo sguardo grave di Hermione agli occhi spalancati dei suoi amici d’infanzia che si sentivano doppiamente traditi per quello che Harry gli aveva, ancora una volta, nascosto.
    Quando il preside arrivò al punto in cui la Cooman s’univa a Voldemort, si aggiunse anche il senso di colpa per non averla salvata. Stava per scoppiare, e di getto si sfilò le Orecchie Oblunghe ed entrò nella camera di Sirius, sbattendo la porta.
    Doveva stare da solo. Non ce la faceva più. Era troppo nervoso, arrabbiato, e stanco. Non avrebbe usato le Orecchie Oblunghe per il resto della sua esistenza.
    Ripensò anche a tutto quello che Silente gli aveva detto sui suoi sogni; ma davvero era come diceva, poi? In fondo, le sue erano soltanto teorie…

    Toc Toc. Qualcuno bussò alla porta. Harry doveva essersi addormentato.
    Non gli disse di entrare, eppure Sirius fece comunque il suo ingresso nella stanza, così fecero Lily e James. Su tutti e tre era stampata un’espressione strana.
    “Possiamo, vero?” chiese gentile Sirius.
    Harry non rispose, ma ancora una volta i tre adulti sembrarono aver agito sotto suo invito.
    “Volevamo parlarti, sai” disse James, che evidentemente cercava di non risultare troppo serio per paura di peggiorare la situazione.
    “Centra quello che ho fatto a Hogwarts, non è vero?” intuì Harry, deciso a fissare il soffitto.
    “A dire il vero, sì” rispose Lily, tentennando. “Ma non vogliamo rimproverarti”.
    “Certo, come no!” ribatté Harry, rabbioso.
    “No, è davvero così. Sei straordinario. Sei coraggioso. Leale. Siamo molto orgogliosi di te” disse Lily, calma e sorridente.
    “Insomma, sei la mia fotocopia” si pavoneggiò il padre, che come punizione ricevette una spintonata dalla moglie.
    “ Il tuo spirito è esattamente quello che desideravamo che avessi…ma hai corso un grandissimo, grandissimo pericolo…”
    “E non volevate farmi la ramanzina!” commentò Harry, sarcastico.
    “Ci teniamo alla tua salute” precisò Sirius. “E andare da Voldemort è esattamente come andare nella tana del lupo”.
    “Non avrebbe dovuto riferirvelo!” osservò Harry, cercando di nuovo di trattenersi; scoppiare in lacrime davanti a genitori e padrino era l’ultima delle cose che avrebbe voluto fare.
    “L’ha fatto” commentò Lily, a occhi bassi. “E l’avete sentito anche tutti voi ragazzi”.
    Harry allargò gli occhi, e la guardò per la prima volta da quando si erano seduti sul letto accanto a lui.
    Sirius gli regalò un largo sorriso dall’aria furba. “Siamo stati giovani anche noi. Ricordi con chi  stai parlando, vero?”
    “Ah, già” ammise aspro Harry. Poi guardò il padre. “Beh, volevate dirmi?”
    James ricambiò il suo sguardo combattivo. “Sono stato scelto per accompagnarti. O almeno, io mi sono scelto”.
    “Accompagnarmi dove?” chiese Harry, infastidito; tutto quello che voleva fare era stare un po’ da solo.
    “Da qualche parte del mondo” ruotò gli occhi lui. “Hanno bisogno di accompagnatori, e io guiderò te ovunque ti mandino”.
    Harry si soffermò sul viso dei tre adulti, in attesa che Harry dicesse qualcosa. “Grazie” .
    Poi Harry si alzò, e fece per uscire, quando Lily lo fermò per un braccio. “Puoi parlare con noi! Siamo i tuoi genitori! Sirius è il tuo padrino! Noi vogliamo solo aiutarti!”
    I loro occhi s’incrociarono, però Harry, non sapendo cosa rispondere, si limitò ad uscire dalla stanza in silenzio.
    Prese a camminare per il corridoio vuoto, facendo avanti e indietro.
    Riflettendo, si chiese come facesse Silente a sapere dov’era stato prima di raggiungere la Sede  principale; e poi gli venne in mente quei silenzi, in cui lo guardava, e sembrava che lo attraversasse con il pensiero?
    Se era così, avvertì la sua intimità profanata; chissà se il preside stava leggendo nella sua mente anche in quel momento….
    E poi la porta nell’ingresso si spalancò, Harry s’affacciò sulle scale, e Silente uscì.
    Quando si voltò, s’accorse della presenza del ragazzo a metà della scalinata e, palesemente ignorando quanto odio stesse cercando di comunicargli con lo sguardo, lo salutò con un cenno del capo, e s’avviò per il corridoio.

    Per il resto del pomeriggio, Harry non volle vedere nessuno. Non scese neanche per il pasto pomeridiano con i suoi compagni, e s’unì a tutti solo all’ora di cena. Quando entrò, la cucina sembrava tornata al suo stato originario.
    Doveva essere un bel po’ frustrato, perché quando si accomodò fra Hermione e sua madre nessuna gli diede retta tranne che un’occhiata preoccupata.
    “La casa è un vero disastro” commentò la signora Weasley, “e Kreacher non fa il suo lavoro come si deve, quindi dovremmo occuparcene noi. Da quant’è che non metti piede qua dentro, Sirius, esattamente?”
    “Esattamente?” rispose appena il mago, cercando di digerire il  boccone di costoletta senza soffocare. Frank rise. “Beh, ecco, Molly…”
    “Ah, non importa” tagliò corto lei. “Presumo che darà un gran daffare a voi ragazzi, in ogni caso”.
    Ron, accanto a Hermione, quasi lanciò la forchetta per lo spavento. “Vuoi dire che dovremmo lavorare?” sobbalzò.
    “Certo che no, Ronnie” lo canzonò uno dei due gemelli dall’altra parte del tavolo, “in realtà pensavamo di improvvisare le Sorelle Stravagarie con i ragni dietro le pareti a farci da spalla”.
    Harry vide Ron deglutire, mentre la sua pelle si faceva sempre più blu.
    Invece lui era felice di occupare la mente con qualcosa di diverso dalle teorie di Silente e la più che plausibile capacità di quest’ultimo di leggere nel pensiero.
    “Lavoreremo tutti insieme” spiegò la signora Weasley, “e quando saremmo impegnati su come salvarvi la vita” e gettò un’occhiata in special modo ai suoi figli, “ci sarete voi”.

    Nei giorni che seguirono, Harry avrebbe voluto raccontare ogni cosa ai suoi amici, ma la nuova faccenda delle pulizie sembrava occupare la maggior parte del loro tempo.
    Erano così presi a sistemare casa che Louise, Frank, John e Richard non sembrarono neanche avercela con lui per non aver raccontato loro della faccenda del castello e Louise e Hermione andavano persino d’accordo. Il terzo giorno, la signora Weasley divise i ragazzi in tre gruppi in modo da poter finire prima.
    Quando giunsero nella stanza di Regulus, Ron li abbandonò e si rinchiuse in cucina per via di ragni molto grossi che apparivano da dietro i comodini e fotografie.
    “Perché ha così paura?” chiese Harry per puro interesse a Ginny, che si occupava con lui insieme a Louise di quella stanza.
    “Per via di un trauma che ha avuto da piccolo” raccontò Ginny tranquillamente. “A quanto pare quando aveva tre anni Fred e George gli hanno trasformato il suo orsacchiotto di peluche in un ragno imbottito”.
    “Oh, mi dispiace” fece Harry, non sapendo se trovare quell’aneddoto allegro oppure no.
    “Diciamo che se l’è presa a morte con loro” continuò Ginny, gettando via un libro tutto strappato da uno dei cassetti.
    “E questo cos’è?” chiese Louise alle loro spalle.
    Harry e Ginny si voltarono nella sua direzione; il libriccino che la compagna aveva lanciato con tanta noncuranza si era aperto proprio al centro, dove Louise stava estraendo un medaglione bizzarro.
    Non seppe cosa accadde dentro di lui, ma un intenso desiderio di possederlo lo invase, come se fosse una necessità.
    “Dammelo, Louise” ordinò, più autoritario di quanto volesse.
    Louise gli lanciò un’occhiata strana. “Harry….?”
    “Dammelo e basta” disse lui, alzandosi e prendendoselo.
    “Oh…d’accordo” fece la ragazza, mentre osservava stupita Harry che se lo metteva in tasca.
    Lavorarono come al solito per tutto il pomeriggio, fino a che non furono stremati e a tutti non venne voglia di andare a letto.
    Harry però era più stanco che assonnato, e decise di andare nel salone dove incontrò Hermione, appollaiata sul divano e tutta intenta in un’avvincente lettura.
    Harry s’accomodò accanto a lei, lo sguardo perso fra le fiamme.
    “Ciao, Harry” salutò, senza staccare gli occhi dal libro. “Non vai a letto?”
    “Non ho molto sonno. Neanche tu sembri averne” constatò lui, vedendo che il volto era nascosto dal libro. S’intitolava Genealogia magica: perché molti maghi si definiscono Purosangue.
    “Oh, sì, beh…l’ho preso in biblioteca” spiegò la ragazza, “ed è molto più di un titolo. Racconta di tutte le più famose famiglie purosangue”.
    “Immagino che ci siano anche i Black lì dentro” osservò curioso Harry.
    Hermione annuì velocemente. “Oh sì,” disse, “e anche i Malfoy. Lo sapevi che prima dello Statuto di Sicurezza del 1692 i Malfoy si sposavano con i Babbani per ricavarne profitto? E ora disprezzano i nati Babbani! Sai cosa significa questo? Che non sono totalmente purosangue!” *
    “Ehm…accidenti” rispose con poco entusiasmo Harry, cui in quel momento non importava un fico secco di quello che poteva sostenere una famiglia come quella dei Malfoy.
    “Senti, abbassa quel libro, ho bisogno di parlarti…”
    Hermione gli diede tutta la sua attenzione mentre Harry raccontava la conversazione avvenuta in famiglia. Non riusciva ad ammetterlo pienamente, ma era lei la migliore persona con cui potesse parlare; non lo giudicava, e se lo faceva era per delle buone ragioni.
    Quando Harry le chiese se avrebbe dovuto mettere al corrente i genitori e Sirius della spia fra loro, lei storse inaspettatamente la bocca.
    “Non so se sia ancora giunto il tempo, Harry” commentò, decisa. “Io aspetterei. Non voglio accusare i tuoi genitori, né nessun altro che ti sia strettamente vicino, ma potrebbe essere chiunque, Harry. Chiunque a conoscenza degli spostamenti di Neville. Non è il caso di sbandierare la cosa adesso!”
    “Forse hai ragione” convenne lui, “anche se mi hanno quasi convinto….”
    “Harry? Posso parlarti un secondo?”
    Tonks era allo stipite della porta, e guardava entrambi timidamente.
    “Certo che sì” disse Harry, colto di sorpresa, facendo per alzarsi e venendole incontro.
    Chiusa la porta, guardò dritta in faccia la giovane Auror, che quel giorno aveva i capelli bianchi.
    “Cosa succede?”
    “Ecco, sono venuta apposta, Harry….lo sai che…però mi hanno detto che l’avevi, e quindi…”
    “Che stai balbettando, Tonks?” sbottò il ragazzo, senza curarsi molto del tono.
    “Mi serve il tuo Mantello dell’Invisibilità”.
    Harry si sentì trasportare indietro nel tempo, al suo primo anno, quando una timida Hermione l’aveva avvicinato cercando di convincerlo senza successo a darle il Mantello per le sue indagini con Neville.
    “Perché?” chiese Harry, curioso e scocciato come allora.
    Tonks si guardò intorno, poi si rivolse a lui e gli bisbigliò: “Per via di una missione speciale per conto dell’Ordine. Vogliono che io vada a controllare la situazione a Hogwarts…mi ha incaricato Silente stesso”.
    “Chi altro c’è?” chiese Harry, veemente.
    “Io…e Remus” sospirò lei.
    “Voglio venire con voi” disse lui, venendogli alla mente la professoressa Cooman.
    “No!” gridò Tonks. “Senti, hai già passato dei guai, va bene? I tuoi genitori sono qui. Prometterò che non mi farò male” Harry le scoccò un’occhiataccia che la fece leggermente arrossire, “e comunque, ci sarà Remus con me. Sotto il Mantello dell’Invisibilità , non corriamo rischi. Noi….”
    “Voglio venire con voi! Se la professoressa Cooman…” insistette lui.
    “Ho detto no! Credimi, Harry, se fosse per me verresti, davvero ma….ho fatto promettere ai tuoi genitori e a Silente…”
    “Non m’importa di lui….”
    “Sì, d’accordo, allora i tuoi genitori. Tu non vuoi deluderli, no? Silente ci ha detto di quanto tu sia coraggioso e altruista, ma questa volta non ce n’è nulla per cui perdere tempo. Rendimi questo stramaledettissimo mantello, e me ne vado”.
    Harry esitò, mentre si portava la mano alla tasca dei pantaloni. Non sapeva se l’avrebbe fatto, ma alla fine cedette e ficcò istintivamente il mantello in mano alla ragazza.
    “Solo…promettimi che la troverai, va bene? Le devo la vita”.
    Tonks annuì, con l’aria più decisa e combattiva che gli avesse mai visto, che non era abituato a vedere sul suo viso a cuore, solitamente allegro e solare.
    “Lo farò”.

    * molte informazioni inserite qui dentro le prendo da Pottermore. Tutti i diritti riservati a quel magico sito!

    Anonymous ha risposto 8 anni fa 0 Mago · 0 Risposte
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