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  • I Nascenti

    Posted by Anonymous on Agosto 9, 2012 at 9:11 pm
    Mattia, ragazzo italiano, si ritrova inconsapevolmente in Russia, 111 anni nel futuro. Viene così a conoscenza di alcuni esperimenti sui viaggi nel tempo realizzati da un gruppo chiamato ‘I Nascenti’; suo compito sarà tornare a casa prima di venire catturato.
    L’aeroferrovia, la Sorgente di energia e la fisica spazio-temporale sono mie invenzioni (se esiste qualcosa di simile è solo per puro caso), mentre per le parole russe ho usato Google Translate e Wikipedia (per quanto riguarda la città di Mosca).
    Questa storia si è classificata seconda al contest ‘A spasso nel Tempo’ indetto da Forah sul forum di EFP
    Questa storia si è classificata nona al contest ‘[Original Concorso 11] La Sorgente e… Lui’ indetto da Eylis sul forum di EFP

    Aprì gli occhi. Dapprima non capì cosa fosse successo, tutto ciò che riusciva a mettere a fuoco era un asfalto bagnato di pioggia. Poi venne il dolore che lo scosse fin nel profondo. Cercò di alzarsi ma riuscì solo a rotolarsi per mettersi pancia all’aria. La pioggia continuava a scendere imperterrita e lui la sentiva lenire la sua guancia tumefatta. Il buio della notte avvolgeva tutta la scena.
    Quando l’acqua spazzò via un po’ del dolore che ancora lo avvolgeva, si spinse di lato cercando di alzarsi. Dapprima barcollò per qualche istante. Si appoggiò a qualcosa cercando di riacquistare stabilità sulle gambe, poi si accorse che sotto le sue mani si trovava un muro lurido e nero. Alzò lo sguardo alla ricerca di qualche indizio che potesse dirgli dove si trovava. Nulla. Mosse qualche passo verso la luce che vedeva dinnanzi a sé.
    Sbucò in una strada debolmente illuminata da qualche insegna e pochi lampioni ancora funzionanti, dato che la maggior parte risultava piegata in strane angolazioni o con la lampada fracassata. Le poche scritte che trovava in giro erano tutte in una lingua che non conosceva; ricordava però di aver visto quei caratteri in qualche libretto di istruzioni multilingue.
    Camminava ancora incerto, ma la consapevolezza di non sapere dove si trovasse lo attanagliava. La sua attenzione fu attirata da uno schermo delle dimensioni di una televisione portatile posta all’incrocio di una strada. Su di esso le solite scritte luminose su sfondo nero, ma gli parve di riconoscerne una: 21 декабря 2122. Assomigliava molto a una data, ma l’anno non quadrava, solo pochi istanti prima stava camminando in una strada vicino casa sua ed era solo il 2011. E il 30 del mese per giunta.
    Poi realizzò. Cosa stava facendo prima di finire lì? Si appoggiò a un lampione cercando di ripercorrere con la mente gli ultimi istanti prima di svegliarsi a faccia in giù in quel posto. Camminava sì, aveva appena finito di lavorare e stava tornando a casa. Aveva deviato per fare un salto al bar; ce n’era uno che faceva un caffè celestiale e da dove si era trovato poteva prendere una scorciatoia che consisteva in una stradina stretta dove potevano passare solo pedoni.
    Appena imboccato il vicolo era stato avvolto dall’ombra, le uniche luci che era riuscito a vedere erano il sole dietro e davanti a sé. Tuttavia a ogni passo gli era sembrato di vederne un’altra che gli ballava davanti agli occhi. Era difficile capire come fosse, assomigliava a una tenda semitrasparente mossa dal vento, ma brillava di una luce ambrata. Più si era avvicinato più ne coglieva i dettagli: la forma ovale, i movimenti relativi al minimo spostamento d’aria nei dintorni, l’alterazione della visione al suo centro, tuttavia niente gli aveva confermato quello che vedeva, poteva anche essere solo frutto della sua immaginazione.
    Non c’era possibilità di aggirarla ed era quasi arrivato dall’altra parte, così scelse di credere alla cosa più logica; pensando fosse solo frutto della sua immaginazione vi era passato attraverso. Aveva provato una sensazione come quella di essere gradualmente immerso in acqua, senza sentirsi in apnea all’improvviso. Poi aveva avuto l’impressione di venire sballottato, spinto, tirato finché non era caduto in quel punto in cui si era risvegliato.
    Sì, ricordava tutto perfettamente, e in quel frangente doveva ammettere di essersi sbagliato sull’anomalia. Continuò a camminare alla ricerca di qualcuno o qualcosa che potesse dirgli dove fosse; in una piccola strada affianco a dove si trovava intravide una specie di carretto, di quelli che vendono i fiori, e dietro di esso la prima persona che vedeva nei paraggi. Si diresse da quella parte attirando l’attenzione della vecchia che sembrava avere l’aria addormentata.
    — Mi scusi, mi sa dire dove mi trovo? — chiese, ma quella sembrava non l’avesse sentito, così ripeté — Mi scusi signora, mi sente? —
    La donna rispose in una lingua che lui non capì. Parlava svelta o almeno lo intuì dai diversi suoni che produceva; la sentì fermarsi e riprendere a parlare più lentamente. Poi comprese che l’altro non la capiva e smise di parlare.
    — Mi spiace signora, non la capisco. — si scusò lui. Poi si spostò per permettere alla signora, che le si era avvicinata, di frugare nella propria bancarella. Ne tirò fuori un oggetto ovale simile a un auricolare senza fili o lo porse con insistenza al giovane. Quando lo prese in mano, lei gli fece cenno di metterselo all’orecchio e lui eseguì.
    — Caro ragazzo, come ti viene in mente di girare per queste strade senza un traduttore. — la sentì dire, finalmente parlando nella sua lingua. O forse no? Che fosse quell’oggetto che gli aveva dato a fare tutto?
    — Chiedo scusa. Mi sono perso, mi sa dire dove mi trovo? — disse per l’ennesima volta.
    — Sei a Pargolovo — rispose lei — il quartiere a nord di San Pietroburgo. —
    — San Pietroburgo? — si stupì lui.
    — Certo ragazzo. Ora però ti conviene tornare a casa, non è un posto per la gente per bene questo. —
    — Non so come fare. —
    — Dove abiti, caro? — la vecchia si dimostrò piuttosto gentile.
    — In Italia… — la risposta arrivò demoralizzata.
    — E sei venuto con l’aeroferrovia? — chiese ancora lei.
    — Non lo so. Stavo camminando dopo aver finito di lavorare e devo essere caduto. Quando mi sono svegliato mi sono trovato qui. —
    Con quelle parole la donna capì che il ragazzo era veramente nei guai. Uscì di nuovo dalla sua postazione e chiuse il carretto.
    — Vieni con me, cerchiamo un modo per farti tornare a casa. — poi raggiunse il lato sinistro dove, ben nascoste, si trovavano due aste per poterlo trasportare — Qual’è il tuo nome? — chiese poi.
    — Mi chiamo Mattia. Grazie mille per il suo aiuto, signora. —
    — Chiamami Domnika. —
    Tornarono indietro su quella che era a tutti gli effetti la strada principale. Ritrovato lo stesso schermo, il ragazzo ne approfittò per chiedere alla vecchia a cosa servisse.
    — Sono le notizie alla nazione, una sorta di telegiornale continuo. Non ce l’avete anche voi? —
    — Non credo. — ripose lui.
    — Vedi — continuò Domnika — lì in alto c’è la data di oggi, 21 Dicembre 2122, poi c’è l… —
    — Scusi, come ha detto? Che giorno è oggi? — la interruppe lui.
    — Il 21 Dicembre. —
    — Intendevo, in che anno? —
    — Siamo nel 2122. Caro ragazzo, devi aver sbattuto la testa molto forte se non ricordi che giorno è oggi. —
    La notizia lo colpì all’improvviso lasciandolo per un attimo interdetto. Poi continuò:
    — Ma io stavo nel 2011. Come ho fatto a finire… — contò mentalmente — 111 anni nel futuro? —
    — 2011? — si stupì lei — Allora sei un altro caso di trasmigrazione. Povero ragazzo, ci credevo che dicevi di essere uscito dal lavoro. Lavorare qui è raro, molto raro. —
    La donna accompagnò Mattia per un lungo pezzo sulla strada principale, fino a un incrocio che sembrava più curato. Lì si trovava una specie di ascensore di vetro alto almeno 10 metri.
    — Questa è l’aeroferrovia. Sali sopra e prendi il primo treno. Ti porterà nella capitale, lì troverai le risposte che cerchi… tieni pure il mio traduttore. — aggiunse quando vide che il ragazzo stava per togliersi l’auricolare dall’orecchio.

    Non sembrava intimorito nonostante soffrisse di vertigini. Quella specie di ascensore che aveva preso per arrivare fin lassù l’aveva sparato in aria come se volesse mandarlo in orbita. Attendeva in una specie di capsula.
    Aveva visto passare uno di quelli che Domnika aveva definito “aerotreni”, gli era passato affianco a una velocità supersonica, ecco perché la cosiddetta “sala d’aspetto” era una capsula; se si fosse trovato veramente vicino al mezzo di trasporto, ne sarebbe stato risucchiato finendo in poltiglia ancora prima di capire cosa gli stesse accadendo.
    Non dovette comunque attendere molto, un altro aerotreno si fermò quasi di botto, cosa che spinse Mattia a chiedersi come facessero quei cosi a sfidare le leggi della fisica in modo così aperto. Vi salì aspettando di sentirsi sballottato in tutte le direzioni per l’effetto dell’alta velocità, invece si accorse appena che era già partito.
    L’interno era simile a un grosso autobus: doppi sedili a destra e a sinistra, ampi vetri sui due lati dell’aerotreno e al centro due file di pali orizzontali per consentire alle persone di restare in piedi se lo volevano. Il ragazzo non faceva altro che guardarsi in tutte le direzioni meravigliato dal perfetto equilibrio tra bellezza e tecnologia, ma non fece in tempo a bearsi di tutto il panorama che poteva scorgere fuori dal finestrino che erano già arrivati.
    Una grande scritta che recitava “Москва́” dava mostra di sé su una costruzione, apparentemente creata allo scopo, sita proprio all’uscita dall’ascensore che portava all’aeroferrovia.
    — Così Mosca è ancora capitale della Russia. — disse fra sé intuendo il significato di quella parola e dando così una spiegazione ai caratteri strani di quella lingua che non era riuscito a decifrare ma era certo di averli già incontrati.
    La prima cosa che notò fu che il paesaggio che gli si parava davanti era quello di una grande metropoli, e non di una città in rovina come quella in cui viveva Domnika. Alti palazzi gli si paravano intorno, intervallati da strade pulite e ben curate. Un po’ monotono forse, ma di certo lasciava presagire che quella era una potente città.
    Ora che però era giunto fin lì si chiese come potesse risolvere la sua situazione e semmai fosse riuscito a tornare a casa nel suo tempo. Iniziò a camminare diretto verso una direzione a caso quasi senza rendersene conto. Probabilmente il suo subconscio era alla ricerca di qualche prato dove egli amava fermarsi a riflettere. Ma lì di spazi verdi non ce n’erano, solo asfalto, cemento e vetro, tutto rigorosamente chiaro che avrebbe dato alla testa a chiunque. Non si accorse così di essere arrivato in una grande strada e che, dopo Domnika, altra gente gli stava passando affianco diretti ognuno verso le proprie mete.
    Riscosso dai propri pensieri si mise a guardare quelle persone. All’inizio si chiese di che colore fossero fatti i loro vestiti, dato che sembravano cambiare colore a ogni passo e a ogni distanza che li separava, poi capì: anche i vestiti erano bianchi, ma un bianco argentato che rifletteva e ampliava i raggi del sole, formando così tutti i colori dello spettro solare sulla loro superficie. Si incantò a guardarli e finì con lo sbattere contro una ragazza.
    — Mi scusi. — si affettò a dire.
    — Che c’è, amico. Ti sei fatto? — disse quella. Dai suoi modi rudi si intuiva che fosse circa ventenne.
    — No. A dire il vero provengo dal 2011, per me qui è tutto nuovo. —
    — Ma che sei matto? Non le devi dire queste cose. — si guardò un attimo intorno prima di aggiungere — Qui sei troppo in mostra, vieni con me. —
    Con nonchalance la ragazza si infilò in un vicolo tirandosi dietro Mattia. Si allontanò dalla strada principale più che poté; dopo essersi accertata che potevano parlare senza essere sentiti, si voltò e disse:
    — E’ molto probabile che qualcuno ti stia cercando, non devi dire a nessuno da dove vieni. Posso rispondere ad alcune domande se vuoi. Io mi chiamo Svetoslava e studio fisica spazio-temporale. —
    — Io sono Mattia. — finalmente aveva qualcuno a cui porre domande — Come ho fatto a finire qui? —
    — Devi avere attraversato un’anomalia spazio-temporale che ti ha condotto qui. Funziona così: l’anomalia viene in un certo senso “attivata” in questo momento e si presenta da qualche parte nel tempo; se qualcuno la attraversa viene catapultato nel momento in cui l’anomalia è stata attivata. —
    Poi continuò:
    — Le anomalie di solito sono invisibili, sono fatte di luce quindi se si presenta in una giornata di sole sono pressoché impossibili da vedere. Qualcuno le attraversa e a sua insaputa finisce qui. I miei studi trattano l’argomento in maniera teorica, ma c’è un gruppo chiamato “I Nascenti” che ha trovato il modo di metterlo in pratica. Tutti lo sanno, ma nessuno ne parla. —
    Mattia ripensò a quella luce liquida che aveva attraversato. L’aveva creduto uno scherzo della vista e invece era tutto vero.
    — Perché nessuno deve sapere che vengo dal passato? —
    — Non crederai che chi finisce qui è solo per caso o che vogliano fare due chiacchiere con chi viene dal passato. Loro studiano i “viaggiatori”, controllano se hanno subìto danni nel trasferimento e come il corpo umano ha accettato la trasmigrazione. Ma non è solo questo. —
    — Cosa c’è d’altro? — chiese ancora Mattia temendo la risposta.
    — Ti dico solo due parole: esperimenti e vivisezione. Cercano di capire come possono migliorare i viaggi, renderli più veloci, più efficaci e soprattutto come fare per uscire nel momento esatto che vogliono. Perché ora le anomalie si creano in posti casuali. Qui non siamo nel 2011, la scienza ha fatto grossi passi avanti. E’ inutile per me dirti che tipo di esperimenti fanno, non saresti in grado di comprenderli nemmeno fossi il miglior scienziato dei tuoi tempi. —
    — E tu come le sai tutte queste cose? Cioè hai detto che tutti sanno quel che succede anche se nessuno lo ammette, ma le tue conoscenze mi sembrano molto approfondite. —
    — E’ per via dei miei studi. Il mio non è solo un corso universitario, ma una diciamo “setta” che contrasta I Nascenti. Non abbiamo un nome, così è più facile far credere a tutti che non esistiamo… perché se I Nascenti sanno di noi, siamo finiti. —
    Mattia tenne per ultima la domanda che più gli premeva:
    — C’è un modo per farmi tornare a casa… nel mio tempo? —
    — Puoi provare alla Sorgente, ma non è detto che tu riesca a trovare il momento esatto in cui sei partito. —
    — La Sorgente? — non era una domanda.
    — Sì. E’ da lì che creano le anomalie spazio-temporali. Il nome deriva proprio dal fatto che è una vera sorgente, non d’acqua, bensì di energia. Nessuno sa come sia stata creata, ma tutti conoscono i suoi effetti. — dopo un attimo di pausa aggiunse — Forse posso aiutarti a trovare il momento più vicino a quello in cui sei partito e farti tornare a casa. —
    I due uscirono dal vicolo cercando di confondersi di nuovo tra la folla. La ragazza condusse l’altro verso il suo appartamento dove vi giunsero dopo poco non visti; ne uscirono quasi subito, pronti a iniziare la loro missione.
    Svetoslava aveva dato a Mattia un paio di pantaloni e una camicia per mimetizzarsi tra la gente. Il bello di quel tipo di indumento era che era unisex.
    — Con questi dai troppo negli occhi. — si era giustificata riferendosi ai vecchi abiti. E aveva ragione.
    Insieme erano risaliti sull’aerotreno diretti verso la Siberia, lì dove si vociferava si trovasse la Sorgente. Come al solito il viaggio durò appena pochi istanti, talmente pochi che i due non ebbero nemmeno il tempo di fare un minimo di conversazione. E Mattia ne era sempre più stupito; gli piaceva il grado di tecnologia che sarebbero riusciti a raggiungere in futuro, ma la storia sui Nascenti che gli aveva raccontato Svetoslava lo spaventava ancora di più di quanto non fosse eccitato.
    Scesero in fretta cercando di non dare nell’occhio. Come quando aveva incontrato Domnika, anche lì non c’era nessuno e tutto sembrava essere stato abbandonato a se stesso: poche auto parcheggiate, un paio di motorini e una dozzina di bidoni dell’immondizia chiusi erano il solo arredamento e un velo di candida neve ricopriva il tutto come uno strato di seta posato su quel paesaggio dimenticato da tutti come se il tempo si fosse fermato. La sola differenza che c’era col posto in cui si era risvegliato è che lì ogni cosa era ordinata come fossero in religioso silenzio.
    Svetoslava prese l’altro per una manica conducendolo lontano da occhi indiscreti, unico segno del loro passaggio erano poche impronte impresse sul lieve strato di neve che presto sarebbero state cancellate dal vento e da altra neve.
    — Questa è l’ultima città prima del ghiacciaio perenne. Qui arriva l’aeroferrovia. Il resto dovremmo farlo a piedi sperando di non essere visti; qui anche la neve ha gli occhi. —
    Entrarono in un negozio abbandonato cercando equipaggiamento da montagna: si sarebbero finti escursionisti nel caso I Nascenti li avessero trovati. Così erano appesantiti dal carico di scarponi e giacche a vento – tra le cose che avevano addosso – racchette da neve, corde e picconi – tra quello che avevano nei grossi zaini.
    Sarebbe dovuto essere buio dato che si trovavano in pieno inverno vicino al Polo, ma la tecnologia aveva raggiunto anche quel posto con grossi lampioni sistemati a intervalli regolari che rischiaravano a giorno tutto ciò che li circondava.
    — Dovremmo puntare a nord. — disse la ragazza consultando una bussola che aveva preso insieme al resto dal negozio — Appena passato il Circolo Polare Artico dovremmo vedere la Sorgente. E’ stata creata proprio al Polo Nord per non essere accessibile. —
    Camminarono a lungo seguendo il più fedelmente possibile una linea retta. Spesso Mattia dovette fermarsi; non era abituato a camminare con temperature così basse. Svetoslava lo esortava a camminare, fermarsi equivaleva alla morte. Camminarono per almeno tre ore prima di avere la conferma di essere entrati nel Circolo Polare Artico: un’aurora boreale li accolse come per dare loro il benvenuto. La chiara luce continuò a danzare davanti ai loro occhi a lungo, come una tenda mossa dal vento.
    — Continuiamo — disse lei — la Sorgente non deve essere lontana. —
    Ma ogni passo che facevano in più era un passo incontro al pericolo. A nessuno era permesso arrivare al Polo Nord. Ben presto il suono che più temevano li raggiunse impietoso: moto da neve.
    — Corri! — urlò Svetoslava spingendo Mattia in avanti. Sapevano che non sarebbe servito, ma non si sarebbero fatti prendere facilmente.
    Il rumore dei motori si facevano sempre più vicini, talmente vicini che potevano distinguere almeno tre mezzi. Correvano senza voltarsi indietro. Avevano abbandonato l’attrezzatura e tutto ciò che era solo un peso per essere più leggeri. Ma erano comunque vestiti pesanti e con tutta la fatica che stavano facendo iniziarono presto a sudare: altro modo per rendere fatale quella loro breve avventura. Il fiatone li colse presto e proprio quando furono certi che non sarebbero riusciti a muovere un altro passo accadde qualcosa di inaspettato.
    Le moto da neve non li inseguivano più, solo silenzio e buio li accolse. Non sembrava più neve quella su cui camminavano. Mossero qualche passo in quella che intuirono fosse davanti. In un primo momento credettero di aver attraversato un’altra anomalia spazio-temporale, poi capirono: a ogni passo una luce danzava davanti ai loro occhi.
    — La Sorgente. — urlò entusiasta Svetoslava. Aveva a lungo agognato poterla vedere e ora si trovava a pochi passi da lei. Iniziò a correre e Mattia non si fece pregare e la raggiunse iniziando anche lui a correre.
    Tutto avrebbero pensato tranne di trovarsi davanti alla cosa più incedibile e allo stesso tempo più semplice di tutte. La Sorgente aveva la forma di una grossa fontana, alta almeno 3 metri poggiata su candido marmo, che splendeva come fatta di luce liquida. L’energia continuava a sgorgare al posto dell’acqua dalle decine di bocchette poste su tutti i lati a diverse altezze per riversarsi nell’ampio vaso in basso, da cui veniva risucchiata per ricominciare dall’inizio il suo circolo.
    — Sì, questa è la Sorgente. — una voce di bambina li colse impreparati. L’esile figura a cui apparteneva quella voce comparve davanti a loro, dall’altra parte della fontana. Era scalza e vestita di una semplice veste trasparente come seta — Io sono Iliana, la custode della Sorgente. Percepisco che avete una richiesta da fare. —
    — Desidero tornare a casa nel 2011. — disse Mattia prima che Svetoslava potesse impedirlo.
    — La tua richiesta sarà accolta. — poi si rivolse all’altra per ascoltare anche la sua richiesta.
    — Chi sei? —
    — Io sono Iliana, la custode della Sorgente. — ripeté la bambina.
    — Voglio dire: che rapporto hai con I Nascenti? —
    Per la prima volta la bambina distolse lo sguardo.
    — Loro… mi tengono prigioniera. —
    — Allora non potrai soddisfare la mia richiesta: io ti chiedo di smettere di creare tutte quelle anomalie spazio-temporali. —
    — Io… sono prigioniera. — continuò a ripetere come se non conoscesse altre parole.
    — Ti aiuterò io. — la voce di Svetoslava era risoluta. Poi si rivolse al ragazzo:
    — Addio, è stato bello conoscerti. —
    — Addio. — ripeté lui — Grazie. — aggiunse rivolto a Iliana.
    Dalla fontana salì rapida una fine nebbia che avvolse il giovane. Lui era rimasto immobile temendo di essere di nuovo sballottato come la prima volta in cui aveva viaggiato nel tempo. In un battito di ciglia si ritrovò nel vicolo dove era scomparso, di nuovo nel suo tempo, senza essersi reso conto di nulla. Solo il suo abbigliamento gli diceva che non era stato un sogno.
    Mosse qualche passo in avanti diretto alla sua vita di sempre, quando una lettera gli cadde in mano. Mattia la aprì e lesse:

    30 Aprile 2125
    I Nascenti sono caduti. La Sorgente non nuocerà più a nessuno. Iliana è libera.

    Svetoslava

    Anonymous ha risposto 10 anni, 6 mesi fa 0 Mago · 0 Risposte
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