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  • In chiave di svolta

    Posted by Anonymous on Marzo 30, 2017 at 5:40 pm
    A Night,
    con tutto il mio cuore,
    sperando di farla ridere
    e forse anche un po' emozionare.
    Ti voglio tanto bene!

    IN CHIAVE DI SVOLTA

    Puf!
    Il rumore della Smaterializzazione echeggiò nell'appartamento che Ron e Hermione condividevano da qualche settimana. Apparvero, coperti di neve da capo a piedi, proprio in mezzo al salotto.
    Hermione si tolse subito la sciarpa, il cappello e il cappotto, li ripose e si sedette sul divano, esausta. Quel week end in montagna era stato bellissimo: vedere Ron alle prese con gli sci era stato a dir poco esilarante, tanto più che, dopo essere caduto una ventina di volte, aveva caracollato al bar più vicino e aveva ordinato una “Burrobirra bollente” suscitando la più completa confusione del barista; ricordava tutti i lividi sul suo corpo, che lei aveva baciato uno per uno, facendo l'amore quella sera, e ricordava i suoi occhi azzurri, splendidi, ardenti, che la guardavano con passione, come aveva sempre sperato di essere guardata.
    Ron la faceva sentire come la più bella delle donne, e lei sapeva che per lui lo era, perché quegli occhi non mentivano, non a lei, che in otto anni aveva imparato a conoscerne tutti i segreti, cosa li offuscava e cosa li faceva accendere.
    Poco dopo, Ron si sedette di fianco a lei. Hermione si sentiva stranamente spossata: quella vacanza avrebbe dovuto rilassarla, eppure si sentiva più stanca di prima, debole e debilitata. Appoggiò la testa sulla spalla di Ron e lui la circondò con un braccio, carezzandole piano la schiena.
    “Hermione… tutto a posto? Sei silenziosa” disse lui, dopo un po'.
    “Mi sento strana” rispose lei, con una vocina piccola piccola.
    Lui girò la testa verso di lei. “Sei pallida, in effetti… e guarda che occhiaie” osservò dolcemente. Poi le toccò la fronte con la mano. “Hermione, scotti tantissimo!” esclamò. “Sei malata” decretò infine, con aria solenne.
    Hermione si maledisse: una malattia non ci voleva. Era un periodo nero al lavoro, non poteva certo permettersi di fare giorni d'assenza. La sua mente si mise a lavorare velocemente per trovare una soluzione, ma si fermò dopo poco, bloccata dal mal di testa. Nel frattempo, Ron la stava osservando. “Ce la fai a camminare? Ti metto a letto” disse. Hermione si alzò, ma era malferma sulle gambe: Ron la prese al volo prima che rovinasse a terra. La ragazza si sentiva svenire, pensò che la febbre dovesse essere molto alta, a più di trentotto. Ron la portò in braccio fino alla camera da letto e la mise sotto le coperte con un bacio sulla fronte calda. “Non ti sognare di andare al lavoro domani” bisbigliò. Hermione mugolò veementemente in protesta, ma Ron non volle sentire ragioni. “Avviso io”.
    E va bene, avrebbe perso un giorno di lavoro. Non l'aveva mai fatto e tanto, conciata com'era, non avrebbe potuto rendere molto.
    Mentre era immersa in queste riflessioni, vide che Ron era sulla porta e sentì un moto di delusione: aveva sperato che restasse con lei, ma era verosimile che lui volesse trascorrere il resto della serata con una birra e la televisione, cose Babbane di cui non poteva più fare a meno.
    Come se lui avesse udito i suoi pensieri, si fermò sull'uscio. “Vuoi… vuoi che resti con te?” domandò piano.
    “Sì, per favore” sussurrò lei.
    In poche falcate, Ron raggiunse il letto e si sdraiò vicino alla sua fidanzata, abbracciandola stretta. Cullata da quel tepore, a Hermione non fu difficile addormentarsi.

    Quando si svegliò, la mattina dopo, Hermione ricordava la sera precedente in modo confuso: un grande mal di testa le faceva memoria della sua influenza.
    Aprì gli occhi lentamente, grata che Ron avesse tirato su le tapparelle solo di un po', in modo che la luce che filtrava dalla finestra fosse morbida e la avvolgesse senza accecarla. Alla sua sinistra c'era un vassoio con succo d'arancia, una brioche, del tè e dei biscotti. Hermione sorrise divertita: solo Ron poteva pensare che una persona malata avesse l'appetito per mangiare una colazione simile. Fece per prendere la brioche, quando notò un biglietto:
    “Lo so che stai ridendo. Cattiva.
    Ho semplicemente voluto lasciarti più scelta.
    Ti amo.
    Ron”
    Hermione avrebbe voluto baciare quel pezzo di carta, ma si trattenne: mangiò la brioche e bevve il succo d'arancia, dormì per qualche ora ancora e al risveglio lesse l'inizio di un romanzo che le avevano appena regalato. Nel pomeriggio, si sentiva già molto meglio.
    La giovane strega non era certo il tipo da sprecare completamente nell'ozio un giorno passato a casa, quindi decise di mettere un po' d'ordine tra gli scatoloni che lei e Ron non avevano ancora disfatto.
    Si mise a lavorare in modo metodico, sistemando oggetti di ogni genere, finché, riponendo l'ennesimo poster dei Cannoni di Chudley nell'armadio di Ron, notò, tra i vestiti, un piccolo scrigno blu, della dimensione di un portagioie, o di un carillon.
    Aveva un gancio dorato: Hermione provò a staccarlo, ma dallo scrigno scaturì una voce metallica, che la fece trasalire: “Parola chiave?”.
    Hermione era sconvolta: era la prima volta che vedeva quello scrigno, era sicura che Ron non gliene avesse mai parlato, e c'era anche bisogno di una parola chiave per aprirlo? Cosa c'era che Ron voleva tenerle segreto?
    Rimase per un po' concentrata a studiarlo, stringendo gli occhi, come si fa con un nemico; poi, in un gesto impulsivo, lo prese, lo rimise dove l'aveva trovato e decise di andare in cucina a prepararsi un'altra spremuta.
    Ron non voleva dirle qualcosa? Bene! Aveva dei preziosissimi segreti di cui lei non poteva essere a conoscenza? Benissimo! Lei di certo non si sarebbe abbassata a cercare di scoprire quella stupida, dannata, inut-… Ma i suoi piedi l'avevano già ricondotta in camera, davanti all'armadio di Ron. Riprese lo scrigno in mano e riprovò ad aprirlo. “Parola chiave?” domandò di nuovo la voce metallica. Lei esibì un sorriso vittorioso e pronunciò chiaramente: “Cannoni di Chudley”.
    Ma lo scrigno non si aprì.
    Hermione si ritrasse, mentre l'espressione compiaciuta che aleggiava sul suo viso spariva, facendo posto a un'aria corrucciata. Stava per riprovare con un'altra parola chiave, quando sentì la porta d'ingresso aprirsi: “Hermione? Sono tornato!” esclamò Ron, entrando in casa. La ragazza aveva pochi secondi: rimise lo scrigno al suo posto, incasinò un po' l'armadio di Ron – quello sì che era un tocco di classe – e si tuffò nel letto, coprendosi con il piumino. Un attimo dopo, Ron fece il suo ingresso nella loro camera.
    “Ehi, tesoro” disse piano, sedendosi sul letto. “Dormi?”
    Hermione si girò verso di lui. “Ciao Ron” rispose, con un sorriso. “No, stavo solo riposando”.
    “Come ti senti?” domandò lui, mettendole una mano sulla fronte. “Sei un po' più fresca” constatò poi, decisamente sollevato.
    “Infatti sto meglio” rispose lei, mettendosi a sedere, in modo da essere alla sua stessa altezza.
    “Grazie per la colazione e il biglietto” aggiunse, prendendogli la mano e cominciando ad accarezzarla lentamente, mentre agganciava i propri occhi con i suoi.
    Ron diventò un po' rosso sulle orecchie, ma non distolse lo sguardo e rispose: “Dovere, signorina”.
    Mentre lo guardava negli occhi, a Hermione sembrava sempre più strana, sempre più lontana l'idea che Ron potesse nasconderle qualcosa: insomma, loro erano amici, erano fidanzati, erano amanti. Erano tutto l'uno per l'altra.
    D'istinto, si avvicinò a Ron e lo baciò su una guancia, quasi per scusarsi per aver dubitato di lui.
    Ron si accostò a lei a sua volta e cominciò a darle baci sulla fronte, sugli occhi, sul naso, sul collo, mentre le loro mani erano ancora intrecciate saldamente.
    Hermione, ad occhi chiusi, si godeva quei baci così delicati, come se fossero un balsamo per il suo cuore.
    Finalmente Ron arrivò alle sue labbra e le sfiorò con le proprie, delicatamente.
    “Smettila, ti ammalerai anche tu” rise Hermione, ma Ron finse di non sentire e premette la sua bocca ancora di più su quella della ragazza, che in pochi attimi la schiuse e lasciò facile accesso alla sua lingua che danzava, che si intrecciava con la propria in una lenta e dolce danza.
    No, Ron Weasley non le avrebbe mai nascosto niente.

    Hermione dal giorno successivo tornò al lavoro e, tra pratiche da sbrigare, problemi in ufficio e attività nel tempo libero con Ron e, a volte, Harry e Ginny, non pensò più allo scrigno misterioso.
    Fino a che, un paio di settimane dopo, non fu ospite alla Tana per una cena con Bill, Fleur e Harry (Ginny purtroppo non era potuta venire perché era in viaggio con la sua squadra di Quidditch, ma Hermione sospettava che avesse pianificato quella trasferta a tavolino proprio per non dover passare una serata con Flora Batterica).
    Dopo aver consumato tutte le deliziose portate preparate da Molly parlando del più e del meno – lavoro, vita di coppia, hobby – Arthur cominciò un discorso: “Figlioli, abbiamo un problema. Su in casa, nella vecchia camera di Ginny, c'è un Molliccio. Onestamente, non abbiamo idea di come ci sia finito, per ora è sotto chiave…”
    Chiave.
    La voce metallica dello scrigno rimbombò nella mente di Hermione: “Parola chiave?”
    Riuscì a sentire a stento la fine della frase di Arthur: “…Ma è ora di rimuoverlo, che dite? Non è il caso che lo faccia vostra madre, visti i trascorsi – e tutti ridacchiarono un po' – e se devo dirvi la verità neanche io me la sento molto. Bill, Ron, uno di voi due potrebbe farlo?”
    “Certo, papà” risposero i ragazzi in coro. Poi si guardarono: nessuno dei due voleva svolgere quel compito, ma neanche farlo eseguire al fratello.
    “Dai” disse Ron, alzandosi e tirando fuori la bacchetta dai pantaloni. “Cosa sarà mai qualche ragnetto?” sorrise a Hermione, che ricambiò a stento il sorriso, impegnata a rimuginare a proposito dello scrigno.
    E se invece Ron avesse voluto tenerle nascosto qualcosa? Certo, teneva a lei… Ma se fosse stato in contatto con qualcuno di Hogwarts? Magari Lavanda? Hermione immaginò di aprire lo scrigno e trovarci una marea di lettere zuccherose di Lav Lav che metteva un cuoricino su tutte le “i” e allungava i suoi viscidi tentacoli da polipo verso Ron. Il suo Ron. Di colpo, diventò furiosa. Strinse i pugni, e anche la sua espressione doveva essere cambiata, perché Molly le mise una mano sul braccio e le chiese: “Hermione, cara, tutto bene?”. “Sì, signora Weasley, grazie” rispose Hermione, cercando di rilassare il volto e simulare un sorriso.
    Ma la sua mente continuava a lavorare, frenetica. E se non fosse stata Lavanda? E se fosse stato qualcuno di nuovo, magari ancor più pericoloso? Magari una collega dell'addestramento Auror?
    Una ragazza bionda, sorridente, allenata e spiritosa prese subito forma nella mente di Hermione; si immaginò le chiacchierate dopo il lavoro, le occhiate durante le esercitazioni, i sorrisi durante le ramanzine del capo… magari i baci rubati durante le missioni insieme… una lacrima le sfuggì sulla guancia e lei si affrettò ad asciugarla. Si stava comportando in modo ridicolo. Avrebbe chiesto al suo fidanzato cosa fosse quello scrigno e cosa contenesse, ecco tutto. Avrebbe dovuto farlo dal giorno in cui l'aveva trovato, senza aspettare così tanto. Si alzò in piedi dicendo che andava a cercare Ron e salì le scale fino al terzo piano. Dalla camera di Ginny provenivano delle urla agghiaccianti e dei singhiozzi: Hermione corse, spalancò la porta e trovò Ron riverso a terra davanti a un corpo; il ragazzo continuava a ripetere “Hermione”, “Hermione”, mentre le lacrime scendevano copiose sulle sue guance, sul suo collo e sui vestiti.
    Hermione si rese conto che il corpo steso a terra era proprio il suo, come doveva apparire quando era appena stata torturata da Bellatrix: la scritta “Sanguesporco” sul suo braccio era fresca e sanguinava, le sue membra tremavano e stava per perdere conoscenza. Tirò fuori la bacchetta e pronunciò l'incanto: “Riddikulus!”.
    Il suo corpo scomparve all'istante e, prima che il Molliccio potesse mutare forma, lei lo spedì con forza dentro il comodino di Ginny.
    Ron alzò il viso sconvolto verso di lei, e Hermione si affrettò a mettersi in ginocchio di fronte a lui, prendendogli le mani. “Ron, sono io, sono qui!”.
    “Hermione” sussurrò lui, sollevando una mano per mettergliela sul viso e sentire i suoi zigomi, la sua mascella, le sue labbra, il suo naso, le sue ciglia. Poi si sporse in avanti e la abbracciò forte, tanto forte da mozzarle quasi il respiro.
    “Il mio Molliccio è cambiato…” bisbigliò al suo orecchio.
    “Credo anche il mio” rispose lei, sorridendo e cominciando ad accarezzargli i capelli.
    “Va tutto bene, ok? Siamo qui, insieme. Andrà tutto bene. Dai, alziamoci, mi fanno male le ginocchia”. Si misero in piedi, ma a Ron cedettero le gambe e si stese sul letto di Ginny. “Forse è meglio che ti riposi un po'. Vado ad avvisare gli altri, magari si stanno…” “Hermione” la interruppe lui. “Sì?” “Ti prego, resta con me” disse Ron, piano, facendole spazio nel letto. 
    Hermione si fermò sulla soglia e tornò subito indietro. “Va bene” rispose, rifugiandosi tra le braccia di Ron che la accoglievano.
    “Sai, forse avrei dovuto aspettarmelo” disse lui, accarezzandole i capelli. “Dopo tutto quello che abbiamo vissuto, ho paure ben più grandi dei ragni”.
    “Io me lo aspettavo, ma ero distratta, mi dispiace di non averti avvertito” rispose lei, baciandogli le dita. “Però pensavo” continuò “che… dopo Fred… tu vedessi un altro dei tuoi fratelli morto, oppure i tuoi genitori, o Harry”.
    Il silenzio che seguì a quell'affermazione a Hermione sembrò eterno.
    Poi Ron sbottò: “Accidenti, Hermione, per essere la strega più brillante della tua età, a volte sei proprio una cretina”.
    Hermione corrugò le sopracciglia e alzò la testa verso Ron, per replicare qualcosa di veramente pungente, ma lui non le lasciò neanche aprire la bocca: le prese la testa con entrambe le mani e la baciò furiosamente, disperatamente, stringendola con forza. Hermione si perse in quel bacio così intenso, tanto passionale che le faceva venire voglia di fare l'amore con Ron lì, immediatamente, ma dopo un po' la lucidità fece capolino e si staccò, con aria confusa, divertita e irritata al tempo stesso.
    “C-cosa significa?” chiese, ancora senza fiato. “Prima mi dici che sono cretina e poi mi baci…  così?”.
    Ron la fissò e a Hermione sembrò che le stesse passando l'anima ai raggi X: lei lo guardò negli occhi, cercando di fare lo stesso. Notò che le sue orecchie si stavano imporporando leggermente: forse era in procinto di dire qualcosa di molto importante, o comunque qualcosa che lo metteva a disagio. Quando cominciò a parlare, tuttavia, il suo tono era fermo: “Tu credi davvero di venire dopo i miei genitori, i miei fratelli e Harry? Certo, io voglio bene a ognuno di loro, darei la vita per ognuno di loro… ma, Hermione – e qui il ragazzo cominciò ad arrossire vistosamente – tu sei tutto per me. Io ti amo. E sì, la mia peggior paura è quella di vederti soffrire e non poter far niente per aiutarti, perché ho provato che significa, ed è terrificante. Quindi vedi di non farlo, eh?” concluse con una risatina.
    Hermione aveva gli occhi lucidi, ancora aggrappati a quelli di Ron. Le sembrava di aver perso la voce, perché il ragazzo le aveva dimostrato per l'ennesima volta quanto l'amasse e quanto fosse saldo il loro rapporto. Le veniva quasi da ridere per i pensieri che aveva formulato poco prima: Lavanda e la bionda aspirante Auror scomparirono dalla sua mente. No, decisamente Ron non la tradiva. Come aveva fatto a dubitarne? Si meritava che il ragazzo le avesse dato della cretina: ma solo lui poteva farlo. Ron era, senza dubbio, la cosa più bella che le fosse capitata nella vita.
    Dopo qualche minuto di silenzio, Ron sussurrò: “Ehm… ho detto qualcosa di sbagliato…?” Hermione si impegnò a ritrovare la voce e rispose, tremula: “No… anzi. Stavo pensando a quanto ti amo. Vieni qui”. Lo attirò a sé e lo baciò di nuovo, più lentamente, più dolcemente di prima. Ron apprezzò decisamente e cominciò ad accarezzarle i fianchi, posizionandosi sopra di lei, che non aveva smesso un attimo di baciarlo, tirandogli e giocando con i suoi capelli rosso fiamma.
    “Ehi, se volevate un po' di privacy bastava dirlo! Potevate almeno andare in camera di Ron, per Merlino!” la voce divertita di Bill li interruppe.
    Ron sobbalzò, il suo volto si tinse di rosso scarlatto e si alzò immediatamente dal letto, sistemandosi in piedi di fianco all'armadio, come un soldatino. “N-noi non avevamo intenzione di… insomma non…” cominciò, balbettando. Hermione si era messa seduta sul letto e guardava i due fratelli Weasley, stralunata.
    “Sentite, se Fleur scopre che vi ho interrotti mentre stavate per… insomma” e ghignò, divertito “mi ammazza, quindi… se voi non dite niente, io non dico niente” concluse. Si mise un dito sulle labbra e uscì dalla porta.
    Appena l'uscio si richiuse, Ron rilassò le spalle e lasciò andare il fiato. “Miseriaccia! Non si è mai tranquilli in questa casa!” sbuffò, andando a sedersi accanto a Hermione.
    Hermione gli sorrise timidamente. “Non importa. Effettivamente pomiciare sul letto di Ginny non è stata un'idea grandiosa” ridacchiò.
    Ron rise con lei, poi tornò serio tutto d'un colpo. “Che c'è?” chiese Hermione, preoccupata.
    E lui, guardandola fissa negli occhi: “Giurami che stanotte recuperiamo”.

    Recuperarono. Ma, poco prima di addormentarsi tra le braccia di Ron, a Hermione sorse spontaneo un quesito: se Ron non la tradiva e non doveva nascondere lettere d'amore o prove di una relazione, cosa diavolo c'era in quello scrigno?

    La mattina dopo era una domenica mite e abbastanza soleggiata. Hermione, con tutte le sue doti di persuasione, convinse Ron a contattare Harry per una bella uscita insieme, come ai vecchi tempi. “Potete, non so, giocare a Quidditch vicino alla Tana, andare a Hogsmeade a bere la Burrobirra, andare a casa di Andromeda e giocare con Teddy… avete tutta la giornata! Sbizzarritevi!”.
    Aveva praticamente spinto fuori di casa a forza il fidanzato, che, seppur confuso, aveva accettato la cosa, constatando che Hermione era sempre stata pazza e che la cosa non poteva far altro che peggiorare con l'età.
    Hermione era sicura di riuscire a trovare la parola chiave di quello scrigno. Ma prima voleva fare un gioco, una specie di scommessa con se stessa: sarebbe riuscita a indovinare cosa ci avrebbe trovato dentro? Un cimelio dei Cannoni di Chudley, magari? No, quelli – purtroppo – erano già in giro per tutta la casa. Dubitava che Ron avesse cose preziose, e, se così fosse stato, Hermione pensava che gliel'avrebbe detto,  che avrebbero trovato un posto sicuro insieme… No, doveva essere qualcosa di diverso. Magari qualcosa di imbarazzante? Chewing gum masticati di Viktor Krum? Riviste porno? Un maglione di Molly particolarmente orrendo con mutandoni coordinati? Aprì l'armadio, tirò fuori il bauletto e si diresse in cucina, sedendosi e posandolo sul tavolo, dinanzi a sé.
    “Parola chiave?” chiese la solita voce metallica.
    “Scacchi dei maghi” disse Hermione, pensando che la mossa più giusta fosse puntare sulle passioni di Ron.
    Lo scrigno rimase sigillato.
    “Quidditch!” ritentò la ragazza, invano.
    “Grifondoro”. Niente.
    “Hogwarts”. A Hermione sembrò quasi che lo scrigno le facesse la linguaccia. Qual era la maledetta parola chiave? Cos'è che a Ron piaceva fare più di tutto? Che non si sarebbe stancato mai di fare? Che lo accendeva come nient'altro al mondo?
    Di colpo, a Hermione venne l'ispirazione e il suo viso si aprì in una risata: come aveva fatto a non pensarci prima?
    “Sesso!” esclamò, rivolta al bauletto, con le mani già sul gancio. Ma quello era sempre bloccato. Hermione si incupì. Era sicura di aver fatto centro, questa volta.
    Esasperata, cominciò a urlare in direzione dello scrigno: “Cioccorane! Torta della mamma! Cosce di pollo! Burrobirra! Api frizzole! Panini al bacon! Whisky inc…” ma la voce le morì in gola. Ron era sulla porta e la fissava, serio. “Sai, ci siamo resi conto che non era una vera rimpatriata senza di te… così sono tornato indietro per invitarti a raggiungerci” disse lui, impassibile. “Oh… che carini… beh, grazie” fece lei, cercando di usare un tono disinvolto e non quello di una che è stata appena scoperta con le mani nel sacco.
    “Che cosa stavi facendo, esattamente?” domandò Ron, calmo.
    “Ecco… io… oh, al diavolo, un po' di tempo fa ho trovato questo scrigno ed ero troppo curiosa di sapere cosa ci fosse dentro, allora ho cercato di indovinare la parola chiave… mi dispiace, so che avrei dovuto dirtelo e chiedere a te, ma a un certo punto è diventata una sfida con me stessa e le cose mi sono un po' sfuggite di mano… scusa” concluse, mordendosi il labbro.
    Ron avanzò di qualche passo. “Quante parole d'ordine hai provato?” chiese.
    “Uhm… una decina, credo” rispose lei, con gli occhi fissi sul pavimento.
    “E nessun successo?” domandò ancora lui, con un tono che a Hermione sembrò quasi divertito.
    “No” ribattè lei, piccata.
    “Questo dimostra la mia ipotesi: sei una cretina” affermò lui, stavolta sorridendo apertamente. “Non credere che io non sia arrabbiato perché hai violato la mia privacy e tentato parole chiave assolutamente diffamanti come 'torta della mamma'” aggiunse, tornando serio. “Ma adesso è ora di risolvere il mistero, non ti pare?”
    Lei annuì e di colpo capì: la parola chiave doveva essere in Serpentese! Ron aveva aperto la Camera dei Segreti con qualche parola in Serpentese, dicendo che aveva appreso due o tre vocaboli da Harry: quale modo migliore di proteggere ciò che c'era dentro lo scrigno?
    Ron si posizionò davanti ad esso e la voce metallica ripeté nuovamente: “Parola chiave?”. Ron sorrise e disse semplicemente “Hermione”.
    “Cosa? Cooooooosa?” urlò Hermione.
    “Te l'ho detto, amore: sei una cretina” ribadì lui, godendosi la sua espressione sgomenta.
    “Non sono una cretina!” replicò Hermione, ma il solo sguardo divertito di Ron la fece vacillare. “Ok… forse un po'” ridacchiò. “Adesso, però, voglio sapere che cosa c'è dentro!” esclamò, accostandosi di nuovo al tavolo.
    Guardò l'interno dello scrigno… e vide una chiave.
    “Sono stufa di tutte queste chiavi” brontolò. “E che cosa apre, se posso saperlo?” domandò, rivolgendosi a Ron.
    “Devo aspettare il tramonto per fartelo vedere” rispose lui, con aria enigmatica.

    Dopo le otto, Ron e Hermione uscirono di casa e il ragazzo la condusse per un dedalo di vie graziose ma anonime, finché arrivarono a una scaletta con una porticina. Ron tirò fuori la chiave e aprì. Hermione si ritrovò in un luogo buio e i suoi occhi fecero un po' fatica ad abituarsi all'oscurità, ma il profumo di libri antichi era inconfondibile: si trovavano dentro a una biblioteca.
    “Non dirmi che…” disse, incredula.
    “Esatto” confermò Ron. “È possibile che per caso io abbia Confuso la bibliotecaria per poter fare una copia delle chiavi e portare la mia ragazza nel suo luogo preferito al chiaro di luna” concluse Ron in un tono che evidentemente trovava molto virile.
    “Ronald Weasley!” sibilò Hermione. L'unica cosa che la tratteneva dall'urlare era il fatto che non era abituata ad alzare la voce in biblioteca, non l'aveva mai fatto in più di vent'anni di vita. “Hai infranto una legge magica! E anche una legge Babbana! E adesso che siamo entrati ne abbiamo infranta una seconda, ed è gravissima! Si chiama effrazione, Ron, ne hai mai sentito parlare? Se ci scoprono qui dentro saranno guai, e sarà tutta colpa tua!” concluse, puntando il dito sul suo petto. “E poi perché dovrei voler stare in una biblioteca deserta con te?” aggiunse.
    Lui la stava guardando, scioccato. “Hermione, basta fare un Muffliato e un Repello Babbanum! È praticamente impossibile che ci scoprano qui! Anzi, se ti tranquillizza, li faccio subito!” e si affrettò a fare gli incantesimi di protezione.
    “E va bene… ma ancora non capisco come mai ci troviamo qui” affermò Hermione, perplessa.
    Ron diventò rosso sulle orecchie. “Beh… io pensavo che… insomma… visto che a te piacciono così tanto i libri… stare qui poteva… eccitarti… e quindi…” si interruppe per grattarsi la testa, in imbarazzo.
    Hermione non sapeva se ridere o fare una solenne sfuriata. Optò per un'iniziale neutralità: “Insomma, tu hai fatto tutto questo casino – lo scrigno, la parola chiave, l'incantesimo Confundus, la copia della chiave – solamente per trascinarmi in biblioteca e tentare di sedurmi, quando a casa abbiamo un bel letto comodo dove facciamo l'amore praticamente tutti i giorni?” domandò.
    “Ehm… sì, suppongo di sì” rispose Ron, saltellando da un piede all'altro, con il volto in fiamme.
    “Mi sa che qui c'è un errore, Ron: il cretino sei tu” rise Hermione. Lui alzò piano gli occhi e le fece un sorriso timido: “Non sei più arrabbiata?” chiese, ancora un po' spaventato. Hermione quando era furiosa sapeva davvero fare paura.
    “No. In fondo sono stata io a cominciare tutto con quel maledetto scrigno… direi che siamo pari” rispose.
    “Una bella coppia di cretini, non trovi?” chiese Ron, avvicinandosi a lei. “Concordo” fece lei, ridacchiando e raggiungendolo. Si trovarono l'uno davanti all'altra e subito si abbracciarono, stringendosi forte. “Quindi tutti i miei sforzi sono stati vani?” bisbigliò Ron all'orecchio di Hermione. “Non ho detto questo” sussurrò Hermione di rimando.
    E, successivamente, mentre lei e Ron facevano l'amore in mezzo ai libri, ai suoi adorati libri, pensò – solo per un attimo – che forse l'unica cretina era stata lei. 


    Note dell'autrice:
    Buonasera a tutti!
    Questa storia è stata scritta per un concorso… nel pacchetto segreto avevo Ron, Hermione, Padma Patil e l'immagine di una chiave. Potevo decidere di mandare un personaggio a farsi friggere allegramente (ciao ciao Padma :D) e di lavorare sugli altri tre elementi, e così ho fatto. Ovviamente Ron e Hermione sono stati subito accoppiati, come Santa Rowling ha stabilito. Riguardo alla chiave, è stato un po' più complicato: ci ho riflettuto per giorni, volevo trovarle un impiego originale, che non fosse solamente una semplice chiave per aprire le porte o una cosa banale come “la chiave del suo cuore”; mi è venuto in mente di tutto, i componimenti in chiave di sol (o di qualsiasi altra nota), le diverse chiavi di lettura di un testo, la chiave di volta (che poi ho utilizzato per il titolo, ma quello lo spiegherò dopo) e centomila altre cose che non sto a scrivere… inoltre, volevo che il componente “chiave” non fosse solo accennato, ma che ricorresse, che fosse un prompt vero e proprio, infatti nel racconto troviamo come protagonista la “parola chiave” ma anche l'espressione “tenere sotto chiave” e, verso la fine, una vera e propria chiave che apre la porta sul retro della biblioteca.
    Seconda cosa: il titolo. Anche questo mi ha fatto davvero penare. Alla fine mi è venuto in mente questo gioco di parole che si basa sulla crasi tra le due espressioni “in chiave di sol” e “chiave di volta” e che riassume molto bene la shot in quanto Hermione, durante la storia, non fa che proseguire di svolta in svolta (prima la scoperta dello scrigno, poi la scoperta che la parola chiave non è quella che lei credeva, il pensiero che Ron la tradisca, la consapevolezza che invece non è così, il fatto che creda che la parola chiave sia in serpentese, la scoperta della vera parola chiave e del contenuto dello scrigno e infine la rivelazione più grande, cioè quello che la chiave apre).
    Insomma, su questa storia ho lavorato davvero molto, e devo dire che il risultato mi soddisfa abbastanza. Voi che ne pensate? Vi è piaciuta la trama? I personaggi vi sono sembrati IC? Questa è una delle storie più complesse che abbia mai scritto :rotolo:
    Quindi a presto, spero! E grazie in anticipo a tutti coloro che leggeranno/recensiranno/apprezzeranno questa storia anche silenziosamente.
    Un abbraccio stritolatutto e, come sempre,
    Peace, love and Romione,
    vostra
    Herm
    P.S. GRAZIEGRAZIEGRAZIE a Vittoria per tutte le elucubrazioni mentali fatte su questa storia alle quattro del mattino! Sei impagabile!

    Anonymous ha risposto 5 anni, 12 mesi fa 0 Mago · 0 Risposte
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