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GiratempoWeb | Harry Potter Italia, Animali Fantastici, Wizarding World, Podcast e Raduni Forums Il Prescelto (1a storia della saga Cicatrice)- parte 2

  • Il Prescelto (1a storia della saga Cicatrice)- parte 2

    Posted by Anonymous on Aprile 4, 2016 at 7:23 pm

    Salve a tutti! Eccomi qui con il resto dei capitoli del Prescelto, prima storia di Cicatrice…purtroppo non  mi ha fatto aggiornare sul topic vecchio XD quindi posto il resto qui! Scusate per alcuni errori ortografici, vi posto comunque il resto e se vi fa piacere leggetelo!
    APITOLO 4

    CANI E MANTELLI

    Nei giorni seguenti, Harry provò più volte a far visita a Hermione Granger, sentendosi sinceramente dispiaciuto dell'incidente; tuttavia tra gli impegni della scuola e i continui sogni che infestavano le sue notti, facendolo sentire più male che mai ( l'ultima volta aveva visto un basilisco venire verso di lui in un tunnel oscuro) Harry dimenticò di andare a trovarla e non era decisamente incoraggiato dalle continue occhiate sospettose di Neville.
    Una mattina dei primi di ottobre, quindi, decise di confidare a Frank di volerci finalmente provare, saltando la lezione di volo di quella mattina. La reazione dell'amico fu, comunque, prevedibile.
    “Tu cosa…?” chiese perplesso. “Tu….tu molleresti lezione di volo…”
    “Per andare a trovare Granger, esatto” affermò Harry, tagliando corto. Frank sembrò valutare quell'intenzione seriamente. “Beh…capisco che tu ti senta in colpa, ma addirittura saltare una lezione per lei…”
    “Certo che mi sento in colpa” lo interruppe Harry, versandosi un po' di succo di zucca nel boccale, deciso a non guardare in faccia Frank. Si vergognava di quell'incidente e cercava di pensarci il meno possibile, perché il solo pensiero lo faceva stare male.
    “Non è stata colpa tua, comunque” lo rincuorò l'amico, evidentemente notando quanto si fosse adombrato. “Malfoy ha schivato il colpo, è finito per sbaglio…oh, guarda, la posta!”
    Si udì uno stridio sopra le loro teste, ed Harry alzò lo sguardo verso il soffitto; i gufi stavano arrivando in volo verso gli studenti con lettere e copie della Gazzetta del Profeta fra le zampe. Harry intravide fra loro il suo, Arnold, bianco e dalle piume puntellate di macchioline nere. Con molta grazia, l'uccello atterrarò sul tavolo accanto al boccale di Harry. Un attimo dopo fu affiancato da un barbagianni, appartenete a Sirius. Entrambi tenevano legati alla zampa una lettera.
    I due ragazzi si guardarono. “I nostri genitori” dissero all'unisono, per poi slegare il laccio tenuto alla zampa di ciascun gufo e srotolare la pergamena. “Cosa dice tuo padre?” chiese Harry, incuriosito.
    L'espressione di Frank si concentrò nella lettura, poi arrotolò la pergamena e si rivolse di nuovo all'amico. “Tutto bene” disse “niente di speciale…vuole solo sapere come è stato questo primo mese a Hogwarts. Genitori” aggiunse, facendo roteare gli occhi azzurri con un sorriso sornione. “E i tuoi, cosa raccontano invece?” Harry esitò; non aveva ancora letto la sua. Facendosi un po' di coraggio, si dedicò anche lui alla sua corrispondenza. L'autrice della missiva era sua madre, più abituata a tenere relazioni via gufo di suo padre:

    Caro Harry,
    come stai? Spero che ti sia ambientato a Hogwarts in questo primo mese e e che non ti sia cacciato nei guai ( cosa che tuo padre fece fin da subito).
    Ho saputo da Silente che hai avuto non poche difficoltà a socializzare per via della voce messa in giro dai Malfoy. Il mio consiglio è, Harry, di non farci troppo caso, dopotutto sono solo pettegolezzi e tu sai chi sei. In ogni caso, puoi contare su amici fedeli come Frank e come Louise.
    Non curarti degli altri; se non hanno capito quanto vali, nonostante tu gliel'abbia dimostrato, è meglio che lasci perdere. Ricorda, i veri amici non giudicano dall'apparenza.
    Bene, spero che tu te la passi bene. Salutami Frank, Louise, John e Richard ( i loro genitori sono in pensiero, sono più di due settimane che non hanno loro notizie!)
    Un grande bacio,
    tua mamma Lily.
    P.S. per qualsiasi problema puoi rivolgerti a me, lo sai.

    Harry rilesse più volte l'ultima riga, scritta con un corsivo così perfetto, valutando seriamente la sua proposta nella nota finale.
    Mille idee erano partite come razzi dal cervello di Harry: avrebbe potuto raccontarle degli strani sogni, delle nuove amicizie, dello strano rapporto con Ron…
    Poi si riscosse dai suoi pensieri, accorgendosi che Frank lo stava osservando con ansia e s'affettò a rispondere: “Oh, niente di speciale anche da me. Vogliono solo sapere come sto, tutto qui”.
    Frank gli lanciò un'occhiata dubbiosa. Harry sapeva che i suoi amici erano preoccupati per lui e la sua salute, ma li aveva rassicurati moltissime volte al riguardo.
    Frank sollevò lo sguardo sul resto della sala, quel giorno ampiamente illuminata dal bel tempo che si prospettava fuori. Il suo volto, però, si fece subito scuro.
    “Non credo che ci sia bisogno che tu vada a trovare la Granger, comunque” disse, serio, tornando con lo sguardo al suo porridge, ” lei è qui.”
    Harry seguì lo sguardo dell'amico verso l'entrata. Hermione Granger sembrava tornata perfettamente in salute, saltellando allegramente con i suoi capelli crespi e la solita aria saccente. Tuttavia il suo viso era cambiato : qualcosa che trovò familiare. Harry guardò Hermione unirsi al tavolo dei corvonero, dove vide Louise impallidire tutta d'un colpo e, come se avesse visto qualcosa d'assolutamente orripilante sedersi vicino a lei, scattare dal tavolo e correre via verso lui e Frank.
    “Santo cielo, ma l'avete vista?” si lagnò, sedendosi accanto a Harry e gettando continuamente occhiate all'indietro; i suoi due amici si scambiarono due occhiate tra lo stupefatto e il divertito.
    “Cos'ha che non va quella?” chiese Frank, assecondando in parte il disprezzo dell'amica ma con il suo tono canzonatorio. Come al solito, il viso di Louise s'infiammò.
    “Volevo che restasse incollata a quel letto per sempre!” ringhiò.
    “Andiamo, non sei un po' esagerata?” chiese Harry. “Dopotutto, è stato solo…”
    “Oh, Harry, adesso non incominciare di nuovo con questa storia!” lo interruppe l'altra, che probabilmente seguiva il suo filone di pensieri e non l'ascoltava. Louise si morse il labbro e guardò indietro al suo tavolo, come se fosse impaurita che il professor Vitious, il direttore della sua casata, potesse comparire da un momento all'altro e punirla. Harry pensava che quel tipo di ansia fosse esagerata…esattamente come quell'antipatia per Hermione Granger.
    Sì, Frank aveva ragione quando aveva detto che lei e Louise si somigliavano.
    Harry era talmente perso nei suoi pensieri, come ad esempio quello di decidere cosa rispondere a sua madre, che fece un balzo nel momento in cui si accorse che Louise lo stava fissando. “Comunque, Harry, non devi sentirti tanto in colpa, lo sai” fece, versandosi un po' di succo di zucca nel boccale vuoto.
    “E perché mai?” chiese lui, incuriosito. Louise strinse le labbra, rivolgendo un' altra occhiata veloce al suo tavolo di casata. “Perché i denti di Granger non sono mai stati così perfetti come adesso”.
    Harry si volse di spalle e cercò Hermione con lo sguardo. Quando la trovò, fu incredibile quello che vide, e gli venne quasi un colpo al cuore quando lo notò.
    Quello che aveva notato Louise era vero. E i denti non erano stati l'unica conseguenza: a parte i soliti capelli crespi e molto mossi che le circondavano il viso, la ragazza sembrava molto più armoniosa nei lineamenti, così che…
    Il boccale di Harry cadde sulla tovaglia con una gomitata, inavvertitamente, ma non ci badò. Hermione era straordinariamente simile alla ragazza che aveva sognato. Questo lo rese incapace di fare qualsiasi altra cosa….i conti non tornavano….
    “Devo andare” annunciò, alzandosi, gli sguardi di Louise e di Frank che lo seguivano come se fosse impazzito. “Harry, che hai?” chiese Frank.
    “Devo andare” fece Harry, sentendosi un po' strano.
    “Ma le lezioni iniziano fra cinque minuti!” osservò Louise, scandalizzata dalla strana reazione del ragazzo.
    Harry la ignorò. Stretta la lettera in pugno – si rese conto solo in quel momento di averla ancora in mano- uscì di filato dalla sala grande, corse su per la gradinata della sala d'ingresso, imboccò lungo i vari corridoi e salì le scale fino ad arrivare al corridoio del settimo piano, e poi via, verso il quadro della signora grassa: non gli importava di perdere una lezione a cui neanche teneva, dopotutto, perché suo padre gli aveva già insegnato a volare su un manico di scopa. Attraversò il buco del ritratto ed entrò nella sala comune, accasciandosi su una delle poltrone.
    Si sforzò di ricordare esattamente quello che aveva visto…. Ma ben presto Harry si rese conto che non si può sognare a comando e, decidendo che era troppo tardi per scendere a lezione, prese carta e inchiostro, si poggiò sul tavolino accanto al camino e, intinta la piuma, cominciò a scrivere:

    Cara mamma,
    qui tutto bene a Hogwarts. Io…

    Era sul punto di raccontare i suoi sogni, ma non lo fece; sentiva che era una cosa del tutto personale. Così riprese:

    seguirò sicuramente i tuoi consigli, anche se in realtà di quello che dicono gli altri non m'importa un granché…

    Vorrei solo che non mi trattassero male, pensò, ma evitò di scriverlo.

    Vorrei saperne di più sulla famiglia Weasley. Da quando sono arrivato a Hogwarts, ho provato ad essere amico del loro fratello più piccolo, Ron, che è del mio stesso anno, ma mi ha sempre trattato con indifferenza. Non capsico perché.
    Con gli studi va tutto bene, mamma, sono il primo della classe.

    Sapeva di aver mentito, tuttavia era sempre meglio rassicurarla.

    Non ci sono particolari novità; Frank sta bene, John e Richard anche, persino Louise che, come al solito, vorrebbe essere la prima in tutto!
    Un abbraccio,

    Harry

    Dopo aver posato la piuma sul tavolo, Harry rilesse la lettera attentamente: non era molto, ma almeno era una risposta.
    Arrotolando la pergamena e stringendola in un pugno, decise di andare in Guferia per spedire la missiva; ma aveva appena fatto in tempo ad alzarsi che il passaggio si aprì e capitolarono uno dopo l'altro Dean Thomas, Seamus Finnigan, Ron Weasley (che lo evitò accuratamente) seguiti da Frank, John e Richard, tutti e tre con l'aria di divertirsi parecchio.
    Harry si chiese cosa fosse successo a lezione anche se non era sicuro che sarebbe riuscito a saperlo da Frank, che continuava a tenersi la pancia per le risate. Anche Richard ridacchiava. Harry li guardò, basito. “Ma insomma, si può sapere cosa succede, qui?”
    John, l'unico dei tre ad avere un'espressione seria e preoccupata, si sedette accanto a Harry . “Beh, Paciock ha combinato un vero disastro a lezione”.
    “E questo vi sconvolge?”
    Harry non era per nulla sorpreso: non c'era lezione in cui Paciock non ne combinasse una.
    Continuava a pensare che Tu-sai-chi avesse fatto la scelta sbagliata quella notte di Halloween di tanti anni prima.
    “Beh, ma questo è stato un vero disastro!” ribatté John sedendosi davanti a lui, affiancato da Frank.
    Harry passò lo sguardo in rassegna di tutti i suoi amici. “Ditemi tutto”.
    “Beh,” iniziò John, con fare divertito “eravamo tutti fuori nei giardini, in riga uno di fronte all'altro, le nostre scope al fianco. Avremmo dovuto ordinare 'su' e al suono di Madama Bumb inforcare la scopa e sollevarci in aria….”
    “Ma la scopa di Neville l'ha fatto prima del tempo,” continuò Frank, mimando con le mani la scena, “e…beh, ha cominciato a volare ovunque, senza avere il controllo, come al solito…”
    “Ma la cosa ancora più terribile” lo interruppe a sua volta Richard con tono più teatrale, “è stato che, mentre Neville urlava e schiamazzava, la sua Ricordella è cascata dalla tasca e Malfoy l'ha afferrata. Neville ovviamente se ne è accorto ed ha virato –almeno, ci ha provato- con la scopa verso di lui, puntandolo volutamente, mentre continuava a urlare e schiamazzare… beh, insomma, è finito proprio raso terra davanti a Malfoy che aveva la palla stretta in mano e se la rideva come un matto. Gli ha anche detto una cosa come: 'vediamo se riuscirai a riprenderla' se l'è messa in tasca e Madama Bumb ha terminato prima la lezione, portando Neville in infermeria.”
    Harry si chinò verso di loro, sbalordito. Non poteva credere alle sue orecchie.
    “Insomma” osservò in un sussurro, ” Malfoy ha sfidato Neville?”
    Frank scosse il capo. “Non ne ho idea” disse, “ma se è così, non credo dicesse seriamente. Pensi davvero che Neville sarebbe in grado di sostenere un duello magico?”
    Anche se Harry si rese conto in quel momento che nessuno di loro sarebbe stato in grado di farlo, scosse la testa, perché Neville era talmente goffo che, probabilmente, non ci avrebbe neanche provato.

    *

    Harry si rigirò fra le coperte, tormentato. Stava di nuovo sognando…

    Si trovava in una stanza grande e scarsamente illuminata, dove vi erano dei divani in pelle nera davanti al camino, uno di fronte all'altro. L'intera sala era ricoperta di pareti verde argento, così come i tappeti, le tovaglie, le mura, l'argenteria. Harry stava seduto accanto a Tiger, mentre Malfoy, seduto di fronte a loro, era tutto intento a leggere con voce alta e strascicata un articolo su Arthur Weasley dal Profeta, il tono piuttosto divertito.
    Tiger, accanto a Harry, s'irrigidì.
    “Beh?” chiese Malfoy con impazienza, quando Harry gli ebbe restituito il foglio. “Non è buffo?”
    “Molto buffo” rispose Harry, tetro.
    “Arthur Weasley ama talmente tanto i Babbani che dovrebbe buttare alle ortiche la sua bacchetta magica e andarsene a vivere con loro” disse Malfoy con tono sprezzante. “Da come si comportano, non si direbbe mai che i Weasley siano dei purosangue”.
    La faccia di Tiger era contratta per la rabbia e Harry si chiese perché.
    “Che cosa ti prende, Tiger?” sbottò Malfoy.
    “Mal di stomaco” grugnì lui.
    “Beh, vattene in infermeria e dai un calcio da parte mia a tutti quei mezzosangue” disse Malfoy con un ghigno. “Strano che che la Gazzetta del Profetanon abbia dato notizia di tutti questi attentati” proseguì pensieroso. “Immagino che Silente….”

    Ma Harry non seppe mai cosa Malfoy immaginava di Silente, perché si trovò faccia a terra sul pavimento, arrotolato fra le coperte.
    Aprì gli occhi, il volto dolorante. Si alzò, rimise assonnato le coperte ammucchiate sul letto e cercò di sdraiarsi e prendere sonno. Inutile dire che non ci riuscì.
    Così si alzò di nuovo e andò ai piedi del letto, e aprì il suo baule, deciso a portarsi qualcosa da fare in sala comune. Mentre tastava nel buio più totale gli oggetti, arrivò a sfiorare con le dita qualcosa di morbido e setoso in fondo al baule. Harry lo estrasse incuriosito e, andando incontro alla luce della luna, lo studiò. Sembrava un telo al tatto… ma era trasparente, sottile, tanto che a malapena riusciva a capire di averlo fra le mani.
    Il cuore di Harry fece un balzo. Che fosse…un mantello invisibile?
    Si chiese se insieme a quel regalo inaspettato c'era qualche biglietto, così ritornò al suo baule e lo cercò; trovò il pezzo di carta e, emozionato, scese a grandi passi nella sala comune.
    Si sedette su una delle poltrone e, poggiando il mantello ai suoi piedi, aprì la lettera e lesse il messaggio.

    MANTELLO DELL'INVISIBILITA'. TUA MADRE NON VOLEVA CHE TE LO DESSI, MA IO L'HO NASCOSTO SOTTO A TUTTE LE TUE NUOVE CIANFRUSAGLIE. APPARTIENE A NOI DA SECOLI, IO MI CI SONO DIVERTITO MOLTISSIMO A SCUOLA! SPERO CHE FACCIA LO STESSO ANCHE TU.
    TI VOGLIO BENE,

    PAPA'

    A Harry non poté non sfuggire un sorriso; suo padre era sempre lo stesso. Arrotolando il pezzo di carta nella tasca, prese il mantello e attraversò il buco del ritratto; forse una passeggiata per i corridoi di Hogwarts gli avrebbe fatto bene – anche perché Pix non l'avrebbe visto, e il suo cuore si rasserenò a quel pensiero.
    Ma non aveva fatto in tempo ad attraversare il passaggio, che una figura che doveva essere piuttosto maldestra cadde su di lui, facendo sbattere Harry a terra e sfilandogli di dosso il mantello. Sentì un piccolo urlo spaventato e Harry si girò per vedere chi fosse: era Neville che, quando lo riconobbe, sobbalzò.
    “Harry?” chiese, sbalordito. “Neville?” chiese a sua volta Harry. “Che ci fai qui fuori?”
    “Potrei domandarti la stessa cosa” ribatté l'altro, cercando di darsi un tono coraggioso.
    “Non riuscivo a dormire” rispose il ragazzo, anche perché era vero.
    Neville apparve improvvisamente agitato, gli occhi che saettavano da destra e a sinistra, come se avesse avuto fretta.
    “Bene” disse lui, “allora rientra dentro. Io…devo andare….” E fece per allontanarsi, ma Harry lo bloccò per un braccio, facendolo quasi inciampare. Era sempre più insospettito : non avrebbe mai immaginato Neville a gozzovigliare per i corridoi!
    “E dove andresti?” gli chiese indagatorio, forzando il compagno a voltarsi verso di lui
    Sulle prime Neville esitò ma, spaventato dallo sguardo minaccioso di Harry, si sentì costretto a confessare, facendo agitare le sopracciglia di Harry tra lo stupito e il rassegnato: dopo essere uscito dall'infermeria, era stato incoraggiato da Dean e Seamus a puntare i piedi contro Malfoy, facendosi così rispettare. Così Neville era andato da Malfoy e gli aveva proposto un duello in modo che, se avesse vinto, sarebbe rientrato in possesso della sua Ricordella e Malfoy umiliato. Malfoy, con grande stupore di Harry, aveva accettato di battersi con Neville, dandosi appuntamento a mezzanotte nella sala trofei.
    Alla fine del racconto, Harry era ben poco convinto delle buone intenzioni di Malfoy.
    “Bene” disse con un sospiro, “per me c'è la fregatura, ma se vogliamo arrivare in tempo alla sala trofei, ci conviene sbrigarci!”
    Neville scosse ancora una volta il capo, nervoso, mentre Harry sollevava da terra il mantello e lo metteva sulla testa del ragazzo. “N-no…davvero, Harry…torna in sala comune, lì sarai più al sicuro!” Harry grugnì; ogni tentativo di Neville di fare lo spavaldo con lui non funzionava. E poi, non aveva la minima intenzione di ritornare a letto. Voleva provare il nuovo mantello.
    “Non raggiungerai mai la sala trofei senza di me” insisté risoluto, e Neville fece un'espressione rassegnata. “Ora, andiamo.”
    I due ragazzi si avviarono per il corridoio, cercando di non fare troppo rumore. Dovevano muoversi con la massima circospezione, anche al buio.
    Finalmente, quando giunsero alla scalinata di marmo, Harry chiese in un sussurro a Neville: “Dove ci aspetta Hermione?” Neville gli lanciò uno sguardo interrogativo, ma Harry lo ignorò.
    “E' la prima persona che mi è venuta in mente” confessò con un'alzata di spalle, “e poi è la migliore negli incantesimi, giusto?” “Giusto” tremò Neville, e Harry capì dal suo volto spaventato che si era reso conto del terribile errore che aveva commesso nel proporre il duello magico.
    Harry trovava Neville stupido, ma in un certo senso comprendeva la sua volontà di sentirsi considerato e appagato, pari agli altri, se vogliamo. Harry non era mai cresciuto senza genitori, né voleva sapere come sarebbe stato, poiché gli unici parenti reali che gli sarebbero rimasti sarebbero stati i Dursely, i parenti di sua madre, Babbani che non aveva mai visto in vita sua (forse perché non andavano molto d'accordo con la sua famiglia). Probabilmente sarebbe vissuto con Sirius e Frank…e se Sirius non avesse avuto figli e fosse stato altrove?
    Come sarebbe stato se fosse stato costretto a vivere con quei terribili parenti Babbani che, a giudicare dai racconti di sua madre, erano persone tanto cattive?
    Probabilmente avrebbe passato l'intera vita a cercare di essere come gli altri, esattamente come stava facendo Neville in quel momento. Cercò di allontanare quei brutti pensieri. La realtà era diversa, e ora si era cacciato volutamente nei guai.
    Diede una gomitata a Neville. “Vieni” disse al compagno, “mio padre mi ha indicato un paio di scorciatoie per arrivare al terzo piano più in fretta” e si avvicinò ad uno stendardo, seguito dall'amico, tremante. Harry lo sollevò leggermente e gettò un'occhiata; vi era una porta nascosta.
    Senza timore sollevò l'anello e lo tirò e la porta si aprì con un cigolio. Al suo interno vi era una stanza buia, che dava l'aria di essere una vecchia biblioteca impolverata, ma non aveva paura, perché lì dentro non poteva esserci nessuno, dato che era un passaggio segreto.
    “Forza andiamo!” incitò a Neville e, presolo sotto braccio, lo trascinò dentro.
    Evidentemente Neville si rese conto che non c'era possibilità di tornare indietro, e insieme attraversarono la grande sala oscura. Era una stanza magica, molto più vecchia delle altre.
    Harry sapeva dal padre che c'erano nella scuola stanze che apparivano e scomparivano a loro piacimento nel castello, esattamente come le scale o i piani o le aule.
    “Sei sicuro che sia la strada giusta?” fu l'unica cosa che Harry sentì dire da Neville.
    “Sicurissimo” rassicurò Harry, avvicinandosi sempre di più all'anello di metallo.
    Una volta spalancata la porta, Harry e Neville si avviarono per il corridoio del terzo piano; ora bastava solo trovare la sala trofei e aspettare che Malfoy li raggiungesse – cosa di cui Harry dubitava fortemente.
    Mentre camminavano per il corridoio, si affacciavano a turno sulle aule o le stanze, speranzosi di vedere la sala trofei, invano. Fu Neville, dopo qualche tempo, a trovarla. “E' questa!” esclamò, trionfante. Harry sospirò e strinse la bacchetta in tasca, pronto a usare tutti gli incantesimi che sarebbero serviti per difendere quel carciofo di Neville.
    Non c'era nessuno dentro la sala. Scrutarono dietro ogni vetrina, finché Neville non inciampò nel piede di Harry e sarebbe caduto, se quest'ultimo non l'avesse sostenuto per le spalle.
    Tanto baccano avrebbe attirato l'attenzione di chiunque ma per fortuna fu solo il testone di Hermione, la secchiona con i nuovi denti, che fece capolino, incuriosita, dal suo nascondiglio. “Neville!” esclamò, venendo loro incontro con il suo soprabito rosa pallido, illuminato dalla luce della bacchetta. Rimase colpita di vedere Harry con lui. “Harry…che ci fai qui?”
    “Do una mano” rispose secco, tenendo ferma la spalla di Neville, temendo che inciampasse di nuovo. Hermione però non sembrava prestare attenzione alla scena; anzi, puntò la bacchetta proprio su una cosa ai piedi di Harry. Troppo tardi questo scoprì che si trattava del mantello dell'invisibilità e tentò di nasconderlo, ma la ragazza aveva già visto tutto.
    “Quello….?” Fece, tra lo stupito e il meravigliato, mentre sul suo viso si faceva largo un sorriso, “è un mantello invisibile?”
    “Oh, beh, io…”
    “Sì, è con quello che siamo venuti qui! Harry è uscito dalla sala comune e mi ha trovato che ti stavo raggiungendo e si è offerto di aiutarmi! ” disse Neville, parlando in fretta. “Io ho insistito che no, non mi serviva il suo aiuto, ma l'ha voluto lui..”
    Hermione ancora una volta era concentrata sul viso di Harry. O meglio, Harry non sapeva se stesse esattamente guardando lui o se fosse solo il centro dei pensieri di Hermione. “
    Dove hai preso uno di quelli? Sono piuttosto rari!”
    Harry sentì le guance leggermente calde e ringraziò il buio per non averlo dato a vedere.
    Si sarebbe dovuto sperticare in mille racconti e spiegazioni, cosa che non gli andava affatto….
    Per questo benedì un rumore che venne direttamente dal corridoio, facendo voltare i tre ragazzi. “Chi c'è?” chiese una voce gracchiante. I tre ragazzi s'affrettarono a nascondersi dietro una teca, Harry trascinando il mantello con sé. Nello stesso momento in cui la porta si apriva, strinse gli occhi dalla paura e Hermione mormorava ” nox” e tutto si faceva buio.
    Harry non poté fare a meno di chiedersi dove avesse imparato quegli incantesimi nonostante fosse nata babbana.
    Entrò una figura bassa e curva, illuminata soltanto da una parte dal lume che portava in mano- dandogli un aspetto più che mai spettrale- il sorriso ridotto a un ghigno. “Dove siete?” disse Gazza, il guardiano. “So che non siete nei vostri lettini…è inutile che vi nascondete…”
    Harry sentì il trattenere di un respiro alla sua destra. Hermione si era messa una mano sulla bocca e teneva un pezzo di pergamena in mano. Harry si sporse per leggerlo, ma con quella poca luce non riusciva a distinguere le parole.
    “C'è scritto fregati, è di Malfoy, Harry!”, bisbigliò la compagna, agitata .
    “E adesso che facciamo?” pianse Neville, controllando continuamente che Gazza non si stesse avvicinando.
    Harry rifletté un secondo, poi tirò fuori dalla tasca il suo mantello dell'invisibilità.
    “Harry, ma cosa…?” iniziò Hermione con tono polemico, ma plui la zittì. “E' l'unica soluzione che abbiamo, quindi poche chiacchiere!” Hermione annuì, un po' impaurita.
    Neville cercava di mantenere anche lui la calma perché aveva capito che, se non l'avesse fatto, sarebbero finiti tutti nei guai.
    “Bene” disse agli amici, ” quando arrivo al tre, ci alziamo e ci allontaniamo…uno… due…”
    Un miagolio. Il sangue di Harry si gelò, e fu con terrore che vide Hermione girare lo sguardo e e vedere che una gatta, anzi la gatta, Ms. Purr, li fissava, anche da sotto il mantello.
    Hermione si voltò di nuovo verso di Harry. “Ma non doveva….?”
    “Penso di no. Non credo che abbia effetto sugli animali” rispose Harry pietrificato, rendendosene conto solo in quel momento. Neville era quello più impaurito, il piede pronto per scattare via dal nascondiglio.
    Poi dei passi. Gazza si stava avvicinando. Neville e Hermione lo guardavano, in attesa che Harry si facesse venire un'idea…. Ma quale? E perché proprio lui doveva avere l'iniziativa?
    “Via!” disse Harry, e i tre scattarono alla velocità della luce da dietro la teca, intenti a correre verso la porta. Peccato che proprio in quel momento Neville inciampò nel mantello, rivelandoli agli occhi di Gazza, che si voltò immediatamente, correndo verso di loro inferocito.
    Sperando di trovarsi in un bruttissimo sogno, Harry recuperò il mantello da terra e s'affrettò verso l'uscita seguito da Hermione e Neville che, con un colpo magistrale del piede destro, riuscì a sbattere la porta in faccia al guardiano. I tre continuarono a correre per il corridoio del terzo piano, senza parlare.
    “Beh, direi che li abbiamo seminati, no?” ansimò Neville quando si fermarono. Hermione, non si risparmiò dal lanciare all'amico un'occhiataccia torva. “Noi non dovremmo essere qui” rincarò. “E Malfoy lo sapeva, per questo non ci è venuto. Questo è il corridoio del terzo piano, è proibito!”
    “Non sarebbe venuto comunque” constatò Harry, guardandosi intorno, in cerca di nuove minacce da cui fuggire.
    “Già” convenne Neville, con un'espressione improvvisamente triste, “e chi si batterebbe con un incapace come me?”
    Non seppe perché, ma improvvisamente Neville fece tenerezza a Harry; per quanto fosse buffo e completamente anti eroico, Harry capì che la sua goffaggine veniva soprattutto dalla sua poca autostima. Così si avvicinò al compagno e gli pose la mano sulla spalla.
    “Sai,” disse Harry, “io penso che ci sia un motivo per cui sei finito a grifondoro. Non sei affatto un incapace. E poi, una volta, qualcuno mi disse che sono le nostre scelte che comportano ciò che siamo, e non le nostre capacità”. Harry si bloccò; cosa aveva detto?
    Lo sguardo di Neville sembrò illuminarsi d'un colpo. “Tu…tu pensi davvero?”
    Harry esitò, ma non per la domanda di Neville… sentiva che quello che aveva appena detto non veniva direttamente da lui, ma da qualcun altro, come se avesse riutilizzato una frase già sentita. Chi poteva mai avergliela detta? Più tentava di ricordare, più i ricordi si facevano sfocati…
    “Più che sicuro” affermò, stavolta rivolto a Neville. “E ora andiamocene da questo posto e torniamo nel nostro dormitorio, va bene?”
    Miao. I tre si voltarono. Ms. Purr era proprio dietro di loro. Ancora una volta.
    Eppure Harry aveva ricordato perfettamente che la gatta era rimasta con il suo padrone, all'interno della sala trofei…
    “Deve averci seguito fin qui!” esclamò Hermione, di nuovo nervosa. “Oh, cosa facciamo adesso?”
    “Correte!” gridò Harry, e prese a correre velocemente, seguito da Neville e Hermione, senza sapere neanche loro dove erano diretti.
    Giunsero davanti a una porta bloccata e Hermione si parò davanti a loro, gridando: “Alohomora!” facendo entrare i tre ragazzi e richiudendo la porta con uno scatto.
    Ma una sorpresa ancora più pericolosa e spaventosa di Gazza li attendeva lì dentro, tanto da lasciarli senza neanche il coraggio di urlare: un cane a tre teste, grosso come una stanza, sbavava e abbaiava minaccioso verso di loro. Hermione trovò il coraggio di emettere un urlo, Neville si riparò dietro di lei. Ma Harry no. Dopo essersi sorpreso, Harry si rese conto di non aveva paura di quella creatura, anzi, più si avvicinava a lei, più gli risultava familiare…. si sorprese quando Neville lo tirò per un braccio, gridando: “Harry, Harry che fai? Sbrigati, andiamo via!”
    Fu solo grazie alla volontà di Neville che Harry si ritrovò fuori dalla stanza minacciosa.
    Si sentiva improvvisamente spossato.
    Intanto, Neville aveva sfilato il mantello dell'invisibilità dalla tasca di Harry e l'aveva gettato sulla testa dei tre, imboccando la via per il settimo piano mentre Harry, pian piano, si riprendeva da quelle strane sensazioni.
    Una volta evitata la stanza in cui Pix faceva tutto quel baccano, i tre ragazzi, stremati, si trovarono nel corridoio che avrebbe portato alla sala comune dei grifondoro.
    “Aspettate!” disse Hemione, preoccupata., fermandosi in mezzo al corridoio. “Io non sono grifondoro… come posso entrare nella sala comune?”
    Harry e Neville si guardarono: in effetti, era un problema che non avevano neanche tenuto in considerazione. Harry non sapeva cosa pensasse Neville, ma credeva che, in casi di emergenza come quello, la signora grassa facesse passare chiunque conoscesse la parola d'ordine.
    “Resti con noi per stanotte” sentenziò Neville, sorprendendo Harry per l'insolita risolutezza nella voce. “Pensi che ti avessimo lasciato andare da sola fino alla torre di corvonero, in balia di mostri a tre teste e gatti e custodi?”
    A Hermione sfuggì un sorriso, ma si ricompose subito. “Beh, naturalmente no.” Disse lei. “Ma…va bene”.

    Così poco dopo i tre si trovarono davanti al camino a scaldarsi, seduti sul tappeto ricamato di oro e rosso. Harry doveva ammettere di essere stanchissimo e a giudicare dai visi dei compagni loro non erano da meno.
    Per un po' regnò il silenzio. “Non è strano?” disse Neville, lo sguardo incantato dalle fiamme del camino. I due lo fissarono. “Cosa è strano, Neville?” chiese Harry, curioso di starlo a sentire.
    “Beh,” spiegò Neville, “è strano il fatto che ci sia un cane a tre teste in una stanza di Hogwarts, no? Sarà per questo che il corridoio è proibito… mi chiedo per quale motivo ce l'abbiano messo…”
    Harry vide lo sguardo di Hermione, accanto a lui, infittirsi di pensieri. Doveva ammettere che, a dispetto di quei due, non gli risultava affatto strano che un cane mostruoso fosse stato piantato nel corridoio del terzo piano…si chiese nuovamente il motivo, che doveva avere una spiegazione assurda quanto la presenza di quella creatura.
    Hermione si mise un dito sulle labbra, pensante.
    “Beh, ricordo di aver letto in Storia di Hogwarts che la scuola nasconde molti segreti…ma non di un cane a tre teste che, sempre secondo quello che è detto, è uno degli animali magici proibiti…ma aspettate!” fece poi, più che rivolta ai ragazzi a se stessa.
    “Il cane giaceva sopra una botola….”
    “E questo cosa vorrebbe dire?” la interruppe Harry senza sapere dove volesse arrivare. Hermione gli rivolse l'occhiata più saccente che avesse.
    “Ma ovvio, no? Insomma… è chiaro che…che il cane fa la guardia a qualcosa!” fece la ragazza, tirando su col naso.
    Fu solo in quel momento che anche Harry ricordò: la zampa sinistra dell'animale poggiava proprio su una botola.
    “Comunque, ” sospirò Hermione, “per oggi ne ho davvero abbastanza. Sono successe così tante cose che non voglio più pensare! Devo dormire!”
    Neville annuì, e si alzò. Harry lo seguì, mentre Hermione sprofondava in una di quelle grandi e comode poltrone rosse. “Sapete” commentò, tastando i braccioli, “questa sala comune non è così diversa dalla mia….” Harry e Neville si diressero verso le scalinate dei loro dormitori, quando Hermione li fermò con la voce e loro due si voltarono.
    “Harry,” disse la ragazza, sporgendosi dalla poltrona. “Grazie. Senza di te, chissà cosa sarebbe successo!” Harry sorrise leggermente, un po' imbarazzato. “Grazie al mantello, vorrai dire” la corresse lui. A Hermione scappò un risolino.


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    CAPITOLO 5

    IL RACCONTO DI LILY

    Harry quella mattina si svegliò con un gran mal di testa; era strano, per lui, in ogni caso, che quella notte non avesse sognato nulla che l'avesse tenuto sveglio – forse perché aveva vissuto fin troppe emozioni.
    Era comunque molto presto: le prime luci del sole illuminavano i giardini di Hogwarts e si poggiavano leggeri sugli alberi della Foresta Proibita. Sentendosi completamente sveglio, Harry si vestì e scese in sala comune, sperando di scambiare quattro chiacchiere con Hermione sull'avventura condivisa quella notte. Mille congetture erano affiorate nella testa di Harry, mille pensieri, possibili nuove, fantastiche avventure che non vedeva l'ora di condividere con qualcuno.
    Impossibili, doveva essere sincero. Perché Harry, Hermione e Neville non erano esattamente amici, e le compagnie che il ragazzo frequentava non avevano esattamente lo spirito per l'avventura. Si sentì strano quando per la prima volta pensò i suoi amici d'infanzia come una minaccia per nuove esperienze e nuove elettriche sensazioni, come quella di girovagare per il castello di notte sotto il mantello dell'invisibilità, magari a far visita al cane a tre teste e scoprire cosa si nascondeva l sotto la botola….
    Ma no, si rispose Harry, le sue erano solo stupide fantasie. Quello era stato un singolo episodio, per quanto emozionante e pericoloso assieme. Cosa mai poteva avere a che fare con lui?
    Con suo rammarico, notò che la poltrona dove lui e Neville avevano lasciato Hermione la sera precedente era vuota: Harry presuppose che la ragazza avesse abbandonato la sala prima che il sole salisse. E ancora una volta, a pensare Hermione nella sala comune con lui e Neville, non poté fare a meno di sentire che ci fosse qualcosa di strano…. Si sorprese a pensare ancora una volta Hermione come una perfetta grifondoro…anche se non poteva di certo essere, se il cappello parlante aveva preso una decisione doveva esserci pur una ragione!
    Pssst. Harry sentì qualcuno bisbigliare dal camino, ma poi pensò che doveva esserselo immaginato.
    Poteva essere benissimo scivolato un ceppo sulle poche fiamme rimaste. Senza ragionarci troppo, Harry prese l'attizzatoio accanto al camino e ravvivò le fiamme. Erano abbastanza calde e confortevoli da far sentire il ragazzo al sicuro.
    Pssst. Successe di nuovo, e stavolta Harry poté vedere chiaramente che un volto era apparso, quello di una donna, che aveva i suoi stessi identici occhi: sua madre, che non poté fare a meno di sorridergli.
    “Ciao tesoro!” salutò lei.
    “Mamma!” esclamò Harry, sorpreso. “Che ci fai qui?”
    “Rispondo alla tua lettera, ovvio” disse, con aria serena, “era il modo più veloce. E poi, da quando hai portato Arnold ad Hogwarts, le tue risposte ci mettono moltissimo ad arrivare. Pensavo che così fosse più facile” aggiunse in fretta, prima che Harry potesse farle altre domande. Il ragazzo, però, non poté fare a meno di sogghignare: quel tipo di rischi appartenevano più a suo padre che a sua madre, che invece preferiva – essendo molto più preoccupata di Harry e James in fatto di sicurezza- tenere le relazioni per corrispondenza; per lei quindi la scelta di parlare via camino doveva essere stata estrema.
    “Nessuno ci vedrà, a quest'ora del mattino” lo rassicurò ancora la madre, perché Harry si era voltato automaticamente indietro con una stretta allo stomaco; non sapeva perché, ma aveva come la sensazione che qualcuno lo stesse guardando, oppure che Ron o Neville potessero spuntare da un momento all'altro, cosa che sarebbe stata alquanto imbarazzante, visto che nella lettera Harry aveva chiesto della famiglia di Ron.
    “Allora” disse sua madre, e Harry non poté fare a meno di sentirsi più tranquillo quando incrociò lo sguardo uguale al suo. “Come stai? Come mai sei sveglio a quest'ora del mattino?”
    “Io, beh, ecco…” Harry si sentì di nuovo a disagio, grattandosi automaticamente la nuca. Vividi ricordi riaffiorarono nella sua mente, comprendente un cane a tre teste, le urla di Hermione e la fuga di lei, lui e Neville su per la torre di Grifondoro. “E' stata una lunga nottata….non sono riuscito a prendere sonno, tutto qui!” disse, ignorando volutamente i ricordi della sera precedente e il volto di Lily, che con la coda dell'occhio lo vide deformato dalla preoccupazione; ma evidentemente o Harry l'aveva immaginato, o sua madre pensò che non si trattasse di un fatto così grave, perché quando la guardò dritta in viso, la sua espressione era serena.
    Si chiese come avrebbe reagito se le avesse raccontato dei sogni, vividi come memorie quasi quanto quelle della sera precedente. Per un momento provò il desiderio selvaggio di confidarsi, ma qualcosa lo bloccò prima che lo facesse. In qualche modo, sentiva di non poterlo dire, o che probabilmente non era il tempo di farlo.
    “Sai, pensavo di non trovarti, in effetti” sospirò Lily, “ma in qualche modo sapevo che saresti potuto essere sveglio, e ho voluto correre il rischio. Che ore sono?” chiese poi, pensierosa.
    Harry scosse la testa, poi rivolse lo sguardo alle finestre; il sole aveva fatto presto a salire. Probabilmente erano le sette o poco più.
    “Saranno le sette e un quarto, minuto prima, minuto meno” riferì Harry, dubbioso.
    “Beh, allora dovrò sbrigarmi. Tuo padre si sveglia sempre alle sette e mezza, e tutte le mattine è affamato come un lupo. Harry, caro, sul serio, penso che la tua assenza lo faccia ingrassare…
    Ma veniamo a noi” riprese la madre, abbandonando il tono sognante, e Harry si accomodò a terra, a faccia a faccia con le fiamme.
    “Vuoi sapere dei Weasley, giusto?”
    Il ragazzo annuì; si voleva saperlo. Voleva finalmente capire il loro strano comportamento… in realtà sapeva già una parte della storia, ma non a fondo.
    “Beh, è una storia un po' lunga” spiegò Lily, parlando più velocemente di prima.
    “Tutto ha avuto inizio con la morte dei Paciock. I Paciock facevano parte dell'Ordine della Fenice, e quando la loro morte e la sopravvivenza del bambino distrussero Voldemort in tutti noi scaturirono sentimenti contrastanti; eravamo felici che il mago oscuro fosse caduto, ma non potevamo fare a meno di chiederci come avremmo protetto il bambino dai Mangiamorte che, sapevamo, continuavano a combatterci. Ma i Mangiamorte che erano rimasti fedeli all'oscurità erano ben pochi, poiché così come l'unione nell'Ordine si allentava, così i Mangiamorte tornavano sotto le gonne del Ministero e dalla nostra parte con ogni scusa possibile.
    “Il problema però rimase. Nessuno sapeva se si erano davvero pentiti o se non avrebbero tentato di uccidere il bambino in qualche modo, così ponemmo sua nonna e il bambino sotto la nostra protezione.
    Ma i Mangiamorte, come dicevo, erano sempre di meno; i Lestrange, gli unici ancora fedeli all'oscuro, furono condannati a Azkaban e così apparentemente non c'erano altre minacce da combattere.
    L'unica era rimasta dentro il nostro Ordine: si erano creati due controparti, ormai; chi credeva che oramai non sarebbe più valsa la pena di combattere e chi invece pensava che la magia oscura lavorasse in segreto, e dovesse essere tenuta sotto controllo e combattuta.
    “I Weasley si schierarono con quest'ultima. Io, James, Sirius e Remus, nonostante fossimo d'accordo in parte sulla faccenda del controllare la magia oscura, non pensavamo ci fosse nulla più da combattere. Litigammo con i Weasley, che ci diedero dei pigri, viziati e nullafacenti, colpevoli di non aiutare il ricordo dei Paciock in questo modo – come sai eravamo molto amici – e non senza buone ragioni: non li avevamo aiutati per nulla nelle ultime battaglie, perché avevamo avuto voi ragazzi da proteggere e avevamo, diciamo… allentato la presa con la faccenda delle forze oscure, sinceramente pensavamo che ormai non ci fosse più nulla da combattere. A noi importava solo che la minaccia fosse regredita, di estirparla fino alla radice non ci preoccupò…
    “La storia si concluse che l'Ordine si disgregò comunque, con o senza di noi. Forse alla fine anche i rimasti capirono che non c'era più nulla da fare e tornarono tutti alle loro vite… ma se vediamo un Weasley, tentiamo di non rivolgergli la parola. Anche perché, da quando i Malfoy hanno diffuso la notizia che siamo anche ladri, prendono ogni scusa buona per rinfacciarcelo.
    E i Weasley e i Malfoy si odiano.” Lily si girò di scatto dietro di se per poi rivolgersi frettolosamente a Harry: “Ora devo proprio andare, Harry, tuo padre si è svegliato. Ci si sente, Harry” e la madre, dopo avergli donato un veloce sorriso, sparì con un flop fra le fiamme.

    “Che cosa?” disse Frank, stupito. Harry aveva appena raccontato quello che sua madre gli aveva detto e ora l'aveva riferito a lui, a John e a Richard. “Non avrei mai pensato che mio padre fosse…”
    “Un codardo, sì” disse Harry ; quella rivelazione non faceva stare bene neanche lui.
    “Hanno dimenticato di raccontarci quella parte della storia…probabilmente perché se ne vergognavano…”
    “Ma devi capirli, Harry!” intervenne Richard, lo sguardo basso, “l'hanno fatto unicamente perché avevano paura… se tu avessi avuto dei figli, non avresti cercato in tutti i modi di crescerlo in un mondo sicuro, privo di minacce e battaglie?”
    Harry ci pensò per un attimo: non sapeva se l'avrebbe fatto. In quel momento riusciva a provare un solo grosso senso di delusione, che copriva tutto il resto.Gli sfuggì un grugnito. Aveva l'impressione che non avessero compreso a fondo ciò che provava; l'orgoglio ribolliva nelle sue vene come un grosso desiderio di riparare agli errori dei suoi genitori … anche se non capiva perché avessero commesso un errore, dopotutto… Voldemort non c'era più ormai… “Se fossero stati veri amici dei Paciock, avrebbero combattuto i Mangiamorte e l'avrebbero sterminati fino all'ultimo” disse, cercando di giustificare con quella frase le sue paure più profonde. John guardò in basso, come un bambino che è appena stato scoperto a commettere una marachella. “Sì, forse avrebbero potuto, Harry, ma non l'hanno fatto. E comunque questo non ha cambiato nulla….”
    “Harry? Harry Potter?” una voce familiare risuonò alle orecchie del ragazzo, costringendolo a girarsi. Hermione Granger era dietro di loro, un'espressione dura dipinta sul volto, come se si trattasse d'una urgenza.”Posso avere una parola?”
    Frank, John e Richard posarono gli occhi su di Harry, in attesa di una risposta. Probabilmente si aspettavano che questi la ignorasse, dato che l'intero gruppo odiava Hermione, ma Harry non ci badò. “Certamente” rispose e, ignorando gli sguardi sorpresi dei suoi amici, s'allontanò con lei nel corridoio.  Nel momento in cui si trovarono da soli, Hermione sembrò esitare.
    “Cosa ti serve?” chiese Harry, in attesa che Hermione parlasse, mentre quella arrossiva sempre più ogni attimo che passava.
    “Oh Harry è che… è così complicato!” s'innervosì lei. “Non so proprio come chiedertelo… ecco vedi…vorrei chiederti un favore….”
    “Di che si tratta?” insisté quindi Harry, che cominciava a guardarsi intorno, contagiato dal nervosismo di Hermione. Non capiva proprio cosa volesse tanto da lui e soprattutto se era davvero così importante. Notò che le mani di Hermione cominciavano a tremare.
    “Harry, vedi…si tratta del tuo mantello dell'invisibilità… mi chiedevo… se potessi prestarmelo…” disse infine. Harry rimase di sasso.
    “Io…a che ti serve?” chiese, un po' spaventato.
    Ancora una volta, Hermione indugiò. “Per una cosa importante” rispose secca.
    “E quale sarebbe?” chiese ancora Harry con cipiglio serio. “Se vuoi che ti presti il mantello, voglio sapere cosa devi farci. È un'eredità di famiglia…”
    Hermione sembrò essere colta nel segno. S'irrigidì e scosse il testone, rischiando che il cappello a punta le scivolasse dal capo. “Oh, beh, Harry, non importa, in realtà, adesso che ci ripenso, posso trovare anche un altro modo per…”
    “No.” Tagliò corto lui, ” te lo presto, ma voglio sapere… ”
    “Ricerche.”
    “Ricerche un po' particolari, visto che ti serve il mantello…”
    All'improvviso qualcuno sembrò afferrare il braccio di Harry, scuotendolo.
    “Che volevi fare con Harry, eh? Farlo entrare nel gruppo degli sfigati, eh? Ma non funzionerà!”
    Era Louise, Harry ne intravide i boccoli biondi, e riuscì a malapena a vedere il volto ferito di Hermione, mentre Louise lo portava via.
    “Andiamo Harry, non perdere tempo con gentaglia del genere! Faremo tardi a lezione!”
    Harry rivolse con un nodo allo stomaco un ultimo sguardo a Hermione, che si era ormai confusa fra la folla maledicendo Louise perché, se non fosse arrivata, forse gli avrebbe rivelato quello che stava macchinando.


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    Capitolo 6

    L' HARRY NELLO SPECCHIO

    Un libro….Nicolas Flamel….Hermione intrappolata in una pianta schifosa….uno specchio….uno specchio….era quasi arrivato a toccarne la superficie….ma perché non riusciva a specchiarsi?

    “Harry!Harry!”

    Una voce lo chiamò dall'oscurità. Nell'atto di aprire gli occhi la vista gli bruciò, ma non ci mise molto ad abituarsi, poiché la sala era abbastanza buia. Si rese conto di trovarsi steso su una superficie fredda, con tante forme sfocate attorno a lui, solo che non riusciva a distinguere chi fossero.

    Harry si portò automaticamente la mano alla superficie del naso, e si accorse di non avere gli occhiali.

    Dove si trovava? A giudicare dal mormorio eccitato, doveva essere in classe.
    “Che succede?” chiese biascicando.
    “Sei stato male” rispose con un singhiozzo la voce di Frank. “Sei svenuto.”
    Qualcuno infilò sul per il naso di Harry gli occhiali con energia, permettendogli di vederci più chiaramente.
    Ora poteva distinguere i visi preoccupati rannicchiati sopra di lui: erano Frank, Louise, John, Richard e, davanti a tutti, Hermione, che gli sorrideva timidamente.

    Harry ricambiò l'occhiata senza però rispondere al sorriso; sospettava che quei modi gentili fossero l'ennesima mossa per convincerlo a darle il mantello.

    Da quando Harry le aveva chiesto il motivo di quel prestito, Hermione aveva tentato in tutti i modi di avvicinarlo. Si dileguava improvvisamente solo quando il compagno insisteva nel renderlo partecipe dei progetti suoi e di Neville.
    Il suo contributo l'aveva dato anche questi che, ignorando la propria goffaggine, sembrava più deciso che mai a essere carino con lui e a convincerlo con ogni trucco possibile a donare loro il mantello. Tuttavia anche lui evitava di rispondere quando si trattava di svelare i suoi veri intenti: diveniva tutto rosso, sembrava gonfiarsi, calpestava i piedi a terra e balbettando parole incomprensibili correva via.

    Il duo, oltretutto, era ben attento a non far trapelare nulla quando Harry era nei pressi, soprattutto in biblioteca o nei corridoi dove li incontrava di solito.

    Harry, sempre più interessato all'aura di mistero che li circondava, era riuscito solo una volta, nascosto dietro uno scaffale in biblioteca, ad udire una loro discussione su Piton: anche loro, come lui, credevano che il professore fosse interessato alla botola sorvegliata dal cane a tre teste.

    Purtroppo fu quasi scoperto subito dopo, e Harry non riuscì a scoprire più nulla.

    Dato i continui rifiuti da parte sua, sperò con tutto il cuore che i compagni prima o poi demordessero: invece nei giorni successivi all'episodio in biblioteca se li ritrovò ancora di più fra i piedi, ed avevano abbandonato quasi del tutto i loro modi garbati. Ci mancava solo che lo pedinassero fino al letto!
    Per questo Harry non sapeva cosa pensare di Hermione.
    “F-forse d-dovresti a-andare in Inf-infermeria P-Potter!” consigliò Raptor, dividendo il gruppo dei suoi amici e guardandolo intensamente, quasi…preoccupato.

    Harry sollevò lo sguardo verso il professore ed avvertì un profondo e sconosciuto odio crescere in lui.

    Non era una sensazione giustificata: non aveva mai provato quel tipo di sentimenti per il professore prima. Era vero, rideva delle assurde imitazioni di Frank ma non si era mai spinto fino a quel punto.
    Detestava semplicemente tutto di lui: da come quel gran turbante gli avvolgesse la testa, a come tenesse la salamandra fra le braccia, al messaggio che trasmettevano i suoi occhi, fra il preoccupato e l' inorridito, come se stesse guardando un grosso scarafaggio schifoso.
    “Sì, forse dovrei professore” assentì Harry, il cui desiderio era quello di allontanarsi il più possibile dall'aula. Come Raptor voltò le spalle a lui e a Neville, quest'ultimo si portò le dita alla cicatrice.

    Nello stesso istante, anche la fronte di Harry bruciò: era di un dolore inimmaginabile, così atroce e devastante che per poco non riperse i sensi.

    Colse di sfuggita l'occhiata di Hermione, il cui sguardo sorpreso e atterrito spaziava da lui a Neville.
    E poi il bruciore, così com'era venuto, sparì, e Harry, spaventato, sentendosi gli sguardi dell'intera classe addosso ( in particolare di Neville e Hermione) uscì dall'aula più in fretta che poté, sempre più confuso.

    ***
    Nonostante l'episodio della cicatrice durante Difesa contro le Arti Oscure (che a quanto pareva era stato notato soltanto da Harry, Neville e Hermione), il mese di ottobre volò via veloce come un manico di scopa e Harry si ritrovò presto in prossimità delle vacanze natalizie, senza sapere come convivere con i suoi dubbi.
    Avrebbe voluto in qualche modo confessare le sue paure a Frank e Louise, ma se l'avesse fatto probabilmente l'avrebbero preso per pazzo, esattamente come lo pensavano di Neville e Hermione.
    Perciò non sapeva se essere felice o meno il giorno in cui fece ritorno a Godric's Hollow con i suoi genitori, che invece scoppiavano dalla gioia alla prospettiva che il loro figlio fosse tornato a casa.
    Harry aveva sempre trascorso delle belle vacanze di Natale: lui e suo padre si divertivano a giocare a Quidditch nel cortile fuori dal portico, mangiava gli ottimi biscotti di Natale fatti in casa e a trascorreva le vacanze con Frank, Sirius e il giorno di Natale con Louise, che veniva tutti gli anni a portare gli auguri.
    Invece quel primo anno a Hogwarts l'aveva turbato più di quelli precedenti, che ricordava con invidia. Da quando era entrato in quella scuola, niente era stato come se l'era immaginato.
    E ,come se non bastasse, i sogni tornarono alla ribalta di nuovo.
    Stavolta, però, v'era qualcosa di diverso:
    Harry si trovava davanti allo specchio, ma stavolta poteva toccarlo e lui vi era riflesso!
    Gli mostrava comunque una versione migliore dell'Harry che era: gli occhi erano più lucenti, il volto più pulito e rilassato….e, proprio in mezzo alla fronte, vi era una sottile cicatrice lucente a forma di saetta.
    L'Harry dello specchio restituì all'Harry in carne e ossa un sorriso tranquillo e rilassato, come se sapesse già tutto.
    L'Harry reale, invece, era ancora più confuso.
    Improvvisamente, l'Harry con la cicatrice scomparve, e al suo posto comparvero delle immagini.
    Vide i visi di Hermione e di Neville che lo convincevano a dargli il mantello, se stesso che scopriva Hermione e Neville a confabulare contro Piton, e poi di nuovo il libro di Nicolas Flamel, stavolta letto da Hermione, e poi lei, Harry e Neville che entravano nella botola, la pianta che imprigionava Hermione, una scacchiera con grandi pedine…
    Uno strano viso, il viso più inquietante che Harry avesse mai visto.
    Sembrava la nuca di una persona, ma come poteva essere? Il volto era lì, eppure….
    L' Harry con la cicatrice apparì di nuovo, e gli sorrideva soddisfatto. Poi si portò la mano nella tasca della veste. Sembrò cercare qualcosa e tirò fuori una pietra rossa.
    Harry non sapeva cosa significasse quel gesto, finché non avvertì la tasca dei pantaloni del pigiama farsi pesante. Estrasse anche lui la pietra rossa. Non sapeva come poteva esserci riuscito…era semplicemente sbalordito.
    Poi, un dolore venne alla fronte, si sentì come scorticare….la stessa cicatrice si stava formando sulla sua fronte…. Era come se stesse bruciando vivo….si piegò in due dal dolore, desiderando di morire lì, in quel momento, non importava come, purché finisse…
    E si ritrovò il volto di Neville nello specchio, che lo stava guardando, gli stava sorridendo….

    “Buon Natale, Harry!” lo svegliò una voce, la voce più melodiosa che Harry avesse mai sentito, la più bella di tutte: sua madre.

    Aprì gli occhi: si sentiva salvo, e allo stesso tempo con una grande consapevolezza nel cuore.

    Era contento che lei l'avesse svegliato, riportandolo vivo da quei sogni orribili.

    Lily gli inforcò gli occhiali, e Harry poté così restituire il sorriso a sua madre, così felice di vederlo.
    “Forza, andiamo Harry” lo sollecitò lei, “Frank è già sveglio e ti sta aspettando per fare la colazione e spacchettare i regali. Louise viene tra due ore, quindi sbrigati!”
    Mentre si infilava le pantofole e seguiva sua madre al piano di sotto, Harry si sentì per un momento felice di tornare alla normalità, almeno finché i ricordi della nottata appena passata non si ripresentarono vivi nella mente come un pranzo digerito male, e tentò di scacciarli in ogni modo.

    Era Natale, e l'unica cosa che doveva fare era rilassarsi e godersi la giornata e i regali.

    Trovò Frank ancora in pigiama che mangiava l'ultimo biscotto – fatto ovviamente in casa da Lily- seduto davanti a una tazza vuota di the. Aveva l'espressione vacua, ma quando Harry entrò nella cucina s'illuminò, lasciò andare il biscotto ( che scivolò nella tazza di the con un leggero toc )e gli venne incontro; tutto contento, tirò Harry per un braccio e lo trascinò nel salone, proprio sotto l'albero che dominava l'ambiente, nonostante Harry avesse l'aria il più lontano possibile dall'essere sveglia.
    Il ragazzo quindi scartò automaticamente i regali molto prima di rendersi conto del loro stesso contenuto: la famiglia Lupin gli aveva donato un grosso libro di incantesimi, i suoi genitori un mantello nero con sopra ricamati molti boccini d'oro e argento e, con sua grande sorpresa, Frank e Sirius una scacchiera dei maghi.
    “Sarebbe ora che imparassi a giocare” gli rammentò Sirius gioviale.
    “Se diventi bravo, puoi sfidare le altre Case e acquistare punti per la tua.”
    Ma Harry non era rimasto sorpreso perché non vedeva l'ora di entrare a far parte del Club di scacchi del Grifondoro, bensì perché, una volta preso fra le mani, una veloce immagine gli passò per la mente, come un ricordo.
    “Tu sai giocare?” chiese al padrino automaticamente, mentre nella sua testa vedeva tante pedine più grandi di lui che lo sfidavano a duello: erano una parte delle immagini che il se stesso con la cicatrice gli aveva mostrato quella notte.
    Ma con sua grande delusione, Sirius scosse il capo.
    “Non sono un gran giocatore” rispose. “A dire la verità, prima lo ero, ma…ho perso la stoffa, Harry!”
    “Non importa” insisté determinato Harry, prendendo la scatola e posandoli sul tavolo, mentre prendeva posto accanto a Sirius con aria sicura. “Voglio che mi insegni.”
    Frank strabuzzò gli occhi stupito, con la stessa identica espressione di suo padre, sconvolto dalla repentina reazione dell'amico; in effetti, Harry stesso non aveva mai ricordato di voler giocare a scacchi dei maghi prima d'allora, ma stavolta era importante.
    “Oh, beh…d'accordo!” assentì Sirius, ammirato dall'ostinazione del figlioccio.

    “Tu non mi hai mai voluto insegnare!” borbottò simpaticamente Frank , sedendosi con loro e assistendo alle loro sfide.

    Harry e Sirius giocarono per tutta la mattina fino all'arrivo di Louise e di Remus, che prese il posto di Sirius come sfidante.
    Anche Louise tentò di giocare – Remus era molto meglio di Sirius, e lo zio aveva avuto cura di insegnarle questo gioco- e batté Harry in due partite su tre.

    Harry ne uscì abbastanza scoraggiato: Sirius aveva vinto tutte le partite, Remus aveva vinto le sue e quelle contro Louise….insomma, Harry non aveva proprio la stoffa del giocatore.

    Eppure doveva imparare. Sapeva, in qualche modo, che gli scacchi dipendevano da quella pietra rossa del sogno…e doveva essere così, ovviamente, poiché l'Harry con la cicatrice aveva mostrato la pietra correlata a tutte quelle immagini…. E quindi, di conseguenza, Hermione e Neville cercavano la pietra rossa, aveva capito bene?
    Quei pensieri lo tormentarono tutto il giorno, facendolo diventare più taciturno e chiuso che mai.

    Non avrebbe mai smesso di ammirare le fiamme del camino, ma allo stesso tempo odiava i borbottii di Frank e Louise che s'interrompevano ogni qual volta Harry si girava nella loro direzione!

    “Harry” lo chiamò Frank a un certo punto con tono timido. “Ti possiamo parlare un secondo? Magari….in camera tua?”
    Harry si guardò le spalle, chiedendosi di cosa mai dovessero parlare di tanto segreto.

    “Certo” accettò e li seguì al piano di sopra.

    Frank aprì la porta si buttò sul letto con noncuranza, ma Harry non ci badò; del resto lo faceva da dieci anni, e non era il caso di riprenderlo adesso.
    Louise, nervosa, si accomodò accanto a Frank.
    “Allora?” chiese Harry, poco rassicurato dallo scambio di sguardi di Frank e Louise.

    “Cosa dovevate dirmi?”

    Louise fece un sospiro. “Harry, pensi che non l'abbiamo notato?”
    “Notato?” le fece eco Harry, senza capire. “Notato cosa?”
    “Beh…pensavamo…” iniziò Frank, indugiando.

    “E' da un po' che tu….insomma….non stai molto bene. E….stai spesso con Neville e Hermione Granger…cosa vogliono da te? “
    “Ti sta usando, Harry? Ti sta convincendo a fare qualcosa che non va? Sono, insomma, mesi che non dormi o ti svegli durante la notte. Pensavamo che fosse tutto collegato.”

    Con il ti sta usando Harry, Harry capì che Louise doveva riferirsi in special modo a Hermione.
    Avrebbe riso, in un altro momento, ma l'intera situazione gli infondeva una grande tristezza e capì che era arrivato il momento di svelare il motivo di quei tormenti.

    Niente più segreti, nonostante i rischi che comprendevano.

    “Le cose non sono collegate. È vero, è un periodo che Hermione Granger e Neville mi inseguono…”
    “Lo vedi Frank? Lo vedi? Lo sapevo! Ci avrei scommesso tutto l'oro….” Sbraitò Louise, che faceva su e giù dal letto, come vinta da una forma d'isteria.
    “Ma no, non c'entra nulla. E comunque, solo di recente Hermione e Neville mi parlano, ma è semplicemente perché vogliono il mantello dell'invisibilità da me” rispose Harry con semplicità.
    Frank e Louise si scoccarono un'occhiata stupita.

    “Il mantello….? Ma non l'aveva tuo padre?” osservò Louise, sorpresa.

    Harry si abbandonò a un ghigno soddisfatto, il primo in quegli ultimi giorni.
    “No…è ereditario.”
    “Posso vederlo?” domandò Frank con un tono quasi avido.

    Harry si precipitò al baule (aveva lasciato lì il mantello in modo che non se lo scordasse al suo ritorno a Hogwarts) e lo mostrò ai due amici, a cui sfuggì un 'oooooh' di meraviglia.

    “Tuttavia non è di questo che vi volevo parlare. È… il motivo è un altro!”
    Nonostante l'attenzione di Louise e Frank fosse focalizzata ancora sul mantello dell'invisibilità, abbandonato candidamente a terra, i loro volti fecero lo sforzo di tornare su Harry.
    Questo fece un bel respiro e cominciò a raccontare loro tutto dal principio: dalla prima notte ai sogni più strani alla continua insonnia (evitando di accennare loro di Ron).
    Si bloccò a raccontare del sogno che lo tormentava da giorni, ma con un po' di sforzò fece anche quello.
    Alla fine, Harry si chiese se avesse confessato il tutto in modo sbagliato, o se l'insieme di eventi risultasse comunque assurdo, perché Frank rise. Una risata pura, allegra e genuina che fece ribollire il sangue nelle vene al poveretto. Harry si sentì ridicolo e impotente. Sapeva di non aver detto forse delle cose credibili, ma sperava che almeno i suoi amici lo spalleggiassero. Ma

    Anonymous ha risposto 6 anni, 11 mesi fa 0 Mago · 0 Risposte
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    Ti sei perso?

    Forse ti occorre una mappa!



    Giuro solennemente di non avere buone intenzioni!
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