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  • Elaborati di Ottobre

    Posted by Anonymous on Ottobre 7, 2018 at 9:29 pm

    NightMagic191
    Maladrini, protagonista femminile, no Hogwarts

    La pioggia cadeva incessante da parecchie ore. La strada, ormai lucida, rifletteva come uno specchio il cielo metallico carico di nubi. La vecchia Cadillac turchese di sua zia singhiozzava ad ogni curva, e i tergicristalli si bloccavano a metà del giro a causa della troppa acqua.
    – Coraggio, bellezza. Ancora qualche chilometro e saremo a casa – disse Gwenda, allungando l’ennesimo pugno sul parabrezza per far ripartire le spazzole.
    La strada era deserta, e lo stridio degli pneumatici sull'asfalto fradicio rendeva l'atmosfera lugubre e spiacevole. – Una perfetta notte di Halloween, non c'è dubbio – biascicò tra i denti, mentre un lampo squarciava il cielo.
    D’un tratto, un alone bianco apparve sulla strada davanti a lei. Gwenda sterzò di colpo, facendo pattinare le ruote per qualche metro. L’auto finì in testacoda, finché non si arrestò su un albero vicino. La ragazza batté la testa sul volante, e il suono del clacson si perse nell’atmosfera ovattata della foresta.
    Quando finalmente riaprì gli occhi, si accorse che doveva essere rimasta incosciente per parecchio tempo. La pioggia scosciava incessantemente, ma era l’unico suono udibile nel raggio di miglia.
    – Dannata automobile, dovevi proprio piantarmi in asso? – disse Gwenda con rabbia, dando un pugno sul cruscotto. – Tanto vale passare qui la notte, almeno non prenderò la polmonite. –
    Ad un tratto, un rumore proveniente dalla strada la fece scattare come una molla: arrivava un’auto!
    Gwenda si precipitò fuori dalla Cadillac e si piazzò in mezzo alla strada, mulinando le braccia.
    L’auto era sempre più vicina, quando all’improvviso sterzò, finendo in testacoda, e andò a sbattere contro un albero al margine della strada.
    Gwenda restò paralizzata dal terrore, ma la preoccupazione ebbe la meglio e si precipitò verso il malcapitato. L’auto era completamente distrutta, e i fumi la avvolgevano come una densa nebbia. L’uomo al volante giaceva esanime in avanti, con un brutto taglio sulla testa e il sangue che colava copioso dal naso. La ragazza sentì gli occhi riempirsi di lacrime, mentre cercava invano di aprire la portiera ormai distrutta.
    – Non c’è più niente che possiamo fare – sentì dire.
    Alle sue spalle, stava un uomo dall’aspetto distinto, con cappotto bordato di pelliccia, maglia a collo alto e un ombrello scuro per ripararsi dalla pioggia.  
    – Dobbiamo aiutarlo… – mormorò Gwenda, sotto shock.
    L’uomo scosse la testa. – Non possiamo fare più niente, mi dispiace. Venga con me, la mia casa è proprio qui vicino. Vedrà che poi starà meglio. – L’uomo le offerse il braccio e la coprì con l’ombrello, conducendola oltre il bosco.
    Dopo qualche minuto di cammino, i due raggiunsero una vecchia casa d’epoca vittoriana, quasi completamente ricoperta d’edera. Anche sotto la pioggia, quella dimora conservava il tocco della vecchia eleganza che doveva averla caratterizzata decenni prima, quasi fosse senza tempo.
    L’uomo la condusse alla porta, lasciò andare due volte il batacchio e l’uscio si aprì, rivelando un maggiordomo molto anziano. – Bentornato, signore. Sono lieto di sapere che abbiamo un altro ospite. – E con un inchino, si scostò per farli entrare.
    – Grazie, Roderick. La cena è sempre in tavola? –
    – Certamente, signore. –
    L’uomo sorrise a Gwenda. – Immagino che vorrà darsi una rinfrescata. Roderick, accompagna la signorina nella stanza degli ospiti e portale degli abiti asciutti. –
    Il maggiordomo chinò la testa e guidò la giovane ai piani superiori, conducendola in una stanza da letto dallo spiccato stile vittoriano.
    – Qui troverà alcuni abiti – le disse, aprendo un piccolo armadio. – Il bagno è attiguo alla stanza. Per qualsiasi necessità, non esiti a chiamare – e le indicò una cordicella di velluto di fianco al letto. Si profuse in un inchino, poi si chiuse la porta alle spalle e la lasciò sola.
    Gwenda si prese qualche istante per assorbire l’accaduto, poi decise di scuotersi dal torpore. Spulciò tra i vecchi abiti odorosi di canfora e ne scelse uno dei più semplici, grigio a coste, si diede una rinfrescata e scese al pianterreno.
    La giovane entrò timidamente in sala da pranzo, sentendosi stranamente fuori luogo: non era calda come si sarebbe aspettata, anche se nel caminetto ardeva un bel fuoco. Il padrone di casa la aspettava in tavola, ma non era da solo.
    – Benvenuta, sieda pure insieme a noi. Vuole dirci il suo nome? –
    La giovane stirò un sorriso incerto. – Mi chiamo Gwenda Ridgeway. –
    – Molto onorato, miss Ridgeway. Io sono Lord Terrance Pennington, e questi sono Madame Zivarot, il signor Rupert Bradley e il signor Igor Molinskij. – Uno ad uno, i distinti signori si alzarono e le rivolsero un sorridente inchino.
    – Piacere – balbettò Gwenda.
    – Bene, ora che ci siamo presentati, direi che è il momento per il nostro piccolo banchetto di benvenuto – annunciò gioviale Lord Pennington, abbracciando con lo sguardo i suoi commensali.
    Le portate si susseguirono l’una all’altra, ma per quanto Gwenda trovasse tutto appetitoso, non riusciva a gustare quelle prelibatezze: pareva che niente avesse sapore. Attribuì il malessere allo shock provato quella sera, ma non si sentiva di deludere il suo anfitrione e si sforzò di finire tutto ciò che le veniva offerto.
    Era quasi mezzanotte, quando il telefono squillò. Il maggiordomo sollevò il ricevitore nell’ingresso e stette all’ascolto senza proferire parola, poi riagganciò. – Signore, è pronto – disse, affacciandosi alla porta della sala da pranzo.
    Lord Pennington piegò il capo in cenno d’assenso. – I signori vorranno scusarmi, tornerò presto. – Raggiunse Roderick nell’ingresso, infilò il cappotto bordato di pelliccia, recuperò l’ombrello ancora bagnato e lasciò la casa.
    I commensali, per nulla turbati dall’accaduto, continuarono imperterriti a mangiare. Gwenda si costrinse a fare altrettanto, ma si accorse di aver solo spostato le vivande che aveva nel piatto.
    – Qualcosa non va, cara? – le chiese la donna che le sedeva vicino, la signora Zivarot.
    Gwenda si costrinse a sorriderle, ma ottenne solo una smorfia. – È solo che… Quell’uomo, l'incidente… E se fosse morto a causa mia? –
    – È  andato fuori strada, non è così? –
    Gwenda si limitò ad annuire, trattenendo a stento le lacrime.
    – Coraggio, mia cara. E’ successo anche a noi. –
    – Che vuol dire? –
    – Come, non lo sai? – La donna la fissò, stupita.
    Il batacchio bussò due volte, e il maggiordomo andò ad aprire. – Bentornato, signore. Sono lieto di sapere che abbiamo un altro ospite. –
    – Grazie, Roderick. La cena è sempre in tavola? –
    – Certamente, signore. –
    – Immagino che vorrà darsi una rinfrescata. Roderick, accompagna il signore nella stanza degli ospiti e portagli degli abiti asciutti. –
    Il maggiordomo si avviò verso le scale, seguito dal nuovo arrivato. E quando questi giunse davanti alla sala da pranzo, Gwenda poté vederlo in viso.
    Era l’uomo morto nell’incidente.

    FINE

    P.s.: Per questioni stilistiche, ho omesso di specificare che la protagonista è una Maganò inconsapevole. La regola rowlinghiana vuole che solo i maghi abbiano la possibilità di tornare come fantasmi, e la casa è ovviamente piena di altri fantasmi. Qualcuno è un mago, qualcun altro possiede solo una piccola parte di magia. I poveri sfortunati che hanno avuto incidenti su quel tratto di strada e non avevano poteri magici, ahimé, sono morti e basta… Ma se le regole fossero state diverse, la casa sarebbe stata piena di babbani 40
    L'unico ad avere poteri e ad essere ancora in vita è Lord Pennington, che vede i fantasmi e non ne ha timore (ecco il perché del camino acceso).
    Che altro? Ah, gli incidenti capitano solo il giorno di Halloween, e ciò spiega anche la pochezza di “ospiti” nella casa di stile vittoriano (lo stesso Lord Pennington è nato in quell'epoca) : Ogniqualvolta che si è manifestato un incidente, l'uomo ha accolto in casa propria i malcapitati.
    Quindi si, è una casa infestata :uhuh:


    SARAH

    Fondatori, protagonista femminile, no Hogwarts

    Stava correndo… Non sapeva come era successo… Sapeva solo che doveva correre, e chiamarlo… Si fermò a riprendere fiato.
    – «Mikeee!!!» urlò con tutto il fiato che aveva. Rimase ansimando in attesa di una risposta e ricominciò a correre. Se pensava a come era cominciato tutto… Era stata una stupida, proprio la notte di Halloween.



    Aveva proposto a Mike di andare a fare una passeggiata vicino al lago, ma la sera di Halloween non era stata una buona idea…. il lago era pericoloso anche di giorno, ma lei ci aveva voluto provare.
    – «va bene, andiamo» aveva risposto Mike sorridendo: amava le sfide, perciò aveva accettato di andare al lago.
    Così si erano avviati e dopo una merenda sull'erba si erano messi a chiacchierare passeggiando intorno all'acqua.
    – «sst» aveva detto a un tratto lui mentre lei gli raccontava un episodio divertente. Poi la aveva spinta a terra dietro un cespuglio. Lei non provò a protestare: sentiva delle voci. Persone in gruppo con delle forche in mano apparvero in cima alla collina urlando e mantenendo dei fuochi, si erano messi a perlustrare la zona, sembrava stessero cercando qualcosa.
    – «prima o poi ci troveranno Anna» mormorò Mike. Era preoccupato.
    – «non abbiamo fatto nulla» esclamò lei a bassa voce
    – «tu no, ma io si» bisbigliò lui. Ma un attimo dopo perse l'equilibrio, scivolò all'indietro e cadde nelle nere acque del lago.
    Anna come impietrita guardò il punto in cui Mike era scomparso, con un improvviso vuoto nello stomaco e ripensando alle sue parole: che significava “tu no ma io si”? Che aveva fatto  Mike? Era forse un criminale?Intanto gli uomini erano andati via, e lei si era messa a correre sul bordo del lago…
    Così stava correndo, chiamando Mike, ma doveva fare wualcosa. Tuffarsi nel lago non sarebbe stata una buona idea, ma se era necessario per salvare Mike…
    Cominciò a togliersi le scarpe quando vide sul fondo del lago una luce. Si sporse mentre la luce diventava sempre più grande, si stava avvicinando. Anna capì all'ultimo secondo che la “cosa” stava per uscire dall'acqua e tolse la testa poco prima che quella si fiondasse fuori. Guardò in alto e trattenne a fatica un urlo di stupore: Mike volava ed era pieno di luce. L'uomo cadde a terra e lei corse per soccorrerlo, era bagnato e sembrava svenuto. Lo portò lontano dal lago e gli fece sputare l'acqua melmosa che aveva in bocca.
    – «Mike? Ti senti bene? Cosa è successo?» chiese agitatissima. Lui tossì e aprì gli occhi.
    – «ti porto a casa» disse lei vedendo che Mike non riusciva nemmeno a parlare.
    Lo aiutò ad alzarsi e si avviarono verso casa.



    Mike le aveva rivelato tutto. Ora capiva. Mike era un mago ma non glie lo aveva mai detto, poteva fare magie, aveva una bacchetta magica.
    Le aveva spiegato che quegli uomini lo cercavano perché a quei tempi c'era la caccia alle streghe e agli stregoni, e facendo una magia era riuscito ad uscire dal lago.
    – «ci dobbiamo trasferire» le aveva detto «mi hanno visto fare magie, mi brucerebbero al rogo se mi trovassero»
    Così avevano preparato le valigie e preso una carrozza. Ora si allontanavano sempre di più dal paese, verso la strada buia, verso l'ignoto. Ma Anna non aveva paura: stava con Mike, un mago. Sapeva che la sua vita sarebbe cambiata, ma sapeva anche che sarebbe cambiata in meglio. Così, anche se sapeva che nessuno l'avrebbe vista, sorrise.

    GinevraLovegood
    Generazione Golden Trio. Distillato della Morte Vivente, no discorso diretto

    C’era una volta un ragazzo di 16 anni di nome Ninian Fillery.
    Ninian era un mago, ma questa non è una favola: e in effetti non è nemmeno accaduta “una volta”, ma di recente, nella scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts.
    Probabilmente avrete letto di Nicole Fillery sulla Gazzetta del Profeta. Una povera bambina babbana morta così, di colpo, senza spiegazione logica… ma non esiste che conosciate l’intera storia. Non potete sapere com’è veramente morta, una cosina come lei, un tesorino latte e miele che voleva solo vivere una vita normale. Beh, a questo posso rimediare.
    Torniamo indietro a un annetto fa. Era ottobre dell’anno 1996 e Ninian, il fratello maggiore di Nicole, stava frequentando il suo sesto anno a Hogwarts, nella casa di Corvonero. Ninian era l’unico mago in famiglia; entrambi i suoi genitori erano Babbani, e la sorellina non aveva mai mostrato predisposizione alla magia.
    Quell’anno, la mente di Ninian fu impegnata in una faccenda da brividi. E tutto ciò non c’entra nulla col fatto che stava per scoppiare una guerra, che Voldemort era tornato, che tutti pensavano di dover affrontare la scelta tra la morte e i Mangiamorte.
    A Ninian non importava molto di queste cose, perché aveva un amico d’oro. Il suo amico era comparso nel suo cervello durante una lezione di Pozioni, e da allora non si erano mai lasciati. E non dico d’oro perché fosse un buon amico, dico d’oro perché era proprio fatto d’oro, panciuto e invitante.
    In effetti, assomigliava tantissimo a una fiala di Felix Felicis.
    Il professore aveva detto a tutti di preparare un Distillato della Morte Vivente e aveva messo in palio una bottiglietta dorata: era proprio allora che l’amico di Ninian era comparso. Gli diceva di preparare per bene la pozione, e Ninian lo fece.
    Ma non vinse. Il suo distillato venne giudicato buono dal professor Lumacorno, ma non abbastanza buono da vincere l’ambito premio dorato. Eppure, l’amico di Ninian era rimasto con lui, allegro, fedele, solidale. Gli diceva di non arrendersi.
    Di continuare a preparare il Distillato.
    Bolli l’acqua.
    Mescola, mescola, mescola.
    Bravo, Ninian, annusalo, guarda se è del colore giusto.
    E’ impossibile che un Corvonero intelligente come te non ci riesca. Forza Ninian, prova ancora.
    Il suo amico lo incoraggiava a dare del suo meglio, andava a visitarlo tutte le notti e stava con lui tutto il giorno, abbracciandolo, stimolandolo a tirare fuori il meglio di sè.
    Penserete che Ninian fosse esausto, provato dalla mancanza di sonno e di cibo e che non ne potesse più del suo amico, ma non lo era affatto! Era esaltato dalla sua compagnia. Tirava fuori la parte migliore di lui: il suo sorriso era sempre molto gioioso, e i suoi occhi sempre molto luminosi. Il ritratto della salute fisica e mentale: quando si guardava allo specchio, si vedeva proprio così.
    Su Ninian, un’altra volta. Sei meglio di così.
    Preparalo ancora.
    E ancora.
    E ancora.
    Perché ieri non l’hai preparato? Ah, eri in punizione dal professor Piton perché abbiamo rubato gli ingredienti.
    Non importa, lo prepareremo una volta in più stanotte.
    Non arrenderti.
    Non arrenderti.
    Più i giorni passavano, più la voce del suo amico diventava forte e costante. Ninian non era mai solo, adesso. Il suo amico gli suggeriva nell’orecchio cosa fare e Ninian lo ascoltava, perchè il suo amico era l’unico a capirlo veramente. A volte lo rimproverava, ma lo faceva per il suo bene. Voleva che Ninian fosse più cauto, più discreto, perchè il Professor Vitious aveva cominciato a lanciargli qualche occhiata preoccupata quando lo incrociava nei corridoi; non potevano rischiare che lo mandasse da Madama Chips, avrebbe perso tempo prezioso, e quel tempo gli serviva per preparare il Distillato. Voleva che rubasse i soldi dai suoi compagni di dormitorio per comprare gli ingredienti via gufo, ora che Piton aveva blindato il magazzino degli ingredienti. Voleva che mentisse agli altri Corvonero sul perchè non fosse mai in Sala Comune e non venisse più a mangiare in Sala Grande insieme a loro. Ninian era grato di avere un amico così saggio e così buono a guidarlo.
    Ci sei quasi, lo incoraggiava.
    Quando avrai preparato il perfetto Distillato della Morte Vivente dimostrerai di essere degno della tua Casa, e finalmente sarai felice.
    Quando preparò il Distillato perfetto, però, Ninian non si sentì felice. Gli sembrava che mancasse qualcosa. La Pozione sembrava esattamente come quella descritta dal libro, ma come poteva esserne certo?
    Potrei farla vedere al Professor Lumacorno, pensò.
    No, ti farà delle domande. Versa il Distillato in una fiala e pulisci tutto.
    Ninian obbedì.
    La fiala rimase nella tasca del Corvonero per tutti i giorni successivi, il tintinnio del vetro un costante promemoria della sua presenza, a ricordargli che il suo lavoro non era ancora completo, a spronarlo perchè ce l’aveva quasi fatta.

    Presto arrivarono le vacanze di Natale e Ninian tornò a casa dalla sua famiglia, in un paese poco fuori Glasgow. I genitori e la sorellina lo accolsero con grande entusiasmo, ricoprendolo di affetto e di calore; tutta la casa era in fermento, con tante decorazioni da appendere, lucine da accendere e biscotti allo zenzero da cucinare. In tutto quel trambusto, nessuno si accorse che quel Natale Ninian aveva portato con sè un nuovo amico. Il che è un po’ strano a pensarci bene, visto che ormai quell’amico era diventato così insistente che occupava continuamente i suoi pensieri e prosciugava tutte le sue energie. Ma suppongo che anche i genitori migliori possano essere ottusi, qualche volta. Sta di fatto che nè Agatha nè Desmond Fillery si accorsero di nulla di insolito in quei pochi giorni che separarono l’arrivo di Ninian dalla tragica morte della povera Nicole. Fu per questo motivo che a nessuno dei due venne mai in mente che il dolce, brillante figlio maggiore potesse esserne il responsabile.
    Nè loro nè la polizia di Glasgow sospettarono mai che la notte del 19 dicembre, Ninian si fosse intrufolato in cucina mentre tutti dormivano; nè mai avrebbero potuto immaginare che avesse aperto il succo di frutta che Nicole beveva a colazione e avesse versato al suo interno il contenuto di una fiala, un liquido scuro e molto pericoloso, mortale per una bambina di soli 9 anni e non rintracciabile da dei semplici chimici Babbani. Incredibile come la vita di così tanti possa essere rovinata per sempre da un gesto tanto semplice. 
    Se i due poveri genitori avessero sospettato tutto ciò, quella fatidica mattina del 20 dicembre in cui la loro adorata figlia minore fu uccisa, avrebbero sicuramente osservato Ninian e avrebbero notato il ghigno di soddisfazione farsi spazio sul suo volto quando vide il corpo senza vita della sorellina crollare sul tavolo della cucina.
    Ma non lo fecero.

    Questa è tutta la verità sui Fillery come non è mai stata raccontata. Dove sia Ninian adesso e che cosa stia facendo, è difficile saperlo per certo: dopo quel Natale è scomparso. Sappiamo che ha cambiato più volte identità e che l’omicidio di Nicole è stato solo il primo di una serie molto lunga di efferatezze.
    Le ultime voci dicono che ora si aggiri su un forum italiano di Harry Potter, in cerca della sua prossima vittima.

    Anonymous ha risposto 4 anni, 3 mesi fa 0 Mago · 0 Risposte
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