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GiratempoWeb | Harry Potter Italia, Animali Fantastici, Wizarding World, Podcast e Raduni Forums La Fine( storia conclusiva della saga Cicatrice)- parte 8

  • La Fine( storia conclusiva della saga Cicatrice)- parte 8

    Posted by Anonymous on Maggio 5, 2016 at 8:58 am

    Capitolo 9

    RITORNO A GODRIC'S HOLLOW

    “Bene, ma ne sei convinto?” chiese Hermione. Avevano svegliato tutti nel momento in cui  la fenice era apparsa sul ramo, e non si era mossa da lì.
    “Sì, Hermione, più che convinto: la fenice vuole che andiamo da Silente”.
    “Sei proprio sicuro , Harry? Forse vuole solo riportarci a casa, oppure fornirci qualche messaggio…”
    “ Se avesse voluto farlo avrebbe avuto una lettera o qualcosa con sé; le sue intenzioni sono altre, non capite?”
    “Harry ha ragione” appoggiò Ron, “insomma, non credo che Silente si scomodi a mandare il suo animale domestico per valutare la nostra salute psichica. Sarebbe venuto direttamente lui di persona”.
    “Tutto torna! Con tutto quello che sta accadendo, i Mangiamorte e l’Ordine infiltrati al Ministero che vogliono entrambi Neville e controllano i nostri spostamenti, è probabile che anche lui ci stia tenendo d’occhio per conto dell’Ordine!” disse Harry.
    “Io andrò” decise improvvisamente Neville. “Seguirò Fanny. E se mi è concesso parlare,  ritengo dovremmo essere solo io e Harry a partire, portando gli horcrux e la spada con noi.  E magari, sì, anche Malfoy” aggiunse, scoccando un’occhiata veloce all’entrata della tenda, dove riposava ancora il fuggitivo.
    L’espressione di John era tormentata.
    “Sono tornato solo per darvi la spada; in realtà era tutta mia intenzione riunirmi alla mia famiglia. Lasciate che venga anch’io con voi!”
    “Fermi tutti: nessuno si muoverà di qui. Oppure dovremmo farlo tutti. Cosa riusciremo a combinare, qui, da soli e con poche provviste? Staremo qui a morire di fame! Senza neanche gli horcrux da distruggere! E se non tornaste più? Ci lascereste da soli!” osservò Louise, spaventata, mentre scoccava un’occhiata a Frank, sempre più pallido. Harry sentì che doveva andare anche per lui; magari parlando con Silente avrebbe trovato la maniera per curarlo.
    “Quella di Neville non mi sembra una cattiva idea. Voi resterete qui, è meglio per tutti. Fidatevi di noi”
    “Ma Harry…” iniziò Ginny.
    “No, è più sicuro così. E dobbiamo portarci dietro Malfoy: lui saprà cosa farne”.
    “Ha ragione lui, è deciso” disse Neville. “Partiremo fra poco.”.

    Poco dopo. Harry, Neville e Malfoy erano pronti alla partenza. “Torneremo presto” fece Harry a Hermione e Ginny, che li guardavano ansiose.
    “Fate buon viaggio” augurò Ginny, abbracciando Harry.
    “Porteremo più notizie possibile” rispose quello, carezzandole i capelli; poi i due si guardarono e si diedero un breve bacio in segno di saluto.
    Fu così che Harry e Neville e Malfoy apparvero proprio davanti alla casa di Silente.
    La fenice,  prese a volare davanti al pomello.
    Harry provò il batticuore nel momento in cui aprì il cancello e poi la porta. L’uccello entrò in casa, guidandoli per il lungo, stretto ingresso. Con un groppo alla gola Harry la seguì con Neville che minacciava Malfoy con la bacchetta puntata alla schiena.
    I loro passi erano lenti e rumorosi, e sembravano moltiplicarsi per tutta la casa. Harry sapeva che non c’era nessuno, eppure aveva come l’impressione che prima o poi qualcuno spuntasse dal nulla e li attaccasse.
    Alla fine arrivarono davanti all’armadietto, nel più completo silenzio.
    Neanche Malfoy parlò, forse troppo spiazzato da Harry che si avvicinava e toccava l’apertura di luce. Harry pregò con tutto il cuore che Silente fosse in casa, chiedendosi se questa li avrebbe respinti di nuovo.
    Ma ciò non successe: nel momento in cui la luce si espanse per il vecchio salone, le ante si spalancarono.
    Harry cadde all’indietro, finendo a terra sul pavimento. Poi, speranzoso, senza esitazione si gettò nell’armadio.
    Provò un gran piacere a rivedere quel paesaggio fiabesco: un largo sentiero si estendeva davanti ai suoi piedi, tagliando la strada di un esteso prato che terminava ai cancelli neri di una villa magnifica, tanto che Harry, dalla sua posizione, poteva già intravedere l’immenso giardino di fiori oltre la soglia; la tenuta si affacciava su un lago che rifletteva i colori del cielo. Tutto attorno a lui si respirava aria fresca e un leggero odore di fiori aleggiava dal terreno. Harry avvertì un senso di pace e sollievo nel suo cuore.
    Neville e Malfoy non tardarono a raggiungerlo: su entrambi i volti scorse facce stupite, ma non commentarono e preferirono andare avanti.
    Camminarono, Harry in testa, fino al cancello nero, che magicamente si aprì.
    Harry, Neville e Malfoy si scambiarono un’occhiata stupita, poi avanzarono per il giardino colossale (oooh” di meraviglia sfuggì dalla bocca di Neville) e arrivarono fino all’entrata principale che si schiuse ancora una volta. Tutte le luci si accesero, mostrando il lampadario nell'ingresso, le candele ai lati e anche quelle che illuminavano le scale che portavano ai piani superiori, il cui accesso era costituito da piccole porte ad arco. Vi erano altri due corridoio di direzioni opposte che precedevano i gradini principali. Harry era sempre stato incuriosito da quei due corridoi,  e si domandò, mentre procedevano timidamente lungo quello principale, cosa sarebbe successo se avesse imboccato una delle due direzioni ora che ricordava la sua vita precedente.
    “Bene, e adesso che facciamo?” domandò Neville spaesato, arrestandosi davanti alla scalinata principale.
    “Andiamo per di qua” rifletté Harry, “mi ricordo che per andare nella mia camera sono passata per una delle scalinate…”
    “Harry? Neville?” chiamò loro una voce inconfondibile dalla scalinata principale.
    Harry vide venire loro incontro una figura smilza e vestita con un abito da mago elegante, la barba e i capelli bianchi, il naso adunco e due brillanti occhi azzurri dietro le lenti a mezzaluna: Silente.
    “Signore” esclamò Harry, sorpreso. “Lei è a casa?”
    “Ovviamente sì, Harry, altrimenti la dimora non vi avrebbe lasciati entrare. Ma desumo che ci abbiate provato già una volta, altrimenti non sareste tornati”.
    “Sì signore!” s’irrigidì Neville. “Siamo venuti a portarle degli oggetti, signore!”
    Gli occhi brillanti del mago spaziarono da Harry a Malfoy per poi concentrarsi nuovamente su Neville e gli artefatti che portava con sé.
    “Molto bene. E il resto, presumo sia in un posto sicuro?” chiese Silente.
    “Sì, professore. Lo abbiamo lasciato in mani affidabili” affermò Harry.
    “ Allora seguitemi, c’è una luogo che voglio farvi vedere” invitò Silente compiaciuto, e detto questo s’incamminò su per la gradinata.
    Silente imboccò a destra lungo un corridoio pieno di arazzi rosso e oro, e aprì una delle sue porte a sinistra. Harry entrò a sua volta e s’accorse che si trovava nei sotterranei; eppure non era il laboratorio, seppure Harry ebbe l’impressione che non fosse lontano.
    La vasta sala dove si fermarono era umida e fredda,  abbondante di scrigni pieni d’oro e gioielli di valore; probabilmente era la tesoreria personale di Silente.
    Un bollitore fischiava su uno dei fornelli nascosti all’estremità del locale.
    “Sedetevi pure,” continuò Silente affabile, facendo apparire con un gesto distratto della bacchetta quattro poltrone, un tavolino e un servizio da the in mezzo alla sala.
    “Io arriverò in un secondo”.
    Harry e Neville avrebbero preferito che Malfoy si sedesse per terra, eppure era stata riservata una poltrona anche per lui. Malfoy, con quell’aria da topo in gabbia, si sistemò accanto a Neville senza fiatare. Tutti osservarono come Silente, abile con la bacchetta, accendeva il camino spento incavato dentro la pietra (anche se Harry avrebbe giurato che fosse apparso solo in quel momento: infatti non era estraneo all’apparizione di oggetti e stanze improvvise in quel posto) e faceva levitare il bollitore versando il the in ciascuna tazza mentre prendeva posto con loro.
    “Bene, ora che abbiamo un po’ di conforto” esordì Silente, mentre metteva del latte nel suo the, “credo di essere pronto a rispondere alle vostre domande. Vi piace questa stanza? È dove conservo tutti gli oggetti antichi in cui mi sono imbattuto nella mia vita. Alcuni sono preziosi, altri molto rari, altri ancora unici”.
    Poi s’interruppe e bevve un sorso dalla tazza.
    “E’ lei che ha mandato Fanny, signore?” domandò Harry, nel silenzio generale.
    “Sì, sono stato io” rispose calmo Silente, “ e l’ho fatto per due ragioni ben specifiche: una è rispondere ad alcune vostre domande, anche se sono ben lontano ad avere tutte le risposte; infatti sono un uomo, ed esattamente come voi non sono esentato dal commettere errori. L’altra, beh, è chiaro, è perché sono pronto a rivelarvi la verità”.
    Malfoy, che fino a un attimo prima scrutava ogni buco del muro con l’intenzione di fuggire, fu catturato improvvisamente dalle parole di Silente. Neville fissò a lungo il professore, poi si voltò verso Harry in cerca di risposta. Questo cercava di leggere i propositi sul volto del mago, il cui sguardo brillò oltre gli occhiali a mezzaluna quando ricambiò.
    “La verità…signore?” chiese piano, spiazzato.
    “Oh sì. Credo che siate pronti adesso; Suppongo di dovervi mostrare una cosa, ma mentre sono impegnato a cercarla, bevete un po’ di the. È buono, sapete? Se volete c’è del latte sul tavolo, senza complimenti”.
    Il bricco di latte levitò dal tavolo, e Neville l’afferrò e ne versò un goccio nella tazza.
    Harry invece continuava a fissare Silente e non distolse gli occhi da lui neanche per un secondo, soprattutto quando estrasse dal mucchio delle cianfrusaglie uno scrigno dall’aria familiare e lo posò sul tavolo.
    “Quello è…?” enfatizzò Harry, emozionato: era lo stesso che aveva visto nel sogno dei suoi genitori durante la sua permanenza in Norvegia. Ricordava come la notte dopo quello scrigno non ci fosse più, e tutti si lamentassero perché qualcuno l’aveva rubato…Ma non era stato Voldemort, bensì…
    “L’ha preso lei, professore” sentenziò, con gli occhi incollati all’oggetto, “ma come ha fatto? Come ha preso lo scrigno attraverso il mio sogno?”
    Silente sorrise compiaciuto. “Brillante, Harry. Sì, sono stato io ad averlo estratto dal tuo sogno; in realtà non è stato così difficile, poiché l’operazione sotto cui ti sei posto durante l’estate scorsa ha fatto sì che bastasse un poco di abilità in Occlumanzia e uno straordinario legame con te per poterti anche solo contattare col pensiero. Ebbene, la mia mente era stata avvertita che eri in pericolo e così sono subentrato nella tua mente, ho bloccato la sua linea temporale e l’ho sottratto a te, dato che non avevi le armi sufficienti per combatterlo”.
    “Lei quindi mi è entrato nella testa” s’irritò Harry, riassaporando l’astio che aveva sopito qualche tempo prima.  “Ha manipolato una mia visione! Chi dice che non ero in grado di affrontarlo? Cosa le ha dato il diritto di farsi…”
    “Non ho manipolato una visione, Harry” lo interruppe calmo Silente, “ho…fermato il tempo. quell’incontro con i tuoi genitori defunti è un’altra linea temporale. Può capitare che fra il sonno e la veglia ci siano dei buchi nel tempo e nello spazio, creando dei possibili contatti con persone cui siamo legati, anche oltre la morte; e io, che conoscevo la tua mente e avendo più esperienza di te, ho preso lo scrigno così da studiarlo e scoprire come affrontarlo”.
    “Io non capisco” s’innervosì Harry, “ se le persone care che sono morte sono venute a darmi quest’oggetto, vuol dire che ero pronto, no?”
    Calò il silenzio. Neville e Malfoy spostarono timidamente la loro attenzione su Harry.
    “Che cosa hai visto dentro quello scrigno, Harry?”
    “Una luce bianca”.
    “Allora voleva dire che non lo eri affatto. Vedi, dentro questo scrigno, ci sono gli horcrux che state cercando”.
    “Che cosa?” reagì Neville. “Non può essere! E noi che abbiamo intrapreso un intero viaggio per questo!”
    “Capisco la vostra frustrazione: Harry non poteva saperlo. Infatti ha visto una luce bianca, proprio perché avevi dei buchi di memoria che adesso, grazie alle pozioni, ha colmato. Per fortuna con voi avete la Spada di Grifondoro. Vi chiedo di affidarmela: con questi riuscirò a distruggere gli Horcrux che ho gelosamente nascosto fino a questo momento”.
    Detto questo, aprì lo scrigno, e finalmente Harry poté vederli: erano la coppa di Tassorosso, il diadema di Corvonero e l’anello di Serpeverde.
    “Naturalmente manca qualcosa all’appello…”
    “Che…che cos’è questa storia?” gemette Malfoy, che si era sporto per vedere.
    Silente alzò lo sguardo immediatamente su di lui.
    “Oh, Draco. Avevo dimenticato quasi che eri qui. Credo che sia ora che tu vada nella tua stanza a riposarti. Ne ho preparato giusto una apposta per te”.
    Malfoy impallidì in un istante.
    “Oh sì. È il caso che tu rimanga con me per un po’. Abbiamo delle faccende da risolvere e non si potranno esaurire con una semplice chiacchierata. E poi mi serve un po’ di compagnia. Guarda, quella è la porta. Appena esci dovresti trovarti in camera tua”.
    “Ma cosa…”
    “Buona dormita, Draco” tagliò corto Silente, chiudendo di scatto lo scrigno.
    Malfoy, gettata un’ultima occhiata all’oggetto, uscì di corsa dalla stanza, chiudendo rumorosamente la porta alle sue spalle.
    “E’ proprio sicuro che sia giusto così, signore?” chiese Harry, che con la coda dell’occhio guardava ancora il punto dove era sparito Malfoy.
    “ Ritengo di sì” ripose sereno Silente, “Non potrà in alcun modo origliare la nostra conversazione, neanche volendo. E poi anche lui ha affrontato varie vicissitudini. Credo onestamente che finché possa essere salvato, valga la pena prendersi la briga di correre tutti i rischi possibili. Ma ora, veniamo a noi” e aprì di nuovo lo scrigno.
    “Come dicevo, dentro questo scrigno non vi sono tutti gli horcrux che state cercando: il diario l’avete distrutto nella Camera dei Segreti; il ciondolo è al collo di Neville”.
    Harry si chiese come sapesse di tutte quelle informazioni, poi gli sorse un dubbio: e se la fenice li avesse osservati da quando erano partiti, e avesse atteso il momento adatto per chiamarli lì?
    “Manca ancora Nagini” aggiunse dopo una pausa il professore, guardando intensamente lo scrigno, “e qualcos’altro”.
    Poi calò il silenzio, uno di quelli imbarazzati. Harry e Neville si scambiarono un’occhiata.
    Non sapeva cosa pensava Neville, ma Harry era sicuro che Silente stesse lasciando quel vuoto in modo che uno dei due capisse o si facesse avanti, soprattutto quando alzò lo sguardo verso di loro e li scrutò in attesa di una reazione. Ma in Neville non ne trovò nessuna: questi infatti, più che essere consapevole, si stava confondendo. Spaziava lo sguardo dal professore a Harry e viceversa. Harry sapeva cbe Neville non poteva saperlo; persino lui, nella sua vita precedente, aveva capito di essere un horcrux solo grazie ai ricordi di Piton.
    “Che cosa vuol dire con qualcos’altro, professore?” chiese debolmente Neville, e la sua espressione s’indurì.
    “Voglio dire” rispose calmo Silente, “che mancate ancora voi due all’appello”.
    Fu come se avessero colpito Neville al petto: questi aprì gli occhi dalla sorpresa, saltando su spaventato. Ci mancava solo che si mettesse la mano sul petto.
    “Non capisco” disse Neviile, “sapevo che Tu- Sai-Chi….cioè V…V…Voldemort aveva trasferito alcuni poteri su di me inconsapevolmente…ma che fossi un horcrux…”
    Si era alzato dalla poltrona, e ora sembrava impaurito dal mondo, come se non lo riconoscesse più; era sul punto di piangere. Tremava tutto.
    Harry lo capiva: quanto dolore; quanta sofferenza. Ricordava distintamente quelle emozioni e le provava anche lui, in quel momento, dato che era più spiazzato di lui; se Neville era l’horcrux, allora lui che cos’era, esattamente?
    Silente non disse niente, probabilmente lasciandoli metabolizzare quanto gli aveva appena riferito. Eppure il suo volto non era toccato da nessuna emozione: era imperscrutabile, statuario e quasi sereno. Harry provò una grande rabbia nei suoi confronti; era come un medico che aveva dato una brutta notizia a un paziente, eppure era apatico, non poteva mostrarlo perché era il suo lavoro. Possibile che fosse così…non sentiva neanche un po’ di pietà per loro?
    “Questo significa che dovrò morire alla fine, non è così? Tutta quella faccenda della profezia, era solo una bugia! Se io sono un horcrux, dovrò sacrificarmi e morirò, e non tornerò più indietro” mormorò a fatica Neville con voce tremolante.
    Poi passò il suo sguardo su Harry e sgranò gli occhi, come ad accorgersi che c’era anche lui; poi li riabbassò e fissò sul tavolo, stringendo la tovaglia per contenere le lacrime.
    Harry si sentiva altrettanto smarrito; il dubbio lo mangiava sempre di più, ma non osava chiedere, aveva paura di sapere.
    Silente guardò da lui a Neville e viceversa prima di dire: “Non sarai solo. Ti ricordo che anche Harry è un Horcrux, e lo è diventato perché aveva il collegamento con te. Sei tu che lo hai creato, inconsciamente. Quando sei stato rapito da Voldemort e lui è risorto, hai scaricato il dolore provato su di Harry, che è culminato quando Voldemort ti ha toccato la fronte. infatti è spuntata una nuova cicatrice sul viso di Harry. Allo stesso tempo, Harry è riuscito a entrare in contatto con te perché ha toccato il diadema che è una parte dell’anima di Voldemort; quindi attraverso di lui ha risposto alla tua chiamata, come un cerchio che si chiude. In questo modo, Harry ha sbloccato tutto insieme il contenuto delle pozioni e ha riacquistato i suoi ricordi.
    “Quindi mi sta dicendo che io sono riuscito a entrare in contatto con Harry attraverso il diadema perché anche io sono un horcrux?” chiese confuso Neville.
    “Esattamente. Posso quindi confermare senza timore che è stata la tua unione con Voldemort ha creare Harry” rispose pacato Silente.
    “Gli horcrux contenendo frammenti dell’anima di Voldemort riescono a connettersi a vicenda in alcune circostanze. E tu sei riuscito a chiamare Harry, che è stato da sempre legato a te perchè anche nella sua vita precedente ha fatto le tue stesse esperienze, ed è morto per questo.
    È stato facile per Voldemort accedere quindi alla mente di Harry, ed Harry a diventare un tuo riflesso, il tuo specchio, in maniera manifesta.
    “Neville, il fatto che tu possa eventualmente morire non significa che non ti sia data una seconda possibilità. Il tuo sacrificio potrebbe salvare molte vite. Ad esempio Harry è tornato: chissà che non possa farlo anche tu, e aiutare qualche altro Prescelto come te”.
    Harry era confuso più che spaventato. Si stava parlando solo di Neville, eppure anche Harry si chiedeva quale sarebbe stato il suo destino.
    “Sì. Anche tu morirai, Harry” dichiarò Silente, in risposta al suo pensiero, “ ma vedrai che saprai scegliere quel che è giusto quando sarà al momento. Credo che si debba un premio a chi affronta per la seconda volta la sfida contro Voldemort”.
    “E quale sarebbe questa sfida? Il riposo eterno?” scattò Harry, un po’ irritato. Silente parlava in maniera stoica, impenetrabile e tranquilla; ma del resto lui non doveva morire una seconda volta, vero? Lui non era diventato una seconda volta horcrux, non…
    “Lo so che sei arrabbiato Harry; ma devi fare il tuo dovere. Tutti e due dovete farlo e lo sapete benissimo. Ma…”
    “No, non credo che lei capisca. Lei non è mai morto” .
    Silente rimase a lungo immobile, gli occhi brillarono dietro le lenti a mezzaluna.
    “La profezia è vera, giacché sia tu che Harry dovrete affrontare Voldemort; il fatto che Harry sia diventato un horcrux lo rende automaticamente un altro Prescelto. Ma, prima che arrivi quel momento, vi chiedo di lasciarmi la Spada di Grifondoro e l’horcrux che avete con voi”.
    Neville, spiazzato, prese la spada, si allontanò dal suo posto e gliela consegnò, facendo lo stesso con il ciondolo.
    Una volta che Silente li ebbe posati sopra il camino scoppiettante, si volse nuovamente verso Harry e Neville, riprendendo posto sulla poltrona.
    Incrociò le dita e guardò intensamente i due ragazzi che erano davanti a lui.
    Harry personalmente si sentiva inquieto e smarrito; aveva la gola secca di mancanza di risposte e si sentiva come alla fine del secondo anno, quando Silente gli chiese se voleva sapere veramente a cosa erano dovute le sue visioni.
    Neville tremava tutto e non riusciva a tenere gli occhi fissi su Silente.
    “Prima di congedarvi, vi darò le istruzioni necessarie una volta usciti da qui: per prima cosa, non dovrete assolutamente riunirvi ai vostri amici, ma dovrete recarvi a casa dei Potter. Giunti lì otterrete informazioni necessarie che riguardano l’attacco a Hogwarts. I vostri amici dovranno farsi trovare davanti a Grimmauld Place, sotto la protezione dei membri dell’Ordine; ci sta già pensando Fanny, che in questo momento sta volando da loro. Fatto questo, vi organizzerete in modo tale che tu e Neville durante lo scontro a Hogwarts passiate inosservati così da sconfiggere Voldemort.
    “Ritengo che il nostro incontro sia concluso. Andrà tutto bene, fidatevi di me” aggiunse poi, guardando Harry. “Sono il capo dell'Ordine, so quello che faccio. Ora andate”.
    La porta si aprì con uno scatto, e Neville lasciò le segrete senza degnare Silente neanche di uno sguardo.
    Harry sapeva come si sentiva; il senso di morte l'aveva pervaso come aveva fatto con lui in passato. L'unica differenza fra loro due era che era stato Silente a rivelarglielo. Era stato più fortunato di lui in un certo senso.
    Harry era scocciato all'idea di morire una seconda volta ma al contrario di Neville affrontava la situazione con una certa pace, come se fosse stato tutto uno scherzo.
    Prima di seguire Neville fuori dalla tesoreria, Harry si fermò e si rivolse a Silente: “e Malfoy? Cosa ne sarà di lui, signore?”
    Silente lo fisso intensamente oltre le lenti a mezzaluna.
    ” L'innocenza è il bene più prezioso della gioventù. Arrivederci, Harry”
    Harry capì che era stato congedato e, esattamente come era accaduto durante le loro riunioni ascuola, se ne andò senza porre altre domande.
    Harry e Neville si allontanarono dalla casa di Godric’s Hollow e si avviarono per il viale innevato; il cielo prometteva di nevicare di nuovo.
    Neville sembrava in procinto di chiedere qualcosa ad Harry, eppure si tratteneva. I loro passi attutiti nella neve furono l’unico rumore fra i due e continuarono a camminare stringendosi nei loro mantelli da viaggio.
    Harry si guardava intorno circospetto, la bacchetta sempre pronta sotto il mantello, eppure l’unico nemico in agguato era l’odore di torta alle mele e il fumo dei caminetti che usciva dalle case.
    “Harry! Sei veramente tu?” Esclamò una voce spaventata alle loro spalle.
    Harry si voltò: era sua madre.
    Gli occhi di Neville ruotarono all’indietro e il ragazzo s’accasciò improvvisamente a terra, senza forze.
    “Neville! Neville!” chiamò Harry, mentre si chinava su di lui, cercando in tutti i modi di svegliarlo.
    “Innerva!” dichiarò Lily magicamente puntando la bacchetta contro il naso del ragazzo, e quello rinvenne.
    “Come ti senti? Credi di farcela a camminare fino a casa nostra?” chiese Lily, preoccupata.
    Il ragazzo sbatté le ciglia confuso e sollevò lo sguardo sorpreso sulla madre di Harry.
    “ Io…credo di sì” boccheggiò, sfinito.
    “Bene, allora tiriamolo su” dichiarò Lily, e assieme ad Harry rimisero in piedi Neville.
    “Che ci fai per strada mamma? I Mangiamorte sono ovunque, avrebbero potuto…”
    “Harry, dove sono i vostri amici?” domandò in modo autoritario Lily, senza averlo apparentemente sentito.
    “Mamma…”
    “Dove sono?”
    Lily, improvvisamente nervosa, si rivolse a Neville, che si limitò a gemere, come ferito.
    “Hai idea del perché sia svenuto?” mormorò ansiosa Lily a Harry, scoccando continuamente occhiate a Neville dietro di loro.
    “Non lo so…un attimo fa stava bene” osservò Harry, dubbioso.
    La madre di Harry accelerò il passo, e continuarono la strada in silenzio finché non arrivarono di fronte alla casa dei Potter.
    Oltrepassato il giardino, Lily suonò violentemente il campanello principale, e subito accorse ad aprire un uomo alto magro e dai capelli corvini scompigliati; l’unica differenza con Harry erano gli occhi nocciola oltre le lenti tonde.
    Impallidì nel momento in cui focalizzò il quindicenne Harry, e a malapena si scostò quando il figlio seguì Neville e Lily oltre l’ingresso.
    “ Dove…Harry…Come hai fatto a…?” balbettò James.
    “Ti prometto che racconterò tutto, ma prima voglio accertarmi che Neville stia bene!”
    James e Lily  studiarono Neville, stanco e affranto. Aveva la pelle bianca come un morto e l’espressione dolorante.
    “Molto bene. Portiamolo nella camera degli ospiti” decise Lily. “Ma questo non vuol dire che non vi faremo alcune domande, dopo!”
    Neville li seguì debolmente nel piccolo corridoio alla sinistra del salone, oltre il bagno, fino a giungere alla porta in fondo, oltre il quale vi era la camera per gli ospiti, che odorava di chiuso.
    “Credo che debba riposare un po’” suggerì Lily, mentre Neville testava il letto e ci si sdraiava, rimanendo immobile. “Lo so che non vedi l’ora di farti una dormita, Harry, ma sarebbe urgente farti alcune domande…per trovare i tuoi amici, capisci?”
    Harry rilevò che si era concentrata di più sul suo viso, e si soffermava preoccupata non solo sulla leggera peluria che  gli era spuntata sul mento, ma soprattutto sulla cicatrice che aveva sulla fronte, incupendosi sempre di più; Harry avrebbe voluto rimandare le spiegazioni il più a lungo possibile.
    “Credo di dover stare con Neville per un po’…sai, per evitare che svenga di nuovo, o qualcosa del genere…” inventò lì per lì.
    Lily gli scoccò un’occhiata sospettosa, poi tirò un sospiro.
    “Va bene. Fammi sapere come sta. Ti aspetto tra dieci minuti in salone, va bene? Ti preparo anche una minestra calda” e li lasciò soli.
    Harry rimase immobile dinanzi la porta, chiedendosi se i suoi amici stessero bene. Silente era stato piuttosto enigmatico; sarebbero stati trasportati da Fanny fino al Quartier Generale all’oscuro di tutto, oppure il mago aveva provveduto a informarli della situazione?
    “Sono stanco Harry” sussurrò Neville all’improvviso. “ Non sono pronto per questo”.
    Harry non sapeva proprio cosa rispondere.
    “Come te la sei cavata tu, nell’altra vita? Come potevi convivere con il senso di morte?” pianse quasi Neville, evitando di guardarlo dritto in faccia.
    “Io…non lo sapevo” rispose lentamente Harry. “Non lo sapevo fino a pochi attimi prima di morire”.
    Neville era diverso dall’Harry della vita precedente; aveva reazioni differenti da lui.
    Quando Harry aveva saputo di essere un horcrux dai ricordi di Piton, ogni tassello della sua vita si era messo in ordine, così come tutti i discorsi enigmatici di Silente, che celavano la consapevolezza. Probabilmente Harry l’aveva sempre saputo; avrebbe dovuto immaginarselo, ma l’aveva sempre rifiutato. Non ricordava di essersi messo a piangere, come fece Neville in quel momento, eppure quando lo vide seppe che avrebbe voluto farlo anche allora.
    Harry si sedette rigidamente a bordo letto e Neville si protese verso di lui e abbandonò il capo sulla sua spalla, liberandosi in un pianto doloroso.
    Harry non era convinto di essere la persona giusta da cui trarre conforto; dopotutto, stava per morire anche lui, ma non l’avvertiva come un evento altrettanto reale.
    Gli diede leggere pacche sulla spalla, imbarazzato.
    “E’…è tutto apposto…” provò a dire.
    Poi udì delle voci dal salone; Harry sciolse rigidamente l’abbraccio e si diresse quatto verso la porta socchiusa, sporgendosi leggermente per origliare.
    “Quello che intendo dire, James, è che mi sembra impossibile che due ragazzi si siano materializzati così, dal nulla! Non sanno neanche come si fa! Oltretutto non sono in una bella situazione, Neville è svenuto e Harry è un quindicenne con la cicatrice sulla fronte! Che cosa dovremmo dire all’Ordine?”
    “Nulla” rispose James, più calmo della moglie.  “Per il momento, cerchiamo di chiedere a Harry di raccontarci più cose possibile: ci siamo fatti in quattro per cercarli; Sirius ha perso quasi il braccio!”
    I muscoli di Harry si tesero dal senso di colpa; se solo avessero potuto avere il loro aiuto…Cosa che non era fattibile. Uscì lentamente dalla camera e lasciò Neville che lo guardava confuso, e proseguì con passo felpato lungo il corridoio, fino a pervenire in salone.
    I suoi genitori sedevano l’uno di fronte all’altra al tavolo al centro della sala.
    James si accorse immediatamente di lui; Lily invece si voltò dopo di lui.
    “Harry! Come sta Neville?” chiese, con la fronte corrugata.
    Harry non rispose. Cosa avrebbe dovuto dirle? Che aveva paura di morire?
    “Vieni, siediti” lo accolse James cupo, spostando la sedia accanto a lui.
    Harry ubbidì senza fiatare.
    Lily si alzò. “ Ti porto la zuppa. Sono sicura che ti sentirai meglio” sentenziò, e sparì in cucina in un lampo.
    Pochi attimi dopo il piatto di zuppa, completo di cucchiaio, planò davanti a Harry, seguito da Lily che rientrava in salone.
    Harry consumò il pasto in silenzio, con una sensazione stranissima; era stato via tanto tempo, e credeva che i suoi genitori gli mancassero; ma ora che era in loro compagnia, li percepiva come estranei.
    Una volta che ebbe terminato, Lily sparecchiò con un colpo di bacchetta e Harry seppe che era giunto il momento delle confessioni.

    “Vogliamo che ci racconti cosa è successo, Harry” iniziò dolcemente Lily, anche se traspariva un certo dolore dal suo sguardo. “ Perché dimostri quindici anni? Perché hai la cicatrice sulla fronte come Neville? I membri del Ministero hanno cercato in tutti i modi di rintracciarvi, cercando di sottrarre le informazioni dall’Ordine e dai Mangiamorte che stavano controllando la vostra posizione tramite la Traccia su di voi. Dove sono gli altri?”
    “Io…Non posso dirlo” rispose impulsivamente Harry.
    “Harry, stiamo per affrontare una battaglia molto, molto importante; avevi promesso che ci avresti informato di tutto! Siete spariti per mesi, senza che facessimo in tempo a localizzarvi completamente. Dobbiamo sapere tutto del vostro viaggio, da quando siete spariti da Hogwarts. Ti prego. Cosa ci facevano dieci ragazzini di tredici anni in giro per il mondo?”
    “Una battaglia? “ domandò Harry, interessato.
    “Sì. L’Ordine si sta muovendo in squadre in modo tale da poter attaccare Hogwarts infiltrandoci e uccidere Voldemort. Non possiamo permettere che Neville venga catturato, naturalmente, quindi l’ideale sarebbe farvi rimanere al sicuro”.
    “Cosa? No!” ribatté Harry.
    “James….”
    “E’ giusto che sappia, Lily!” la interruppe James con un raro tono impetuoso. “Se vogliamo che ci racconti tutto, dobbiamo anche dirgli che cosa abbiamo in mente!”
    “Dobbiamo venire con voi” intervenne Harry. “E’ l’unico modo per distruggere Voldemort!”
    Tutti sobbalzarono quando udirono un Psst venire dal camino.
    Lily e James si scambiarono un’occhiata intensa e poi raggiunsero il fuoco scoppiettante.
    Harry era alto abbastanza da riconoscere il viso gioviale di Sirius fra le fiamme.
    “Lily, James! Cosa sono quelle facce preoccupate?”
    “Sirius! È pericoloso contattarci da qui! La rete dei camini è controllata, lo sai!” lo riprese Lily.
    “Non ho avuto il tempo di invocare un Patronus; questo metodo mi è sembrato il più semplice e veloce, ho una notizia fresca di giornata! Oh, ci sei anche tu, Harry!”
    “E’ bello rivederti, Sirius!” sorrise Harry, che si era avvicinato.
    “Sirius…”
    “Va bene, scusa Lily. Volevo solo dirvi che.. i ragazzi sono tornati!”
    Harry tirò un sospiro di sollievo; finalmente qualcosa era andato secondo i piani!
    “Cosa? Come è successo?” esclamò James, emozionato.
    L’espressione di Sirius s’infittì.
    “Non ne ho idea. So solo che sono apparsi davanti al numero dodici di Grimmauld Place…tutti, tranne Harry e Neville. A quanto vedo, sono con voi”.
    “Sì, esatto” replicò Lily, rivolgendosi a Harry.
    Il ragazzo sapeva cosa stava pensando; le spiegazioni erano tutte in mano sua.
    “Harry! Puoi venire un secondo, per favore?” chiamò Neville dal bagno.
    Harry si allontanò dal salone con un groppo in gola; era contento che i suoi compagni stessero al sicuro, ma ora come la mettevano
    con l’attuazione del piano di Silente?
    Harry si arrestò davanti alla porta del bagno, e bussò delicatamente prima di ricevere l’accesso a entrare.
    Oltre la porta, c’era un Neville molto preoccupato.
    “Harry…la cicatrice è sparita”.

    Anonymous ha risposto 7 anni, 10 mesi fa 0 Mago · 0 Risposte
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