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GiratempoWeb | Harry Potter Italia, Animali Fantastici, Wizarding World, Podcast e Raduni Forums Il Prescelto (1a storia della saga Cicatrice) – parte 3

  • Il Prescelto (1a storia della saga Cicatrice) – parte 3

    Posted by Anonymous on Aprile 4, 2016 at 9:51 pm

    3a parte!
    Capitolo 6

    L' HARRY NELLO SPECCHIO

    Un libro….Nicolas Flamel….Hermione intrappolata in una pianta schifosa….uno specchio….uno specchio….era quasi arrivato a toccarne la superficie….ma perché non riusciva a specchiarsi?

    “Harry!Harry!”

    Una voce lo chiamò dall'oscurità. Nell'atto di aprire gli occhi la vista gli bruciò, ma non ci mise molto ad abituarsi, poiché la sala era abbastanza buia. Si rese conto di trovarsi steso su una superficie fredda, con tante forme sfocate attorno a lui, solo che non riusciva a distinguere chi fossero.

    Harry si portò automaticamente la mano alla superficie del naso, e si accorse di non avere gli occhiali.

    Dove si trovava? A giudicare dal mormorio eccitato, doveva essere in classe.
    “Che succede?” chiese biascicando.
    “Sei stato male” rispose con un singhiozzo la voce di Frank. “Sei svenuto.”
    Qualcuno infilò sul per il naso di Harry gli occhiali con energia, permettendogli di vederci più chiaramente.
    Ora poteva distinguere i visi preoccupati rannicchiati sopra di lui: erano Frank, Louise, John, Richard e, davanti a tutti, Hermione, che gli sorrideva timidamente.

    Harry ricambiò l'occhiata senza però rispondere al sorriso; sospettava che quei modi gentili fossero l'ennesima mossa per convincerlo a darle il mantello.

    Da quando Harry le aveva chiesto il motivo di quel prestito, Hermione aveva tentato in tutti i modi di avvicinarlo. Si dileguava improvvisamente solo quando il compagno insisteva nel renderlo partecipe dei progetti suoi e di Neville.
    Il suo contributo l'aveva dato anche questi che, ignorando la propria goffaggine, sembrava più deciso che mai a essere carino con lui e a convincerlo con ogni trucco possibile a donare loro il mantello. Tuttavia anche lui evitava di rispondere quando si trattava di svelare i suoi veri intenti: diveniva tutto rosso, sembrava gonfiarsi, calpestava i piedi a terra e balbettando parole incomprensibili correva via.

    Il duo, oltretutto, era ben attento a non far trapelare nulla quando Harry era nei pressi, soprattutto in biblioteca o nei corridoi dove li incontrava di solito.

    Harry, sempre più interessato all'aura di mistero che li circondava, era riuscito solo una volta, nascosto dietro uno scaffale in biblioteca, ad udire una loro discussione su Piton: anche loro, come lui, credevano che il professore fosse interessato alla botola sorvegliata dal cane a tre teste.

    Purtroppo fu quasi scoperto subito dopo, e Harry non riuscì a scoprire più nulla.

    Dato i continui rifiuti da parte sua, sperò con tutto il cuore che i compagni prima o poi demordessero: invece nei giorni successivi all'episodio in biblioteca se li ritrovò ancora di più fra i piedi, ed avevano abbandonato quasi del tutto i loro modi garbati. Ci mancava solo che lo pedinassero fino al letto!
    Per questo Harry non sapeva cosa pensare di Hermione.
    “F-forse d-dovresti a-andare in Inf-infermeria P-Potter!” consigliò Raptor, dividendo il gruppo dei suoi amici e guardandolo intensamente, quasi…preoccupato.

    Harry sollevò lo sguardo verso il professore ed avvertì un profondo e sconosciuto odio crescere in lui.

    Non era una sensazione giustificata: non aveva mai provato quel tipo di sentimenti per il professore prima. Era vero, rideva delle assurde imitazioni di Frank ma non si era mai spinto fino a quel punto.
    Detestava semplicemente tutto di lui: da come quel gran turbante gli avvolgesse la testa, a come tenesse la salamandra fra le braccia, al messaggio che trasmettevano i suoi occhi, fra il preoccupato e l' inorridito, come se stesse guardando un grosso scarafaggio schifoso.
    “Sì, forse dovrei professore” assentì Harry, il cui desiderio era quello di allontanarsi il più possibile dall'aula. Come Raptor voltò le spalle a lui e a Neville, quest'ultimo si portò le dita alla cicatrice.

    Nello stesso istante, anche la fronte di Harry bruciò: era di un dolore inimmaginabile, così atroce e devastante che per poco non riperse i sensi.

    Colse di sfuggita l'occhiata di Hermione, il cui sguardo sorpreso e atterrito spaziava da lui a Neville.
    E poi il bruciore, così com'era venuto, sparì, e Harry, spaventato, sentendosi gli sguardi dell'intera classe addosso ( in particolare di Neville e Hermione) uscì dall'aula più in fretta che poté, sempre più confuso.

    ***
    Nonostante l'episodio della cicatrice durante Difesa contro le Arti Oscure (che a quanto pareva era stato notato soltanto da Harry, Neville e Hermione), il mese di ottobre volò via veloce come un manico di scopa e Harry si ritrovò presto in prossimità delle vacanze natalizie, senza sapere come convivere con i suoi dubbi.
    Avrebbe voluto in qualche modo confessare le sue paure a Frank e Louise, ma se l'avesse fatto probabilmente l'avrebbero preso per pazzo, esattamente come lo pensavano di Neville e Hermione.
    Perciò non sapeva se essere felice o meno il giorno in cui fece ritorno a Godric's Hollow con i suoi genitori, che invece scoppiavano dalla gioia alla prospettiva che il loro figlio fosse tornato a casa.
    Harry aveva sempre trascorso delle belle vacanze di Natale: lui e suo padre si divertivano a giocare a Quidditch nel cortile fuori dal portico, mangiava gli ottimi biscotti di Natale fatti in casa e a trascorreva le vacanze con Frank, Sirius e il giorno di Natale con Louise, che veniva tutti gli anni a portare gli auguri.
    Invece quel primo anno a Hogwarts l'aveva turbato più di quelli precedenti, che ricordava con invidia. Da quando era entrato in quella scuola, niente era stato come se l'era immaginato.
    E ,come se non bastasse, i sogni tornarono alla ribalta di nuovo.
    Stavolta, però, v'era qualcosa di diverso:
    Harry si trovava davanti allo specchio, ma stavolta poteva toccarlo e lui vi era riflesso!
    Gli mostrava comunque una versione migliore dell'Harry che era: gli occhi erano più lucenti, il volto più pulito e rilassato….e, proprio in mezzo alla fronte, vi era una sottile cicatrice lucente a forma di saetta.
    L'Harry dello specchio restituì all'Harry in carne e ossa un sorriso tranquillo e rilassato, come se sapesse già tutto.
    L'Harry reale, invece, era ancora più confuso.
    Improvvisamente, l'Harry con la cicatrice scomparve, e al suo posto comparvero delle immagini.
    Vide i visi di Hermione e di Neville che lo convincevano a dargli il mantello, se stesso che scopriva Hermione e Neville a confabulare contro Piton, e poi di nuovo il libro di Nicolas Flamel, stavolta letto da Hermione, e poi lei, Harry e Neville che entravano nella botola, la pianta che imprigionava Hermione, una scacchiera con grandi pedine…
    Uno strano viso, il viso più inquietante che Harry avesse mai visto.
    Sembrava la nuca di una persona, ma come poteva essere? Il volto era lì, eppure….
    L' Harry con la cicatrice apparì di nuovo, e gli sorrideva soddisfatto. Poi si portò la mano nella tasca della veste. Sembrò cercare qualcosa e tirò fuori una pietra rossa.
    Harry non sapeva cosa significasse quel gesto, finché non avvertì la tasca dei pantaloni del pigiama farsi pesante. Estrasse anche lui la pietra rossa. Non sapeva come poteva esserci riuscito…era semplicemente sbalordito.
    Poi, un dolore venne alla fronte, si sentì come scorticare….la stessa cicatrice si stava formando sulla sua fronte…. Era come se stesse bruciando vivo….si piegò in due dal dolore, desiderando di morire lì, in quel momento, non importava come, purché finisse…
    E si ritrovò il volto di Neville nello specchio, che lo stava guardando, gli stava sorridendo….

    “Buon Natale, Harry!” lo svegliò una voce, la voce più melodiosa che Harry avesse mai sentito, la più bella di tutte: sua madre.

    Aprì gli occhi: si sentiva salvo, e allo stesso tempo con una grande consapevolezza nel cuore.

    Era contento che lei l'avesse svegliato, riportandolo vivo da quei sogni orribili.

    Lily gli inforcò gli occhiali, e Harry poté così restituire il sorriso a sua madre, così felice di vederlo.
    “Forza, andiamo Harry” lo sollecitò lei, “Frank è già sveglio e ti sta aspettando per fare la colazione e spacchettare i regali. Louise viene tra due ore, quindi sbrigati!”
    Mentre si infilava le pantofole e seguiva sua madre al piano di sotto, Harry si sentì per un momento felice di tornare alla normalità, almeno finché i ricordi della nottata appena passata non si ripresentarono vivi nella mente come un pranzo digerito male, e tentò di scacciarli in ogni modo.

    Era Natale, e l'unica cosa che doveva fare era rilassarsi e godersi la giornata e i regali.

    Trovò Frank ancora in pigiama che mangiava l'ultimo biscotto – fatto ovviamente in casa da Lily- seduto davanti a una tazza vuota di the. Aveva l'espressione vacua, ma quando Harry entrò nella cucina s'illuminò, lasciò andare il biscotto ( che scivolò nella tazza di the con un leggero toc )e gli venne incontro; tutto contento, tirò Harry per un braccio e lo trascinò nel salone, proprio sotto l'albero che dominava l'ambiente, nonostante Harry avesse l'aria il più lontano possibile dall'essere sveglia.
    Il ragazzo quindi scartò automaticamente i regali molto prima di rendersi conto del loro stesso contenuto: la famiglia Lupin gli aveva donato un grosso libro di incantesimi, i suoi genitori un mantello nero con sopra ricamati molti boccini d'oro e argento e, con sua grande sorpresa, Frank e Sirius una scacchiera dei maghi.
    “Sarebbe ora che imparassi a giocare” gli rammentò Sirius gioviale.
    “Se diventi bravo, puoi sfidare le altre Case e acquistare punti per la tua.”
    Ma Harry non era rimasto sorpreso perché non vedeva l'ora di entrare a far parte del Club di scacchi del Grifondoro, bensì perché, una volta preso fra le mani, una veloce immagine gli passò per la mente, come un ricordo.
    “Tu sai giocare?” chiese al padrino automaticamente, mentre nella sua testa vedeva tante pedine più grandi di lui che lo sfidavano a duello: erano una parte delle immagini che il se stesso con la cicatrice gli aveva mostrato quella notte.
    Ma con sua grande delusione, Sirius scosse il capo.
    “Non sono un gran giocatore” rispose. “A dire la verità, prima lo ero, ma…ho perso la stoffa, Harry!”
    “Non importa” insisté determinato Harry, prendendo la scatola e posandoli sul tavolo, mentre prendeva posto accanto a Sirius con aria sicura. “Voglio che mi insegni.”
    Frank strabuzzò gli occhi stupito, con la stessa identica espressione di suo padre, sconvolto dalla repentina reazione dell'amico; in effetti, Harry stesso non aveva mai ricordato di voler giocare a scacchi dei maghi prima d'allora, ma stavolta era importante.
    “Oh, beh…d'accordo!” assentì Sirius, ammirato dall'ostinazione del figlioccio.

    “Tu non mi hai mai voluto insegnare!” borbottò simpaticamente Frank , sedendosi con loro e assistendo alle loro sfide.

    Harry e Sirius giocarono per tutta la mattina fino all'arrivo di Louise e di Remus, che prese il posto di Sirius come sfidante.
    Anche Louise tentò di giocare – Remus era molto meglio di Sirius, e lo zio aveva avuto cura di insegnarle questo gioco- e batté Harry in due partite su tre.

    Harry ne uscì abbastanza scoraggiato: Sirius aveva vinto tutte le partite, Remus aveva vinto le sue e quelle contro Louise….insomma, Harry non aveva proprio la stoffa del giocatore.

    Eppure doveva imparare. Sapeva, in qualche modo, che gli scacchi dipendevano da quella pietra rossa del sogno…e doveva essere così, ovviamente, poiché l'Harry con la cicatrice aveva mostrato la pietra correlata a tutte quelle immagini…. E quindi, di conseguenza, Hermione e Neville cercavano la pietra rossa, aveva capito bene?
    Quei pensieri lo tormentarono tutto il giorno, facendolo diventare più taciturno e chiuso che mai.

    Non avrebbe mai smesso di ammirare le fiamme del camino, ma allo stesso tempo odiava i borbottii di Frank e Louise che s'interrompevano ogni qual volta Harry si girava nella loro direzione!

    “Harry” lo chiamò Frank a un certo punto con tono timido. “Ti possiamo parlare un secondo? Magari….in camera tua?”
    Harry si guardò le spalle, chiedendosi di cosa mai dovessero parlare di tanto segreto.

    “Certo” accettò e li seguì al piano di sopra.

    Frank aprì la porta si buttò sul letto con noncuranza, ma Harry non ci badò; del resto lo faceva da dieci anni, e non era il caso di riprenderlo adesso.
    Louise, nervosa, si accomodò accanto a Frank.
    “Allora?” chiese Harry, poco rassicurato dallo scambio di sguardi di Frank e Louise.

    “Cosa dovevate dirmi?”

    Louise fece un sospiro. “Harry, pensi che non l'abbiamo notato?”
    “Notato?” le fece eco Harry, senza capire. “Notato cosa?”
    “Beh…pensavamo…” iniziò Frank, indugiando.

    “E' da un po' che tu….insomma….non stai molto bene. E….stai spesso con Neville e Hermione Granger…cosa vogliono da te? “
    “Ti sta usando, Harry? Ti sta convincendo a fare qualcosa che non va? Sono, insomma, mesi che non dormi o ti svegli durante la notte. Pensavamo che fosse tutto collegato.”

    Con il ti sta usando Harry, Harry capì che Louise doveva riferirsi in special modo a Hermione.
    Avrebbe riso, in un altro momento, ma l'intera situazione gli infondeva una grande tristezza e capì che era arrivato il momento di svelare il motivo di quei tormenti.

    Niente più segreti, nonostante i rischi che comprendevano.

    “Le cose non sono collegate. È vero, è un periodo che Hermione Granger e Neville mi inseguono…”
    “Lo vedi Frank? Lo vedi? Lo sapevo! Ci avrei scommesso tutto l'oro….” Sbraitò Louise, che faceva su e giù dal letto, come vinta da una forma d'isteria.
    “Ma no, non c'entra nulla. E comunque, solo di recente Hermione e Neville mi parlano, ma è semplicemente perché vogliono il mantello dell'invisibilità da me” rispose Harry con semplicità.
    Frank e Louise si scoccarono un'occhiata stupita.

    “Il mantello….? Ma non l'aveva tuo padre?” osservò Louise, sorpresa.

    Harry si abbandonò a un ghigno soddisfatto, il primo in quegli ultimi giorni.
    “No…è ereditario.”
    “Posso vederlo?” domandò Frank con un tono quasi avido.

    Harry si precipitò al baule (aveva lasciato lì il mantello in modo che non se lo scordasse al suo ritorno a Hogwarts) e lo mostrò ai due amici, a cui sfuggì un 'oooooh' di meraviglia.

    “Tuttavia non è di questo che vi volevo parlare. È… il motivo è un altro!”
    Nonostante l'attenzione di Louise e Frank fosse focalizzata ancora sul mantello dell'invisibilità, abbandonato candidamente a terra, i loro volti fecero lo sforzo di tornare su Harry.
    Questo fece un bel respiro e cominciò a raccontare loro tutto dal principio: dalla prima notte ai sogni più strani alla continua insonnia (evitando di accennare loro di Ron).
    Si bloccò a raccontare del sogno che lo tormentava da giorni, ma con un po' di sforzò fece anche quello.
    Alla fine, Harry si chiese se avesse confessato il tutto in modo sbagliato, o se l'insieme di eventi risultasse comunque assurdo, perché Frank rise. Una risata pura, allegra e genuina che fece ribollire il sangue nelle vene al poveretto. Harry si sentì ridicolo e impotente. Sapeva di non aver detto forse delle cose credibili, ma sperava che almeno i suoi amici lo spalleggiassero. Ma dubitava che ciò sarebbe accaduto, soprattutto dopo aver visto Louise lasciarsi andare a degli sghignazzamenti sgraziati.
    “Bella storia, Harry!” si complimentò Frank in tono canzonatorio. “Davvero davvero divertente…raccontamene un'altra ti prego….”
    “Non mi credi?” ringhiò Harry, ferito.
    Rivolse la sua attenzione a Louise per un po' di supporto, anche se lei, come Frank, non seppe darglielo. Era sollevato, comunque, che non stesse più ridendo nel modo sguaiato dell'amico: le sue labbra si erano contenute in una linea sottile.
    “Beh, ammetti che è strano….insomma…..sognare te addirittura con la cicatrice….” tentennò dubbiosa lei.
    Frank rise ancora più forte. “Ti immagini Harry prescelto?”
    Questo era il colmo per Harry: si sentì arrabbiato come mai prima d'allora, con una nuova energia nel corpo, quasi ribelle, come se una belva si fosse risvegliata in lui.
    “Benissimo” affermò, cercando di rimanere calmo. “Io sto male, ho dei problemi, sogno queste cose strane… e voi ridete! Stupendo, perfetto! Ora so con chi devo parlare…”
    Louise cambiò subito espressione ma non ci fu modo di fermarlo: se i suoi amici non potevano dargli il sostegno morale che cercava, allora l'avrebbe trovato altrove, esattamente dove ce n'era bisogno.


    Post Unito in automatico!

    Capitolo 7

    SUSSURRI OLTRE LA SOGLIA

    Harry rientrò a scuola con la speranza che Neville avesse ricevuto la lettera.
    Tuttavia non ebbe modo di parlare con lui né con Hermione, poiché Frank e Louise sembravano trascinarlo ovunque e lo ricoprivano di complimenti come se volessero scusarsi con lui per non averlo preso sul serio. Harry però non li aveva perdonati; anzi era sempre più arrabbiato con loro. Sicuramente se volevano scusarsi, quella non era la maniera adatta. Erano diventati peggiori di Neville e Hermione prima delle vacanze!
    Una mattina di un mercoledì, quando si ritrovò da solo in sala grande, fu Neville a comparire e a sedersi accanto a lui con aria furtiva.
    “Se ti stai chiedendo se ho ricevuto il tuo gufo durante le vacanze sì, l'ho fatto e ho già informato Hermione. Ma non ho potuto risponderti perché mia nonna fa storie con la posta” riferì sbrigativo, prima che Harry potesse fare qualsiasi domanda.
    “Bene” sospirò sollevato il ragazzo. “E tu personalmente cosa ne pensi?”
    Neville strinse le labbra e posò gli occhi su di lui, studiandolo.
    “Non lo so. E' strano quello che hai sognato. Tu sei strano, Harry Potter” rispose e Harry non capì se era ironico o meno.
    “Ne parliamo in biblioteca dopo le lezioni, va bene? C'è anche Hermione” aggiunse Neville e, ancora prima che Harry potesse accorgersene, si era materializzato in piedi al fianco di Ron Weasley, che si stava dirigendo fuori dalla Sala Grande per andare a lezione.
    Harry non ci mise molto a capire il perché: Louise e Frank avevano fatto il loro ingresso, lo sguardo indagatore che andava fino al tavolo degli insegnanti alla ricerca di lui, Harry.
    Provando un desiderio selvaggio di scappare – perché non si era unito a Neville e Ron per andare a lezione? – si alzò dal tavolo senza aver finito di mangiare e cercò di confondersi fra la moltitudine di divise nere e cappelli a punta.
    Mentre tentava di nascondersi dietro la schiena di qualche studente più grande, Harry ripensò all'idea di non riuscire a perdonare Frank e Louise. Per qualche strana ragione, sentiva di essersela presa più del dovuto.
    No, forse non più del dovuto….però, insomma, erano solo sogni, no? Tuttavia erano sogni importanti. Si chiese perché due amici come Frank e Louise non gli avessero creduto al contrario di persone come Neville o Hermione – e lei, ammise a se stesso, era molto simile a Louise- che invece sembravano farlo abbastanza da organizzare un incontro in biblioteca!
    “Harry, dove vai?” chiese il tono indagatorio di Louise, e il ragazzo capì di non essere riuscito a scappare inosservato.
    “Io… andavo a finire il tema per Piton!” mentì, sbrigativo.
    Frank lo guardò sbalordito; che sospettasse che la sua bugia fosse bell'e buona?
    “Ma è per lunedì prossimo!” esclamò il ragazzo.
    Harry sentì le guance calde e sperò con tutto il cuore di non essere arrossito.
    “Già, ma è sempre meglio tenersi al passo, no?” disse velocemente, e fece per uscire dall'aula, quando il viso di Louise s'illuminò.
    “Benissimo, Harry, ti aiuto io!” si propose allegra lei.
    Harry seppe solo allora di aver usato la scusa sbagliata: Louise non perdeva occasione di sfoggiare le sue capacità, e questa era una di quelle.

    Quel pomeriggio, subito dopo l'ora di Trasfigurazione con i tassorosso, Harry si unì a Neville, dopo aver rifiutato l'invito di Frank di andare ad assistere gli allenamenti di Quidditch del Grifondoro, con la scusa di una ricerca da fare per il giorno dopo.
    Mentre percorrevano il terzo piano per raggiungere la biblioteca, Harry sentì delle voci provenire da una delle aule vuote del piano. Incuriosito, s'avvicinò alla porta.
    “Cosa fai?” urlò quasi Neville, ma Harry lo zittì e Neville arrossì dalla vergogna prima di appiattirsi contro la porta di legno per mettersi in ascolto.
    Il cuore di Harry prese a battere forte, mentre riconosceva sempre di più quella voce….Era…. Raptor?
    “Mio….Mio signore….è quasi pronta” disse Raptor, con un tono di devozione che Harry non avrebbe mai creduto gli appartenesse; con chi stava parlando?
    Come lui, anche Neville sembrava tentare di capire.
    “Non c'è più tempo. dobbiamo agire domani sera, Raptor.
    Se non adempierai il compito come si deve, sai cosa ti aspetta…”
    Il sangue di Harry si gelò nelle vene nell'udire quel suono così innaturale; quella voce era serpeggiante, simile a un sussurro malefico. Cosa stava facendo Raptor e soprattutto con chi stava parlando?
    Fu solo in quel momento che Harry sentì un grosso bruciore alla fronte, lo stesso che aveva avuto in aula nell'attimo in cui l'aveva avuto Neville…. e notò Neville che si teneva la mano sulla cicatrice; Harry capì che si tratteneva dall' urlare, e che il dolore era troppo forte, troppo intenso…esattamente come il suo.
    “Che cosa?” chiese confuso a Harry, ma prima che questo potesse rispondere, qualcuno li scansò da un lato e una figura vestita di nero entrò nella stanza, gridando: “Ficcanasi, levatevi di torno!”
    Era Piton, ma ancor prima che Neville o Harry potessero rendersene conto, il professore era già sparito dentro la stanza e il dolore così com'era venuto sparì.
    I due ragazzi, con un cenno del capo, si rimisero in ascolto, ma non sentirono più nulla.
    Con la paura che qualcun altro potesse sentirli o che Piton potesse riaffacciarsi, pensarono fosse meglio raggiungere Hermione in biblioteca. Entrambi decisero, di comune accordo, di non raccontare il particolare della cicatrice a Hermione, perché lei si sarebbe preoccupata troppo;
    neanche Neville , in ogni caso, sembrava volerne parlare.
    Il fatto che Harry provasse lo stesso dolore del compagno sembrava troppo assurdo da realizzare.
    Quando arrivarono, la ragazzina aveva l'aria di aver ingannato il tempo dell'attesa immergendosi nella lettura di qualche grosso libro ; se questa non avesse sporto la testa dal cumulo, con molta probabilità Harry sarebbe passato oltre senza vederla.
    “Siete in ritardo” osservò, infastidita.
    “Lo so” disse Neville, sedendosi davanti a lei o, meglio, davanti al muro di libri che la circondava.
    “Ma non puoi capire cosa abbiamo sentito venendo qui….”
    Neville –aiutato da Harry- raccontò tutto quello che era successo prima del loro arrivo, saltando il piccolo dettaglio della cicatrice.
    Al termine del racconto, Hermione guardò entrambi con un'aria piuttosto preoccupata.
    “Quindi voi credete che Piton e Raptor stiano collaborando?” chiese lei, infine, colpita.
    “Non ne ho idea” rispose Harry, con un sospiro. La voce sibillina risuonava ancora nella sue orecchie in modo inquietante.
    “So solo che è strano. Insomma, Raptor che parla da solo, piuttosto insolito non vi pare? Secondo me è lui che progetta qualcosa con Voldemort magari, e Piton aveva tutta l'aria di volerlo fermare.”
    Neville e Hermione si soffermarono sul suo viso per qualche secondo, probabilmente valutando la sua ipotesi.
    “O magari la vogliono entrambi” suggerì Neville, con un po' di eccitazione nella voce; il suo sguardo andava da Hermione a Harry, in cerca di approvazione.
    “Potrebbe essere che tutti e due desiderino la pietra, e cercano di fermarsi a vicenda prima che uno dei due la ottenga.”
    “E quella voce serpentesca?” chiese Harry, confuso.
    “Problemi di personalità?” abbozzò Neville arrossendo leggermente.
    Hermione lo guardò dubbiosa, così fece Harry.
    Non era una teoria da scartare, ma sentiva che non era la pista giusta.
    ” Forse. Piuttosto,” aggiunse minacciosa Hermione, stavolta rivolta a Harry. “Come facciamo a sapere che i tuoi sogni sono reali?”
    Harry fece spallucce. “Beh, semplice, non avete scelta; e comunque, come facevo a sapere del vostro piano se voi avete fatto in modo che io non lo sentissi? Ad ogni modo, se non mi credi, puoi provare a cercare in qualche libro chi è Nicolas Flamel, è nel mio sogno sai?” suggerì in tono di sfida.
    Ripensando a ciò che aveva detto ebbe l'impressione che quella frase non fosse uscita dalla sua bocca, ma piuttosto da quella dell'altro Harry, quello dello specchio.
    Neville e Hermione si guardarono l'un l'altro, spiazzati.
    Harry capì da quello scambio di occhiate che non sapevano di chi stesse parlando.
    In preda alla curiosità e ai dubbi, Hermione cominciò a cercare in tutti i libri l'identità di Nicolas Flamel e, anche se Neville e Harry diedero il loro contributo, Madama Pince, la bibliotecaria, li cacciò via all'orario di chiusura e se ne andarono a mani vuote. Harry aveva detto loro che dopotutto non importava sapere chi fosse quel mago, perché Raptor aveva intenzione di agire l'indomani sera, e avrebbero dovuto organizzare un piano; ma Hermione era irremovibile.
    “Vediamoci comunque domani, è impossibile che in una scuola del genere non ci sia scritto nulla riguardo quest'uomo! Potrebbe essere la chiave di tutto, ragazzi!” si lagnò, prima di separarsi.
    ” Non le capita mai che la sua biblioteca la tradisca in questo modo. Sai, che non ci sia quello che sta cercando. Sta solo controllando che tu dica la verità. Sai, è cresciuta fra i babbani” rassicurò Neville a Harry, mentre si dirigevano alla torre di grifondoro. “Ma ti crede. Lo so che ti crede.”

    Quella sera, Harry non riusciva proprio a dormire.
    E a quanto pare, non ci riusciva neanche Ron.
    Erano rimasti solo loro due nella sala comune; Harry non si era quasi accorto della sua presenza perché era troppo assorto nei ricordi di quel pomeriggio.
    Fu solo quando Ron si alzò dal tavolo per andare a dormire che Harry si voltò verso di lui, e quando i loro sguardi si incrociarono, gli venne improvvisamente un'idea.
    “Ron” gli chiese, “Stai andando a letto?”
    “E a te che importa?” sbottò acido l'altro, l'espressione corrugata sul volto.
    Harry si alzò e gli venne incontro, senza sapere veramente quello che stava facendo.
    “Beh, sai, ” esitò “mi aspettavo che tu, insomma….mi serve che mi insegni a giocare a scacchi dei maghi.”
    Ron sbarrò gli occhi, attonito. Harry immaginò cosa stava pensando: l'unica volta che lui aveva giocato con Ron a scacchi magici non aveva mostrato un grande interesse.
    “E perché lo vorresti?” chiese Ron, sempre dubbioso.
    “Perché voglio sfidare un mio amico a scacchi,” inventò Harry sbrigativo, “e devo assolutamente imparare a farlo bene. “
    Ron gli lanciò un' altra occhiata scettica.
    “Sarà per un'altra volta, ora devo andare…” rispose evasivo, e fece per incamminarsi verso la scalinata del dormitorio maschile.
    “E' una questione di vita o di morte!” insisté Harry, con la voce più alta di un'ottava, pestando un piede a terra.
    Ron si voltò lentamente verso di lui, sorpreso; in quell'istante, Harry sperò fortemente che accettasse.
    “E' una sfida molto importante?” chiese il compagno, inarcando il sopracciglio, sempre il tono scettico.
    “Importantissima” rispose Harry, sicuro. “E' domani sera.”
    Ron fece un sospiro e continuò a fissare Harry con cipiglio indagatorio. La diffidenza della famiglia Weasley per quella Potter era stata appresa anche dai suoi figli, constatò Harry con tristezza. Sapeva che cosa pensava di lui, ma Ron era il miglior giocatore di scacchi magici che conoscesse ed era la sua unica speranza.
    “Sicuro che non mi prendi in giro?” chiese Ron, e stavolta il tono indagatorio e scettico vacillò.
    “Sicurissimo” rispose Harry, controllato e deciso.
    Vide Ron sospirare di nuovo e avvicinarsi di qualche passo a lui. “E va bene!” si arrese.
    Fu così che Harry si ritrovò seduto al tavolo con Ron Weasley a giocare a scacchi magici.
    Forse non l'avrebbe mai ammesso ad alta voce, ma Ron era veramente forte a scacchi, e Harry era deciso a imparare il più possibile da lui finché non fosse diventato bravissimo.
    Smisero solo quando Harry non si sentì abbastanza sicuro, ed erano le cinque del mattino.
    Ron non aveva fatto altro che sbadigliare tutto il tempo, vincendo partite su partite. Harry era più che convinto che gli avesse concesso la vittoria dell'ultima.
    “Basta, Harry, abbiamo giocato abbastanza direi” disse il compagni con un grande sbadiglio, e con questo Harry capì che era arrivata ora di smettere.
    Per un folle momento, mentre Ron riordinava le pedine, pensò di coinvolgerlo nell'intero piano, ma poi allontanò l'idea.
    “Grazie” disse improvvisamente, quando Ron stava chiudendo la scatola degli scacchi e si stava alzando dal tavolo. Il ragazzo si fermò a guardarlo, sorpreso ancora una volta.
    “Scusa?” chiese, fingendo di non aver sentito.
    “Grazie per aver avuto pazienza con me. E, Ron, non credo che dovremmo essere nemici solo perchè i nostri genitori si stanno antipatici ” aggiunse Harry, lasciando Ron ancora più attonito.
    “Credimi, se fossi stato al posto loro, sarei stato dalla vostra parte” continuò, e si sentì più libero ora che gliel'aveva rivelato.
    Il volto di Ron sembrò addolcirsi per un momento, ma poi tornò rigido come prima; sembrava indeciso su cosa pensare, ed evidentemente non si sarebbe mai aspettato che Harry potesse dirgli una cosa del genere.
    “Figurati” fu tutto quello che disse, e si avviò velocemente verso la gradinata che portava al dormitorio maschile.

    Anonymous ha risposto 8 anni, 3 mesi fa 0 Mago · 0 Risposte
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