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  • Joe Berry e Il Potere del Corno

    Posted by Anonymous on Maggio 16, 2010 at 7:23 am

    Ok, avevo in mente da tempo di scrivere una storia. Probabilmente è una cattiva idea, ma volevo proprio farlo. Bene, parto con il …

    Prologo

    Era una mattina piovosa, una di quelle che spinge la gente comune a rimanere in casa, una mattina che presagiva qualcosa di tetro. Un uomo alto e magro, di mezz'età, con un cappuccio in testa e con un mantello blu notte camminava sulla strada di Vicolo Kasti: le gocce di pioggia si imbattevano su di lui come la gente comune gioca con un pallone. Ecco, sembrava proprio un pallone quell'uomo che era in balia della tempesta di pioggia. Ma lui non era la gente comune. Lui non si scoraggiava per così poco, lui era qualcun'altro. Con la mano destra tremante, prese qualcosa di appuntito da una tasca del pantalone nero che indossava. Mormorò qualcosa, forse non nella lingua italiana. Portò quella cosa appuntita all'altezza del petto e si bloccò, come se qualcuno l'avesse immobilizzato. Poi, in un batter d'occhio, si trafisse il petto con quell'oggetto: era morto.

    Posto qui di seguito il 1° Capitolo, per facilitare il compito a chi vuole leggerlo senza andare a vedere tutti i post (consigliato da Kerry ;))

    1° Capitolo: Il Ritrovamento del Cadavere & Il Portale

    Terminò di piovere. La polizia municipale raggiunse il luogo in cui era stato trovato il cadavere di un uomo. Non di un uomo qualsiasi, di quell'uomo. Era stato un passante a chiamare la polizia per avvisarla dell'accaduto. Arrivata lì dopo pochi minuti, quest'ultima cercò di capire come l'uomo fosse morto e si giunse alla conclusione che si fosse suicidato. Però, non si trovò nessun' arma. Un coltello, una pistola, niente di niente. Passarono giorni, settimane, mesi ma non si seppe più niente di questa storia cosicchè la polizia decise di non indagare più e di chiudere il caso. La cosa più strana era che questa persona sembrava che non avesse parenti, sembrava proprio che non fosse mai esistita. Nessun documento, nessuna traccia della sua vita. Davvero l'uomo incappucciato non aveva parenti? Davvero non aveva una casa o un amico? Queste domande rimasero tese nell'aria, senza risposta. Ma la polizia aveva sbagliato a chiudere il caso, aveva sbagliato eccome. Quello che era successo era qualcosa che la gente comune non poteva nemmeno immaginare.
                                                                       
                                                                                *

    Joe era un ragazzino di tredici anni. Seppur avesse origini inglesi, viveva in Italia, a Taranto, in Puglia insieme a sua madre. Joe non aveva mai capito il motivo per il quale sua madre si fosse trasferita da Oxford a Taranto, ma di sicuro Millicent, il nome della madre di Joe, nascondeva qualcosa; e se mai Joe facesse delle domande riguardo questo argomento a Mamma Millicent, quest'ultima si irritava e lo metteva in punizione. Anche se molte volte era dura con Joe, gli voleva molto bene. Purtroppo suo padre era morto sette anni fa, ma lui non ricordava come: sua madre diceva che era stato investito da un'auto ma lui non ci credette mai a questa storia.
    Era primavera, e tra pochi giorni la scuola sarebbe finita. Joe frequentava la terza media e non vedeva l'ora che iniziasse l'estate per andare a mare. Joe non aveva molti amici, anzi non ne aveva proprio. Era Xyle il suo unico amico.
    Proprio Xyle era a casa di Joe, e stavano chicchierando un po', quando Xyle salutò il suo amico: <> Disse guardando il cielo che stava tramontando. Poi, volse lo sguardo verso l'orologio che segnava le 20:30. Lui annuì: <> E così Xyle se ne andò, varcando la porta d'ingresso della grande villa dove abitava Joe. Dalla cucina, arrivò la voce di sua madre: <> Il figlio ubbidì all'istante e si recò in cucina che era proprio accanto al soggiorno. <> Mamma Millicent, tutta soddisfatta, disse: <> Joe fece di sì con la testa e si sedette sulla sedia. Poi, il tono di Mamma Millicent cambiò e, riferendosi al figlio, disse: <>

    Joe si fece serio: non gli piaceva mai quando sua madre gli diceva devo parlarti. Quando qualcuno pronuncia questa affermazione vuol dire sempre che si deve parlare di un discorso brutto, un qualcosa di negativo e infatti era proprio così: <> Joe annuì: aveva già capito dove la madre volesse andare a parare. Mamma Millicent trovò le parole giuste: <> Joe non rimase molto colpito: se lo immaginava. Ma poi chiese, con un tono triste: <> La madre scosse la testa: <> Joe si fece più attento e incuriosito: <> A quel punto Mamma Millicent cambiò argomento: <> Joe non toccò cibo e senza rivolgere nè una parola e nè uno sguardo alla madre si diresse verso la sua camera che si trovava al piano superiore.
    La villa dove viveva Joe e Mamma Millicent, che si chiamava Villa Berry, era molto grande ed era composta da tre piani: nel primo c'era il soggiorno, la cucina, il bagno e la stanza da letto di sua madre. Nel secondo la camera di Joe, un altro bagno e una stanza degli ospiti. Il terzo piano era formato da una sola sala: la soffitta.
    Purtroppo ora non ci poteva più andare. Sospirò ed entrò nella sua stanza: di fronte alla porta d'ingresso della cameretta c'era una porta-finestra, al cui lato si trovava l'armadio. Accanto a quest'ultimo una libreria enorme risaltava agli occhi. A Joe piaceva molto leggere, specialmente libri d'avventura e di genere fantasy. Vicino alla libreria c'era un letto, dove dormiva Joe, e a destra un comodino. Non mancava nemmeno la scrivania.
    Si buttò sul letto e prese in mano il libro che stava leggendo durante quel periodo: Harry Potter e Il Prigioniero di Azkaban. Era davvero emozionante come libro. Voleva tanto vivere in un mondo come quello di Harry Potter.
    Joe era un ragazzino che sognava molto e nonostante la sua giovane età era già responsabile e maturo. Insieme al suo migliore amico, Xyle, era sempre in cerca di nuove avventure. Pensò a quello che pochi minuti prima gli aveva detto Xyle: una scoperta, ho fatto una scoperta. Di cosa si poteva trattare? Joe era eccitato al solo pensiero. Poi la sua mente andò altrove, ritornando alla soffitta: Mamma Millicent gli aveva detto che non poteva andarci più. La soffitta nascondeva forse qualcosa? A quel solo pensiero, Joe si alzò dal letto e quatto quatto uscì dalla sua stanza sperando che la madre non si accorgesse della sua “fuga” verso la soffitta. Salì le scale che portavano al terzo piano e lentamente arrivò alla porta impolverata della soffitta. Cercò di aprirla ma vide che era chiusa a chiave: Mamma Millicent aveva provveduto a tutto. Con un po' di rabbia la calciò ma smise quasi subito per paura che la mamma lo sentisse seppur lei fosse ancora al primo piano. Joe, curioso com'era, notò che dalla serratura della chiave s'intravedeva un bagliore blu cielo, una luce azzurra. Cosa mai si nascondeva nella soffitta? Si stava avvicinando ancora di più verso quest'ultima quando qualcuno lo strattonò.

    Fu un attimo. Un nanosecondo nel quale Joe sentì battere a mille il suo cuore. In quel piccolissimo istante, l'unico pensiero che gli trapassò la mente fu solo uno: chi era stato a strattonarlo? Un individuo che proveniva dalla soffitta?
    Con un po' di sollievo e con un pizzico di delusione vide pararsi davanti a lui Mamma Millicent, rossa in faccia per la rabbia. Joe aprì la bocca per scusarsi, ma la madre lo precedette: <>
    <> Ribattè Joe.
    <> Concluse Mamma Millicent.
    Joe non disse una parola e se ne corse in camera: purtroppo sua madre aveva ragione. Se era uno responsabile non sarebbe mai salitò lassù. Che stupido che sono pensò Joe. Eppure c'era qualcosa che lo attirava, e poi quella luce … blu come il cielo. Cercò di non pensarci e indossò il pigiama. Si alzò le lenzuola fino al mento e, prima di addormentarsi, pensò a cosa mai l'indomani Xyle dovesse dirgli.

                                                                             *

    Il mattino seguente Joe si svegliò di soprassalto, quasi fosse stato punto da una vespa. Infilò le pantofole e si diresse verso la cucina, per fare colazione. Entrò e, stranamente, non vide Mamma Millicent pronta a dargli il buongiorno. Al posto suo trovò un biglietto sul tavolo, che citava:

    Joe, sono andata a prendere Nonna Penelope dalla stazione. Ieri non ti ho detto niente, ma oggi verrà da noi. Quando ritornerai dalla scuola, la troverai in casa. Un bacio .. Ti voglio bene.                                           Mamma Millicent    

    Joe sbuffò: sua nonna era una vecchia rimambita. Così la chiamava. Una donna molto altezzosa e saccente. Dopo aver finito di mangiare latte e cereali, si lavò, si cambiò e si mise lo zaino sulle spalle per andare a scuola. Chiusa la porta con la chiave, vide Xyle aspettarlo come al solito davanti il cancello della Villa. Joe lo salutò con un cenno della mano e dopo essere uscito dal cancello, si incamminò verso la scuola ma Xyle lo bloccò.
    <> disse Joe.
    Xyle rise: <>
    Joe ribattè: <>
    Xyle scosse la testa: <
    >
    Joe annuì: <>
    Xyle rispose: <>
    Joe fece di sì con la testa e seguì Xyle che si era già incamminato verso la direzione opposta che portava alla scuola.

    Durante il tragitto, Joe e Xyle stavano parlando del più e del meno tanto che Joe si era completamente dimenticato di dove stessero andando finchè Xyle non si fermò e si guardò intorno, circospetto.
    Joe chiese: <>
    Xyle lo fece zittire: <>
    Joe lo inclazò: <>
    Xyle sbottò: <>
    Joe ci rimase male da quella risposta ma non disse niente. Dopo pochi minuti il suo amico esclamò: <> Ci furono pochi istanti di silenzio fino a quando Joe chiese a Xyle: <> Xyle gli rispose, con molta calma: <> <> chiese curioso Joe, ma Xyle non gli rispose. Infatti, dopo pochi minuti, anche Joe cominciò a sentire uno strano suono che stava diventando sempre più pungente ogni volta che si avvicinavano. Joe si guardò intorno: erano al centro storico di Taranto, una piccola via dove non c'era anima viva e che Joe ne ignorava l'esistenza. Guardò l'orologio: era passata già mezz'ora da quando si erano incamminati verso la “scoperta meravigliosa” di Xyle. Proprio quest'ultimo sorrise: <>
    Davanti a loro due si ergeva una catapecchia di quelle vecchie e abbandonate. Joe rimase deluso: <> Xyle rise: <> Joe lo guardò con gli occhi fuori dalle orbite: <> <> disse Xyle.
    Così, dopo aver convinto Joe ad entrare, i due amici aprirono la porta che sembrava di cadere a pezzi da un momento all'altro e un bagliore blu, una lucina azzurrina si intravise dietro ad una seconda porta. Joe sentì qualcosa dentro di lui: era lo stesso identico bagliore che aveva visto nella soffitta di casa sua. Balbettò: <> Questa volta fu il suo amico a rimanere deluso: <> Joe lo rasserenò: <> Joe parlò a Xyle della chiacchierata con sua madre, della soffitta e del medesimo bagliore blu. Xyle spalancò la bocca: <> Joe disse: <> Xyle annuì e insieme con una bella spinta aprirono la porta: davanti a loro si presentò un Portale.

    Xyle deglutì. Joe non disse niente: rimase impietrito a fissare quel Portale. Non sapeva il motivo, ma era attratto da esso: era più o meno alto come due uomini messi uno sopra l'altro ed era inciso da strani segni. C'erano due gradini e poi al centro c'era una specie di “velo” blu che emanava un bagliore quasi accecante. Xyle ruppe quel silenzio così misterioso ed inquietante: <> Con un tono priva di espressione, che non faceva trapelare nessuna emozione, Joe disse: <> Xyle, sempre balbettando, fece un'altra domanda: <> Joe chiuse gli occhi, poi gli aprì come se quello che stava per dire fosse qualcosa di spaventoso: <> Xyle parve un po' colpito da quello che disse Joe: lui non avrebbe mai sottovalutato i libri di fantascienza. Così, si preoccupò ancora di più ma smise di balbettare: <> Joe sospirò: <> Xyle sgranò gli occhi e non disse niente. Joe, vedendo il suo migliore amico, chiese: <> L'amico scosse la testa: <> Joe sbottò: <> Xyle annuì e poi aggiunse: <> Joe fece di sì con la testa poi uscì dalla stanza: com'era possibile che una cosa come quella fosse rinchiusa in una catapecchia? Quando uscì da quest'ultima, il vento gli sferzò il viso. I pensieri correvano veloci nella testa di Joe e mille domande si accatastavano nella medesima testa; ma quella che tormentava da pochi minuti Joe era solo una: nella soffitta di Villa Berry c'era un Portale?
    Anche Xyle uscì ed esclamò: <> Joe non rispose, invece porse a sua volta un'altra domanda: <> Xyle guardò il suo piccolo orologio verde: <> Così i due amici, senza dire una parola, si incamminarono verso la casa di Joe. Quando arrivarono erano le 11,30. Joe disse a Xyle: <> Si fermò. Sua nonna: la odiava. Non solo Joe aveva scoperto il Portale, non solo aveva marinato la scuola ed era preoccupato se qualcuno lo avesse visto … ma ora doveva venire anche Nonna Penelope. <> disse Joe, triste. Ma si sbagliava … e presto avrebbe capito il perchè.

    Era passata un'ora da quando Joe e Xyle avevano varcato la porta di Villa Berry. Entrambi erano seduti sul divano scarlatto e stavano parlando della scoperta di Xyle che adesso aveva condiviso anche con Joe.
    <> chiese dubbioso Xyle.
    <> rispose Joe con un tono che non ammetteva repliche. Si sentì un rumore che proveniva dal cortile di Villa Berry: era un rumore metallico. Joe si alzò dal divano, percorse quel piccolo tratto che portava alla finestra del soggiorno che dava sul cortile e vide che il cancello che permetteva di entrare a casa sua si stava aprendo: dietro il cancello il corpo di sua madre e quello di sua nonna erano gli unici che Joe vedeva in Via Sipe, la via dove viveva Joe. Proprio quest'ultimo fu preso dal panico e, sapendo che Nonna Penelope odiava gli amici di Joe, gli fece segno di sparire.
    Joe ricordava ancora quel giorno quando lui era andato al supermercato insieme a sua nonna e aveva incontrato un suo amico: lo aveva salutato alzando la mano, ma sua nonna lo squadrò dicendogli: <> Joe non ribattè perchè non aveva capito quello che intendesse dire sua nonna, ma dopo poche settimane capì che Nonna Penelope riteneva il suo amico inferiore a lei e quindi a suo nipote. Quest'amico non gli rivolse mai più la parola, e dopo alcuni mesi se ne andò, trasferendosi in Inghilterra. Joe cercò di scacciare quel brutto ricordo e ritornò al presente.
    Frettolosamente disse a Xyle: <> Così, Joe corse verso la cucina, aprì la porta e fece uscire il suo migliore amico: <> Xyle annuì, non dicendo niente. Joe vide il suo corpo allontanarsi sempre di più proprio quando Nonna Penelope irruppe nella cucina dicendo: <> Joe la guardò, con un misto di disgusto: portava un cappello a forma di punta sulla testa di color lilla, proprio come quello delle streghe e al collo portava una collana strana. Era vestita dello stesso colore del cappello e indossava una gonna e una maglia. Le scarpe, infine, erano col tacco. Joe le odiava: la notte sentiva sempre il loro rumore mentre sua nonna camminava andando chissà dove. <> Nonna Penelope rimase impassibile: <> Ma dal suo tono, Joe capì che non l'aveva bevuta giù. La voce di sua madre risuonò in cucina: <> Lei annuì. Poi Mamma Millicent si rivolse a suo figlio: <> Joe corse verso la madre, seguito dallo sguardo disgustato di sua Nonna. Prese una valigia e, insieme a sua madre, percorsero le scale che portava al secondo piano dove c'era appunto la stanza degli ospiti. Joe chiese alla mamma: <> Mamma Millicent lo guardò, sapendo già la reazione che avrebbe avuto: <>

    Fine 1° Capitolo.

    Anonymous ha risposto 12 anni, 8 mesi fa 0 Mago · 0 Risposte
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