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  • Il Peggior Incubo di Ronal Weasley

    Posted by Anonymous on Marzo 19, 2016 at 4:00 pm

    Eccoci qua!!!!! questa è una ff che mi è venuta così di getto…allora, che ne pensate???? Mi piaceva sviluppare un momento Ron, vorrei solo averlo fatto bene! I personaggi sono abbastanza fedeli agli originali? Sì? No? Vabbè, se vi va commentate.
    se qualcuno gli venisse il dubbio, non ho messo spazi fra sogno e realtà perchè volevo dare continuità alla storia! Saluti e alla prossima, Averyn

    P.S. Questa ff è solo un'anteprima, poi comincerò a pubblicare la Saga Cicatrice anche qui…sperando che vi piaccia…chi fosse interessato, ho tutta la saga completa su EFP e la sto pubblicando anche su wattpad 😀 Salut!

    IL PEGGIOR INCUBO DI RONALD WEASLEY

    Si trovava al centro di una grande sala buia; non riusciva a vedere finestre, nè buchi, niente da cui spirasse un filo di vento o un raggio di luce. Non sapeva neanche se fosse giorno o notte.
    L’unica cosa che avvertiva, in quel preciso momento, era il suo respiro affannoso e il battito del suo cuore. Piegò le ginocchia fin sotto il mento, abbracciandosi per proteggersi.
    Tremava di paura.
    E poi un tonfo lo fece girare di scatto.
    “Chi c’è?” chiese Ron, non sapendo esattamente se voleva che qualcuno gli rispondesse davvero.
    Un altro rumore che lo fece voltare. Spinto da un atto di coraggio –  doveva fare qualcosa, non poteva semplicemente stare fermo lì, in balia degli eventi-  controllò che dentro la tasca dei pantaloni ci fosse la bacchetta….e con un tuffo al cuore si accorse che non c’era.
    Panico; cosa fare? Non voleva che la paura prendesse possesso, non gliel’avrebbe lasciato fare!
    La porta della camera si spalancò, e Ron si coprì il volto con le mani per via della troppa luce che era entrata nella stanza, mischiata all’ansia e ai battiti del suo cuore che aumentavano incontrollati.
    Poi un mostro apparve sulla scena: era enorme.
    Lanciando un urlo, Ron indietreggiò, mentre alle spalle del primo ne appariva un altro.
    Il ragazzo cominciò a gattonare all’indietro sempre più velocemente, mentre quelle creature pelose entravano nella sua stanza – ormai la riconosceva, era la sua camera da letto, con Crosta sulla finestra, i poster dei Cannoni di Chudley e tutto il resto- finché non toccò  il muro.
    Ma i mostri grandi e pelosi non avevano paura delle dimensioni della stanza; con una delle quattro zampe, il primo fece cadere a terra tutti i suoi libri di scuola, il secondo scaraventò la sciarpa dei colori della sua squadra preferita a terra.
    Poi apparve un terzo mostro dal nulla, che rovesciò una boccetta d’inchiostro sul tavolo, e nell’altra zampa teneva l’album di fotografie con ritratti tutti i suoi amici e i suoi fratelli.
    “No! Anche quello no!” gridò Ron, il sudore che gli aumentava sempre più sulla fronte, il respiro affannoso.
    Troppo tardi: in men che non si dica il suo letto, i mobili, i vestiti erano stati rovinati, stropicciati, rivoltati, occultati e molestati.
    Gli occhi azzurri del giovane Ron s’ingrandirono come il capo dei quattro ragni si avvicinò a lui con fare minaccioso, ridendo soddisfatto.
    “Che cosa volete farmi?” chiese Ron, senza fiato.
    Il ragno estrasse delle scarpe da tip- tap dal nulla e le gettò davanti ai suoi piedi.
    “Vogliamo che tu balli il tip tap, Ron” disse divertito, mentre i suoi otto occhi erano attraversati da una luce canzonatoria. “E se non balli il tip tap, Ronald, ti uccideremo”.
    Ron sobbalzò; non c’era altra via di fuga e, sperando che qualcuno lo sentisse, lanciò un urlo con quanto fiato aveva in corpo.

    “Ragni! I ragni!” balzò sul letto a baldacchino e guardò dritto Harry, seduto sul letto ancora completamente vestito, il volto illuminato dalla fioca luce della bacchetta in una mano e la Mappa del Malandrino nell’altra.  “Ragni, tantissimi ragni!” gli disse, confuso. “Vogliono che io balli il tip tap, ma io non voglio ballare il tip -tap!”
    “E tu dillo ai ragni Ron” rispose impassibile Harry.
    “Oh sì, glielo dico, glielo dico” annuì Ron, convinto che l’amico avesse ragione.

    Come niente, si ritrovò di nuovo di fronte ai ragni, che ghignavano divertiti di fronte a lui.
    Ma ora sapeva come reagire. “Io non voglio ballare il tip tap!”
    Le risate dei mostri improvvisamente si spensero.
    “Come sarebbe a dire che non vuoi ballare il tip tap, ragazzo?” reagì il capo ragno. “Tu devi ballare il tip tap, perché così ordino io. Se non lo fai, morirai!”
    “Provaci tu!” si ribellò Ron. “Non è così facile come danza, sai? E poi non so neanche come si balla!”
    “Devi farlo!” insisté il ragno. “Te lo ordino!”
    Ron guardò da destra a sinistra; doveva farsi venire in mente un’idea.
    “Facciamo una sfida. Tu mi fai vedere come si fa, e se io poi riesco a imitarla anche meglio di te, tu non mi mangi. Se invece non ci riesco, allora m-mi mangi. Va…va bene?”
    Tutti e quattro i ragni si guardarono a ventiquattro occhi, prendendo una decisione.
    Alla fine, il capo ragno si rivolse a lui: “E va bene. Indossa le tue scarpe, così imparerai insieme a me”.
    Improvvisamente, ciascuna zampa aveva una sua scarpa da tip tap. Ron si sbrigò a infilare in fretta le sue.
    In breve, si ritrovò a imitare i veloci movimenti del ragno, agile come il ragazzo non avrebbe mai immaginato.
    Purtroppo, proprio quando sembrava che stesse imparando, inciampò e cadde a terra, deriso da tutte le bestie. Era finita; il senso di delusione lo pervase.
    “Hai fallito!” esclamò il ragno con le scarpe da tip tap. “E ora ti mangeremo!”
    Ron mosse il capo quel tanto che bastava da vedere le fauci dell’enorme mostro che lo sovrastavano, pronte a divorarlo.
    “Noooooooooooooooooooooo…..!” urlò, ed era sicuro che era l’ultima cosa che avrebbe detto….

    “Ron! Ron! Oh, per l’amor del cielo, Ronald, svegliati!” lo incitò nervosamente una voce femminile, che lo stava strattonando.
    Ron aprì gli occhi; si trovava sul pavimento rivolto con la pancia in sotto, avvolto da un vortice di coperte, la faccia appiccicata al comodino. Ma anche se le dava le spalle, era impossibile non riconoscere Hermione.
    “Io….cosa….?” chiese fra sé e sé, voltandosi verso lei e Harry, che lo osservavano l’una seria e l’altro divertito. Non era nella sua stanza, niente era sottosopra. E soprattutto, non c’erano ragni giganti con scarpe da tip tap.
    “Credo che tu abbia fatto un brutto sogno. Harry mi ha chiamato, ero preoccupatissima!” disse Hermione. “ Ora muoviti, dobbiamo scendere giù a fare colazione!”
    Come la loro amica lasciò il dormitorio, Harry s’avvicinò di soppiatto a Ron e gli chiese, trattenendosi a fatica dalle risate: “Ti fanno proprio dannare, questi ragni, eh Ron?”

    Anonymous ha risposto 8 anni fa 0 Mago · 0 Risposte
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