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  • Il Paese delle Meraviglie

    Posted by Anonymous on Agosto 24, 2012 at 7:55 pm
    Una delle più vecchie storia che abbia mai scritto e la mia prima fanfiction in assoluto. Dato che il corto si basa su “Alice nel Paese delle Meraviglie”, per scrivere questa storia mi sono letta (cioè studiata) sia la storia di Alice, sia il suo seguito (“Attraverso lo Specchio e quello che Alice vi trovò”), se alcune cose non le capite vi consiglio la lettura di Alice. Le frasi iniziali sono tratte dal corto (ovviamente se non l’avete visto vi consiglio la visione anche di questo; tranquilli, sia chiama “cortometraggio” apposta, non prende molto tempo).

    Il Paese delle Meraviglie

    “…un caso che chiude tutti gli altri…”

    “…ora vi racconto la mia storia, mi è sempre piaciuta l’idea di fare l’investigatore privato, come per esempio Sam Spaid o Philip Marlow, ma non c’è niente di bello in questo lavoro, me ne rendo conto ogni volta che apro il frigo o quando arriva l’estratto conto…”

    “…quel caso non mi convinse fin dall’inizio, ma non potevo certo permettermi di perdere un cliente, Trinity era un hacker molto conosciuto nel suo giro, una vera artista a quanto pare, la polizia non riusciva a localizzarla, e qualcosa mi diceva che anch’io avrei avuto dei problemi, comunque non avevo scelta e così mi misi al lavoro…”

    “…durante le indagini scoprii una cosa alquanto inquietante, altri investigatori avevano lavorato a questo caso, e tutti, chi in un modo chi in un altro, avevano fatto una pessima fine, uno di loro si era suicidato, un altro era scomparso, e un altro era impazzito, così decisi di andare a fare due chiacchiere con quello che era impazzito…”

    “…ormai aveva il cervello fuso, continuava a dire «scacchiera», «coniglio bianco», «regina di cuori», cominciai a mettermi in contatto con tutte le chat degli hacker che avevano a che fare con «Alice, nel Paese delle Meraviglie», controllai forum, siti, e fu su uno di questi che trovai un indizio su Trinity…”

    “…«il primo dei sei ruscelli», non riuscivo a capire cosa potesse voler dire…”

    “…un caso che chiude tutti gli altri…”

    (tratto da “A Detective Story – Animatrix”)

    E così finalmente c’ero riuscito, avevo trovato Trinity… come Alice, avevo preso quel treno e lei era lì.

    “E’ stata semplicemente una prova,” mi disse “e l’hai superata brillantemente.”

    La sua pistola era puntata contro la mia testa; sull’estremità una parte concava che si appoggiò sul mio occhio e quando lei schiacciò il grilletto, la cimice che era nel mio occhio venne rimossa. Così capii che mi avevano ingannato, avevano usato me per arrivare a lei; ecco spiegato il motivo per cui altri avevano fallito prima di me. Trinity ritenette necessario allontanarsi da lì; mi disse di cercarla ancora:
    “Non-compleanno; ore 18:10.” furono le sue ultime parole prima di spaccare il vetro con un colpo di pistola e buttarsi sparendo nell’oscurità.

    Mi gettai contro il finestrino appena in tempo per vedere un’ombra scura inseguita da un gruppo di tre persone ben vestite che le sparavano contro.

    Quello che successe da lì alla prima stazione non fu molto chiaro nella mia testa; tutto ciò a cui pensavo era che avevo un nuovo indizio e cercavo di riflettere sul suo significato mentre scendevo dal treno.

    Vagai per un po’ senza meta, il freddo aveva iniziato ad attanagliarmi lo stomaco e decisi di entrare in un locale dove potevo continuare a riflettere al caldo. Humpty Dumpty aveva ricevuto un regalo per il suo non-compleanno, ma non riuscivo a capire: dovevo trovare un uomo a forma d’uovo? Alice, dopo aver preso il treno e incontrato la Regina Bianca era giunta in una bottega; forse era questo l’indizio, forse dovevo trovare un locale.

    Chiesi al barista un elenco ed iniziai a cercare tutti i locali che potevano aver a che fare con l’indizio, finché il mio sguardo non cadde su un nome: pub not-birthday.

    Pagai il conto e uscii di corsa; stava per scadere il tempo a mia disposizione quando riuscii a fermare un taxi ed arrivai a destinazione perfettamente in orario.

    Dalla facciata, più che un locale sembrava un edificio in rovina: rda alcune finestre spuntavano ragnatele, mentre quelle ai piani alti erano rotte. Entrai senza nessuna fretta e mi guardai intorno: era pieno di brutti ceffi ma tutti, per fortuna, sembravano molto interessati ai loro affari per preoccuparsi di qualcuno come me; mi sedetti ad un piccolo tavolino rotondo, nell’angolo più solitario del pub. Due occhi scuri mi scrutavano dall’oscurità a mia insaputa, e quando furono certi che ero da solo, scomparvero per poi ricomparire accompagnati dal corpo snello e longilineo di Trinity, con i suoi soliti occhiali scuri e la sua tuta di pelle.

    Si sedette accavallando le gambe per riprendere la discussione interrotta sul treno dai tre uomini in nero.

    “Io ti offro solo la verità,” mi disse “vuoi vivere in un mondo fittizio o vuoi vedere la realtà al di là dello specchio?”

    “Voglio solo e soltanto la pura verità, in fondo fa parte del mio lavoro!” fu la mia risposta “e quando mi danno un incarico, lo porto sempre a termine.”

    “Bene, vieni con me; conosco un posto più sicuro dove potremmo parlare liberamente.”

    Uscimmo dal locale; nel retro faceva bella figura una moto nuova fiammante. Mi porse uno dei due caschi mentre lei s’infilava l’altro, ma io rifiutai: non potevo permettermi di rovinare il mio cappello.

    Ci allontanammo da lì a tutta velocità riuscendo comunque ad evitare persone e auto con una serie infinita di slalom; non molto dopo arrivammo in un palazzo molto imponente e abbandonato. Ci facemmo strada tra le travi crollate e ci inoltrammo nell’edificio; stranamente si sentivano rumori all’interno, rumori che scoprii essere dei compagni di Trinity che stavano armeggiando con strane attrezzature tecnologiche e alcuni computer. Tuttavia noi entrammo in una stanza completamente vuota fatta eccezione per me, lei, due sedie e un tavolino.

    “Prima che tu mi dica il motivo per cui siamo qui, vorrei sapere perché quelle persone mi hanno chiesto di cercarti; ti vogliono morta?” dissi all’improvviso.

    “Precisamente; loro possono controllare te, tua madre o il tuo migliore amico, ma non possono controllare me, io, come tanti altri, vivo in un posto diverso che loro non possono raggiungere.” rispose “Sono qui per parlarti di Matrix, o più semplicemente lo «specchio» dentro il quale tu sei un prigioniero, e come te tutte le persone che là fuori credono di vivere una vita reale.”

    “Che cos’è Matrix?”

    “Matrix è una realtà immaginaria dove tutti vivono, inconsapevoli della guerra che incombe su di noi; una guerra tra noi ed I.A.”

    “Non capisco, di che guerra stai parlando?”

    “E’ difficile da spiegare, ma posso farti vedere… se tu vuoi!”

    In quel momento, un ragazzo, né giovane né vecchio, entrò e si avvicinò a Trinity; dopo averle sussurrato qualcosa all’orecchio e aver ottenuto come risposta un cenno d’assenso e un “dammi ancora qualche minuto”, uscì senza neanche degnarmi di uno sguardo, come se avessi potuto riconoscerlo se mi fosse stato chiesto chi avevo visto in quel palazzo.

    “Ti sto solo offrendo la possibilità di vivere nel mondo vero, ricordatelo; sappi anche che una volta che avrai fatto la tua scelta non potrai tornare indietro. Questo è tutto ciò che posso darti ora: la verità o la tua solita vita.”

    Era giunto il momento della verità; aprì la scatoletta che aveva portato con sé e continuò:

    “Questa è la pillola azzurra, quella che ti farà tornare alla tua vita di tutti i giorni, come se niente di tutto questo fosse mai accaduto, mentre quest’altra è la pillola rossa che ti permetterà di «oltrepassare lo specchio» e raggiungere con me il mondo vero. Ora tocca a te: scegli.”

    Guardai attentamente i suoi palmi aperti e allungai la mia mano un po’ titubante; alla fine scelsi: pillola rossa. Trinity mi condusse in una stanza adiacente a quella dove stavano i suoi compagni; si intuiva dai suoni degli apparecchi ora così vicini. Richiuse la porta alle sue spalle e osservai attentamente la stanza: su un piccolo tavolino circolare era appoggiato un bicchiere d’acqua, mentre la parete opposta era un enorme gigante specchio. Era così bello, grande e invitante che non seppi resistere e mi avvicinai: la mia immagine era riflessa perfettamente.

    Tornai al tavolino, presi il bicchiere e mi riavvicinai allo specchio per continuare ad ammirarne la bellezza e la grandezza.

    E mentre inghiottivo la pillola rossa appoggiai i palmi su quella superficie liscia che risultò invece essere morbida; stavo attraversando uno specchio d’acqua, solo che era più denso. Quando mi ritrovai dall’altra parte, aprendo gli occhi vidi Trinity e i suoi compagni che continuavano a premere i tasti dei computer; ero nella stanza adiacente e quello specchio era l’unico modo per entrarvi. Lì dentro c’erano un’infinità di macchine stranissime che non avevo mai visto e tutto sembrava collegato ad un telefono al centro, posizionato accanto ad una sedia. Ad un cenno di lei, mi sedetti e sapevo di star facendo la scelta più giusta.

    Anonymous ha risposto 10 anni, 5 mesi fa 0 Mago · 0 Risposte
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