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GiratempoWeb | Harry Potter Italia, Animali Fantastici, Wizarding World, Podcast e Raduni Forums La Fine( storia conclusiva della saga Cicatrice)- parte 2

  • La Fine( storia conclusiva della saga Cicatrice)- parte 2

    Posted by Anonymous on Aprile 26, 2016 at 9:31 am

    Capitolo 3

    LA VECCHIA RONFANTE

    Dopo aver lasciato la Testa di Porco, Harry e il resto dei suoi compagni si avviarono con grande accortezza per le vie interne di Hogsmeade. Intanto iniziò a piovere.
    Il Mantello dell’Invisibilità non era in grado di coprirli tutti, e quindi decisero di dirigersi in fretta verso il punto dove avevano abbandonato i Thestral.
    Hermione aveva appena afferrato Harry per un braccio, in procinto di avvertirlo di qualcosa, quando alle loro spalle si avvicinarono delle voci: “ Sì, Jugson, sono proprio loro” disse una di queste, dal timbro roco e volgare, accompagnato da dei passi che venivano verso la loro direzione.
    “Di qua!” suggerì Harry, indicando una serie di barili dal forte odore di Whiskey Incendiario, che si trovavano nello stretto vicolo della strada madre, fra gli Scherzi di Zonko e il negozio di dolciumi.
    I ragazzi s’affrettarono e s’ammucchiarono dietro di essi; Harry, con il cuore in gola, s’unì a loro per ultimo. “Harry, ma sei impazzito?” chiese Hermione, sconcertata, ma lui la zittì: i Mangiamorte stavano passando proprio lì davanti.
    “Non c’è alcun dubbio, Rabastan, sono questi i Thestral che hanno lasciato i ragazzini” osservò il primo mangiamorte, trascinando con lui una coppia di Thestral, la seconda della quale era legata con il muso e con le ali all’altra da una corda spessa.
    Poi dietro di essi comparve un secondo mangiamorte, che trascinava un’altra coppia. Questi fece un grugnito sonoro che doveva essere una risata.
    “Peccato che il Signore Oscuro ci dia ancora questo tipo di compiti… setacciare quei bambini con queste creature! Che roba! E se fossero fuggiti con dei manici di scopa?” obiettò.
    “Non dire sciocchezze, non sono lontani! E poi non avrebbero potuto, sarebbero dovuti tornare a Hogwarts, o accedere a qualche locanda. Sono tutte sigillate e protette e le strade sono sotto controllo. No questo è il metodo migliore; addosso hanno un sacco di sangue, e ora che abbiamo noi i loro Thestral devono muoversi a piedi” ribatté l’altro.
    E in effetti, aveva ragione; la battaglia al castello aveva lasciato su di loro del sangue e delle ferite. Harry in particolare aveva ancora fresca quella sulla fronte; Neville aveva la ferita del braccio fatta da Voldemort, nuova anche quella; e gli altri, anche se non erano lesi gravemente, avevano le magliette sudicie di sangue che non era il loro.
    All’improvviso, uno dei Thestral s’arrestò, alzò il muso e odorò l’aria. Poi, con grande terrore di Harry, cominciò a scalpitare e a nitrire.
    Harry si girò verso i suoi amici, che lo guardavano con espressioni terrificate, come se aspettassero che lui facesse qualcosa. Harry volse nuovamente lo sguardo verso i cavalli; tutti e quattro scalpitavano a destra e a sinistra, sbattendo le ali, come impazzite.
    Era finita. Li avevano presi. I Thestral non sbagliavano mai.
    “Ma perché reagiscono così?” chiese Ron, con la voce che tremava quanto gli altri. “Ci hanno trovati, che motivo c’è?”
    “In effetti hai ragione, Ron, perché reagiscono così?” chiese Hermione. “Perché non vengono direttamente verso di noi? Quella volta che Louise ha dato loro un pezzo di carne cruda, non hanno esitato…Ci dev’essere una cosa….” pensò intensamente, con gli occhi ipnotizzati dalle movenze degli animali.
    Poi il suo sguardo s’illuminò e Harry fu sicuro che avesse trovato una soluzione.
    “Ma certo! E’ l’odore del Whiskey che viene da questi barili che li confonde! Tutto chiaro! Ragazzi, facciamole esplodere, così ci bagneremo e potremo fuggire con più facilità!”
    Fu in quel momento che i Thestral cominciarono a correre su e giù per la via, e i Mangiamorte dovettero rincorrerli. I ragazzi rimasero rannicchiati nelle loro posizioni dietro i barili, aspettando che questi si fossero allontanati di qualche metro per puntare contro i barili le loro bacchette.

    “Siete pronti?” spronò Hermione, con la voce un po’ tremolante. “Tre, due, uno…”
    “CONFRINGO!” dissero tutti all’unisono, e i barili esplosero, lasciando nell’aria un puzzo di alcol e bagnando loro i vestiti.
    Nello stesso istante però i Mangiamorte tornarono, e per qualche secondo i ragazzi e questi si studiarono a vicenda.
    “Prendiamoli!” gridò uno dei due Mangiamorte, quello alto e magro, il volto lungo distorto da un’espressione bellicosa.
    Harry aveva il cuore che batteva forte mentre guardava terrorizzato la mano del Mangiamorte infilarsi nella veste e tirare fuori la bacchetta.
    Nello stesso istante, quasi senza pensare, Harry fece lo stesso, e gridò: “Expelliarmus!”
    La bacchetta in mano all’avversario volò, e simultaneamente l’altro stava per scagliare un contro attacco. Ma Hermione fu più veloce.
    “ DIFFINDO!” gridò, mirando alla bacchetta, e quella si spezzò in mano al Mangiamorte.
    “Rincorriamoli!” disse questo ultimo, e tutti e due corsero verso i ragazzi, abbandonando i Thestral lungo la via.
    Senza dire una parola, tutti e dieci presero a fuggire per la direzione opposta.
    “Complimenti, Hermione” ebbe il tempo di lagnarsi Louise, con il fiatone, “credo che puzzare di Whiskey sia molto utile, adesso!”
    Poi si girò verso i due inseguitori, e gridò: “ Tarantallegra!”
    L’incantesimo colpì il Mangiamorte smilzo senza bacchetta, che cominciò a saltellare, inciampando sulle sue stesse gambe lungo la strada ghiacciata.
    “Ben fatto, Louise!” si complimentò Frank, donandole un sorriso sincero.
    Harry vide a malapena tutte queste cose; presto fu in testa alla fila, e correva a perdifiato verso la salvezza, senza sapere la destinazione.
    Era certo solo di una cosa: avevano fatto male a non chiedere ad Aberforth dei manici di scopa e ad aver eseguito la proposta di Hermione. Ma ormai era fatta.
    Harry si fermò e si voltò a guardare i suoi compagni. Dietro di lui c’erano solo Ron e Luna.
    “Dove sono gli altri?” chiese Ron. Poi un grido; Harry guardò il cielo sopra di lui poi, ripreso fiato, ripercorse la strada, cercando i suoi amici.
    Il resto del gruppo era stato bloccato da quattro Mangiamorte. Harry, con il cuore che batteva talmente tanto forte che quasi non lo sentiva, e le gambe che tremarono, riuscì con sua sorpresa a nascondersi con Ron e Luna dietro a un muro. Si guardava intorno frenetico, con l’ansia di chi sa che i Mangiamorte sono alle loro calcagna.
    Fu allora che Luna lo prese per la mano e lo guardò intensamente. “Harry, andrà tutto bene” fece lei.
    Harry si chiese se Luna pensasse che tutto questo fosse un gioco o meno, anche se era confortato dal suo sorriso. Guardò Ron; non era messo peggio di lui ma aveva l’espressione affranta e forse avrebbe dovuto consolare lui al posto suo.
    Fu allora che gli venne un’idea; ricordava giusto una fattura che aveva letto sul libro di Incantesimi…
    “Avis!” gridò, fissando il Mangiamorte che aveva alle spalle. Subito dei rapaci uscirono dalla bacchetta, e volarono verso l’avversario che subito, attaccato, mosse la bacchetta e slegò Hermione e Ginny inavvertitamente.
    Con sua grande soddisfazione, Hermione colse l’occasione e gridò a quello che aveva preso Neville: “Aqua Eructo! Scappa, Neville!”
    Un getto d’acqua zampillò dal terreno, e travolse sia lui che il Mangiamorte; ma il ragazzo riuscì a liberarsi e fuggì verso Harry , Ron e Luna, e i quattro si lanciarono nel combattimento.
    “Everte Statim!” gridò Frank al Mangiamorte alle sue spalle, e raggiungendo i suoi amici.
    “Monstrum!” fece Ginny, seguendolo.
    I ragazzi continuarono a correre, e Harry non ebbe proprio idea di dove stesse andando; seppe solo che a un certo punto si trovò fra i primi alberi innevati della foresta, davanti a quello che sembravano delle mura di divisione.
    “Cosa sono questi?” chiese John, raggiungendoli. In particolare, si rivolgeva a Hermione.
    “I confini di Hogwarts” spiegò Hermione con cipiglio serio, “ iniziano da qui, e con essi la Foresta Proibita”.
    “Abbiamo scelta di tornare indietro?” chiese Neville, un po’ spaventato. Harry cercò di non guardarlo; quando poteva, l’amico fissava la sua nuca insistentemente, mettendolo in imbarazzo. Hermione allungò una mano verso il muro.
    “Non credo. Ma non sono neanche sicura che i Mangiamorte…”
    “Fuggite! Ci stanno rincorrendo!” urlò Louise, la bacchetta impugnata in modo deciso, ed era seguita da Frank.
    Harry guardò prima alle sue spalle, poi Hermione e viceversa; anche lei fece lo stesso, la mente corrugata sul da farsi. Quando però un incantesimo rimbalzò su un albero dietro di loro, Hermione non ebbe molta scelta, si girò verso le mura e disse con modo deciso:
    “Confringo!”
    Le mura esplosero, creando un passaggio. “Di qua!” disse lei, infilandosi dentro, seguita da tutti gli altri. Harry fu l’ultimo.
    “Reparo!” fece poi lei, una volta che Harry li ebbe raggiunti. I mattoni si misero l’uno sull’altro ricostruendo il danno, impedendo così ai Mangiamorte di passare.
    Poi presero a correre verso nord, allontanandosi dal confine con Hogsmeade.
    “Come hai fatto, Hermione?” chiese Harry, accanto a lei. “Non ne sono certa, ma i Mangiamorte devono aver abbassato le protezioni prima di invadere Hogwarts. Altrimenti sarebbe stato impossibile distruggere il muro”.
    “Quindi è probabile che ci stiano ancora inseguendo?” chiese Harry, impensierito.
    Hermione si morse il labbro. “Oh, sì, è probabile”.
    “E’ probabile? Santo cielo, Hermione, e lo dici con questa tranquillità?!” s’innervosì Harry.
    La pioggia, che era andata sempre diminuendo durante la loro fuga da Hogsmeade, s’ingrossò nel momento in cui si inoltrarono nella Foresta, apparentemente indisturbati, lasciando dappertutto freddo e umidità.
    Senza trovare un luogo dove ripararsi, il gruppo decise di accoccolarsi sotto due querce.
    Harry guardò tutti loro attraverso le lenti appannate e con la testa confusa e triste.
    Mentre le gocce di pioggia battevano ripetutamente sulla fronte, bagnando la ferita fresca, Harry si rese conto per la prima volta da quando era partito dalla locanda di Aberforth di quanto fosse stanco e spossato. Nonostante il freddo sarebbe rimasto lì, non gli sarebbe importato più di nulla. E poi, aveva nostalgia di casa.
    Poi i suoi occhi indugiarono senza volerlo su Richard, il volto indurito e lo sguardo sospetto, che si guardava intorno come se non riconoscesse più nessuno di loro.
    In quello stesso momento Frank si sedette accanto a Harry, puntando gli occhi nella sua stessa direzione.
    “Non ti ha detto niente, eh?” parlò poi.
    “No” rispose Harry, “senti, che cosa è successo in Italia, esattamente? Da quant’è che sta così?”
    “Io non so niente” rispose Frank, “so solo che una notte si è svegliato che aveva fatto un incubo, e dopodiché ha parlato sempre di meno. Non si è confidato nemmeno con il fratello…ha smesso semplicemente di parlarci, e basta”.
    “John è abbastanza contrariato” constatò Harry, “ma non credo che sia lui il problema…se solo riuscissi a parlargli…è impossibile una convivenza così”.
    “Ragazzi, ragazzi!” fece Hermione accorrendo verso di loro con al fianco Louise, Luna e Ron. “Credo che dovremmo organizzare un piano. Ci prenderemmo un raffreddore a stare tutto il giorno qui!”
    “Come se non fosse già successo” disse brusco Ron, strofinandosi il lungo naso lentigginoso.
    Hermione gli lanciò un’occhiata di disapprovazione.
    Harry, John, Richard, Frank, Louise, Ginny, Ron e Neville si sedettero tutti attorno a Hermione, sulla neve ghiacciata. La pioggia stava calando; presto avrebbero dovuto muoversi.
    “Dobbiamo trovare un modo per viaggiare sicuri” esordì Hermione al gruppo. “Avete idee?”
    “Torniamo a prendere i Thestral” suggerì Frank.
    “Troppo dispendioso” lo smontò Hermione, seria, “non hai sentito? I Mangiamorte li hanno presi…potremmo correre un rischio inutile, rincorrendo il pericolo…fra l’altro, la maggior parte l’abbiamo lasciata dentro il villaggio, sarebbe troppo pericoloso”.
    “Allora  prendiamo dei manici di scopa” provò Ginny.
    Hermione strinse le labbra in segno di disapprovazione. “Stessa storia. Dovevamo pensarci prima, forse ancora prima di partire dalla Norvegia…ora tornare non farebbe altro che farci scoprire”.
    “Il treno?” fece Neville.
    “Per andare dove?” sbuffò Frank, scettico, “Ci porta dritti a Londra. Qual è il piano?”
    “Recuperare tutti gli horcrux e distruggerli” rispose Harry, che mentre parlavano cercava di fare mente locale su dove Voldemort aveva nascosto gli oggetti.
    “Ad ogni modo, è inutile tornare a casa. Gli horcrux sono disseminati un po’ ovunque in Gran Bretagna…sarebbe controproducente anche solo pensarci”.
    “Ma ci serve comunque qualcosa per viaggiare e noi non abbiamo nulla se non qualche vivero” puntualizzò Hermione.
    “Ho una tenda!” balzò Ron, entusiasta. Poi guardò gli altri, e si sgonfiò lentamente. “Solo che…si trova alla Tana. Potremmo arrivarci con l’automobile di papà, ma è nella Foresta, e col cavolo che ci tornia….”
    “Invece è un’ottima idea!” lo interruppe Hermione, smorzando il tono accalorato e impaurito di Ron. “Hai detto che l’auto è nella Foresta Proibita, giusto?”
    “Sì, ma…”
    “Bene, allora andiamo! Dobbiamo raggiungerla ad ogni costo!”
    Ron, seduto accanto a Harry, allungò il collo nella sua direzione, pallido sotto il mare di lentiggini. “Non sa proprio di che sta parlando.”
    In effetti Hermione non lo sapeva. Harry ricordava nella sua vita precedente ciò che avevano passato lui e Ron al secondo anno.
    Non mancò di dirlo a Hermione, mentre s’ incamminavano a fatica fra la neve alta, diretti verso il cuore della Foresta Proibita.
    “Oh, Harry, ma non hai sentito quello che hanno detto i Mangiamorte? Non possiamo tornare indietro! Non abbiamo alternative!” reagì lei, quando Harry le spiegò che era meglio se tornavano indietro e trovare un’altra soluzione.
    “E’ troppo piccola!” continuò lui. “Senti, Hermione, lo so come è fatta l’automobile di Ron! Non ci entreremo mai tutti e dieci! Dobbiamo tornare da Aberforth e chiedere di darci i Manici di Scopa…”
    “Harry, è troppo rischioso…questa è l’unica speranza che abbiamo!”.
    Aveva avuto altre occasioni di sperimentare la cocciutaggine di Hermione, ma Harry non avrebbe mai pensato che fosse così cocciuta. Ebbe almeno la buona idea di fare un incantesimo per cancellare le loro impronte sulla neve, così da sviare gli eventuali mangiamorte che li avrebbero seguiti.
    Proseguirono a camminare addentrandosi sempre più nella foresta, in silenzio.
    Harry guardò Richard, che si trascinava in coda al gruppo con l’espressione affranta. Harry era certo che avesse visto morire qualcuno, altrimenti non avrebbe potuto vedere i Thestral…ma chi?
    Harry continuava a chiederselo, e aveva il sospetto che per qualche ragione avesse a che fare con lui.
    La foresta era buia e piena di rumori; anche il solo scricchiolare di un ramo faceva voltare l’intero gruppo, ma coraggiosamente continuava ad andare avanti.
    Era tutto talmente buio che il solo respiro di Neville, che camminava accanto a lui, Harry, era inquietante.
    A un certo punto si sentì un rumore, come il motore di qualcosa. Ron, in testa al gruppo assieme ad Hermione, si arrestò spaventato, e poi prese a correre.
    “Ron?” fece Hermione, ma il ragazzo la ignorò.
    “Ron?!” esclamò nuovamente lei, e prese a ricorrerlo. “Ron, per l’amor del cielo, dove stai andando?!”
    Il gruppo cominciò a correre a sua volta, a fatica.
    “Lumos!” mormorò Harry alla bacchetta, sentendo che Louise lo faceva.
    Si rincontrarono tutti in un punto poco più avanti, dove si fermarono, esplorando il terreno con la bacchetta illuminata.
    “Ron è sparito!”
    “Non si trova!”
    “Ma come, ragazzi…è laggiù!” fece Luna, puntando il dito davanti a sé.
    Fu allora che Harry lo vide: Ron era di spalle, in piedi su una radice ghiacciata sopraelevata e bel salda nel terreno; sembrava impietrito, rivolto verso il vuoto.
    Harry e gli altri lo raggiunsero. Ben presto Harry s’accorse cosa stava guardando: l’automobile era davanti a loro, i fari accesi e l’aspetto decisamente selvaggio.
    Louise, accanto ad Harry, sembrò trattenere il respiro quando la vide ruggire fra gli alberi.
    “Quella…quella sarebbe il tuo veicolo, Ron?” fece, con tono disgustato.
    “Sì. È un po’…selvatico. Deve essere stato qui tutto il tempo, da quando ci siamo schiantati  l’anno scorso!”
    “E’ ridotta una schifezza” sentenziò Louise, “ma ora che ci siamo, tanto vale andarla a prendere…”  e così scese dalla sua postazione e si diresse a grandi passi tronfi verso di essa, tutta speranzosa.
    “Louise, no! Che cosa fai?!” esclamò Frank, fra il preoccupato e l’allarmato, e la rincorse.
    Prima che potesse raggiungerla, l’automobile virò verso Louise e puntò verso di lei, accendendo il motore come un cane arrabbiato, e partì all’attacco nella sua direzione.
    Louise fece un passo indietro, impietrita, inciampando su qualcosa e cadde, aspettando che l’auto le passasse sopra con l’aria sconfitta.
    Frank fece giusto in tempo ad afferrare l'amica e a scansarla, perché la vettura passò nell’esatto punto dove si trovava Louise un attimo prima. Poi l’automobile rombò nuovamente il motore in tono ammonitore, fece marcia indietro e sparì fra gli alberi, illuminando i tronchi al suo passaggio.
    “Andiamo!” esclamò John, e quando cominciò a correre tutti lo seguirono, Harry compreso.
    Percorrendo i solchi che la macchina aveva lasciato sulla neve, il gruppo arrivò fino a una collina d’erba, che l’automobile superò con un balzo. Il gruppo rimase a fissarla sconcertato prima di proseguire, quando all’improvviso furono fermati da delle frecce che mancarono Harry per un pelo.
    Si pararono davanti a loro ciò che Harry non avrebbe voluto vedere: i centauri. Il primo di essi era alla testa del branco e puntava minacciosamente l’arco contro di loro.
    “Siete dei centauri” fece Luna.
    ‘Siete dei centauri’ non era esattamente quello che Harry avrebbe detto, con una freccia puntata in mezzo agli occhi in maniera minacciosa.
    “Che ci fate nei nostri territori, cuccioli umani?” chiese l’arciere.
    Neville alzò le mani allarmato, e Ron ed Hermione fecero lo stesso. Tutti e tre guardarono Harry, come se la faccenda riguardasse lui solo.
    “Noi…” iniziò Harry, prendendo coraggio, “dobbiamo cercare una cosa. C’è un’automobile nella foresta…da un po’ di tempo, e dobbiamo assolutamente ritrovarla”.
    L’arco del centauro guerriero si fece ancora più teso. “Non vi credo! E poi, che cos’è un’automobile?”
    Harry si guardò intorno spaventato, cercando disperatamente l’appoggio del suo compagni.
    Come avrebbe potuto descrivere ai centauri cos’era un’automobile?
    “E’…è una specie di…di carro…no, aspetta non è proprio un carro…è più…un grande bestione metallico dal colore azzurro…ha delle luci sul davanti e scorrazza per la foresta, adesso ha un aspetto poco raccomandabile. Voi…voi per caso l’avete vista?”
    L’arciere s’immobilizzò alle parole di Harry, e alle sue spalle ci furono mormorii e bisbigli che rumoreggiavano nel silenzio che si era creato.
    Poi l’arciere tese di nuovo il suo arco e i centauri si misero in posizioni di attacco.
    “ Ci prendi per sciocchi, cucciolo umano? Quella è la vecchia Ronfante! Quella è una divinità sacra. Ella non vuole essere mai disturbata. Come osate profanarla?”
    “Ma… quale divinità sacra?!” boccheggiò spaventato Ron. “Quell’ automobile è mia! E’…una ford anglia!”
    Le orecchie gli si contornarono di rosso.
    “Impossibile! La sua venuta coincide con l’apogeo dell’auriga! In ogni caso non è più tua, dato che si trova nella foresta, nei nostri territori. Quindi ora è nostra.”
    Ron allora fece per puntare la bacchetta contro l’arciere, ma fu fermato da Neville. “Calmo, Ron…”
    Tuttavia al centauro non sfuggì. “Come osate!”
    “No! Per favore, siamo…siamo amici di Hagrid!” provò a dire Harry, mentre i centauri  trottavano minacciosamente verso di loro.
    “Facile da dire, soprattutto se usate il guardiacaccia come ultima risorsa. A lui solo è consentito di bazzicare per queste terre e per un tempo limitato; prendeteli, vogliono distruggere la vecchia Ronfante!”.
    A nulla servirono gli incantesimi, e le minacce e le posizioni d’attacco, così come i tentativi di fuga; Hermione, John e Luna – che sembrava l’unica impassibile, evidentemente perché trovava la situazione divertente- furono coricati sulle spalle dei muscolosi centauri e portati verso il resto del branco.
    “No! Lasciatela, brutti…” fece Ron , partito all’attacco verso la gamba del centauro che aveva preso Luna, e ancora una volta venne afferrato per il braccio e trascinato via, stavolta da Louise.
    La bacchetta in mano di Ron volò via e Harry nella fretta la intravide venire calpestata dagli zoccoli dei centauri che marciavano nella loro direzione. I ragazzi scattarono dalla parte opposta, inseguiti dal gruppo inferocito.
    Ron aveva appena fatto in tempo a recuperare la sua bacchetta spezzata, e ora fuggiva rigirandosela dolorosamente fra le mani.
    “La mia bacchetta!” fece Ron, disperato. “Guardate la mia bacchetta!”
    “Ringrazia che non è il tuo collo” rispose a fatica Harry.  “Venite. Dobbiamo cercare l’automobile senza farci scoprire”.
    “E Hermione, John e Luna?” chiese Louise.
    “Li salveremo appena avremo trovato la macchina del signor Weasley…andiamo”.
    Così continuarono a correre, senza una meta precisa.
    Harry non sapeva dove fosse diretto, ma decisero di andare sempre avanti, ripercorrendo la strada fatta facendo però attenzione a non farsi scoprire. Non appena sentivano un rumore simile agli zoccoli, aumentavano il passo; e se perdevano la strada, andavano comunque avanti, cercando un modo per ritrovarla, sapendo che in qualche modo i centauri erano veloci e li avrebbero presi se si fossero fermati troppo a lungo.
    A un certo punto Harry inciampò su qualcosa che doveva assomigliare a una radice, finendo faccia a terra sul terreno ghiacciato; poi, poco più in là, qualcosa quasi brillò sotto il suo sguardo.
    Setacciò fra la neve, si allungò e lo prese fra le mani, studiandolo nella semioscurità della foresta: era un sassolino dall’aspetto familiare, e si accorse ben presto che era una vera e propria pietra. Aveva una forma particolare, era piccola e nera. Non sembrava una pietra qualsiasi…e infatti non lo era. Harry ebbe come un flash. Era la pietra della resurrezione.
    La esaminò, poi alzò lo sguardo sui suoi compagni, su tutti Richard, che lo guardava come se aspettasse da un momento all’altro che succedesse qualcosa.
    “Dobbiamo andarcene” disse Harry, stringendo la pietra.
    Stava appunto mettendosela in tasca quando udì un rumore di zoccoli alle sue spalle e il grido di Ginny, che lo fecero voltare: c’era un centauro arciere che puntava minacciosamente l’arco contro di lui. Harry ci mise qualche secondo per elaborare il pericolo incombente… e la freccia fu scoccata.
    “No! Harry!” gridò ancora Ginny e con un colpo di bacchetta la freccia deviò e si conficcò sulla radice dove Harry era inciampato, non molto lontano dal suo piede.
    Allora il centauro fece qualche passo indietro, dando il tempo a Harry di rivolgersi involontariamente verso Richard, l’espressione del viso enigmatica.
    “Ce…ce ne sono altri!” esclamò Ron con un groppo alla gola, lo sguardo perso nell’orizzonte.
    Harry lo imitò, alzandosi da terra; era la mandria di centauri più sostanziosa che avesse mai visto, ricordandogli in modo inquietante l’avventura contro i ragni al secondo anno.
    “Bene” fece, cercando di mantenere la calma, “ora noi…ce ne andiamo”.
    E prese a correre con gli altri, ma troppo tardi; furono presto circondati nuovamente dai centauri. Questa volta era finita, pensò Harry tristemente, non sarebbero riusciti a fuggire da lì.
    Stranamente non vedeva né Hermione, né Luna, né John con loro….che fossero….?
    Un rumore di carburante si fece largo fra i centauri, seguito da grandi fanali: era l’automobile del signor Weasley, la vecchia ford anglia, e all’interno c’erano Hermione, John e Richard, con dei sorrisi vittoriosi e le espressioni agguerrite sul volto.
    “Salite, forza!” squittì Hermione suonando il clacson, e Harry, che era troppo stanco e confuso per sentirsi sollevato nel vederli, entrò nell’automobile seguito da Richard, Ron, Louise, Frank, Neville, Ginny e una quantità esorbitante di frecce e urla.
    Harry non era esattamente sicuro che con quel gran peso dovuto a dieci persone l’automobile riuscisse a portarli tutti in salvo, fuori dalla foresta, ma fu esattamente quello che successe.  
    Nonostante le dimensioni, il bestione metallico ruggì, facendo marcia indietro e poi si innalzò su nel cielo, con Ron al volante.
    Harry non si era ancora reso conto di quanto quella situazione fosse così scomoda e soffocante, ma se ne accorse ben presto, quando per via della velocità i suoi occhiali gli volarono via dal naso e caddero sul sedile, e la gamba di Ginny gli sbatté sul naso.
    Sudava, e tutti si lamentavano perché erano schiacciati dagli altri. Harry non vedeva niente e a malapena respirava; si fidava di Ron e sperava fortemente che sapesse la strada di casa. Avrebbe voluto scavalcare qualcuno per farsi strada sul sedile anteriore, ma quando avvertì il peso morto di Frank crollare sulle sue gambe capì che qualcuno l’aveva già fatto al posto suo.

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