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  • I Segreti di Mirtilla Malcontenta [Harry/Ginny]

    Posted by Anonymous on Ottobre 20, 2015 at 3:11 pm

    Ecco un'altra storia sul mio pairing preferito… è una delle primissime che ho scritto 4 anni or sono, ma è stata riveduta e corretta 2 anni fa (risulta quindi tra le mie più recenti); l'ambientazione è più o meno al sesto anno di Harry, giusto per dargli una piccola collocazione temporale… io sono rigorosamente canon, difficilmente scrivo ‘what if’, quindi tutte le mie storie sono o missing moments o cose che possono essere contenute benissimo nella storia originale (tranne per la nuova generazione, lì spazio come più mi piace :^.^: )… ricordo ancora che piacere fu scriverla a suo tempo, forse la migliore tra le mie prime fanfiction (ma non la migliore in assoluto, quella è un'altra)… :^.^:
    syssy5

    Ginny Weasley non era sonnambula, ma così poteva sembrare a chi l’avesse vista camminare di notte per i corridoi di Hogwarts in camicia da notte, reggendo in mano una candela. Scivolava silenziosa, incurante di chi avrebbe potuto sorprenderla fuori dal letto. Certo, i professori ovviamente erano a dormire, ma bisognava in ogni caso fare attenzione a Gazza o alla sua gatta; senza dimenticare il poltergeist Pix, che aveva l’abitudine di sbucare all’improvviso nei momenti meno opportuni.
    Ma a Ginny non importava nulla di tutto questo e proseguiva lenta per la sua strada, finché non raggiunse la sua meta.

    Il Mantello dell’Invisibilità era molto utile se volevi andartene da qualche parte non visto e a Harry ultimamente piaceva spesso fuggire dalla Sala Comune in cerca di un posto dove potesse starsene per conto suo.
    Quella notte aveva scelto il bagno di Mirtilla Malcontenta; non sapeva spiegarsi perché, era assorto nei suoi pensieri quando i piedi l’avevano condotto lì. Aveva salutato la piccola fantasma una volta tolto il Mantello e aveva scherzato, dicendole che passava ancora a trovarla, dato che lei glielo rinfacciava spesso. Poi Mirtilla se n’era andata, lasciando Harry coi suoi pensieri.
    Nella sua mente c’era sempre Voldemort, il modo in cui avrebbe dovuto sconfiggerlo; e poi il peso che gravava su di lui, il fatto che, se avesse fallito, tutto il mondo magico ne avrebbe pagato le conseguenze. Scosse la testa per scacciare i brutti pensieri da pessimista e per evitare di tornare a cercarli decise di pensare a qualcos’altro, qualcosa di piacevole.
    E così eccola affiorare come faceva sempre più spesso: i suoi capelli rossi, la sua risata fresca, la sua determinazione, il suo carattere forte. A volte la invidiava perché lui non riusciva a sentirsi così sicuro di sé come avrebbe voluto, come lei dimostrava di essere già.
    Un rumore lo fece voltare di scatto e di riflesso si buttò nuovamente il Mantello addosso per nascondersi alla vista. Una luce ballava davanti agli occhi di Harry, una candela, seguita da una figura in camicia da notte: l’ultima persona che mai si sarebbe aspettato di vedere anche se stava pensando a lei proprio un istante prima.
    Ginny entrò con lo stesso passo fluido nel bagno di Mirtilla. Era affezionata a quel posto, dal suo primo anno era nato un legame di odio/amore che la portava lì quando voleva starsene in pace. Il ricordo di Tom Riddle che la controllava e di Harry che la salvava non la tormentava più, e quel bagno era diventato un semplice luogo dove non avrebbe trovato intrusi.
    E quella sera sembrava che persino Mirtilla Malcontenta volesse lasciarla da sola, così si avvicinò a una finestra per ammirare il cortile di Hogwarts; da quella angolazione si vedeva solo un piccolo quadrato di verde e una delle torri del castello che faceva da cornice al paesaggio. Ginny amava osservare quella torre anche se non sapeva cosa vi fosse.
    Harry nel frattempo era rimasto nascosto sotto il Mantello osservando i movimenti di lei. Non sapeva spiegarsi perché non si era rivelato quando l'aveva vista alla porta. Non che preferisse ricevere una visita da Mrs. Purr o qualcuno del genere, ma veder entrare proprio l'oggetto dei suoi pensieri lo aveva lasciato basito ed era rimasto in attesa.
    Ma tu chi sei che avanzando nel buio della notte inciampi nei miei più segreti pensieri?’ pensò tra sé, muovendo un paio di passi incerti verso lei. Allungò una mano come per accarezzarla, poi si ritrasse per paura di essere scoperto. Cercò anche di contenere il respiro per paura che quel semplice rumore potesse tradire la sua presenza.
    La vide assorta nel guardare fuori dalla finestra e il suo sguardo si soffermò su ogni singolo lineamento del suo volto, per indugiare un po’ più a lungo sulle sue labbra. Si trovò a desiderarle, a desiderare di baciarla e di farla sua.
    Harry si sentì improvvisamente instabile e fece un passo indietro per paura di caderle addosso: la voleva e il suo corpo si protendeva inconsciamente verso lei. Solo in quel momento si rese conto che la cosa migliore che potesse fare era andarsene e lasciarla sola, ma i suoi piedi rifiutavano di obbedirgli. Stanco di lottare contro il suo corpo, si arrese, mentre imperversava la sua lotta interiore riguardo i suoi sentimenti.
    La sentì sospirare, prima che le sue labbra si arricciassero in un sorriso. Le sarebbe piaciuto sapere a cosa stesse pensando e fortuna volle che l’oggetto della sua felicità divenne una parola che la sua bocca si fece scappare:
    «Harry…»
    A quel nome il ragazzo avvampò. Non immaginava che anche Ginny stesse pensando a lui in quel momento; lo fece sentire fortunato – e gratificato – e un po’ lo spaventava. Trattenersi dal poggiarle una mano sulla guancia divenne sempre più difficile. Accostò la schiena al muro e si lasciò scivolare giù, certo che da quella posizione non sarebbe stato scoperto. Il Mantello per un attimo abbandonò i suoi piedi e Harry si sbrigò a coprirli, per paura che lei potesse vederli.
    Il cuore iniziò a martellargli nel petto, non voleva farle credere che la stesse spiando, ma Ginny era voltata da un’altra parte e non si era accorta di nulla; quello, comunque, non accennava a calmarsi e il ragazzo si appoggiò una mano sul petto, come per trattenerlo. E alla fine non riuscì a non farsi scappare una parola.
    «Ginny…» sussurrò e subito si tappò la bocca con una mano, credendo che lei lo avesse sentito; ma la ragazza non si scompose, probabilmente aveva creduto fosse solo frutto della sua immaginazione – o questo è ciò che ne dedusse lui.
    Poi Ginny si alzò e la sua veste quasi sfiorò un ginocchio di Harry. Di nuovo trattenersi dal prendere quel lembo e toglierle quel tessuto di dosso fu troppo difficile. Teneva i pugni stretti appoggiati sulle caviglie per evitare che il suo corpo si muovesse contro la sua volontà.
    Voleva prenderla lì, in quello stesso istante, spogliarla con lente carezze e distenderla sul freddo pavimento bagnato, incurante di tutto; voleva scivolare su di lei, perdersi nei suoi occhi frementi di desiderio, baciarla come un assetato che ha finalmente trovato l'acqua. E il pensiero di Ginny nuda lo stava tormentando, non poteva resisterle.
    La fiamma della candela, ancora appoggiata sul davanzale della finestra, baluginò per un attimo, creando milioni di giochi di luce sul volto di lei; poi si spense del tutto, facendo piombare di nuovo la stanza nel buio. Harry si ritrovò in piedi senza nemmeno accorgersi di essersi alzato, sentiva il suo cuore battere sempre forte nel petto.
    La luna fece capolino dalla finestra e i suoi raggi arrivarono a colpire il viso di Ginny, rendendo la sua pelle di un candido color latte. Paralizzato da tanta bellezza, Harry si avvicinò a lei. Il desiderio di averla lo consumava da dentro e il ragazzo non poteva più fare a meno di accarezzarla e di baciarla. Ma prima che la sua mano potesse sfiorare la guancia di lei, qualcun altro irruppe nella stanza.
    «Sei ancora tu? Perché vieni sempre qui?» Mirtilla Malcontenta era riapparsa da uno dei gabinetti del suo bagno. Harry si riscosse e indietreggiò, riacquistando lucidità e il controllo del proprio corpo.
    «Lumos.» mormorò Ginny per accendere la propria bacchetta prima di rivolgersi a Mirtilla, «Sì, sono ancora io, Mirtilla. Mi piace venire qui, è sempre un posto così tranquillo… mi piace venirci quando ho bisogno di starmene da sola a pensare.»
    Le parole di Ginny erano state accompagnate da un lungo lamento della piccola fantasma, che si era improvvisamente fermata quando si era accorta che erano sole nel suo bagno.
    «Dov’è Harry Potter?» sbottò poi, «Hai mandato via Harry Potter? Hai cacciato Harry Potter?» continuò, aumentando sempre di più il tono della sua vocina stridula.
    «Harry Potter?» chiese Ginny, ma Mirtilla non l’ascoltava più; aveva lanciato un urlo, tuffandosi nell’ennesimo gabinetto e facendo schizzare acqua ovunque. Ginny recuperò la candela spenta dalla finestra e tornò pensierosa sui suoi passi diretta verso la propria Sala Comune.

    Anonymous ha risposto 8 anni, 1 mese fa 0 Mago · 0 Risposte
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