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  • L’Inizio ( 3a storia della saga Cicatrice)- parte 2

    Posted by Anonymous on Aprile 12, 2016 at 9:33 am

    Capitolo 3

    IL MISTERO DELLA STREGA ORBA

    Le scope atterrarono nei giardini davanti all' entrata di Hogwarts; i due smontarono e, lasciati i manici all'entrata, attraversarono la Sala d'Ingresso e cominciarono a salire le scale senza proferir parola.

    Harry si chiese se Silente avesse in progetto un altro incontro.

    “Professore” domandò Harry, “crede che dovrò presentarmi nel suo ufficio più tardi?”

    Dall'espressione del preside capì che stava ancora decidendo.

    “Credo di sì, Harry, ma te lo dirò soltanto dopo cena, sei d'accordo?”

    Harry annuì, rendendosi conto alla parola 'cena' di essere affamato.

    “Bene, ci si vede alle otto, allora” disse il preside, sereno. Senza pensarci, erano già arrivati all'altezza del quarto piano, sede dell'ufficio di Silente.

    “A dopo, signore” salutò Harry con un cenno, proseguendo a salire le scale.

    Durante il percorso, incontrò la professoressa McGrannitt che andava nella direzione opposta, le braccia piene di libri.

    “Buonasera, professoressa” salutò il ragazzo,cordiale.

    La McGrannitt sollevò lo sguardo su di lui, ma non sembrava sorpresa di trovarlo lì; evidentemente Silente l'aveva avvisata.

    “Buonasera, Potter” rispose lei, e gli occhi da gatta le brillarono nella penombra del suo cappello a punta. “Spero che ti unirai a cena con noi, stasera”.

    Harry si rese subito conto che avrebbe passato la serata in compagnia degli insegnanti; l'idea non lo entusiasmava, ma decise che non gli sarebbe importato, e tirò un sorriso.

    “Ma certo, professoressa” rispose.

    “Bene” sospirò la McGrannitt, sempre nel suo modo formale “ci si vede dopo, allora”

    e scese in fretta la scalinata.

    Harry prese di nuovo a salire e arrivò fino al settimo piano.

    Camminò a passo svelto fino ad arrivare al quadro della Signora Grassa che, al contrario della McGrannitt, si stupì di trovarlo lì.

    “Gatta Stre…Aspetta, qual è la parola d'ordine?” si bloccò lui; non si era fatto il problema del cambiamento annuale del lascia-passare.

    La Signora Grassa lo guardò con dolcezza.

    “Oh, tranquillo, caro, sei il primo studente che vedo, quest'anno! Spero che non ti seguano anche tutti gli altri!” commentò.

    “Non fino a domani” la rassicurò Harry, e il dipinto rise.

    “Oh, beh, allora di che ti preoccupi? La parola d'ordine è Fortuna Maior” gli sussurrò, con un sorriso stampato sulla faccia, spostandosi in modo che Harry potesse accedere alla sala comune.

    Doveva essere sincero: non l'aveva mai vista così vuota, e gli dava la sensazione di un ambiente intimo.

    Il camino era già acceso, le poltrone fin troppo comode; dopo essere salito nel dormitorio maschile, scese le scale e decise di aspettare l'ora della cena sfogliandosi il Quidditch attraverso i secoli che Hermione gli aveva regalato. Il tempo passava così lentamente che non s'accorse di essersi addormentato.

    Fece sogni strani, delle situazioni molto veloci; una di queste consisteva in un Harry che si grattava il capo davanti alla pergamena,seduto al tavolo vicino al camino, Hermione che lavorava a maglia su una poltrona davanti al focolare e Ron, accanto al se stesso della scrivania, che stava aprendo un libro con tutta l'aria di volerlo buttare nel camino.

    Però il ragazzo si osservava e osservava come se la scena fosse del tutto normale, così come le conversazioni che si scambiavano i tre protagonisti.

    “Dovresti smetterla con quei lavori, Hermione” le disse Ron, con uno sbuffo.

    Hermione gli scoccò un'occhiata acida, ma non rispose alla provocazione.

    “Lascia stare, Ron” gli disse Harry, quello accanto a Ron, non lui. “Piuttosto, puoi inventarti un sogno da dirmi per la Cooman? Questo stupido diario mi sta facendo impazzire!”

    “Sarebbe bene che te ne ricordassi uno” lo riprese Hermione, mentre lavorava fra i ferri qualcosa che assomigliava vagamente a un calzino, “magari uno di questi ti dice come uscirne con l'uovo!”

    “Ah, se solo fosse così” sospirò Harry, il miglior amico di Ron e di Hermione, “non riesco neanche a ricordarmi cosa sogno con esattezza!”

    “Beh, sforzati, allora!” lo esortò lei.

    Ron rise. “O altrimenti, fatti dare l'immunità divina dalla Cooman o simile…cosa diceva l'anno scorso, Harry? Che saresti morto per qualche catastrofe? Probabilmente si aspetta qualcosa del genere anche quest'anno…”

    Harry aprì gli occhi di scatto e si guardò intorno: non era seduto accanto a nessuna Hermione che si lambiccava con orrendi lavoretti a maglia, né al tavolo più vicino al fuoco c'era un altro se stesso che s'inventava sogni assurdi con Ron Weasley…per fortuna, stava solo dormendo, ma Harry ebbe un'orrenda sensazione lungo tutto il percorso fino alla Sala Grande, e decise che doveva assolutamente parlarne al professor Silente.

    Harry credeva di dover cenare da solo al tavolo di Grifondoro, invece trovò il corpo docenti seduto a uno delle tavolate delle quattro Case, quello più laterale,vicino al camino. Tutti i professori sembravano avvinti in conversazioni che cessarono come fece il suo ingresso in sala.

    Con grande imbarazzo, si rese conto di essere davvero l'unico studente nell'intera scuola, cosa che prima aveva preteso non facesse la differenza.

    “Harry!” esclamò una voce amica, e il ragazzo lanciò un'occhiata veloce a tutta la tavolata per capire da dove venisse.

    Incrociò lo sguardo di Severus Piton, gelido come sempre; quello di Vitious, che tornò subito a parlottare con la professoressa Sprite; la McGrannitt, che era seduta accanto a Silente e aveva stretto le labbra nel sorriso più solare che potesse donare; il preside, che lo salutò con un cenno del capo e…Remus, accomodato proprio di fronte a questo, che agitava una mano segnalando un posto accanto a lui.

    Harry, che fino a quel momento si era sentito isolato e fuori posto, si sentì più al sicuro e decise di seguire il suggerimento.” Remus!” salutò. “Quando sei arrivato?””Stamattina” gli rispose quello, servendosi delle costolette di agnello che passò prontamente a Harry una volta che si fu accomodato.”Ho sistemato le cose nel mio ufficio e poi la professoressa McGrannitt mi ha illustrato tutti i miei doveri da professore…sai, d'ora in poi dovrai chiamarmi 'professor Lupin'”

    “Lo so” gli sorrise Harry, digerendo un boccone. “Ma non sarà facile, soprattutto per Louise. Lei è tua nipote”.

    “Sì, ma se è lei posso capirlo” disse l'altro, sereno.

    “Ho visto quasi tutta la scuola” aggiunse poi, “ma non sono tornato nel dormitorio di Grifondoro”.

    Harry gli scoccò un'occhiata sorpresa; Remus era stato smistato a Grifondoro con suo padre e Sirius ai tempi della scuola; se fosse stato lui, l'avrebbe visitata appena messo piede a Hogwarts.

    “Perché non ci sei stato?” chiese, mentre si portava alle labbra un boccale d'acqua.

    “Beh, pensavo che me l'avresti mostrata tu” rispose Remus semplicemente.

    Harry gli sorrise e annuì; se c'era una cosa che voleva assolutamente sapere, era su quale letto aveva dormito suo padre.

    Avrebbe acconsentito anche subito, ma quando incrociò lo sguardo di Silente si ricordò dell'appuntamento.

    “Non stasera. Stasera ho…da fare”.

    “Oh, santo cielo!” sbraitò la McGrannitt, dando un pugno sul tavolo, le guance rosse, mentre la Sprite lanciava una risatina, “qualcuno passi a quel ragazzo un boccale di succo di zucca! O qualcosa di più forte! Domani inizia a lavorare anche lui!”

    Harry rise; non aveva mai visto la professoressa in quello stato, e forse non ci sarebbe stata un'altra occasione; gli altri docenti cominciarono a cantare, un po' tocchi.

    “Dov'è Sibilla?” chiese poi Vitious, che sembrava mangiare qualsiasi cosa si ritrovasse nelle vicinanze.

    “L'ho sentita urlare nella torre, signore” disse Hagrid il mezzogigante, che da solo occupava due posti. “Sembra ci stia facendo un incantesimo contro la cattiva sorte”.

    La Sprite scosse la testa sconsolata. “Come tutti gli anni. Meno male che abbiamo te come nuovo collega, Hagrid!”

    “Sì!” si alzò d'improvviso Madama Bumb, la professoressa di volo, gli occhi gialli lucidi per via dell'alcool. “Brindiamo ai nuovi arrivati!”

    Harry vide che anche Silente e Remus, che erano gli unici a essere sobri, s'alzarono e brindarono con gli allegri insegnanti, che avevano abbandonato le formalità solo per quella sera.

    Il ragazzo si rese conto che, dopotutto, non era poi così male stare in loro compagnia.

    Più tardi, Harry si presentò all'ufficio del professor Silente.

    “Torta con zenzero salterino” disse al gargoyle, che prontamente si spostò, così da permettergli di accedere alle scale.

    Dopo aver bussato alla porta dell'uffcio e aver ricevuto il lascia passare per entrare, Harry vide che Silente aveva predisposto quattro fiale sul tavolo, esattamente come aveva fatto nel suo laboratorio. Una comoda poltrona era stata posta davanti alla scrivania, e lo scranno dove di solito si sedeva il preside era stato spostato davanti a dove si sarebbe accomodato Harry.

    Al ragazzo tremolavano ancora le mani; non sapeva se il lavoro sarebbe stato diverso da quello affrontato il giorno prima. La cosa lo spaventò ancor di più quando individuò parecchi quadri dei presidi svegli e in silenzio, curiosi e spioni.

    Silente, come al solito, lo rassicurò con il suo volto sereno.

    “Siediti, Harry” invitò, calmo.

    Harry obbedì, e in quel momento si ricordò di quello che doveva dirgli.

    Quando ebbe finito di raccontare ciò che aveva sognato nella sala comune, Silente sembrò soddisfatto.

    “Molto bene” disse, “è esattamente quello che deve succedere. Se ti ricapitasse di nuovo, fammelo sapere”.

    Harry non capiva, ma non ribatté, perché il professore sembrava più esperto.

    Silente puntò di nuovo la bacchetta contro la sua fronte e, prima che Harry potesse accorgersene, passarono in carreggiata nella sua mente i visi di Sirius, Remus, molti di Hermione e Ron, una vecchia casa e di riunioni clandestine, labirinti, coppe, cimiteri, case rovinate e di una tavolata di capelli rossi, che Harry indovinò essere i Weasley, dato che riconosceva i gemelli, Ron, Ginny e anche Percy, che era il Prefetto di Grifondoro.

    Quando ebbero terminato, sentì un leggero pizzico alla fronte, ma nulla più.

    Doveva ammetterlo, era durato meno di quanto si fosse aspettato.

    “Benissimo, Harry” concluse Silente, mettendo il solito liquido trasparente nella prima fialetta, “direi che può bastare. Ti manderò un messaggio per il prossimo incontro”.

    Harry capì di essere stato congedato, e si fece strada verso la scalinata principale.

    Mentre saliva, decise che, per evitare brutti incontri, avrebbe preso al terzo piano la scorciatoia dell'arazzo, per giungere direttamente al settimo.

    Ricordò come l'anno precedente l'avesse usata di rado; forse il motivo stava nel fatto che Gazza ormai conosceva il passaggio segreto. Malfoy, alla fine del primo anno, aveva seguito lui, Neville e Hermione e non aveva mancato di rivelarlo al custode.

    Era a metà del corridoio, che vide qualcuno muoversi furtivamente, come un'ombra nera. Con il cuore che batteva all'impazzata, Harry tirò fuori dalla tasca il suo mantello dell'Invisibilità e se lo gettò addosso. Sperando di nascondersi bene, prese a inseguirla imitando i suoi movimenti, fino ad arrivare alla statua della strega con un occhio solo.

    Mentre la figura si fermava a pochi passi distanti da lui, Harry si nascose dietro un'armatura, in attesa che uscisse. Regnava il silenzio, e il suo cuore pulsava d'adrenalina. C'era soltanto una torcia che illuminava fiocamente il piano, ma quando l'ombra scura si rivelò, Harry trattenne un respiro, perché era impossibile non riconoscere la sua identità:era il professor Piton, che s'avvicinò e sussurrò qualcosa alla strega di marmo, che si spostò, aprendo un passaggio. Sfruttando l'occasione, Harry prese a correre in quella direzione, ma non fece in tempo a entrare, perché la statua si rimise al suo posto.

    Tirò un calcio, sbuffando; avrebbe veramente voluto sapere dove era andato il professore.

    Senza mollare l'osso, provò a sussurrare qualche parola, sperando di indovinare quella che avrebbe funzionato, ma con sua delusione non successe niente.

    Stava per riprovare, quando un'eco di un rumore lo fece sobbalzare.

    Ci fu una pausa, e poi emerse da dietro l'angolo Remus.

    “Sai, dovresti fare un po' meno rumore quando cerchi di aprire il passaggio della strega Orba” gli suggerì.

    Harry si rasserenò; aveva paura che si trattasse di qualcun altro, molto più severo, come Gazza, e si tolse il mantello di dosso.

    “Ti stavo cercando” gli confessò Remus, “pensavo che fosse l'ora adatta per chiederti di farmi vedere la sala comune…sai, non credo che domani ci sarà la possibilità”.

    Harry gli sorrise. “Certo” acconsentì.

    Poi fissò la statua e realizzò che, se avesse guidato Remus su al dormitorio, non avrebbe mai scoperto i piani di Piton.

    “Harry, tutto bene?” gli chiese l'altro, vedendolo assorto.

    Harry si riscosse, ripromettendosi che, se mai avesse beccato Piton in una situazione analoga, l'avrebbe colta meglio di quanto non avesse fatto con la prima.

    “Sì” rispose, “andiamo”.

    “Perchè parlavi alla strega Orba, comunque?” buttò lì Remus, mentre camminavano nel corridoio della Signora Grassa.

    Harry esitò; Remus non avrebbe parlato, ora che era professore?

    “Nulla” decise di dire una mezza verità, “mi pareva di aver visto qualcosa nell'oscurità, e l'ho solo seguita”.

    Remus gli lanciò un'occhiata ambigua. Harry non sapeva se in effetti gli credesse.

    “Non metterti nei guai” si limitò a consigliargli, serio.

    Harry e Remus attraversarono il buco del ritratto e si trovarono nella sala comune.

    Fu impossibile controllare il vecchio amico, a quel punto; volteggiò estasiato da parte a parte, e fu con gioia che accettò di salire nel dormitorio maschile.

    Ma mentre quello indicava, perso nei ricordi infantili, che il letto dove dormiva Harry era esattamente quello di James e il letto di Neville era dove usava dormire lui, la testa del ragazzo era rimasta al terzo piano, davanti alla strega con un occhio solo, dove Piton era appena scomparso.

    La mattina del primo settembre, fu strano per Harry svegliarsi nel suo letto a baldacchino senza compagni.

    Non aveva particolare fretta di scendere in Sala Grande a fare colazione, né aveva a dire il vero molta fame.

    Così restò a godersi per un po' il silenzio della sala comune, e solo quando avvertì un leggero appetito si preparò e scese in Sala Grande.

    Inutile dire che, se la sera precedente l'aveva trovata vuota, alla luce del sole lo sembrava ancora di più.

    Harry però si era abituato in fretta, e così si sedette a uno dei posti degli insegnanti – l'unico tavolo dove era stato messo il cibo, dato che il resto della scuola mancava- e consumò il pasto in silenzio.

    Mentre mangiava, vide un bigliettino al posto dove sedeva Silente; incuriosito, s'avvicinò e lo lesse, scoprendo così che era diretto proprio a lui:

    Harry, quando puoi raggiungimi nel mio ufficio.

    Silente.

    Harry tirò un sospirò; doveva ammetterlo, non impazziva all'idea di avere altre visioni.

    Quando giunse dal preside, però, lavorò quel che bastò per riempire un'altra delle quattro fialette, e fu stanco come non mai che si appisolò su una delle poltrone della sala comune.

    Si svegliò di soprassalto, ma stavolta non per via di qualche strano sogno: l'orologio indicava le sette, e Harry doveva assolutamente preparasi, perché presto il resto degli studenti sarebbe arrivato, o forse era già lì!

    Come un fulmine, salì al dormitorio, si cambiò con la divisa di Hogwarts, una sobria veste nera con sopra l'etichetta del suo nome che ormai si stava disintegrando, si aggiustò il cappello a punta, sempre nero, sul capo, e scese le scale di fretta, in modo da potersi confondere con gli altri studenti.

    Arrivò giusto in tempo: una valanga di adolescenti tutti uguali si stava facendo strada nella Sala d'Ingresso. Harry individuò fra quelli Frank, John, Richard e Louise e si unì a loro.

    Frank sobbalzò quando lo vide apparire accanto a se, dal nulla.

    “Harry! Come hai fatto a…?”

    “Mi sono mischiato fra la folla” rivelò lui, incrociando lo sguardo di una Louise tutta occhioni.

    “Come sono andate le lezioni con il professor Silente?” gli bisbigliò lei, perchè John e Richard erano stati tenuti all'oscuro di tutto.

    “Bene” gli disse quello, “ma te lo racconto in un altro momento, eh?”

    Louise annuì; ma del resto, notò Harry, la situazione era fin troppo segreta perché non capisse.

    Fra i tanti, Harry vide anche Hermione insieme a Neville, che lo salutarono sventolando una mano e lui fece lo stesso. Solo con loro Harry era stato franco riguardo ai progetti di Silente: era stato proprio grazie alle visioni che Neville, Hermione e lui avevano battuto Voldemort nei due anni precedenti.

    Il gruppo di amici rise e scherzò, e li raggiunsero anche Ron e Ginny, che si era messa a chiacchierare con Neville. Nel vederli così affiatati, Harry s'innervosì, ma non poteva farci nulla. Del resto, non aveva mai provato ad avvicinarla davvero.

    Harry e Ron si ritrovarono seduti al tavolo di Grifondoro, l'uno di fronte all'altro.

    Harry sentì una grande fitta di nostalgia quando i loro sguardi si incrociarono.

    Avevano affrontato una grande avventura l'anno precedente: la Camera dei Segreti aveva dato fama anche ai Weasley, e si chiese se sarebbe mai ricapitato di vivere un'altra esperienza come quella assieme.

    Ron aveva appena aperto la bocca per parlare, che i bambinetti del primo anno, capitanati dalla McGrannitt, fecero il loro ingresso in sala.

    Harry li guardò; anche lui aveva avuto quel volto spaurito, il primo giorno a Hogwarts?

    Più presto del solito, la Mcgrannitt cominciò a leggere la lista di nomi e via via quelli del primo anno si sottoposero alla prova del cappello parlante, che assegnò loro a ciascuna Casa.

    Quando ” Zalansky, Aretha” fu mandata a Tassorosso, Silente si alzò per parlare.

    Frank diede a Harry una gomitata. “Guarda la faccia di Louise”.

    L'amico si voltò: Il viso di Louise si contorceva in mille smorfie mentre fissava suo zio Remus, seduto fra gli insegnanti. Qualche posto più in là Harry vide che anche Hermione aveva notato lo stato emozionale della compagna e si stava rotolando dalle risate.

    Quando questa s'accorse che la stava guardando, per qualche ragione arrossì, forse vergognandosi un po' per essersi lasciata andare. Harry si sentì le guance calde, anche se non sapeva perché. Dopo averle sorriso brevemente, si girò giusto in tempo per unirsi agli applausi per Remus. Quelli di John, Richard e Frank, erano in assoluto i più rumorosi, e continuarono finché l'amico di famiglia non riprese posto.

    “Sarà strano chiamarlo 'professor Lupin' non vi pare?” commentò Frank rivolto agli amici.

    Già, il professor Lupin. Chissà se Harry ci si sarebbe mai abituato.

    Nel momento in cui però studiò l'intero tavolo dei docenti, notò con orrore che una sedia era vuota, ed era proprio quella di Piton.


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    Capitolo 4

    I SOLITI SOSPETTI

    “AAAAAAAAAAAAAArgh!” urlò qualcuno, che svegliò bruscamente Harry.
    Il ragazzo si mise seduto sul letto a baldacchino, accorgendosi di quanta confusione ci fosse quel mattino: Dean e Seamus sedevano sul pizzo del letto, aprendo i loro bauli, controllando qualcosa meticolosamente; Frank era confuso quanto lui, e John tentava di calmare Ron, che era quello che aveva urlato e sembrava fuori di sé.
    Harry e Frank si scambiarono un'occhiata perplessa.
    “Che succede, Ron?” chiese Frank, assonnato.
    “Crosta!” gridò il compagno, grattandosi il capo. Harry notò che i suoi effetti giacevano sparsi ovunque nel loro dormitorio; doveva aver levato tutto quello che c'era nel baule, nella speranza di ritrovare il suo topo. “E' sparito” continuò, ” e non è da nessuna parte!”
    “Hai provato a controllare in sala comune?” chiese Harry, pronto ad alzarsi dal letto; non era la prima volta che Crosta tentava di fuggire, e l'avevano sempre ritrovato lì.
    Si sentiva ancora un po' confuso; di certo, non era il risveglio che si era immaginato, ma almeno non era tormentoso come i suoi incubi notturni.
    “Certo che ho controllato anche in sala comune!” squittì Ron, e si lasciò andare sul suo letto, disperato.
    Frank si alzò e andò verso di lui, dandogli una pacca sulla spalla, solidale.
    “Credo che ci converrà lasciare un avviso sulla bacheca del Salone d'Ingresso” suggerì, sorridendo all'amico, “così se mai qualcuno lo troverà, ce lo riporterà subito, che dici?”
    “Tranquillo, Ron” disse Neville, già vestito, “anche io ho perso Oscar l'anno scorso. Credo che sia finito nello stagno vicino al lago. Per questo ho preso Edvige”.
    Come pronunciò quel nome, Harry sentì una stretta allo stomaco; lo sentiva strettamente familiare…
    “Sì” annuì Ron, parendo ignorare le parole di Neville e convinto invece da quelle di Frank, “credo che sarà la cosa migliore. Ci andiamo a ricreazione, va bene?”
    “Assolutamente” acconsentì l'altro e, senza altri commenti, i ragazzi si vestirono e scesero in Sala Grande per la colazione.
    *
    “Come sarebbe a dire?” esclamò Harry rivolto a Hermione, a ricreazione. Era rimasto con lei, visto che Frank e gli altri avevano deciso di aiutare Ron.
    “Proprio così” disse Hermione, lanciandogli un'occhiata seria, ” Piton è assente”.
    “Ma non è possibile!” sbraitò Harry. “Quando mai Piton è assente?”
    Hermione fece spallucce. “In realtà, ne so quanto te. Certo che è strano”.
    “E' più che strano!” esclamò Harry veemente. “Senti quello che mi è successo quando stavo da solo a Hogwarts…” e le riferì velocemente quello che aveva visto la sera del trentuno agosto.
    Il viso di Hermione s'incupì mentre Harry raccontava, ma come al solito non proferì parola, neanche quando Harry arrivò al punto in cui il professore entrava nella Statua della strega Orba.
    “Allora, ci stai?” le chiese poi alla fine. Hermione corrugò la fronte, sorpresa.
    “A fare cosa?” chiese, confusa.
    ” Seguire Piton” puntualizzò lui, ma Hermione fece un'espressione sconsolata, che lo deluse un po'.
    “Mi dispiace, Harry, ma non è nelle mie priorità, al momento. Sì, è vero, è sospetto il fatto che Piton se ne vada in giro per i corridoi della scuola” aggiunse, perchè Harry aveva aperto la bocca, offeso, per parlare, “ma non credo che la faccenda sia così pericolosa da rischiare una punizione o, peggio…”
    “Ma non credi che potrebbe essere un pericolo per Neville? Insomma, è stato al servizio di Voldemort per moltissimo tempo” – Hermione sobbalzò a quel nome- ” e anche il fatto che sia così…misterioso… era assente anche al Banchetto d'apertura!” tentò di convincerla lui.
    Hermione abbassò lo sguardo, e sembrò calcolare tutte le possibilità, facendo sperare a Harry che si ricredesse; ma ciò non avvenne, perché tirò un sospiro simile a uno sbuffo. Era evidente che fosse piuttosto indecisa.
    “Non ora” disse, anche se sembrava un po' dispiaciuta. Tuttavia si vedeva che considerava la sua iniziativa solo uno spreco di tempo. Per la prima, vera, volta, Harry si sentì male all'idea che Hermione non fosse convinta dalla sua proposta; avevano affrontato tante avventure insieme…insomma, era questo che li univa, giusto? Risolvere misteri…
    Ci pensò qualcos'altro però a distrarlo: accanto a loro, infatti, si stavano facendo strada una ragazza dai capelli rossi del secondo anno e uno del terzo, con una cicatrice a forma di saetta sulla fronte. Ginny e Neville, giusto in tempo per gettarlo in un mare di tristezza.
    “Sembrano essere molto uniti, non credi?” commentò Hermione, allegra, ma quando notò la faccia addolorata di Harry – che doveva essere piuttosto evidente- si ricompose.
    Però lui non aveva nulla da rimproverarle. Piuttosto, malediceva se stesso per non aver avvicinato Ginny prima, non averle inviato gufo, non aver inventato qualche strategia per diventare almeno suo amico.
    “Già” ammise a Hermione, notando quanto la sua voce si fosse abbassata di un'ottava.
    “Da quando sono così amici?”
    “Dall'inizio di quest'estate” rispose prontamente Hermione, “Ginny mi ha raccontato che si sono spediti moltissimi gufi, e questo li ha legati ancora di più”.
    Harry non seppe perché, ma un'improvvisa rabbia gli ribollì dentro. Ebbe l'istinto di spiaccicare la faccia di Neville al muro e di prendere il suo posto, ma si trattenne, decidendo di confinarsi di nuovo in quel baratro di depressione che era nato come la coppia era passata loro davanti.
    Hermione, che aveva intuito visibilmente i suoi sentimenti, stava per confortarlo, ma fu interrotta da Ron Weasley che si stava scapicollando verso di loro con un rotolo di pergamena in mano che, una volta fermatosi, tese prontamente a Harry, le guance rosse per la corsa.
    “Te…te lo manda il professor Silente” spiegò, affannato.
    “Grazie Ron” disse Harry, aprendo il rotolo. “Vuole vedermi dopo le lezioni” lesse poi a Hermione, mentre arrotolava nuovamente il messaggio. L'amica annuì, mentre il ragazzo tornava su Ron. “Hai risolto la faccenda di Crosta?”
    L'amico scosse il capo docilmente. “Purtroppo no. Ma ho messo l'annuncio in bacheca, spero proprio che prima o poi spunti fuori” informò, tristemente. Poi sembrò guardare Hermione con grande interesse. “Tu sei Hermione Granger, giusto?”
    “Sì, sono io” rispose lei, con l'aria interrogativa.
    Ron sembrò più sollevato. “Allora è fatta! Ti stavo cercando per le ripetizioni di Pozioni, mi avevano detto in giro che potevo contare su di te” disse, come se fosse successo un miracolo.
    Hermione alzò le sopracciglia, con fare quasi snob. “Pensavo facessi affidamento alla tua amica Lupin” commentò lei, sottolineando la parola amica con un certo peso.
    “No, ci mette troppo a fare i compiti” rispose Ron, e dalla sua espressione si vedeva che sperava che Hermione accettasse di fargli da insegnante.
    “E va bene” gli concesse lei, senza saper nascondere un sorriso vittorioso sul volto, forse ritenendo che fare i compiti velocemente e bene fosse un punto a suo favore rispetto alla rivale, “io sono libera oggi dopo le lezioni. Ci si vede in biblioteca, va bene?”
    Ron annuì e, raggiante, sparì saltellando nel corridoio.
    Hermione, a quel punto, si voltò di nuovo verso Harry. “Non so come andrà,” sospirò, “ma ti andrebbe di farmi compagnia? Non me la sento di stare sola con Weasley”.
    Harry si sgonfiò. “Non posso. Devo stare da Silente”.
    La ragazza guardò la pergamena, un po' delusa. “Oh, beh…allora, più tardi? Così mi dici come è andata?” provò di nuovo quella.
    “Beh…D'accordo” assentì lui, con un sorriso.
    Due ore dopo, Harry s'incontrò di nuovo con Hermione per scendere a Difesa contro le Arti Oscure. Era emozionatissimo: finalmente avrebbe visto Remus come professore!
    Louise lo era molto più di lui e, pregandolo di farle compagnia insieme al resto dei loro amici, Harry fu costretto ad abbandonare Hermione per unirsi al gruppo.
    Lui, Frank, John Richard e Louise si accomodarono proprio ai primi banchi, in attesa che Remus entrasse.
    Harry, che era seduto accanto alla ragazza, non aveva potuto scegliere compagna peggiore: non faceva altro che saltellare sul posto, i perfetti boccoli biondi che le si muovevano attorno al viso tondo, così eccitata da non potersi contenere.
    In quel momento rimpianse moltissimo la compagnia di Hermione, che con uno sguardo individuò poco distante, seduta accanto a Neville.
    I due stavano bisbigliando qualcosa, e non lo notarono.
    “Harry! Harry! Sta entrando!” esclamò Louise, tirandogli il braccio così tanto da stritolarlo.
    Remus stava facendo il suo ingresso in classe con un sorriso, e gli alunni si alzarono per salutarlo.
    “Seduti” ordinò lui, e i ragazzi ripresero posto.
    Remus si sedette sulla cattedra, e guardò gli studenti allegramente, apparentemente senza avere un briciolo di imbarazzo; se Harry non l'avesse conosciuto prima, non avrebbe mai detto che quello fosse il suo primo giorno di lavoro.
    Accanto a lui, sentì Louise squittire.
    “Io sono Remus Lupin, il vostro nuovo insegnante di Difesa contro le Arti Oscure” si presentò.
    A qualcuno dalle ultime file sfuggì una risatina, e Remus allungò lo sguardo per vedere chi fosse. Si sporse una ragazza dai capelli biondi, Lavanda Brown, con accanto la sua amica del cuore Calì Patìl.
    “Scusi professore” disse questa, con ancora una risatina nella voce, “ma, sa, non abbiamo mai avuto insegnati di questa materia che siano durati più di un anno”.
    Remus avrebbe potuto offendersi, e invece rise, sistemando la borsa accanto a lui.
    “Sì, è vero, conosco la vostra storia, e posso dire che non siete stati esattamente fortunati fino a oggi” rispose.
    “Se solo sapessero qual è il suo, di segreto, durerebbe anche meno” commentò acida Louise a Harry; non si poteva nascondere che fosse ancora preoccupata per le sorti dello zio, e Harry si limitò ad annuire.
    Qualcun altro alzò la mano.
    “Nome?” chiese gentilmente Remus.
    “Dean Thomas” si presentò quello. “Che tipo di parentela ha con Louise Lupin?”
    Harry la vide avvampare in un solo istante, e sentì Frank, dietro di lui, soffocare una risatina: la ragazza fuori controllo era uno spettacolo imperdibile.
    Harry guardò tutta la sala, e notò che tutte le teste dei compagni erano rivolte a loro o Remus.
    “Non dovrei rispondere” sorrise quest'ultimo, ” ma è mia nipote”.
    Seguì un mormorio concitato, che però il nuovo professore provvide immediatamente a spegnere.
    “Posso chiedervi di portare con voi solo le bacchette, adesso, e di uscire dalla stanza?” ordinò questo, aprendo la porta dell'aula.
    Molti studenti, compresi Harry e il resto dei suoi amici, si scambiarono occhiate perplesse. Nessuno aveva mai chiesto loro di uscire.
    “Non sto scherzando” rise Remus, “seguitemi”.
    Tutto il gruppo fece come ordinato senza fiatare e, chi lanciando occhiate preoccupate agli zaini, chi ancora chiedendosi che cosa avesse in mente il nuovo professore, uscì dalla classe.
    “Secondo voi che ha in progetto il vecchio Remus?” bisbigliò Frank a Harry. “Se lo conosco, è roba forte”.
    “Il professor Lupin, Frank!” lo riprese Louise, seria.
    “Sì, vabbè, come dici tu” le rispose quello, e Harry notò divertito che l'amica si dovette contenere per non esplodere.
    Remus li portò poco lontano, all'interno di una stanza dalle medie dimensioni, dove al centro dominava un grosso armadio piuttosto vecchio e al cui interno doveva esserci qualcosa di molto grosso e rumoroso, perché traballava.
    “Bene, ragazzi” disse Remus, affabile, ” dieci punti a chi indovina cosa c'è qui dentro”.
    Harry sbatté gli occhi due volte; dove aveva già visto questa scena? Probabilmente si sbagliava.
    Come al solito, la mano di Hermione scattò in aria prima delle altre, seguita solo un secondo dopo da quella di Louise. Remus avrebbe potuto scegliere di far parlare la nipote, invece fece cenno a Hermione.
    Louise, accanto a Harry, tremò di rabbia.
    “Come ti chiami?” chiese Remus all'interpellata.
    “Hermione Granger, signore” si presentò lei, arrossendo un po'.
    “Hermione, sapresti dirci cosa pensi che ci sia qui dentro?” domandò Remus, e indicò l'armadio, che sbatteva da una parte all'altra pericolosamente.”Un molliccio” rispose lei tutta d'un fiato, “è una creatura magica che può trasformarsi in ciò che spaventa di più il mago che lo avvicina. Nessuno sa quale sia il vero aspetto di un molliccio quando è solo”-Remus le sorrise, raggiante. “Sì, esattamente. Dieci punti a corvonero” esclamò.
    Hermione rispose al sorriso, gli occhi che le brillavano; Harry, anche se non era della sua Casata, era contento del suo successo.
    La ragazza incrociò il suo sguardo, e lui allargò il suo sorriso, scambiandosi un segno d' intesa. Quando si concentrarono nuovamente sulla lezione, Harry s'accorse che il cuore gli batteva forte. L'attribuì all'emozione del momento.
    “Sapete qual è il modo per sconfiggere un molliccio?” chiese Remus.
    L'intera classe scosse la testa.
    “Le risate” rispose l'insegnante. “Mentre agitate la bacchetta, e avete davanti a voi quello che vi fa più paura, pensate a qualcosa di divertente. E pronunciate l'incantesimo Riddikulus.”
    “Riddikulus” ripeterono gli studenti, muovendo la bacchetta esattamente come aveva fatto Remus.
    “Perfetto” disse lui, “ora, facciamo una prova… chi si offre come volontario?”
    Tutti quanti indietreggiarono, lasciando solo…Frank, che sorrise timidamente a Remus.
    Il vecchio amico di famiglia gli rivolse un sorriso incoraggiante, e lo avvicinò a se con una serie di pacche sulla spalla, mentre quello si girava e faceva la linguaccia al suo gruppo d'amici. Harry, John e Richard non risero solo perchè a tenere lezione era Remus.
    “Molto bene, Frank. Cos'è che temi di più?” gli chiese, riuscendo a trattarlo benissimo come un alunno comune. Harry non sapeva come ci riuscisse; se fosse stato lui al suo posto, non avrebbe saputo dire se avrebbe mancato di fare delle differenze, e già in questo si vedeva quanto Remus fosse eccezionale.
    Tuttavia, per quanto giocherellone e estroverso fosse Frank, Harry non sapeva se l'amico avrebbe avuto il coraggio di dire quello di cui aveva maggiormente paura, anche se avanti a sé aveva una persona che era quasi la sua famiglia.
    “Io…dei vampiri” rispose Frank tutto insieme.
    Harry tacque insieme agli amici, ma il resto della classe rise, perchè era una paura un po' insolita; infatti, anche se esistevano, non era facile vederli. Usavano abitare in vecchi castelli e si spostavano solo raramente…almeno questo era quello che sapeva lui, Harry.
    Quando erano molto piccoli, Frank aveva evocato per sbaglio dalle pagine di un libro una di quelle creature, ed era scappato via spaventato rinchiudendosi in bagno. Per sua fortuna Sirius sentì le urla e fece tornare il personaggio a una pagina di carta, e da questo episodio si era generato il trauma.
    ” Perfetto” disse affabile Remus che, come Harry e gli amici di Frank, sapeva tutta la storia, “ora proveremo a fargli fare la danza classica. Sei pronto?”
    “Sì” rispose il ragazzo, ridendo, anche se tremava un po'. Quando Remus diede il segnale, la porta si aprì, ed uscì una figura umana e mostruosa, che si avvicinava aprendo il mantello verso il compagno. Harry vide questo indietreggiare, in preda al panico, ma Remus lo trattenne con la mano sulla spalla. “No, Frank! Non farlo! Non è veramente quello di cui hai paura…e ora concentrati”.
    Frank lo guardò, deglutì e prese coraggio; poi, puntando la bacchetta contro il corpo morto, strizzò gli occhi e gridò: “Riddikulus!”
    Fu un attimo: su quello che sembrava spaventoso e inquietante, apparve un meraviglioso tutù di pizzo con scarpe a punta, e il vampiro cominciò a ballare e a roteare meglio di una ballerina professionista.
    Tutti risero, compreso Lupin, mentre il ragazzo si guardava la bacchetta, sbalordito, come se avesse fatto qualcosa di straordinario.
    “Ottimo, Frank! Avanti il prossimo!” disse Remus raggiante, azionando un quarantacinque giri.
    Dopo il successo del loro compagno, tutti ovviamente volevano provare, e si misero in fila.
    Harry era l'ultimo dei suoi amici e precedeva di poco Hermione e Neville.
    Non fece troppo caso alle paure degli altri, ma piuttosto, alle sue: cos'era realmente di cui aveva paura?
    “Harry, tocca a te!” lo incitò Remus, e fu solo allora che questo realizzò di dover eseguire il compito.
    Prima che potesse prendeere in mano la situazione, l'armadio si spalancò e uscì una figura che non prese esattamente forma: a dire il vero, all'inizio era la cosa più strana che avesse mai visto.
    Era una persona – o meglio ancora, uno spettro, dato che non aveva i piedi ma fluttuava come un fantasma- completamente rivestita da un mantello nero, di cui si vedevano solo le mani scheletriche….poi abbassò il cappuccio, s'avvicinò a Harry…
    Pensa a qualcosa di divertente, si diceva Harry, ma non ci riusciva… sentiva il gelo, una donna gridare, e poi…poi la figura si arrotolò su se stessa e divenne una palla di luce, piena di voci, strilla e urla. L'intera classe urlò e s'abbassò, coprendosi le orecchie, Harry compreso.
    Poi quella palla di luce e voci si sciolse come acqua, e prese forma una boccetta, dall'aspetto innocente, molto simile a quelle di Silente.
    Harry s'avvicinò per sfiorarla, ma Remus lo parò e… Harry cadde a terra privo di sensi.
    “E' svenuto!” Sentì l'eco di voci indistinguibili.
    ” Harry! Harry, mi senti?” lo chiamò Remus, lontanissimo.
    Qualcuno lo schiaffeggiò, e Harry tornò subito coscente. La prima cosa che vide fu tante teste attorno a lui, e piegato su di lui c'era Remus, sollevato come lo vide risvegliarsi.
    “Si è ripreso!” gioì, seguito dagli altri. “Come ti senti?”
    Harry si grattò il capo, e si mise seduto lentamente sul pavimento freddo.
    “Io…non…cosa è successo?” chiese, guardando incredulo tutti i suoi compagni.
    “Sei svenuto” rispose Remus, studiandolo apprensivo, come se gli sarebbe capitato qualcos'altro nel giro di poco. “Ti conviene andare in infermeria”.
    “Ce lo accompagno io, professore” si propose Hermione, che Harry capì aveva intuito la situazione; non era la prima volta che Harry era svenuto a Difesa contro le Arti Oscure, ed era stato al loro primo anno, in una situazione analoga.
    “No, io!” si fece avanti Louise, guardando torva la compagna di Casata.
    “Penso che Harry debba avere una persona che lo capisce sul serio” insisté Hermione, e con la coda dell'occhio incrociò il volto dell'amico.
    Louise stava diventando rossa di rabbia, quando Frank e Neville intervenirono per calmarle.
    “Potremo accompagnarlo noi in Infermeria, professore” disse Neville, cercando un compromesso.
    Remus scosse il capo. “E' una magnifica proposta, ma non credo che sia necessario…penso che Harry sappia arrivare da Madama Chips senza altri svenimenti, vero, Harry?”
    “Sì,” rispose quello, perfettamente d'accordo con lui, “penso proprio di sì”.
    “Molto bene. Vai allora…e stai attento!” raccomandò lui, e Harry con un cenno della mano si allontanò dall'aula e prese ad andare al quarto piano, dove sapeva che Silente lo stava aspettando. In realtà l'appuntamento era tre ore più tardi, ma Harry pensò che, se avessero anticipato, non sarebbe successo nulla di male.
    Stava quasi arrivando davanti al gargoyle, che vide la statua spostarsi, e da lì uscì proprio il professor Piton. I due si guardarono per un lungo attimo, studiandosi a vicenda, come due predatori che stanno per attaccarsi. Harry sentì il desiderio selvaggio di sapere che cosa era venuto a fare nell'ufficio, e soprattutto, si chiese che cosa avrebbe fatto nelle tre ore successive.
    Poi Piton lo superò, lasciando Harry a fissare le scale che scomparivano coperte dalla creatura di marmo. In lui era appena nato il desiderio di sapere dove sarebbe andato Piton, ed era un prurito sempre crescente.
    Pensando che non era poi così importante anticipare l'incontro di Silente, e che in fondo si sarebbe perso solo Storia della Magia se fosse mancato per l'ora successiva, si sfilò dalla tasca il Mantello dell'Invisibilità e se lo mise addosso, per poi seguire di corsa Piton, cercando di non perderlo sulla via.
    Il professore scese al piano inferiore, da dove Harry era venuto; se solo avesse considerato la possibilità di incontrarlo, sarebbe rimasto ad attenderlo alla strega Orba.
    Così corse per tutto il piano, cercando di evitare la valanga di studenti che veniva verso di loro proprio in quel momento, mentre la campanella suonava.
    Tra di loro, ovviamente, c'erano anche i suoi amici. Sentì Frank dire a John: ” penso che, se Harry è andato in Infermeria, lo andrò trovare nelle ore di Piton…”
    Ma lui non era lì; stava seguendo il professore dietro l'armatura, cercando di trattenere il respiro per non farsi notare, il corpo affaticato.
    Tutti i suoi amici, comunque, non notarono Piton, e fu quindi facile per lui e Harry uscire dal nascondiglio una volta che il corridoio fu deserto.
    L'insegnante si mosse furtivamente, molto di più di quanto non mostrasse quotidianamente, fino ad arrivare con velocità alla strega Orba.
    Harry era lì solo qualche secondo dopo, ed era così vicino che poteva toccarlo…quando qualcuno o qualcosa lo fece inciampare, giusto il tempo per sbattere contro l'armatura più vicina e far correre Piton dritto dentro la fessura del passaggio.
    Harry imprecò, mentre altra rabbia montava dentro di lui, e poi si girò, per vedere chi era, e s'accorse di Luna Lovegood.
    “Ciao Harry” salutò lei, come se l'avesse incrociato per caso nel corridoio fra una lezione e l'altra.
    Tutto quello che ribolliva come un calderone nel petto di Harry svanì in un lampo. Non se la sentiva di inveire proprio contro di lei, nonostante l'avesse distratto.
    ” Luna” salutò cordiale, alzandosi e pulendosi dalla polvere.
    “Che cosa stavi facendo nascosto nel corridoio a fissare Piton?” chiese Luna, prendendo il mantello da terra e restituendoglielo come una coperta normalissima.
    “Io…Cosa ti fa dire che stessi guardando Piton?” deviò Harry, in difficoltà.
    Lei gli donò uno dei suoi sguardi sognanti, e un sorriso si allargò sul suo volto.
    “Oh, beh, sarebbe stato piuttosto strano se ti fossi fermato a studiare le armature, non ti pare?
    Per quanto non si finisca mai d'imparare, credo che scoprire cosa fa Piton un giorno sì e uno no sia molto più interessante” rispose semplicemente lei.
    Harry si sentì rinascere a nuova vita; la guardava con occhi completamente nuovi, adesso.
    “Tu…trovi che sia interessante fissare Piton…l'altro giorno e…. come fai a sapere quando si muove?” chiese, estasiato e confuso assieme.
    Luna fece spallucce. “Beh, molto semplice, girovago per la scuola e…lo sto spiando anche io” confessò, e sorrise timidamente.
    Harry le prese le mani; forse aveva trovato quello che stava cercando, e l'eccitazione si accendeva in lui e prendeva possesso del suo corpo come una fiamma.
    “Ma è fantastico! Quindi… quindi beh… stavo pensando, e se lo scoprissimo insieme?” chiese, senza riuscire a trattenersi.
    “Mi farebbe piacere” rispose lei dolcemente, “ma perchè balbetti?”
    “Io…beh, non importa” rise Harry, mentre nuovi piani e idee prendevano forma nella sua testa velocemente.
    I due percorsero il corridoio del terzo piano fino ad arrivare al settimo, e Harry sfruttò quell'arco di tempo per spiegare a Luna il suo piano; se Hermione non voleva far parte del loro gruppo, si sarebbe servito di altri utili alleati.

    “Oh, non lo so, Harry” disse Frank, davanti al camino, mentre sfogliavano il libro Mille erbe e funghi magici. Erano saliti nella sala comune per via dell'ora di buco di Pozioni, e Harry aveva provato a convincere Frank, John e Richard ad unirsi a lui e a Luna per scoprire cosa tramava Piton.

    Anche loro, però, non sembravano entusiasti della sua idea.
    “Perchè no?” tentò ancora Harry, incrociando gli sguardi di tutti gli amici. “Insomma, è così…strano….e poi, non avete da sempre sospettato anche voi dei buoni propositi di Piton?”
    “Dei cattivi, vorrai dire” lo corresse Richard, passando il suo tema di Storia della Magia a Frank, che lo ringraziò calorosamente imitando una specie di danza della pioggia.
    “Sinceramente, lo preferisco ora che non c'è che quando c'è.”
    “Anche io” annuì Harry, nervoso; i suoi amici non avevano capito qual'era il punto.
    “E comunque, dovresti essere tu quello che protegge Neville, non noi” gli disse Frank come un dato di fatto, mentre la sua boccetta d'inchiostro gli macchiava tutta la pergamena.
    John e Richard guardarono da lui a Harry, interrogativi, mentre Frank arrossiva di colpo.
    “Nel senso metaforico, ovviamente” aggiunse in fretta questo, e gli altri tornarono ai loro libri.
    “Mi serve comunque aiuto!” insisté Harry, risoluto. Avrebbe anche potuto affrontare il tutto da solo, ma gli sarebbe servita una mano da parte dei suoi amici.
    “Perchè non lo chiedi alla Granger? State molto tempo insieme, e tu, lei e Neville sembrate tagliati per molti misteri simili a questo” propose John, mentre metteva da parte il libro di Trasfigurazione e tirava fuori dalla borsa una pergamena pulita per Frank.
    Al nome di Hermione, Harry si accorse di non sentire più le gambe, e il cuore aveva preso a battere involontariamente.
    “No” disse, ” gliel'ho già chiesto, e pensa che…sia una perdita di tempo”.
    Lo stomaco gli si strinse; non credeva che un rifiuto da parte dell'amica lo facesse sentire così male ogni volta che ci pensava.
    “Non so che dirti, Harry” disse Frank, facendo spallucce. “Neville?”
    Harry deviò la risposta a quella domanda guardando l'orologio. “E' tardi, devo andare. Ci si vede dopo, eh?”
    “Dove vai?” chiese Richard, rizzandosi a sedere.
    “Da Hermione e Ron” mentì, perché ci sarebbe andato solo dopo Silente, “mi ha chiesto se le davo una mano con le ripetizioni”.
    “Harry, aspetta!” lo chiamò Frank, e Harry si voltò di nuovo verso di lui.
    Era una delle poche volte che lo vedeva così determinato.
    “Penso di poterti aiutare, in qualche modo” gli disse, e gli fece cenno di seguirlo nel dormitorio.
    Harry accettò di buon grado, e l'amico fece strada fino al suo baule, che aprì guardandosi le spalle.
    Harry si chiedeva che cosa ci fosse di così tanto speciale lì dentro, ma non ci volle molto a scoprirlo: ben presto, Frank tirò fuori una pergamena piegata in quattro parti.
    Per chi non sapeva cosa fosse, era un pezzo di carta normalissimo, ma Harry sapeva
    di cosa si trattava.
    “E' proprio…?” chiese, mentre un sorriso si faceva spazio sul suo viso.
    “Sì” mormorò Frank, annuendo vigorosamente e porgendogli la pergamena, “l'ho avuta quest'estate da papà…però, visto che adesso serve a te, è meglio che la tenga per un po' tu.”
    Harry la prese fra le mani; l'aveva sentita nominare solo nei racconti di Remus, Sirius e suo padre, ma non l'aveva mai vista veramente, e gli sembrava incredibile che ora ne fosse entrato in possesso.
    Con un brivido lungo la schiena, non esitò a puntare la bacchetta alla semplice pergamena gialla e sussurrare, come aveva sempre sognato di fare: “Giuro solennemente di non avere buone intenzioni”.
    Improvvisamente, sotto gli occhi dei due compagni, presero forma i nomi di Lunastorta, Codaliscia Felpato e Ramoso, che erano i soprannomi di Remus, di Sirius, suo padre e Peter Minus, un loro vecchio amico che però, dopo aver tradito la fiducia dell'Ordine della Fenicie, non si era più visto; c'era chi diceva che fosse morto, chi che si fosse unito all'Oscuro Signore.
    “Grazie” disse Harry, e Frank si limitò ad un cenno e ad un sorriso.

    Harry scese le scale di marmo, avvertendo una minaccia in quello che il professor Piton stava macchinizzando, ma nessuno sembrava tenerci quanto lui. Ripensò alle parole di Frank, considerando se forse davvero fosse necessario chiamare Neville, che sarebbe stato l'unico ad appoggiarlo davvero; ma subito gli tornò in mente l'immagine di quella mattina, e si sentì così arrabbiato che si ripromise di non rivolgergli più la parola. Era grato a Frank, ad ogni modo, che gli avesse fatto dono della Mappa del Malandrino.
    Dopo essere giunto nell'ufficio del preside, Harry si sedette al solito posto, ma stavolta Silente non lavorò sulle sue immagini, il che lo stupì. Il professore, infatti, andò velocemente all'armadietto, e gli porse una delle boccette che avevano riempito.
    “Bevila” ordinò, affabile.
    Harry associò solo in quel momento il molliccio alla boccetta, dal cui liquido fumante venivano sussurri e piccole risatine. Una cosa era certa: non era una pozione normale, e solo allora si accorse di quanta paura avesse…Non sapeva se in effetti confidare a Silente quello che aveva visto durante la lezione con il molliccio.
    “Bevila, Harry” insité il preside, vedendolo indugiare.
    “Signore…perché….perché devo?” chiese Harry, tremando.
    “Fidati di me, Harry” lo rassicurò Silente, “dopo starai solo meglio, vedrai…avrà tutto un senso, dopo questo….” e gli tese sempre di più la boccetta.
    “Ma perchè ha riempito anche le altre?” continuò l'altro, che in qualche modo voleva posticipare il più possibile l'ingerimento.
    “Perché dovrai berle, Harry. Tutte e sette” gli spiegò il preside, senza perdere la pazienza, “e ora prendila, su!”
    “Ma signore…” esitò ancora lui.
    “Vuoi sapere la verità? La verità ha un prezzo, ed è questo” continuò Silente, sempre calmo, ma allo stesso tempo più deciso , la bottiglietta di vetro che brillava.
    Harry guardò dalla fialetta a Silente e viceversa; in effetti, non capiva cosa stesse aspettando…
    in fondo era solo uno stupido liquido, fatto delle sue stesse visioni.
    Era terribile, ma alla fine si sentì forzato e, decidendo di non pensarci più, stappò la bottiglietta e buttò giù con un sorso la sostanza, scoprendo che era insapore.
    Sbatté gli occhi più volte; non era successo nulla di strano: non era svenuto, non aveva avuto immagini…era semplicemente….se stesso.
    “Bene, Harry. Credo che tu possa andare, adesso” disse Silente, chiudendo l'armadietto.
    “Tutto qui?” non poté fare a meno di chiedere Harry, perplesso.
    “Oh, sì” rispose il professore, calmo e solare come sempre, “tutto qui”.
    Senza nient'altro d'aggiungere, Harry abbandonò l'ufficio e scese in biblioteca da Hermione.
    La trovò seduta nei banchi centrali, circondata dalla sua solita massa di libri posati sul tavolo, e con espressione severa bacchettava Ron su quello che dovevano essere gli elementi base di Pozioni.
    “No, no, no Ron! Quante volte devo ripetertelo?” lo rimproverò severamente, ” i funghi velenosi non vanno mischiati con le ali di fata!”
    Ron le scoccò un'occhiataccia sarcastica e arrabbiata insieme; Harry non potè fare a meno di provare tenerezza per quella scena, come se i due fossero tornati a parlarsi dopo molto tempo e, cosa curiosa, Harry vedeva una certa quotidianità in quegli sguardi. Ma forse si sbagliava.
    “Ti credi sempre quella più intelligente, vero? Solo perchè sei brava a scuola…” rimbeccò Ron, fissandola imbronciato.
    Hermione lo fulminò con uno sguardo assassino.
    “Beh, almeno, al contrario di te, so leggere” sottolineò lei, colpita nel vivo e, nervosa, tirò fuori dalla pila di torri che aveva ai suoi lati un libro dall'aria molto vecchia e pesante, aprendolo poi con un tonfo e con fare saccente davanti a Ron.
    “Guarda qui!” lo richiamò all'attenzione Hermione, puntando il dito con forza alla riga interessata. Ron guardò dove indicato, senza risparmiarsi di scoccarle un'occhiataccia antipatica.
    “Devi fare attenzione a quello che leggi!” lo continuò a sgridare la ragazza, guardandolo insistentemente, “altrimenti come pensi che farai a esercitarti nel il laboratorio di Pozioni?”
    “Piton apre un laboratorio?” sfuggì a Harry, curioso, prendendo parola solo in quell'istante.
    Hermione e Ron si scambiarono la prima occhiata d'intesa da quando era arrivato; era evidente che non si erano accorti che era lì, seduto con loro, e quell'incrocio di sguardi era così familiare a Harry, soprattutto se si trattava di loro due…e non poteva dire di esserne così stupito, alla fine. Dopotutto, aveva fatto moltissimi sogni in cui loro erano i suoi migliori amici, e forse era proprio questo che lo faceva confondere.
    “Sì, Harry, non hai letto la bacheca nel Salone d'Ingresso?” gli chiese Ron, stupito.
    “Dovrà mancare spesso, e ha lasciato aperta l'aula di Pozioni in modo che gli studenti possano accedervi liberamente”.
    Harry s'accigliò e si rivolse a Hermione per una conferma, ma quando lei annuì, si incupì e si perse nei pensieri: insomma, non era da Piton lasciare predisposizioni su ripassi della materia o dispensare aiuti di questo genere; anzi, se qualcuno aveva una qualche sorta di problemi, generalmente cercava di fare di tutto per aggravarli, sopratutto se non si trattava di un membro della sua Casa o, come per lui, Neville e Ron, per pura antipatia.
    “Beh, almeno ora vi state parlando, non lo facevate più da quando avevate litigato per Crosta!” esclamò, stranamente soddisfatto, la mente improvvisamente annebbiata. “Non avevi fatto altro che sgridare Grattastinchi tutto il tempo, Ron, anche se effettivamente quando hai trovato sul al dormitorio quella macchia di sangue…devo dire che è stata parecchio imbarazzante quella scena in sala comune, lo ammetto…”
    Poi elaborò il significato di questa sentenza, uscitagli così, di getto, e non ci trovò nessun senso.
    Come conferma di questo suo blaterare, i suoi due amici gli mandarono un'altra occhiata perplessa.
    “Gratta…che?” chiese Hermione, un mezzo sorriso stampato sul volto, e si rivolse a Ron. “Non chiamerei mai un gatto Grattacoso, ti pare? E poi litigare per Crosta?”
    Hermione e Ron si guardarono, e scoppiarono a ridere; e in quel momento Harry continuava a vedere una certa alchimia nei loro sguardi, ma non c'era nulla che potesse in qualche modo tenerli legati, tranne l'essere…semplicemente opposti.
    “Nella sala comune, mia e di Harry, poi! Per una cosa che…era? Una macchia di sangue?” rise Ron, per poi sbiancare subito sotto le lentiggini, gli occhi azzurri spalancati; evidentemente non aveva ancora pensato a quella possibilità. “Hermione, tu hai gatti?” chiese, ceruleo.
    “No” scosse il capo lei, “veramente ho un gufo, Alia, ma è sempre chiusa in Guferia.Quindi, sempre che qualcuno non ti abbia giocato un brutto tiro e le abbia portato il tuo topo Crosta…”
    Quell'idea non era da scartare, e Ron se ne accorse, perchè si rabbuiò.
    “Ron, stavo scherzando” lo tranquillizzò Hermione, ma il compagno si riprese solo parzialmente, e rimase bianchissimo. “Come Malfoy” boccheggiò, e Hermione dovette fingere immediatamente di rovistare qualcosa nella sua borsa per nascondere l'improvviso rossore comparso sulle sue guance. Per sua fortuna, Ron aveva lo sguardo perso nel vuoto, e non la notò affatto.
    Quando la ragazza, leggermente rosata, decise di rivolgersi a Harry, questo si chiese se quella cotta fosse effettivamente passata o meno.
    “Ti senti bene, Harry?” chiese, mascherando quel colore che via via scompariva.
    “Sì” rispose Harry, ancora stupito delle parole di poco prima.
    A sorpresa, Hermione allungò la mano sulla sua, facendolo tremare leggermente, e lo guardò intensamente. “Sul serio?”
    Harry ci pensò pochi istanti, giusto il tempo di convincersi. “Sì”.
    Anche Ron, come Hermione, non sembrava dissuaso dalle sue parole, e lo guardò come per capire se diceva la verità.
    Più tardi, nella sala comune, Harry si guardava continuamente le spalle, aspettando che tutti andassero a letto. Quella sera, più delle altre, sembrava che i suoi compagni avessero qualcosa da fare, e gli dava molto fastidio.
    Luna s'avvicinò, abbandonando il tavolo di Ginny che, per una volta, non era in compagnia di Neville. Harry si chiese dove fosse.
    Luna si sedette vicino a lui, davanti al camino.
    “Fai bene a stare al caldo” affermò serena, “il tepore del camino mi fa sentire sempre vicina a casa”.
    Harry le sorrise, pensando che fosse molto dolce quello che aveva appena detto.
    “Hai ragione” concesse, ravvivando i ciocchi.
    “E' tutto pronto per stasera?” gli bisbigliò l'amica, eccitata come una bambina.
    “Certo” rispose semplicemente lui, “e ho ricevuto anche un ottimo aiuto da parte di un amico”.
    Luna allargò i suoi occhioni sporgenti. “Oooooh, davvero?” esclamò, stupita. “E come?”
    “Mi ha dato una cosa… simile al mantello che hai visto stamane” gli rispose prontamente Harry.
    La compagna gli lanciò un'occhiata indecifrabile, per poi concentrarsi ancora sulle fiamme del camino.
    “Beh, non posso dire di essermi stupita, quando l'ho visto,” riferì. ” Gli Stramboni Stracornuti possono rendersi invisibili di loro, e non mi sorpendo affatto se qualcuno ha voluto usare la loro stessa tecnica usando un mantello”.
    Quella sentenza sembrava detta con un tono che non ammetteva repliche, e Harry non si sentì di contraddirla.
    “Beh, sì, lasciando stare gli Stracorni…” cominciò a dire, essendogli venuto in mente quello che voleva chiederle.
    “Stramboni Stracornuti!” lo aiutò Luna .
    Harry annuì frettolosamente. “Sì, beh, comunque, hai visto il messaggio in bacheca di Piton?”
    Luna annuì.
    “Beh? Che ne pensi?” chiese lui, ansioso di sapere la risposta.
    Lei fissò il fuoco con più determinazione, dandogli l'impressione che ci si volesse immergere.
    “Penso che sia curioso questo suo modo di fare” disse, “e che ha aperto l'aula a tutti per cercare di farci pensare ad altro…probabilmente ha intuito che qualcuno lo segue e, se si tratta di studenti come lo siamo noi, si distrarrà in questo modo…”
    Harry guardò Luna, colpito; non avrebbe mai creduto che fosse capace di pensare a simili strategie, ma ora che ci rifletteva, era l'unica cosa possibile.
    “Ah, comunque” Luna si rivolse di nuovo a Harry, e indicò con il pollice indietro, “anche io ho ricevuto l'aiuto di un amico…”
    Harry si voltò dietro di lui e notò che Neville gli sorrideva, un po' in imbarazzo.

    Anonymous ha risposto 8 anni fa 0 Mago · 0 Risposte
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