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  • Cicatrice ( 4a storia della saga Cicatrice)- parte 7

    Posted by Anonymous on Aprile 21, 2016 at 10:10 am

    Capitolo 10

    CICATRICE

    Calò il silenzio fra i presenti. Harry passò in rassegna i volti dei suoi amici per la seconda volta, il cuore che pulsava forte nel petto. Nessuno aveva il coraggio di guardarlo in faccia.
    “Neville è stato rapito” mormorò Richard, anche se sembrava rivolto più a se stesso che a Harry.
    Harry sentì gli arti ghiacciarglisi; doveva ammettere che non era rimasto del tutto sorpreso, ma allo stesso tempo la cosa lo terrorizzava.  Era uno di quei pensieri che sperava tanto non fossero veri, almeno non completamente. E invece no. Neville era stato rapito. Immaginava da chi.
    “Come…quando è successo?” chiese, scoprendo che il suo tono di voce era ridotto a un sussurro quasi quanto quello di Richard.
    “Stanotte” tremò Frank. Harry non l’aveva mai sentito così spaventato in tutta la sua vita.
    “ Noi…noi non abbiamo sentito niente e neanche l’intera scuola….Non so proprio come abbiano fatto ad entrare…”
    “Non avevate sistemi di sicurezza? Protezioni anti-mangiamorte o qualcosa del genere?” sbottò Harry, nervoso; possibile che non ci fosse un luogo sicuro per nessuno?
    Frank scosse la testa, gli occhi lucidi e pieni di tristezza. “Se li hanno avuti, sicuramente i mangiamorte hanno trovato una maniera per aggirarle. Nessun incantesimo è infallibile…”
    Così disperderli nelle varie scuole non aveva funzionato. La soluzione che Silente aveva approvato era quella sbagliata, di nuovo. E questo non faceva altro che deprimere Harry ancora di più.
    “Quello che mi chiedo è la maniera in cui siano riusciti a entrare. Non faccio altro che raccapezzarmici…” commentò John.
    Harry sprofondò sulla poltrona, lo sguardo fisso nelle fiamme. Ci sarebbero stati modi in cui avrebbero potuto irrompere nella scuola…a meno che….
    “Non avrà usato di nuovo la Pozione Polisucco?” chiese Harry, più rivolto a se stesso che agli amici, facendoli sobbalzare.
    “La cosa?” chiesero in coro i ragazzi.
    Harry guardò Ron, gli occhi assonnati, come se lo aiutassero a ricordare.
    “La Pozione Polisucco….è una pozione che ti permette di cambiare aspetto…l’ha usata anche Malfoy per fuggire da qui con un suo compagno mangiamorte travestito da Hermione…
    ma voi non sapete tutta la storia…”
    Così iniziò a raccontare loro i fatti avvenuti, cercando di essere il più sintetico possibile.
    I suoi amici lo seguirono in maniera attenta, e più andava avanti, più si rabbuiavano.
    “E’ chiaro che il diario ci serve” commentò John ragionevole. “Ma dov’è ora?”
    “Di sopra” rispose Harry.
    “ Sbagliato. Avevi lasciato la porta aperta, Harry…”disse Hermione, irrompendo con il suo testone nella stanza, la bacchetta dalla punta illuminata dall’incantesimo lumos ed era seguita da Ginny, che aveva in mano il diario.
    Sui visi dei ragazzi comparvero dei sorrisi benevoli, ma quando incrociarono gli sguardi delle amiche  si spensero subito.
    “Che ci fate voi, qui?” chiese Ginny, avvicinandosi a Harry.
    “E’ una lunga storia” disse Frank, esibendo un sorriso furbo, “ma non saremmo mai arrivati senza l’aiuto di Ron”.
    Le orecchie di Ron si fecero subito rosse come gli occhi di tutti i presenti puntarono su di lui.
    Sul suo volto si fece largo un sorriso soddisfatto, e il petto gli si gonfiò, orgoglioso.
    “Sì, beh, mi sono proposto di andare a fare un giretto. I Mangiamorte avevano fatto un gran baccano e c’era una grande confusione nella scuola” narrò, emozionato, “…i guardiani nei corridoi erano stati abbattuti, ed è stato facile entrare in uno degli uffici al piano di sopra…è così che siamo riusciti ad arrivare qui. L’unico caminetto funzionante è quello del preside Margoni”.
    L’espressione di Hermione si contorse ancora di più quando passò confusa dai visi degli amici a Harry. “Mangiamorte? Guardiani abbattuti? Che sta succedendo?” chiese, nervosa, rivolta a nessuno in particolare.
    “ Neville è stato rapito” sintetizzò Ron, stizzito per l’interruzione di quell’attimo di gloria.
    “Harry, volevo proporre…beh sì, di fare qualcosa. Andare a prenderlo”.
    “Andare a prenderlo?” sbottò Hermione, guardando seriamente Ron come se avesse appena chiesto di ballare nudo con una teiera in testa davanti a tutti.
    Frank e Richard lo guardarono sorpresi per un attimo, poi si rivolsero a Harry.
    Harry li ignorò e  guardò intensamente Ron; forse aveva preso una decisione affrettata, ma  era l’unica cosa da fare.
    “Sì, sono d’accordo. Vado a prendere il mantello dell’invisibilità” assentì, e fece per salire le scale, seguito dallo sguardo perplesso di Hermione.
    “Vengo anch’io, Harry” s’unì in fretta Ginny, venendogli dietro.
    “Ma…ma io dico vi siete impazziti tutti quanti?!” esclamò Hermione, con la voce che le era salita d’un’ottava. “Dobbiamo…noi non sappiamo…dobbiamo programmare, organizzare…Non sappiamo neanche dove sia adesso!”
    “Hermione, seriamente, quando mai i nostri piani hanno funzionato? Abbiamo speso il nostro tempo a organizzare, a programmare e aspettare, e poi che cosa è successo? È sempre tutto andato a rotoli!” ribatté Harry e continuò a salire le scale con Ginny.
    Una volta giunti a destinazione, Harry si accorse con piacere che la porta per fortuna era aperta, ed entrarono senza problemi.
    Harry andò verso il letto di Ginny e sollevò il cuscino, dove sotto era nascosto il Mantello.
    La ragazza lanciò un’occhiata intorno, poi chiese turbata a Harry: “Ma adesso come faremo?”
    Harry si soffermò per qualche momento sul suo viso, perplesso. “Come faremo?” ripeté.
    “Sì, voglio dire….Ora Neville è stato rapito, e io sono pronta a seguirti….seguirvi ovunque….ma il problema è…qual è la nostra destinazione? Secondo me sarebbe il caso di avvertire anche gli altri. Ad esempio Louise. E anche Luna. Loro sono nostri amici, e anche suoi. Si offenderebbero se non fossero coinvolti in questa cosa, e…e poi potrebbero davvero esserci utili” spiegò Ginny.
    Harry studiò il modo incerto di toccarsi i capelli rossi fiamma,  i dubbiosi e insicuri occhi scuri, prima di posare le labbra su quelle di Ginny, con la stessa immediatezza e automatismo di quando avevano ballato a Natale.
    Era in momenti come quelli che si chiedeva se questo gesto gli venisse così spontaneo per rassicurarla, o perché aveva questa attrazione innata, nascosta, per lei. E a essere sincero, neanche sapeva se attrazione fosse più il termine giusto.
    “Troveremo un modo” la rassicurò poi, posando le mani sulle sue spalle, atteggiandosi come qualcuno che aveva il controllo della situazione.
    Sul viso di Ginny comparve un debole sorriso sollevato. “Lo spero” rispose.
    Quando fecero ritorno alla sala comune, Harry notò che Ginny non era l’unica ad essere preoccupata sul da farsi. La questione aveva generato un gran baccano: Frank e Hermione si guardavano in cagnesco da una parte all’altra della stanza.
    “Dobbiamo salvarlo adesso!” disse Frank immusonito.
    “Ma non capisci che bisognerebbe pianificare? Se solo mi lasciassi….” Hermione si bloccò quando si accorse di Harry, e tirò un sospiro profondo. “Meno male che ci siete! Forse adesso ragionerete tutti…”
    “Voglio parlare con Louise” la interruppe Harry, guardando nessuno in particolare. Sentiva lo sguardo di Ginny fissargli la nuca insistentemente. “Se le parliamo, decideremo cosa fare. Ginny ha avuto questa idea e io sono d’accordo con lei. Lo so che le comunicazioni non funzionano bene, ma forse…forse adesso, provando attraverso il camino, riusciremo a contattarla”.
    John si alzò impetuosamente, cosa che sorprese Harry. John era conosciuto nel gruppo per essere quello che più si atteneva alle regole. “Sono d’accordo. Lo facciamo stasera?” chiese, impettito.
    “Sì, direi di sì” rispose Harry compiaciuto. In quel momento avvertì la mano di Ginny sfiorare la sua. Sobbalzò, ma cercò di non scomporsi, e si avvicinò al camino.
    “Dite che ci sentiranno con tutto questo baccano?” chiese Hermione con tono preoccupato, ma anche lei si unì agli altri intorno al camino.
    “Non lo so” rispose Harry sinceramente. Poi si rivolse a Richard, che aveva il viso contorto in un’espressione dura. “Come si chiama la scuola?”
    “Pustynya” rispose lui, agitato.
    Harry prese una manciata di polvere dal secchiello e la lanciò sul fuoco, che divenne subito blu, poi immerse il viso fra le fiamme. “Putsynya, Russia…”
    “Sala degli ospiti” suggerì Ron.
    “Sala degli ospiti” completò Harry.
    Dopo la solita nebbia, davanti ai suoi occhi comparve una camera da letto. Su una poltrona giaceva una ragazza dai capelli biondi e ricci, profondamente addormentata.
    “Louise! Louise!” chiamò Harry. “Svegliati! E’ urgente!”
    La ragazza sobbalzò sulla poltrona per via delle grida e volse gli occhi sbarrati al fuoco.
    Dopo un primo momento di sorpresa, la vide avvicinarsi alle fiamme con curiosità, mentre le sue labbra s’increspavano leggermente.
    “Sei…sei proprio tu?” chiese, incredula. La voce le tremolava un poco.
    “Sì” le sorrise Harry. “Non ti avrei chiamata se non fosse una questione importantissima!”
    Gli occhi di Louise furono attraversati da una luce allarmata. Il volto della giovane si contorse in un’espressione nervosa e arrabbiata, e rinacque il suo antico snobismo. “E’ così quindi? Mi chiamate solo per questioni urgenti, dopo mesi che sono rinchiusa qui da sola…”
    “Non sei da sola e soprattutto non è il momento di fare discorsi del genere!” si spazientì Harry, che non sopportava proprio quell’atteggiamento inopportuno. “Ora ascoltami. Neville è stato rapito. Abbiamo bisogno di te, qui, subito!”
    “Che cosa? Neville è stato rapito?” gridò lei, mentre diveniva pallida.
    “Proprio così” affermò Harry tristemente.
    Louise rimase a ragionarci un attimo, poi si rivolse di nuovo a lui. “Raccontami quello che è successo, ma sbrigati; presto scatterà la protezione interna alla scuola….”
    “No, forse non hai capito!” incalzò Harry, che si sentiva tutt’a un tratto nervoso. “Devi venire qui!”
    Gli occhi di Louise si allargarono ancora di più. “Ma io non posso venire lì! Harry, non essere sciocco! Come farei, poi?” osservò lei, a braccia consorte.
    “Con la Polvere Volante” rispose lui, “è l’unica maniera. Ci sono anche Ron, Richard, John e Frank. Se vieni qui, potremmo organizzarci per lasciare la scuola…”
    “La scuola? Harry, ma sei pazzo? Senti” disse, cercando di mantenere la calma, “è impossibile venire lì. Dobbiamo fare in un altro modo. Dove pensi che l’abbiano portato i Mangiamorte?”
    “Sicuramente a Hogwarts” rispose Harry, senza pensare. “Non immagino nessun altro luogo dove possa essere”.
    “In effetti no” ragionò Louise. “Facciamo così…Forse so un modo per lasciare la Russia. Ma devo pensare anche a Luna, so come contattarla.  Fatevi trovare pronti per l’otto gennaio, magari davanti alla vostra scuola, di mattina presto, sarebbe perfetto”.
    “Che hai in mente?” chiese Harry, pieno di curiosità.
    “Fai come ti ho detto” insisté Louise enigmatica, e il suo viso sembrò illuminarsi di felicità.
    “Ci vediamo dopodomani. Salutami quegli sconsiderati!”
    La comunicazione s’interruppe, tutto diventò di nuovo nebbia; probabilmente era scattato l’incanto antiMangiamorte.
    Harry tolse la testa dal camino, e guardò i suoi amici perplessi.
    “Ha detto…ha detto che dobbiamo farci trovare davanti la scuola dopodomani mattina” riferì.
    “Dopodomani? Che ha in mente?” chiese John, stringendo gli occhi e fissandolo.
    “Non lo so proprio” rispose Harry, mettendosi in piedi. “Ha detto solo che deve contattare Luna”.

    Nonostante fossero passati solo due giorni, Harry li trovò i più lunghi della sua vita, e anche i più faticosi. Nascondere i suoi amici, fare piani segreti, fare le valigie senza destare sospetti.
    Harry non faceva altro che chiedersi se fossero riusciti a uscire dal castello senza essere visti.
    Si domandava anche come mai nessuno si fosse accorto della mancanza di Malfoy – “Deve aver utilizzato un incantesimo molto oscuro” gli aveva riferito Hermione, “probabilmente è stato aiutato dal Mangiamorte che era con lui”- Sperava che anche la loro assenza passasse inosservata, ma ne dubitava altamente.
    I ragazzi erano più uniti che mai, e facevano tante di quelle supposizioni con il risultato di far preoccupare Harry ancora di più.
    Tra l’altro, da quando aveva ingerito le boccette non aveva avuto più visioni; si chiedeva se fosse un bene, anche perché non soffriva più di insonnia, mal di testa e mal di gola.
    Quell’otto gennaio era piuttosto mite per essere invernale; Harry era quasi contento quando, tutto imbacuccato di sciarpe e guanti si preparò ad uscire dalla torre con il solo zaino in spalla. Si era limitato al materiale base, mentre la maggior parte dei suoi averi li avrebbe lasciati nella torre Host, come gli altri.
    Hermione scese prima per prendere le provviste necessarie per il viaggio, e tornò prima della partenza.
    Secondo il piano, sarebbero dovuti uscire mischiandosi al gran numero di studenti che, sarebbe affluito verso le aule del Chiosco e del Salone d’Ingresso, pensando che nessuno li avrebbe notati, specialmente se si fossero vestiti simili a loro. E poi Frank, Ron, John e Richard non sarebbero stati visti stringendosi sotto il Mantello dell’Invisibilità.
    La piazza della Città Accademica non era mai stata così piena di colori e di vita; sembrava di essere a una festa di carnevale, dato che gli studenti portavano divise diverse a seconda dell’anno e del livello di studio.
    ad unirsi alla folla c’erano anche i professori; Harry sperò per tutto il percorso che non li riconoscessero, e per questo cercarono di essere sempre un passo indietro rispetto alla massa, così nessuno li avrebbe notati. Tuttavia le sue paure furono vane; gli abitanti della scuola sembravano troppo indaffarati a parlare e a non fare tardi nelle rispettive classi, e quando finalmente mosse un passo fuori dalla porta, Harry tirò un sospiro di sollievo.
    Il paesaggio era immerso nel buio notturno, nonostante fosse mattina; e sopra le loro teste, il cielo era decorato da numerose scie di luce verde e blu che si riflettevano sulle colline lontane. Tutto ciò lo fece rimanere Harry a bocca aperta. Non aveva mai visto uno spettacolo del genere, e si sentì per qualche momento fermare il cuore.
    Hermione pronunciò un tremolante “lumos”, imitata dal resto del gruppo, e prese a camminare al gruppo, cercando di non proferire parola per trattenere l’eccitazione e il nervosismo mentre si mordicchiava continuamente il labbro inferiore. Il resto del gruppo la seguì, Harry fra gli ultimi dopo John.
    Non ricordava che il sentiero verso il bosco fosse così ripido; in tutto quel tempo che avevano passato all’interno della scuola, aveva quasi dimenticato l’ambiente esterno.
    “Perché stiamo percorrendo il sentiero?” chiese Ron un po’ bruscamente ad Hermione. “Non dovrebbe arrivare Louise da un momento all’altro?”
    “No stupido” rispose Hermione in uno strano tono tra il tetro e lo sfinito, “Sono proprio laggiù” e puntò il dito contro il bosco.
    Harry vide calare la mascella di Ron, che camminava quasi a fianco a lui, mentre le orecchie leggermente a sventola s’arrossavano un po’ per il freddo e l’imbarazzo, evidente anche alla luce della bacchetta.
    Harry seguì sia lo sguardo di Ron che il punto lontano indicato da Hermione, e non gli poté sfuggire un gemito di meraviglia: Luna era ben visibile all’orizzonte grazie al falò nel bosco alle sue spalle, ed era a cavalcioni su qualcosa di apparentemente invisibile.
    “Come…Come è possibile?” boccheggiò John, sorpreso. Si voltò verso Harry e Ron. “Voi….Voi sapete come…?”
    Harry non rispose, Ron strizzò gli occhi. John, spaesato, si rivolse al fratello, che però non disse una parola, né sembrava sorpreso quanto loro da quella strana visione, ma solo triste.
    “Tu sai cosa sono?” gli bisbigliò John, ma Richard si chiuse in se stesso e non rispose.
    “Lascialo stare, dai” intervenne Frank, dando una pacca sulla spalla di John, anche se anche lui pareva un po’ turbato da quella visione assurda e dall’improvvisa introversione dell’amico.
    Harry non ebbe modo di studiare attentamente la reazione di Hermione, ma non dubitava che fosse meravigliata quanto gli altri.
    I sette amici presero a salire sulla via per il bosco, seguendo il falò di Luna. Harry gettò un’occhiata alle sue spalle, verso la strada appena percorsa, poi si rivolse ancora al castello; presto tutti si sarebbero accorti della loro scomparsa, ne era certo.
    Più si avvicinavano, più trovava la condizione di Luna strana; il fatto che fosse sospesa a cavalcioni sul vuoto era ancora più insolita da vicino, eppure lei non mostrava alcun segno d’imbarazzo: sembrava un’amazzone.
    “Salve” li accolse lei, per poi soffermarsi sul viso di Richard con i suoi grandi occhi sporgenti. “Che cos’hai?”
    “Sta bene” intervenne Frank, perché John aveva aperto la bocca per parlare, contrariato.
    “A me non sembra affatto” commentò lei con la sua solita sincerità.
    Harry cercò di spaccare la tensione che si era creata. “Dov’è Louise?” chiese a Luna.
    “Oh, proprio qua dietro, un po’ più dentro il bosco. Sai, sta ravvivando il falò” rispose l’altra con semplicità, tutta presa da Richard.
    Harry prese allora ad addentrarsi fra gli alberi, seguito da Ron e Hermione.
    “Mi chiedo ancora cosa stia cavalcando Luna” disse Ron pensoso e la fronte aggrottata,
    “ sembra piuttosto assurdo, non trovate? Vi giuro che se dobbiamo montare su uno di quelli, beh, crederò a tutto quello che c’è scritto nel Cavillo, d’ora in poi!”
    “Sì, in effetti sembra proprio una delle sue più impensabili invenzioni” convenne Hermione, che era sempre stata scettica riguardo ciò che c’era scritto su quel giornale.
    I tre compagni si addentrarono ancora di più nella foresta seguendo l’ombra delle fiamme sugli alberi, e quando arrivarono presso il falò, Harry non poté credere ai suoi occhi:
    Louise sembrava stesse accarezzando un muro invisibile. Nell’altra mano, teneva un pezzo di carne cruda. Hermione, accanto ad Harry, trattenne il fiato.
    “Louise!” la chiamò Harry, balzando in piedi.
    Louise sobbalzò sul posto, come ripresasi da una trance, e si girò nervosamente verso Harry e i suoi amici. “Oh, salve!” salutò e, dopo aver gettato il pezzo di carne nel vuoto – che di vuoto non si trattava, poiché la carne venne divorata e digerita dalla creatura invisibile- si diresse verso di loro.
    Harry non riusciva a distogliere gli occhi da quella creatura. C’era qualcosa di familiare in lei, lo sapeva…e anche se nella realtà dei fatti non era così, si chiese il motivo per cui non riusciva a vederla…
    “Cosa…cosa sono questi cosi?” boccheggiò Ron, che come lui non era riuscito a distogliere gli occhi da quel punto vuoto eppure animato.
    “Oh, beh, si chiamano Thestral” spiegò Louise, con un sorrisetto furbo sul volto nel momento in cui passò lo sguardo dalle espressioni dei suoi amici al punto che nessuno di loro riusciva a visualizzare. “Trainano le carrozze di Hogwarts…a quanto dice Luna, si trovavano anche in Russia…per questo è riuscito a convincere un certo numero di loro a fare il viaggio fino a qui…a quanto pare ha una certa affinità con queste creature”.
    Ron parve rassicurato, e al nome di Luna gli si incresparono le labbra. Harry non sapeva se era per l’idea che una come Louise si fosse affidata a Luna o se era unicamente per il pensiero di quest’ultima.
    “Beh, in effetti qualcuno doveva pure trainare le carrozze di Hogwarts, no?” disse, scrollando le spalle.
    “Non dire sciocchezze Ron” lo riprese Hermione con uno sbuffo e il tono pratico, “non è possibile che siano le stesse…e poi perché non le abbiamo mai viste? E soprattutto perché ci riesci tu?”
    Louise sembrò rabbuiarsi per un attimo.
    “Non ti piacerebbe saperlo” rispose tetra, dopo essersi presa una pausa.
    Harry si era offeso; erano stati amici per anni, eppure Louise non gli aveva mai rivelato questa capacità. Stava per appoggiare Hermione, quando il gruppo fu raggiunto da Frank, John, Ginny, Richard e Luna.
    Luna bisbigliò qualcosa a Richard e questo sembrò rassicurarsi. Poi fissò il punto vacante di prima e si avvicinò a grandi passi verso di esso.
    Harry lo seguì con lo sguardo, riflettendo su quanto tutto questo fosse assurdo.
    Louise stava parlando a tutto il gruppo del loro piano, eppure Harry non sentì una parola; fissava la mano di Richard che andava su e giù sul vuoto, nella stessa maniera in cui aveva fatto Louise poco prima. Eppure lui sentiva che anche lui poteva vederli, anche se non capiva come….
    “Interessante, vero?” gli disse la voce soave di Luna, facendolo sobbalzare.
    “Sì” disse Harry.
    “Sai” continuò Luna assente, come se Harry non avesse risposto affatto, “ sono creature davvero gentili, ma la gente li evita perché sono…”
    “ …Diversi. Perché tu, Richard e Louise riuscite a vederli?” domandò lui quasi automaticamente.
    L’amica strinse le spalle.
    “Possono farlo solo le persone che hanno visto qualcuno morire”.
    I muscoli di Harry si irrigidirono; pensò a Louise, Richard…e provò una profonda tristezza per loro.
    “Quindi tu hai visto qualcuno morire…?”
    “Mia madre” rispose subito Luna, un velo di malinconia che stonava nel suo tono sognante.
    “Era una maga straordinaria, faceva sempre un sacco di esperimenti, ma un giorno uno di questi è andato male, e se ne è andata. Avevo nove anni”.
    “Mi dispiace” disse Harry, che era veramente triste per lei.
    “Oh, sì, anche a me. Ma per fortuna ho papà” replicò l'altra, e gli fece uno di quei sorrisi stralunati.
    “Forza, Harry! Dobbiamo muoverci!” disse Louise, interrompendo il filo di pensieri di Harry.
    Fu così che furono scelti i Thestral su cui montare; Luna diceva che ce n’erano cinque, e furono così costretti a cavalcarli a coppie, tranne Richard, che preferì restare da solo.
    “Tu vieni con me” disse Luna a Harry, trascinandolo per un braccio fino al loro Thestral.
    Una volta che presero posizione, questo si mise davanti agli altri, pronto a spiccare il volo.
    “Tutti pronti?” chiese Luna, mentre il Thestral indietreggiava di qualche passo prima del decollo.
    “Portaci a Hogwarts” bisbigliò alla creatura Luna. Harry, quando il Thestral prese la rincorsa,  si ritrovò aggrappato ai fianchi della ragazza, colto alla sprovvista. Poi le zampe dell’animale si staccarono da terra lentamente, e il ragazzo sentì l’aria attraversargli i capelli, mentre le gambe gli si stringevano all’attaccatura delle ali. Tutte le volte che Harry saliva su una scopa era felice; eppure trovarsi in quella situazione non lo rallegrava neanche minimamente come stare su una scopa volante. Era piuttosto scomodo, soprattutto per via dell’attaccatura delle ali che gli grattavano la caviglia.
    Il viaggio sembrò interminabile, anche se Luna era una cavallerizza formidabile, forte e sicura di sé sul Thestral. Quando si sentì un po’ meno insicuro, Harry decise di girarsi e vedere come stavano i proprio compagni: Hermione era tesa e spaventata e abbracciava Frank, un po’ imbarazzato; Louise invece era concentrata, come se stesse combattendo contro il tempo e dietro c’era Ginny, che invece era presa a fissare il Thestral davanti a sé; Ron rideva e lanciava continue occhiatine sotto di lui, sgranando gli occhi dalla sorpresa di trovarvi il vuoto, mentre John, che gli stava davanti, era incuriosito dalle nuvole attorno a loro.
    Richard era l’unico a non mostrare un minimo di entusiasmo per quel viaggio; la sua testa era completamente persa nel suo mondo, e sembrava lasciasse la guida al suo Thestral.
    Harry ancora una volta provò un fremito di rancore; perché non gli aveva detto della sua dote? In tutti quegli anni che avevano giocato insieme…Richard aveva avuto sempre la capacità di vedere i Thestral, o ne era in grado solo da poco tempo?
    Harry cominciò a intravedere la terra ferma; la distesa d’acqua che li aveva accompagnati per metà del viaggio gli sembrava interminabile.
    Le montagne e le vallate verdi si facevano sempre più chiare e vicine all’orizzonte.
    A Harry mancò il respiro; erano quasi a casa.
    I Thestral volarono ancora più velocemente, e presto cominciarono a scendere di quota, puntando verso il paesaggio illuminato dalle luci del mattino.
    Sorvolarono il villaggio di Hogsmeade e passarono sopra il castello di Hogwarts, poi planarono dolcemente nel cuore della Foresta Proibita.
    Harry, Ron, Hermione, Ginny, John, Richard, Luna e Louise scesero dai loro Thestral e spaziarono con lo sguardo fra gli alberi scuri. Poi tutti puntarono gli occhi su Harry, apprensivi. Che cosa si aspettavano che facesse?
    “Che cosa c’è?” chiese Harry nervosamente.
    “Harry” prese parola Hermione, un po’ insicura, “forse sarebbe il caso che ti mettessi in contatto con Neville”.
    “Io cosa?” chiese Harry, sorpreso dalla notizia. “Ma io non…”
    “Sì, beh, tu sei la nostra unica speranza” lo interruppe Hermione. “ Lo so…Lo so che non hai contatti con lui da quasi un anno, ma ti prego, noi abbiamo pensato… io ho pensato… che fosse la cosa giusta da fare”.
    Harry vide il resto dei suoi amici annuire. Si chiese quando avessero preso questa decisione al posto suo, poi ricordò che dovevano averlo accordato mentre lui stava parlando con Luna nel bosco. “Non credo di riuscirci…”
    “Provaci, Harry! Silente ha detto che il vostro collegamento non si è spezzato, lo sai anche tu…” continuò a esortarlo Hermione. Tuttavia Harry era scettico al riguardo; fra l’altro, non aveva idea di come potesse mettersi in contatto con lui.
    “E va bene” assecondò, disperato e, dopo aver passato in rassegna lo sguardo ansioso dei suoi amici, si mise una mano sulla tempia sinistra chiamando mentalmente Neville.
    Non era sicuro che potesse funzionare, neanche un po’.
    Passò qualche minuto, poi i volti smaniosi dei suoi amici gli tornarono alla mente, e si deconcentrò. “Io…non ci riesco!”
    “Diamogli tempo” suggerì poi Ginny, “io vado a prendere un po’ di legna per un fuoco. Chi viene con me?”
    Frank, Louise e Ron la seguirono. “Fate attenzione” rammentò loro Hermione, lanciando loro un’occhiata preoccupata mentre si allontanavano.
    Harry tentò un collegamento mentale con Neville fino a che non tornarono e accesero il falò, e li ignorò quando si confrontarono su cosa fare, restando da parte a fissare il tetto di alberi sulle loto teste
    Harry provò un moto d’ impazienza; più restavano lì, più Voldemort avrebbe avuto tempo per abusare di Neville.

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