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  • L’Erede (2a storia della saga Cicatrice)- parte 5

    Posted by Anonymous on Aprile 5, 2016 at 12:11 pm

    Capitolo 9

    UNA MISSIONE PER ALLOCK

    Ron aveva tutta l'aria di volersi ammazzare.
    La McGrannitt l'aveva chiamato per sapere dov'era Ginny e mentre interrogava Ron, Harry e Neville guardavano Hermione, pietrificata e con un curioso specchio sul comodino, la posizione del braccio che faceva riconoscere che per proteggersi dal mostro si era riparata con quell'oggetto.
    Intanto, Harry aggiornava Neville sulle novità.
    “Quindi tu mi stai dicendo…”
    “…che secondo me l'Erede di Serpeverde è stato Tom Riddle, che in qualche modo ha incantato il diario e ha passato le sue conoscenze a Ginny, sì” concluse per lui Harry, bisbigliando.
    “E quindi i nostri sospetti erano giusti! Lei ha aperto la Camera! Chissà come ha fatto a controllare il mostro…”
    Harry scosse la testa, sconsolato. “Non lo so” rispose.
    “Bene” annunciò la McGrannitt, alzandosi e donando a tutti loro uno sguardo ansioso, “visto che il povero signor Weasley non sa dove possa essere sua sorella, né conosce chi potrebbe averle giocato un brutto tiro, andrò a parlare con i professori riguardo al futuro della scuola”
    Prima che oltrepassasse la soglia dell'infermeria, si girò verso i suoi studenti e disse, con la voce che le tremava:
    “Sapete, chi ha rapito Ginny Weasley è lo stesso che ha commesso gli attentati. Se non riusciamo a prenderlo, temo proprio che dovremmo chiudere la scuola”.
    Sembrava così sconvolta da dimenticarsi di ordinare loro di andare a letto.
    Ron, gli occhi gonfi di pianto, s'avvicinò a i due compagni e sfiorò le mani di Hermione.
    “Chi sa chi ha fatto queste cose orribili…vorrei prenderlo e sbatterlo al muro” disse, mentre una lacrima gli andava giù per il naso lentigginoso.
    Harry ebbe una sensazione strana: pensò all'improvviso che Ron e Hermione sarebbero potuti essere ottimi amici. Ma era assurdo, perché loro due non si conoscevano neanche!
    Ron sembrò trovare qualcosa bel pugno serrato di Hermione e lo estrasse: era un pezzo di carta.
    “Ehi, che cosa…?”disse, srotolandolo.

    Poi, iniziò a leggere: “il basilisco…” ma non fece in tempo a finire la frase che Harry e Neville s'alzarono e fecero per toglierglielo di mano ma Ron, più alto di entrambi, si scansò.

    “Cos'è questo?” chiese, nervoso. “Ha a che fare con mia sorella?”
    Neville sospirò. “no” deviò “è una ricerca di Hermione, ora…”
    “State mentendo!” esclamò Ron, agitato. “L'ho capito, sapete? Riguarda mia sorella, ne sono sicuro, e voi due c'entrate fino al collo!”
    “Ti diremo tutto quello che vuoi sapere, Ron” disse calmo Harry, “ma prima dacci quel pezzo di carta. Poi saprai tutto, promesso”.
    Ron non sembrò così convinto all'inizio, ma poi si arrese e gli diede il foglio.
    Harry si accorse che era una pagina strappata da un libro. Prese a leggere a voce alta:

    Dei molti, spaventosi animali e mostri che popolano la nostra terra, nessuno è più insolito del Basilisco, noto anche come il Re dei Serpenti. Questo serpente, che può raggiungere dimensioni gigantesche e che vive molte centinaia di anni, nasce da un uovo di gallina covato da un rospo. Esso uccide in modo portentoso: oltre alle zanne, che contengono un potente veleno, anche lo sguardo del basilisco provoca morte istantanea. I ragni fuggono davanti al Basilisco, perché è il loro nemico mortale e il Basilisco fugge solo quando ode il canto del gallo, che gli è fatale.

    Harry lesse la scritta più e più volte, mentre nella sua testa cominciava a capire: I ragni fuggono davanti al Basilisco…
    “Neville! Ecco perché i ragni fuggivano da lì!” esclamò, più rivolto a se stesso che all'amico.
    Il compagno studiò la didascalia con interesse. “Lo sguardo del Basilisco provoca morte istantanea…” ripeté Neville con un filo di voce, preso com'era nei suoi ragionamenti.
    “Guarda, c'è la grafia di Hermione alla fine!”
    Harry guardò sotto la didascalia e vide che aveva ragione: la chiara scrittura della ragazza diceva Tubature.
    “E' nell'impianto idraulico!” tremò Ron, che si era sporto a leggere il piccolo pezzo di carta anche lui.
    Harry però non aveva potuto fare a meno di rimanere stupito.
    “Ma, Neville” si espresse, “ma tutte quelle persone…come…come hanno fatto a rimanere pietrificate? Insomma, non l'hanno guardato negli occhi…”
    Neville lo fissò e sembrò perso nei suoi pensieri finché non trovò una soluzione.
    “Ma è ovvio, Harry! Nessuno ha visto il Basilisco direttamente! Allora” aggiunse, tentando di far capire i suoi pensieri all'amico, “la gatta ha visto il riflesso sull'acqua, Hannah lo ha visto attraverso Nick, Hermione aveva lo specchio…” e detto ciò guardò la loro povera amica stesa sul letto, inerme. Lo specchio che aveva usato come arma giaceva sul tavolino accanto a lei.
    “E Ginny comandava quel coso?” chiese Harry, stupito.
    “Come…come sarebbe a dire?” disse Ron, senza fiato.
    Harry e Neville si guardarono, preoccupati, mentre il viso del loro compagno sbiancava sempre più.
    “Mettiti comodo, Ron” disse Harry, serio. “Dobbiamo dirti molte cose, e non ti piacerà quello che sentirai”.

    Quando Harry ebbe finito di raccontare tutte le loro impressioni, dapprima Ron s'innervosì, ma poi parve darsi un contegno. “Non può essere che si tratti di Ginny,” affermò con sicurezza, “è mia sorella, e non è cattiva. Certo, parla tanto, però…”
    “Non importa, ad ogni modo; abbiamo la certezza che sia nella Camera dei Segreti…se solo sapessimo dove si trova…” disse Harry, sconsolato.
    Neville sembrò illuminarsi. “Aspetta, Harry!” esclamò. “Tu…hai visto una ragazza che moriva, nelle tue visioni, no?”
    “Sì” annuì l'altro, e solo dopo averlo guardato intensamente capì dove voleva arrivare.
    “L'articolo che Hermione aveva letto sull'attentato di cinquant'anni fa….”
    “Già,” rispose Neville, eccitato, “e siccome il diario è dello stesso periodo, sicuramente l'ha uccisa lui…”
    “E questo a cosa ci porterebbe?” chiese Harry, che tentava di capirlo, anche se secondo lui non aveva senso. A intervenire fu, inaspettatamente, Ron:
    ” Dov'è morta, esattamente, questa ragazza?”
    Harry e Neville si scambiarono un'occhiata perplessa: che importanza aveva, dov'era morta?
    “In un bagno” rispose comunque Harry.
    Ron s'eccitò, gli occhi gli divennero enormi. Sembrava arrivato a una conclusione che sfuggiva ai suoi due amici.
    “Allora so chi è! Vive in questo castello!” esclamò, vittorioso. “Ma non capite?” aggiunse, un po' deluso che Harry e Neville non lo seguissero.
    “Si tratta di Mirtilla Malcontenta! Vive nel bagno delle ragazze! Lo so perché ogni tanto viene nel nostro e l'ho scoperta a spiarci…”
    Harry si sentì un po' invaso nell'intimità; avrebbe dovuto fare più attenzione la prossima volta che entrava in un bagno maschile. Dall'altra parte però era contento che fossero un passo avanti con le ricerche.
    “Bene allora” disse Harry, rivolto a Neville “allora andiamo nel bagno delle ragazze. Sicuramente lei saprà qual è l'entrata della Camera. Da lì ci faremo strada….”
    “No” lo interruppe Ron, “mi dispiace, ma ora che so tutto voglio fare parte anche io di questa faccenda. Dopotutto, si tratta sempre di mia sorella!”
    Harry lo guardò; se c'era una persona che non voleva coinvolgere, quella era proprio Ron.
    Lo era troppo emotivamente, e avrebbe potuto fare degli errori.
    Ma Ron sostenne lo sguardo; i suoi occhi azzurri erano irremovibili.
    “Va bene,” si arrese Harry, “allora tutti e tre…”
    “Aspetta” lo interruppe di nuovo Ron, “prima voglio andare a vedere cosa hanno intenzione di fare i professori. So che vogliono mandare qualcuno a cercare Ginny. Se veramente qualche professore lo farà, potrebbe darci una mano a scoprire la camera!”
    Harry valutò per qualche attimo la proposta, poi capì che effettivamente il compagno aveva ragione.
    “D'accordo. Ma devo portare il diario con me. Se troviamo Silente, potrebbe aiutarci soprattutto lui!”
    Così Harry, Ron e Neville ritornarono nel loro dormitorio per prendere il diario.
    Ma come entrarono nella sala comune, Harry si accorse che quello non c'era più.
    “Deve averlo preso lei!” esclamò, furioso, “ne sono sicuro, è lei che me l'ha dato!”
    Neville era agitato come lui, ma cercò comunque di calmarlo.
    “D'accordo” disse, “ora dobbiamo assolutamente andare in sala professori e cercare aiuto.”
    I tre si precipitarono per le scale, coperti dal mantello dell'invisibilità.
    Con loro gioia, non incontrarono nessuno, almeno finché non sbucarono nel corridoio della sala professori, dove molti insegnanti stavano entrando di fretta.
    Harry, Ron e Neville li seguirono trotterellando, e si acquattarono in un angolo accanto all'armadietto della stanza, cercando di fare il meno rumore possibile.
    Si chiedeva Harry, però, dove fosse il professor Silente: non era fra gli insegnanti presenti in sala, e questo era piuttosto strano.
    Qualcuno era già seduto al tavolo dei docenti, compresa la McGrannitt, che guardò sedere gli ultimi arrivati con aria grave.
    “Come avete visto,” cominciò lei, “l'Erede di serpeverde ha colpito di nuovo, e ha portato stavolta una ragazzina con lui!”
    Tutti annuirono e si guardarono, preoccupati e con l'aria grave.
    Poi la professoressa Sprite si rivolse alla Vicepreside:
    “Cosa facciamo, Minerva?”
    La McGrannitt scosse la testa, sconsolata.
    “Non lo so” rispose lei, affranta. “Non sono come Albus, e da quando Lucius Malfoy l'ha sospeso…”
    Cooosa?, pensò Harry, e ci mancò poco che quell'esclamazione non gli sfuggisse ad alta voce.
    Il fatto che il preside fosse stato sospeso per lui era un colpo al cuore. Proprio a lui, infatti, avrebbe voluto consegnare il diario o, in mancanza di questo, informarlo su tutto.
    Sentiva che sarebbe stato l'unico a cui poter dire tutta la verità senza essere giudicato.
    Non era l'unico ad essere sconvolto dalla notizia; vide che anche gli altri insegnanti non avevano digerito bene la situazione, dati i loro balzi sulla sedia al nome di Silente.
    Fu Vitious quello che si rianimò per primo.
    “Ma Minerva, noi dobbiamo fare qualcosa!” reagì questo con violenza. “Il coprifuoco agli studenti non è stato sufficiente. Neanche accompagnarli nelle rispettive aule, a quanto vedo.
    Che cosa pensi di fare, adesso?”
    La McGrannitt era sull'orlo della disperazione.
    “Chiudere Hogwarts” disse, secca. “Cercare quel mostro non è stato sufficiente. Gli studenti e noi stessi insegnanti non siamo più al sicuro nella scuola. Domani scriverò a tutti i genitori per la chiusura anticipata” concluse, e sfilò dalle mani di una distratta professoressa Sinistra il fazzoletto e se lo strinse al naso.
    La situazione era terribile, tuttavia Harry notò che ancora una volta mancava qualcuno all'appello.
    “Eccomi, cosa mi sono perso?” entrò Allock, seguito dalla sua sfavillante chioma bionda.
    Tutto il corpo docenti sembrò riprendere vita: fissarono allungo il nuovo arrivato, gli occhi che scintillavano, e su di loro prendevano spazio espressioni di vittoria e speranza: Harry capì che avevano avuto tutti la stessa idea.
    “Ma certo! Gilderoy! Come abbiamo fatto a non pensarci prima?” esclamò Vitious, sollevato e di buon umore.
    “Ma è ovvio!” esclamò la professoressa Sprite, scambiandosi un'occhiata d'intesa con la McGrannitt e con Piton, “lui è l'eroe!”
    Allock sembrava essere sorpreso di tutta quell'idolatria da parte dei colleghi, né si poteva negare che apparisse piuttosto compiaciuto. Tuttavia quel misto di emozioni ne creavano solo una: la paura. Paura, perché dai visi maliziosi degli insegnanti, che odiavano Allock quanto lui, Harry sapeva che non poteva uscirne nulla di buono.
    La professoressa McGrannitt regalò al professore un largo, strano e quanto mai sinistro sorriso.
    “Che succede?” chiese proprio a lei Allock, imbarazzato.
    “Ginny Weasley è stata rapita dall'Erede di Serpeverde” rispose freddo Piton, che però come gli altri aveva l'espressione divertita.
    “Sì, e tu sei stato appositamente scelto per andare a salvarla nella Camera dei Segreti” continuò la McGrannitt, che in risposta agli occhi sgranati di Allock non fece altro che allargare ancora di più il suo sorriso.
    “E' giusto, Gilderoy” intervenne la professoressa Sprite, “non sei tu che ieri sera dicevi di avere sempre saputo qual era l'ingresso della Camera dei Segreti?”
    Allock incominciò a perdere sempre più colore sulle gote. “Io…forse ricordate male….”
    “Non credo proprio” disse Piton, “ricordo attentamente che hai detto che ti dispiaceva di non aver dato una lezione al mostro prima che Hagrid fosse arrestato”.
    “Ah, sì?” finse Allock, ormai ceruleo quasi come Nick-Quasi-senza-testa.
    “Oh, sì” sottolineò Piton, “e hai aggiunto anche che si era fatta molta confusione e che avremmo dovuto darti carta bianca fin dall'inizio?”
    Tutti guardarono Allock sbattendo le ciglia e con larghi sorrisi.
    “Perché quella faccia, Gilderoy? Dopotutto, sei tu quello che ha fatto tutte quelle imprese”
    commentò Vitious.
    Harry non poté fare a meno di provare un brivido di soddisfazione quando vide che Allock non trovava nessun sostituto come volontario per prendere il suo posto, così arrangiò un'espressione rilassata, come se combattesse serpenti giganti da tutta la vita.
    “Molto bene” si finse divertito anche lui, “allora vado a…prepararmi!” e uscì fischiettando, ma solo Harry, Ron e Neville potevano vedere che in realtà stava morendo di paura.
    Harry si chiese proprio che intenzione avesse, adesso.
    Come la porta della sala professori si accostò, tutti gli insegnanti tirarono un sospiro di sollievo.
    “Bene” disse la professoressa McGrannitt, “e con questo ce lo siamo levati dai piedi. Ora, avrò bisogno del vostro aiuto per scrivere le lettere ai genitori per informarli che domani mattina i loro figli faranno ritorno a casa.”
    “Le mandragole sono pronte, Minerva” disse la Sprite, “stanotte le useremo per risvegliare tutti gli studenti pietrificati.”
    “Molto bene” disse la McGrannitt, tentando di mantenere un controllo. “Per favore, tutti gli altri mi seguano per andare ad accertarsi che nessun ragazzo sia fuori nei corridoi!”
    Tutti i professori uscirono dall'aula piuttosto frettolosamente, e ben presto i tre ragazzi si sentirono sicuri abbastanza da poter iniziare di nuovo a parlare.
    “Dobbiamo trovare Allock” disse loro Neville. “Non abbiamo nessun altra scelta, e non possiamo essere certi che Allock non provi nemmeno a entrare nella Camera”.
    “Bene” disse Ron, agitatissimo, “so io dove trovare il suo ufficio. Lo so, perché una volta come punizione ho dovuto firmare tutte le lettere dei suoi ammiratori!” aggiunse, perché Harry e Neville gli avevano scoccato un'occhiataccia.
    Così Harry e Neville seguirono Ron fino all'ufficio di Allock, dove presero coraggio e bussarono.
    Sentendo un sobbalzare come risposta, i tre presero ed entrarono senza un vero e proprio permesso.
    La scena che si presentò davanti agli occhi di Harry era più terribile di quanto si sarebbe potuto immaginasse: il professore aveva posto molti bauli aperti sulle sedie, sulla scrivania e sugli scaffali, e aveva l'aria piuttosto indaffarata. In quel preciso momento, aveva in mano una delle sue mille foto incorniciate e la faccia rossa come un peperone.
    “Che sta facendo?” chiese Neville, sorpreso quanto Harry.
    “Io…” esitò Allock, “chiamata urgente, devo andare…”
    “Ma non può farlo!” sussultò Ron, rosso dietro le orecchie. “Mia sorella è intrappolata giù in quella Camera…”
    “Povera creatura” disse il professore, e mise di fretta la foto che aveva in mano e chiuse con forza il baule, “una tragedia. Ma non posso fare nulla per lei. Devo proprio….”
    Quando si voltò, Harry, Ron e Neville gli puntavano le bacchette alla gola.
    Harry sentiva la rabbia e l'adrenalina scorrere insieme in tutto il corpo, come se avesse bevuto qualcosa di rivitalizzante.
    “Senta, lo sappiamo tutti e tre che lei non ha mai compiuto una di quelle maledette imprese dei suoi libri, ma che le ha rubate da altri…ad ogni modo deve dimostrare di essere un uomo di parola, altrimenti quel poco di credibilità che i professori le danno svanirà in un lampo”.


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    Capitolo 10

    LA CAMERA DEI SEGRETI

    Con le bacchette dietro la schiena, Allock mosse i propri passi fuori dall'ufficio, mentre i ragazzi lo guidavano fino al bagno delle ragazze.
    Non trovarono nessuno per il corridoio; evidentemente erano tutti troppo spaventati per girare per la scuola.
    “Allora è chiaro?” ricordò Neville ai due. “Chiediamo a Mirtilla com'è morta e poi ce ne andiamo via a recuperare Ginny. Subito.” Sottolineò l'ultima parola con un certo peso, perché Allock cercava di ribellarsi.
    “E' come un cane, dopotutto” osservò Ron, concentrato a infilare la bacchetta fra le costole di Allock, “devi solo insegnargli a capire chi comanda.”
    Finalmente arrivarono davanti al bagno delle ragazze, e i tre spinsero il professore affinché entrasse con decisione oltre la porta.
    “Ma qui c'è scritto Chiuso per guasto!” esclamò, ma i tre non potevano curarsi di meno di quello che aveva da dire.
    Dentro il bagno, Harry sentì un lamento.
    Era il fantasma di una ragazzina triste che sospirava malinconica guardando la finestra.
    Harry capì che doveva essere Mirtilla Malcontenta, e si schiarì la gola avvicinandosi a lei.
    “Salve, Mirtilla…sono…sono Harry Potter” si presentò, perché non sapeva cosa dire.
    Questo bastò comunque alla ragazzina per voltarsi verso di lui con il suo viso malinconico.
    “Vuoi prendermi in giro anche tu?” chiese tristemente.
    Harry si sentì ancora di più imbarazzato. “No” si schiarì di nuovo la voce. Poi seguì una pausa, dove Mirtilla tornò ai suoi lamenti funebri.
    “Mi…mi dispiace di disturbarti” tentò di nuovo lui, sembrando ritornare di vago interesse per il fantasma, “ma volevo sapere come…come eri morta”.
    Chiederle direttamente dove fosse la Camera gli sembrava troppo drastico per i tipi delicati come lei, quindi doveva metterci altrettanta attenzione nello scegliere le parole da dire.
    Ma parve comunque aver indovinato: l'espressione di Mirtilla divenne improvvisamente beata, come se Harry le avesse chiesto i regali ricevuti il suo ultimo Natale.
    “Oh, beh” cominciò a raccontare, mentre fluttuava leggera per la stanza, “mi è sempre piaciuto raccontare della mia morte….oh, sì sì, lo ricordo alla perfezione: mi ero rifugiata lì” e indicò con il dito trasparente una delle cabine del bagno, “perché Olive Ornby mi aveva preso in giro per gli occhiali…e beh, stavo piangendo tutta sola, quando ho sentito un rumore. Credevo fosse Olive Ornby, e non avevo per nulla voglia di parlare…però non era lei. Era la voce di un ragazzo, che parlava una lingua piuttosto strana, io non riuscivo a capirlo bene. Tuttavia ero curiosa e quindi mi sono messa a sentire…però poi mi ha dato fastidio, mi sono affacciata per cacciarlo via e….ho visto degli occhi gialli, e sono morta.”
    “Hai visto degli occhi gialli?” chiese Neville, senza mancare di puntare ancora la bacchetta alla schiena del professore.
    “Oooh, sì” rispose deliziata lei “erano enormi, ma non me li ricordo bene”.
    “D'accordo” disse Neville, “allora sapresti dirci da dove hai visto spuntare questi occhi gialli?”
    Mirtilla Malcontenta puntò il dito fantasma proprio ai lavandini, che erano posti in cerchio al centro del bagno.
    “Proprio lì” rispose lei.
    “D'accordo, grazie Mirtilla” disse Harry. Poi si rivolse a Neville. “Dobbiamo muoverci. Non abbiamo molto tempo”.
    “Sono d'accordo con te” convenne Neville. Poi i due si voltarono verso Ron.
    “Abbiamo veramente bisogno di te” disse Harry “dobbiamo controllare tutti i rubinetti dei lavandini e quale non si apre è la porta. Faremo a turno per controllare che questo idiota non fugga”.
    Così Harry decise di essere il primo a tenero d'occhio Allock e lasciò che Neville e Ron setacciassero il rubinetto rotto.
    Intanto, Mirtilla sembrava, sfortunatamente per lui, trovare Harry molto interessante.
    “Sai, nessuno mi ha mai chiesto come sono morta….è un segno di grande bontà, vuol dire che non vuoi soltanto prendermi in giro e lanciarmi gli oggetti e farmi male!” disse questa, con il tono lagnoso.
    Harry la trovava piuttosto petulante, ma ovviamente cercò di nasconderlo, sperando di riuscirci abbastanza bene.
    “Davvero?” finse di sentire, cercando di non essere scontroso.
    I suoi pensieri erano tutti rivolti a Ron e Neville, e lei era l'ultima cosa che ci mancava!
    Mirtilla scambiò quel gesto di gentilezza come un segno d'apprezzamento nei suoi confronti.
    “Oh, sì” sorrise.
    Ron lanciò un urletto di vittoria.
    “L'ho trovata” gridò per l'eccitazione, ” ragazzi, l'ho trovata! Neville, vieni qui!”
    Harry vide Neville raggiungere Ron frettolosamente.
    “Forza” lo incitò Harry, spingendo Allock in avanti affinché camminasse, “di' qualcosa in Serpentese, Neville!”
    Il ragazzo guardò tutti e tre con espressione decisa, e poi pronunciò molto dolcemente “apriti”.
    Al suono di quella parola Ron sussultò e fece un passo indietro, mentre sotto gli occhi dei presenti avveniva una cosa molto strana: il rubinetto rotto brillò di una luce bianca e cominciò a girare. Un secondo dopo, il lavandino cominciò a muoversi, per poi sprofondare e scomparire nel nulla lasciando scoperto un grosso tubo, abbastanza largo da lasciar passare una persona.
    Neville sollevò lo sguardo, per poi posarlo su Ron e poi su lui, Harry.
    Questo sapeva che qualcuno doveva pur fare il primo tentativo per passare di sotto, giusto per non correre il rischio di essere inghiottito da un enorme Basilisco.
    Scoccò un'occhiata a Ron, che sembrò aver capito benissimo il suo pensiero.
    “Avanti, tu!” esclamò questo, e afferrò violentemente il braccio di Allock e lo mise davanti all'apertura del passaggio.
    Sia Harry che Neville ignorarono i lamenti e borbottii sul grande guaio in cui s'era cacciato.
    “Andiamo, professore, sia coraggioso” disse Harry, dandogli una spintarella. Tuttavia Allock non cadde, perché all'ultimo momento riuscì a tenersi in equilibrio.
    “Ma ragazzi!” disse con un filo di voce “ragazzi, a che cosa vi serve tutto questo?”
    Neville lo pungolò dietro con la bacchetta. Allock infilò le gambe dentro il tubo.
    “Non credo proprio…” cominciò a dire, ma Ron gli diede uno spintone e Allock sparì.
    “Bene” disse loro Neville, “io mi calo dentro. Voi mi seguirete, no?”
    “Certo” rispose Harry risoluto.
    Anche Ron annuì. “Tutto pur di sapere dov'è Ginny.”
    Mirtilla Malcontenta calò su di loro.
    “Ragazzi” fece lei, “se proprio non ce la doveste fare, sappiate che avrete sempre ospitalità nel mio cubicolo”.
    Ovviamente il 'non ce la dovreste fare' era una sostituzione lieve del termine 'morire' si rese conto Harry in un secondo momento, mentre stava infilando le gambe nel tubo dopo Neville.
    Si diede uno spintone, e scivolò sulla pista viscida e senza fondo. C'erano altri tubi che si diramavano in tutte le direzioni, ma nessuno era grande come il loro, ripido, tutto curve e giravolte.
    Cominciava a credere che non ci sarebbe mai stata una fine, finché non si trovò cadere di faccia su un mucchio di qualcosa che probabilmente erano scheletri.
    Poco più in là Allock e Neville si erano rialzati, mentre Ron li raggiungeva e si rimetteva in piedi, sempre più pallido.
    “Dobbiamo trovarci a una centinaia di metri sotto scuola” osservò Ron, guardandosi intorno, mentre la sua voce ribalzava sulle pareti come un'eco lontano, e anche inquietante, dato il buio della galleria.
    “Probabilmente siamo sotto il lago” suggerì Neville.
    Harry in quel momento notò quanto le pareti fossero nere e viscide.
    Neville ordinò alla bacchetta: “Lumos!” e presto una lieve luce si accese davanti ai loro piedi. “Di qua vedo un passaggio. Seguitemi.”
    Così i quattro seguirono silenziosamente Neville lungo la galleria davanti a loro.
    L'oscurità era così tanta che non riuscivano a vedere a pochi passi dal loro naso.
    Qualcuno colse l'occasione per ribellarsi e quello era, ovviamente, Allock; si era scaraventato su Ron e gli aveva sfilato la bacchetta di mano, e ora la puntava contro loro tre, allarmati.
    “Qui si conclude l'avventura, ragazzi!” esclamò. “Ora ruberò le vostre memorie, e dirò a tutti come voi siete svenuti dal dolore e io come sono arrivato troppo tardi per salvare la ragazza.
    Dite addio ai vostri ricordi!”
    Harry serrò gli occhi; era finita. La situazione era caduta nelle mani di Allock, che non si poteva definire un tipo coraggioso.
    “Oblivion!” lo sentì gridare, ma ad Harry non accadde assolutamente nulla: aprendo un occhio dopo l'altro, vide che il professore si era scaraventato contro la parete.
    Fu così che si ricordò con un sollievo che la bacchetta di Ron si era rotta per via dell'incidente con l'automobile.
    La terra tremò; qualche pietra iniziò a cadere. Harry si rese conto, con il cuore in gola, che Allock aveva causato un terremoto.
    “Da questa parte!” gridò Neville, e la sua voce arrivava distante alle orecchie di Harry come se fossero chilometri lontani.
    Sentì la mano di Ron, dietro di lui, sfiorare la sua, e l'afferrò per evitare che venisse sommerso dalle macerie.
    Tutti e tre si gettarono da un lato del tunnel, e quando il terremoto finì, Harry poté finalmente alzarsi e realizzare quello che era successo: alle loro spalle si era formata una grossa parete di pietre.
    “Ci vorrà una vita per toglierle tutte!” commentò Ron, le mani sui fianchi, emergendo da dietro di lui.
    Harry notò in quel momento che aveva una ferita lungo la tempia destra.
    “Ce la possiamo fare” disse Neville, sbucando accanto a loro, “Ma non ora. Dobbiamo trovare Ginny.”
    “Dite che il professore è morto?” chiese loro Ron con un brivido.
    “Presumo di sì” rispose Harry, che non vedeva altre alternative.
    Senza altri commenti, il trio arrivò davanti a una parete su cui erano scolpiti due serpenti attorcigliati che al posto degli occhi avevano due grandi smeraldi scintillanti.
    Harry s'avvicinò; i loro occhi sembravano stranamente vivi. Gli venne un brivido al solo pensiero.
    Si voltò a guardare Neville, e anche questi avanzò, cercando di essere sicuro di sé.
    “Apriti” sussurrò timidamente ai serpenti, e magicamente questi presero vita e cominciarono a muoversi, sciogliendosi dal groviglio. La parete si alzò e si divise a metà.
    Con un solo cenno del capo, i tre si fecero coraggio e attraversarono il passaggio.
    Quello che si presentò loro davanti fu l'ingresso di una sala molto lunga e debolmente illuminata.
    Si stagliavano pilastri di pietra torreggianti fatti da serpenti avvinghiati, che si levavano fino al soffitto, perdendosi nel buio e gettando lunghe ombre nere nella strana oscurità verdastra del pavimento.
    Harry, Ron e Neville si avviarono lungo il corridoio; Harry ebbe come la sensazione che gli occhi di pietra dei serpenti lo seguissero lungo il cammino.
    Notò poi che c'era puzza di umido; si chiese quindi se il serpente fosse nascosto lì, da qualche parte, pronto ad attaccarli.
    “Ginny!” gridò Ron, cominciando a correre a perdifiato verso una statua alta e dal volto scimmiesco, che arrivava fino a terra. Tra i due piedi di pietra vi era una figura vestita di nero e dai capelli rosso fiamma: era la sorella di Ron.
    Dopo essersi scambiati un'occhiata fugace, Harry seguì Neville con il cuore in gola.
    E se si fosse trattata di una trappola del serpente?
    Tuttavia non accadde nulla; il Basilisco non spuntò fuori quando ebbero raggiunto Ron, che tentava di svegliare Ginny.
    “Ginny dai! Non puoi essere morta! Svegliati Ginny! Il tuo fratellone è qui!” cercò di dire Ron alla sorella, sollevandole il capo; ma quella rimase inerme.
    Ron era disperato, e più la ragazza non si riprendeva, più il ragazzo perdeva il controllo di sé.
    Neville si era piegato su Ginny e tentava di aiutare, mentre Harry sentiva tutti muscoli tesi, incapace di muoversi. L'idea che Ginny fosse morta, o che stesse per farlo, lo scioccava più di quanto volesse ammettere a se stesso.
    “Non si sveglierà” disse una voce dietro le loro spalle.
    Harry sobbalzò e si voltò: accanto a uno dei pilastri, vi era poggiato un ragazzo dai capelli neri e dai contorni sfocati, che dimostrava più o meno sedici anni.
    D'un tratto, Harry si ricordò: era lo stesso ragazzo delle visioni. Era Tom Riddle.
    “Tom…Tom Riddle?” chiese Harry, tremando.
    Riddle annuì, senza levare gli occhi da Ginny.
    “Che vuoi dire che non si sveglierà?” chiese Ron, e la voce tremava di paura e di pianto.
    “Non sarà mica….non sarà mica…?”
    “Non ancora” rispose Riddle. “Ma per poco”.
    Harry fissò Riddle, e sentì la testa girargli improvvisamente, senza spiegarsi perché, ma avrebbe dovuto aspettarselo, perché accadeva ogni volta: vide degli sprazzi di immagini….lui, nella stessa situazione…solo che non c'erano né Ron né Neville con lui…era solo.
    “Sei un fantasma?” chiese Neville, sostenendo lo sguardo di Tom Riddle.
    Quest'ultimo ghignò. “Un ricordo” rispose suadente. “Un ricordo conservato in un diario per cinquant'anni.”
    Harry spaziò lo sguardo e vide che, poco lontano da Ginny, c'era aperto un diario. Il diario.
    “Tom, devi aiutarci” disse Ron, ancora accanto alla sorella. “C'è un mostro qui. Dobbiamo portarla fuori! Non sappiamo dove si trovi questa creatura, ma potrebbe saltare fuori da un momento all'altro!”
    Riddle non si mosse, cosa che faceva sentire Harry ancora più nervoso. Non sembrava neanche che desse segno di esitare, ma era in piedi, fiero di sé, come se avesse il pieno controllo su tutto; e questo non faceva che turbare Harry ogni minuto di più.
    Ron cercò di sollevare Ginny da terra, poi si chinò per riprendere la bacchetta magica; ma, lanciando un urlo, s'accorse che quella non c'era più.
    Harry vide con orrore che anche la bacchetta sua e di Neville erano sparite.
    Poi notò che erano tutte e tre nelle mani di un Tom Riddle indifferente e, anzi, divertito.
    Neville s'avvicinò a lui, cercando visibilmente di mantenere la calma.
    “Grazie” disse, “ora puoi restituircele. Ci servono”.
    Harry con ribrezzo vide Riddle increspare le labbra in un ghigno ancora più evidente.
    “Senti” alzò la voce Neville, con la pelle lucida e madida di sudore. “Dobbiamo andarcene di qui! Se il Basilisco…”
    “Verrà solo se chiamato” rispose tranquillo il ragazzo.
    Harry vide Ron deporre dolcemente a terra Ginny e avvicinarsi a lui, il volto contorto in un'espressione indecifrabile.
    Ma Tom Riddle non aveva tempo per altri, solo per Neville.
    “Lo sai” disse, tetro, facendo vibrare il cuore di Harry, “speravo tanto d'incontrarti. Di parlarti”.
    “Non importa!” cercò di dire Harry, perché sentiva dentro di sé che si stava avvicinando un momento che non gli sarebbe piaciuto per nulla.
    “Senti, dobbiamo portarla fuori di qui! Siamo nella Camera dei Segreti…. Parleremo dopo!”
    “Invece parliamo adesso!” esclamò Riddle, e come sollevò una delle mani sfocate Harry fu spinto indietro lungo il pavimento viscido.
    “Harry!” esclamò Ron, venendo in suo soccorso.
    Tom Riddle si rivolse di nuovo a Neville.
    “Come ha fato Ginny a ridursi così?” chiese il ragazzo a Tom.
    Questo fece un largo sorriso, mentre Harry lesse nei suoi occhi le sue cattive intenzioni.
    Avrebbe voluto avvertire Neville, perché aveva visto qualcosa, sentiva qualcosa.
    Ma allo stesso tempo, capì che se avesse interrotto quella conversazione con tutta probabilità non avrebbero scoperto nulla.
    “Questa sì che è una domanda interessante” commentò Riddle, divertito. “Ed è anche una storia molto lunga. Vedi, la ragione principale per cui Ginny si trova qui, è che ha aperto il suo cuore a me.”
    “Ma di che cosa stai parlando?” chiese Neville, incredulo. Harry, invece, aveva capito benissimo.
    “Il diario” rispose Riddle. “Il mio diario. Sono mesi che Ginny si sfoga su di esso, raccontandomi tutte le sue lacrimevoli preoccupazioni sul fatto che i fratelli non la capiscono, che si sente sola, che è dovuta venire con abiti e libri di seconda mano a Hogwarts, delle regole che deve seguire…”
    L'elenco si interruppe con una risatina malefica.
    “E' così noioso stare a sentire una stupida ragazzina e i suoi inutili e sciocchi pensieri.
    Ma sono stato bravo. Sono stato paziente. E ho ottenuto da lei ciò che volevo.
    La sua anima, che è diventata la mia e mi appartiene.
    Così, dopo che lei mi ha raccontato tutti i suoi segreti, io ho cominciato a dirle i miei.
    Alimentandomi delle sue paure più profonde, l'ho convinta ad aprire la Camera, facendole dono di un potere che nessun altro ha avuto, nemmeno io, che sono stato il primo ad aprire la Camera dei Segreti”.
    Harry ebbe un brivido. Che cosa le aveva fatto?
    “Che cosa stai dicendo?” chiese Neville, e Harry notò che anche la sua voce tremava quanto il suo corpo.
    In tutta risposta, Riddle ghignò. “Lo vedrai se necessario”.
    Harry guardò Ron, che era sempre più bianco dietro le lentiggini, e le orecchie erano sempre più rosse; sembrava aver afferrato qualcosa che a Harry era ancora sconosciuta.
    “No…non può essere…Non starai dicendo che ha commesso lei tutti quegli attentati?” domandò Ron.
    Tom Riddle spostò per la prima volta lo sguardo su di lui, soddisfatto.
    “Anche questo. Ovviamente, non è mai stata cosciente di quello che ha fatto. Ma era necessario che eseguisse quello che le era stato ordinato. Poi ha intuito che qualcosa non andava, e ovviamente ha lasciato il diario alla prima persona che le è venuta in mente” e guardò Harry.
    In quello stesso istante, il ragazzo si sentì trafitto come da una freccia. Che cosa intendeva dire con la 'prima persona che le era venuta in mente'? Che Ginny lo odiava, e quindi pensava che sarebbe stato meglio lui posseduto che lei? A quella possibilità si sentì sprofondare.
    “Ovviamente, io sapevo che lei aveva tentato di liberarsi di me, e non mi vergogno dicendo che speravo che capitasse nelle mani tue, Neville,” continuò Riddle, tornando su Neville.
    “Purtroppo il diario finì nelle mani del tuo sciocco amico, che non abboccò.
    Ginny però era ormai sotto il mio completo controllo, e per lei non bastò lasciarmi abbandonato a qualche ragazzino per sottrarsi alla mia volontà. Così è tornata in sala comune e ha ripreso il diario ed è venuta qui, cercando poi di liberarsi e di ribellarsi, finché non è svenuta; e più moriva, più prendevo forma e vita. Come adesso”.
    Riddle mostrò loro le mani, sempre più reali e nitide via via che il tempo passava.
    Harry guardò Ginny, sempre più pallida.
    Dovevano fare qualcosa, ma il ragazzo non sapeva cosa.
    “Ma perché? Perché ce l'hai con tutti i mezzosangue?” chiese Neville, serio e tremante allo stesso tempo.
    Tom Riddle gli rivolse uno sguardo penetrante, poi il petto gli si gonfiò, e disse, con voce alta:
    “Per ricostruire l'esercito di purosangue che aiuterà Lord Voldemort a tornare in vita! Tutto perché miro a te, Neville”.
    “Che t'importa di lui? È vissuto molto dopo di te!” disse Neville, i pugni serrati.
    Riddle si sgonfiò, e sul volto si formò un'espressione suadente ed eccitata allo stesso tempo.
    “Lord Voldemort è il mio passato, presente e…futuro” rispose, e con una delle loro bacchette scrisse in aria:

    Tom Marvolo Riddle

    Poi le agitò di nuovo, e le lettere del suo nome si disposero in ordine diverso:

    Io sono Lord Voldemort

    “Vedi'” bisbigliò. “Era un nome che usavo già a Hogwarts, ma naturalmente soltanto con gli amici più intimi. Non potevo di certo usare ancora quello sporco nome da Babbano di mio padre, che mi abbandonò ancor prima che nascessi! Io, Erede di Serpeverde, dovevo scegliere un nome che valesse tanto quanto la mia persona. Ovviamente, nessuno ha mai sospettato di me ai tempi della scuola.
    Mai. Neanche quando ho incastrato Hagrid facendolo espellere dalla scuola per via del suo ragno domestico. E ora io, il più grande mago di tutti i tempi, risorgerò ancora!”
    “Non è vero! Tu non sei il più grande mago di tutti i tempi! Quello è Albus Silente!
    Io ti ho visto, e sei meno che morto” reagì Neville.
    Riddle rise. “E' bastato il ricordo di me per cacciarlo!”
    “Non credere che se ne sia andato!” ribatté Neville con coraggio. “Lui non se ne andrà mai, finché ci sono coloro che gli sono leali!”
    Improvvisamente, si sentì una musica, quasi ultraterrena, che mise in Harry calma e serenità.
    Era quasi distaccato dal mondo, si sentiva galleggiare nel nulla, finché quel canto divenne sempre più vicino.
    Poi, un uccello di fuoco volò nella stanza, tra le mani un cappello.
    Harry lo riconobbe immediatamente: era il Cappello Parlante.
    “Una fenice?” chiese Tom, seguendo il volo danzante dell'uccello, che finì per posarsi sulla spalla di Neville, il Cappello Parlante ai suoi piedi.
    “Fanny!” esclamò Neville, accarezzando le piume infuocate della creatura.
    Tom Riddle fece presto a riprendersi dalla sorpresa.
    “E così è questo il dono che Silente ti manda? Un uccello canterino e uno stupido Cappello?
    D'accordo, facciamo un gioco….testiamo la potenza di Lord Voldemort, Erede di Salazar Serpeverde, con quella del famoso Neville Paciock, munito delle armi che Silente è in grado di offrirgli!”
    Lanciò uno sguardo divertito a Fanny, poi si dissolse come polvere.
    Il cuore di Harry prese a battere forte.
    Dov'era finito?
    “Se ne è andato?” balbettò Ron, guardandosi intorno.
    Harry lo imitò, le gambe che gli tremavano; da un momento all'altro, sapeva che Tom Riddle sarebbe venuto fuori da qualche angolo, attaccandoli. Il solo pensiero lo teneva ben piantato a terra.
    Tutti e tre gli amici si guardarono in silenzio. Poi Ron si chinò su Ginny, ma prima che riuscisse a sollevarla quella emise un singulto.
    Aprì gli occhi, che rotearono spaventosamente all'indietro.
    Harry, Ron e Neville indietreggiarono, mentre lei prendeva ad alzarsi a quattro zampe, e poi si sollevava in aria, emettendo strani rumori dalla bocca, come se stesse per scoppiare.
    I suoi occhi erano sempre più spalancati, e poi…
    Poi la sua bocca s'aprì sempre di più, come se stesse per sputare un grosso calderone.
    Il cuore di Harry minacciava di esplodere, tanta era la paura.
    Qualcosa cominciò aduscire dalla bocca della piccola Ginny, qualcosa molto, molto più grosso di lei.
    Era una testa di serpente; Harry capì qual era il dono che Tom Riddle le aveva fatto proprio lì, giù nella Camera.
    L'aveva trasformata nel Basilisco. Ecco perché non si vedeva mai nei corridoi della scuola, ecco perché evitava di guardare la gente negli occhi! Perché, quando Voldemort l'avrebbe voluto, il serpente che era dentro di lei si sarebbe attivato….come in quel momento.
    Un lungo, sottile serpente uscì dalla bocca di Ginny, e poi ne seguì un altro.
    Harry vide che dentro il Cappello era spuntata la spada di Grifondoro, e si sbilanciò per prenderla, ma uno dei serpenti gli si arrolò lungo il polso e lo trascinò via, facendolo sbattere contro i piedi della statua; poi prese a immobilizzarlo lungo i fianchi, in modo da non poterlo far intervenire.
    Harry vide con disperazione che anche Ron, che si era lanciato in aiuto di Neville, era stato fermato dall'altra parte della stanza, privo di sensi per via della botta in testa.
    Neville era l'ultimo rimasto. Se fosse spuntato un altro serpente, avrebbe fermato anche lui, e sarebbero stati uccisi tutti e tre. Voldemort avrebbe vinto.
    Harry ebbe la sensazione che a Neville spettasse quello più grosso.
    Scoprì che purtroppo aveva ragione: nonostante Ginny gli desse le spalle, vide chiaramente uscire dalla sua bocca il Basilisco. Harry lesse l'espressione spaventata di Neville, che era caduto a terra, indietreggiando. Stava per alzarsi e fuggire, finché la fenice, spuntando da un lato ignoto nella stanza, volò in picchiata verso il serpente gigante, e sprizzi di sangue uscirono dagli occhi della bestia: lo stava accecando. La creatura si dimenò dal dolore ma Harry ebbe il tempo di gridare a Neville: “La spada! Prendi la spada dal Cappello!”
    Il ragazzo fu abbastanza sveglio da approfittare del momento e del consiglio di Harry, per poi ripararsi dietro la gamba della statua, opposta a dove si trovava Harry.
    Tuttavia il ragazzo si rese conto che il Basilisco poteva ancora fiutare il compagno.
    Il mostro s'allungò proprio nel punto dove si trovava Neville, ma quello svelto gli passò sotto e montò sul serpentone, conficcandogli la spada nella coda. Il Basilisco urlò, però non fu sufficiente a ucciderlo.
    Harry si sentì di dover aiutare l'amico. Forse, se fosse…
    “Neville!” lo chiamò di nuovo. Il compagno fece in tempo a venire nella sua direzione, mentre Ron si risvegliava lentamente. “Sali sui pilastri!” gli suggerì, prima che il ragazzo fosse raggiunto dal Basilisco, e fu costretto a correre di nuovo al lato opposto di Harry.
    Tuttavia sembrò aver colto l'idea abbastanza bene; aspettò il momento in cui il serpente fu attaccato di nuovo da Fanny, che stavolta puntò al naso, per salire su una delle teste di serpente.
    Il Basilisco però lo sentiva ancora; e Neville attese che la bestia lo attaccasse al petto per colpirlo proprio alla testa, facendogli passare la spada da parte a parte.
    Il mostro urlò, si dimenò; e poi s'accasciò a terra debolmente.
    Ginny tirò un sospiro, come se stesse per vomitare, e poi chiuse gli occhi e cadde a terra, immobile e inerme come prima.
    Anche i serpenti che tenevano stretti i due ragazzi morirono all'istante, e si disintegrarono come polvere, finendo in un punto ben preciso della sala, dove riprese forma Tom Riddle.
    In quello stesso momento, Fanny si chinò sul povero Neville, che era caduto dal pilastro di pietra e sembrava sul punto di morire per via del veleno del mostro.
    L'uccello pianse, e le ferite di Neville sembrarono risanarsi in fretta.
    “Certo, avevo dimenticato” osservò Tom, “le lacrime della fenice hanno il potere di curare….ma non per lei, quanto meno. Ormai la sua vita appartiene a me” aggiunse, rivolgendosi a Ginny.
    Mentre Tom Riddle rideva, Harry vide il diario che giaceva poco distante da lui.
    Poi i suoi occhi caddero sul Basilisco, morto. Ed ebbe un'idea.
    Mentre Ron raggiungeva Neville, s'alzò debolmente e andò verso il mostro.
    “Che cosa fai?” chiese Tom, improvvisamente interessato a quello che stava facendo Harry.
    Il ragazzo non rispose; una piccola speranza si era accesa in lui, e non voleva perdere tempo.
    Staccò una delle zanne alla bestia, poi si diresse velocemente al diario.
    Guardò Tom Riddle, sfidandolo, e solo quando caricò il polso l'altro capì quello che stava per fare. “No!” gridò Riddle, ma troppo tardi: Harry aveva conficcato la zanna al centro del diario, mentre dentro di sé gridava vittoria, e sangue nero fuoriusciva dalle pagine.
    Sotto gli occhi dei tre, Tom Riddle provò a combattere, ma divenne una figura sempre più sfocata e sembrava rompersi come in un sogno.
    Con un ultimo grido, Tom Riddle esplose, e Harry fu sicuro che quella volta fosse veramente finita.
    Poi corse da Ginny, raggiunto da Ron e Neville, con in mano le bacchette dei tre.
    La ragazzina riaprì gli occhi, incrociando lo sguardo di Neville, e poi abbracciò il fratello.
    “Che vergogna! Ero io impossessata da quel mostro orrendo! N-Non sapevo c-come dirlo! A-avrei voluto ma….oh, grazie, grazie per avermi liberato! Grazie, Grazie!” disse, e poi gettò le braccia al collo di Neville, che divenne tutto rosso.

    Anonymous ha risposto 7 anni, 10 mesi fa 0 Mago · 0 Risposte
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