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  • L’Inizio ( 3a storia della saga Cicatrice)- parte 5

    Posted by Anonymous on Aprile 14, 2016 at 12:15 pm

    Capitolo 9

    UNA VIA DI FUGA

    “Accio!” gridò Hermione, la bacchetta puntata allo stivale. Nulla da fare; l'incantesimo colpì la passaporta, la sollevò leggermente, ma non fu sufficiente per farlo andare a sbattere contro la ringhiera. I ragazzi si scambiarono un'occhiata sconsolata prima di volgere nuovamente i loro sguardi al loro problema.
    “Dobbiamo trovare un modo per aprire il tombino” rifletté Ginny, il suo sguardo fisso sul coperchio.
    Harry si guardò intorno: nonostante fosse giorno, i Mangiamorte avevano diffuso talmente tanto terrore che nessuno aveva osato affacciarsi anche solo alla finestra.
    Le serrande erano chiuse, i negozi distrutti, le porte delle taverne e i loro interni – visibili da fuori- davano l'aspetto di una città fantasma. E, cosa che rendeva il tutto più inquietante, sulla torre di Astronomia di Hogwarts torreggiava il Marchio Nero…
    “Proverò io” disse Hermione monotono, tirando fuori la bacchetta dalla tasca e puntandola allo stivale, “ma qualcuno di voi dovrà calarsi dentro. Potrei farlo io, ma non credo di entrarci tutta!”.
    Ron si sporse a guardare il fondo, forse pensando di poterci passare perfettamente.
    “Niente da fare, Ron” parlò Harry, “sei troppo alto!”
    “Ci andrò io” si propose Ginny, osservando il fondo attentamente studiandone le dimensioni. “Sono abbastanza piccola e magra… credo di potercela fare”.
    “Molto bene, allora” assentì Harry. “Facciamolo”.
    Hermione puntò la bacchetta al tombino con l'espressione risoluta sul volto.
    “Alohomora” pronunciò. Con un click acuto, la ringhiera s'aprì e andò a sbattere sulla strada sassosa.
    Dopo essersi scoccati un'altra occhiata, Harry e il gruppo si sporse a guardare meglio, pendendosene quasi subito: dal tombino veniva un alone nauseante di umido, feci e sporco.
    Automaticamente Harry si diresse verso Ginny, che non sembrava più così tanto convinta di voler recuperare lo stivale; ma si tappò il naso, e si calò di sotto.
    I pensieri del giovane però erano rivolti a ben altro: i suoi occhi non si scollavano dalla scuola e dal Marchio Nero, presente proprio lì, verde, in mezzo a quel cielo che si faceva sempre più scuro sopra le loro teste. Chissà se la battaglia era già terminata a Hogwarts, e quando era cominciata, e se stava ancora continuando!
    Sirius li voleva spedire in un luogo sicuro….Ma Harry trovava ingiusto ritirarsi quando qualcun altro era in difficoltà. Era vigliacc, e stupido.
    Si rivolse ai suoi amici: tutti erano attenti agli incantesimi che Ginny stava compiendo di sotto, e nessuno avrebbe badato a lui….
    Così l'istinto prese il sopravvento e, gettatosi il Mantello sul capo, prese ad allontanarsi velocemente.
    Alle sue spalle, poteva ancora sentire i sussulti di gioia del successo della compagna.
    “Ce l'abbiamo fatta, Harry! Harry, ma dove sei? Harry!” Hermione chiamò il suo nome a voce alta, ma lui non avrebbe risposto, perché era sempre più distante.
    Sperò con tutto se stesso che avrebbero usato la passaporta e sarebbero andati al sicuro. Dovevano farlo!
    Continuò a correre per il grande vialone che separava Hogsmeade dalla scuola.
    Mille immagini presero forma nella sua mente, tutti i modi possibili in cui i Mangiamorte erano potuti entrare nella scuola.
    Quando giunse ai cancelli, vide che quelli erano spalancati: nei giardini, sembrava tutto normale.
    Un senso di ansia cominciò a crescere dentro Harry, e il ragazzo si chiese in cuor suo se fossero già tutti morti, oppure se, come lui, si erano nascosti.
    Pensò a Frank, Louise, John, Richard: se l'erano cavata? O erano morti prima di trovare riparo?
    Con il fiato corto e il cuore pulsante, continuò ad avanzare verso la scuola.
    La prima cosa che notò, e che lo buttò nello sconforto, fu che la casa di Hagrid era stata bruciata; il ragazzo sapeva che probabilmente il mezzogigante se l'era svignata, ma vedere la capanna in pezzi gli fece lo stesso effetto del Marchio Nero.
    Giunse così all'entrata del Salone d'Ingresso.
    Fu allora che, preso un respiro, mosse i passi all'interno, la bacchetta sempre pronta.
    Ora che i suoi piedi toccavano il pavimento del Salone d'Ingresso, vide quanto era devastato: le quattro grandi clessidre che si ergevano ai lati delle porte dell'entrata, dove generalmente si controllavano i punti delle Case, erano state fatte esplodere; anche i gargoyle posti ai lati della scala di marmo erano stati decapitati, e molti arazzi squarciati; c'era qualche pozza di sangue che si allargava sotto molti cadaveri lungo le scale, davanti alle clessidre e all'entrata per i sotterranei; Harry, con un misto di disgusto, orrore e disperazione, notò che la maggior parte erano studenti,probabilmente mutilati prima di essere stati colpiti con la Maledizione senza Perdono. Solo due corpi ben visibili appartenevano a Vitious e alla professoressa Sinistra, che al contrario dei più giovani giacevano senza vita e senza un rivolo di sangue, l'uno accanto all'altra, con la bacchetta rigida in mano e lo sguardo aperto verso il cielo. Con la vista appannata dalle lacrime, Harry si chinò a chiudere loro gli occhi, prima di notare che un altro adulto si trovava dietro una delle statue all'angolo della scalinata, e accorse per vedere chi fosse. Quando si sporse, riconobbe la professoressa Cooman, voltata di schiena.
    Harry si guardò intorno, e poi s'abbassò e la girò verso di sé, e lei afferrò il polso fra le mani: il battito del cuore era sempre più lento, ma era ancora viva.
    Mentre lasciava il braccio, s'accorse che sotto l'ascella teneva un borsello per le fiale di pozione. Incuriosito, lo sfilò dalla stretta dell'insegnante e lo esaminò e, aprendolo, vide che c'erano sette posti per ogni fiala…solo che quelle non c'erano. Che cosa ci faceva la Cooman con un astuccio per pozioni vuoto?
    Poi udì dei passi, e restò immobilizzato dal terrore quando una coppia di Mangiamorte salì dai sotterranei. Ora, alla luce delle bacchette, i loro volti erano riconoscibili.
    “Non è rimasto nulla” dichiarò quello più alto fra i due, dai sottili capelli grigi che gli scivolavano lungo i lati del viso, “non credo che qualcuno qui sia vivo”.
    “Allora andiamo a riferirlo al Signore Oscuro, e poi daremo il segnale agli altri di rientrare” decise l'altro, con il cappuccio del mantello in testa e la voce roca.
    Harry trattenne il respiro mentre i due si fermarono al centro della sala.
    “Cosa c'è?” chiese il Mangiamorte dai capelli grigi al compagno.
    Questo fiutò l'aria come un segugio. “Non lo so. Sento come se…se ci fosse qualcuno”.
    “Intendi il cadavere dietro il gargoyle di pietra?” chiese il primo Mangiamorte.
    “Può darsi” rispose l'altro, tetro.
    La coppia s'avvicinò al punto esatto in cui giaceva Harry. Nonostante fosse coperto, dovette tapparsi la bocca per non farsi sentire mentre l'uomo dai capelli grigi si chinava sul viso della Cooman.
    “Interessante. Travers, ti ricordi se per caso questa qui era capovolta di schiena?” chiese, quasi divertito.
    “No” rispose Travers con un grugnito, lo sguardo che spaziava per tutta la sala. “Bacchetta alla mano, Selwyn: credo ci toccherà fare un altro giro di perlustrazione”.
    I due salirono le scale di marmo e sparirono alla vista.
    Harry tirò un sospiro, poi lanciò uno sguardo alla professoressa: se era viva, doveva portarla fuori di lì, immediatamente, ma prima di farlo doveva vedere quello che si celava nella Sala Grande.
    Si appostò proprio davanti alla fessura delle ante dorate. Da quello che riusciva a intravedere, niente era come prima: i banchi delle quattro Case erano spariti, così come i vari stendardi appesi dietro il tavolo degli insegnanti, per lasciare spazio ad una lunga tavolata color ebano, attorno alla quale erano seduti un gruppo sostanzioso di Mangiamorte. Harry tremò all'idea che sarebbero potuti uscire da un momento all'altro per unirsi al gruppo di Hogsmeade, poiché la battaglia al castello sembrava terminata. I camini ai lati dell'ambiente illuminavano fiocamente i volti degli adepti senza maschera, donando loro ombre e luci e sottolineando contorni della loro figura che li facevano assomigliare ad esseri infernali.
    Ma c'era un qualcosa, come un ronzio alle orecchie che si trasformava sempre più in una fitta, che si era insinuata nella testa di Harry via via che girava sempre più lo sguardo su una poltrona rossa che gli dava le spalle, su cui doveva essere seduto qualcuno.
    Non appena posò gli occhi sullo schienale, la fronte gli bruciò come se le avessero dato fuoco. Harry trattenne gemiti di dolore, lottando duramente per non contorcersi.
    Stava quasi per urlare, quando inaspettatamente la porta del Salone d'Ingresso s'aprì.
    Harry si tappò ancora la bocca, spostandosi il più velocemente possibile senza fare rumore.
    Nonostante fosse quasi inciampato, il Mangiamorte sembrò non notarlo ed entrò dentro la Sala Grande.
    Senza esitare, Harry si rimise nella posizione di prima, la fitta al cervello che continuava a martellarlo insistentemente. Quando seguì l'uomo avanzare verso la poltrona, non ebbe più dubbi su chi ci fosse appollaiato sopra: era Voldemort.
    “Quali notizie, Macnair?” chiese la voce viscida al nuovo arrivato.
    “Mio Signore” disse il Mangiamorte che rispondeva al nome di Macnair, “abbiamo attaccato Hogsmeade, ma l'Ordine della Fenice è intervenuto e i ragazzi ci sono scappati”.
    Qualcosa sibilò da dietro la poltrona, e subito s'affacciò una testa di serpente che sembrò puntare dritta verso Harry.
    “Non importa” disse Voldemort affabile, e Harry era sicuro che stesse carezzando il rettile allo stesso modo in cui si coccola un animale domestico.
    “Sapevo che a Bellatrix sarebbe sfuggita di mano la situazione, rovinando il piano. E io, per quanto sia il mago più potente del mondo, sono stato uno sciocco a lasciarla andare con gli altri. Forse ho sbagliato persino ad attaccare Hogwarts così presto. Non capisco poi perché, vista l'esuberanza rinomata di Bellatrix, Codaliscia non l'abbia tenuta ad Azkaban”.
    Qualcuno seduto al tavolo rise, e Harry vide per la prima volta una figura calva e tozza, davanti al camino, e fu così che notò la presenza di Peter Minus.
    “Capisco però che doveva ristabilire il mio esercito,” continuò tranquillo Voldemort, “e si è dimostrato insolitamente bravo a trovarmi in Albania, in questa forma, prima di venire catturato da quel traditore di Severus Piton. Ammetto di aver passato quattro giorni nascosto nella Camera dei Segreti in attesa che mi portasse via di lì, usando il passaggio che si nascondeva ai piedi della Statua di Salazar Serpeverde. Comincio a essere stanco di stare in questo corpo, e speravo di affrettare la situazione stanotte. Ma, come sospettavo, coloro che mi servivano per arrivare a Paciock sono fuggiti dopo di lui”.
    “Che cosa ha intenzione di fare, mio Signore?” chiese piano Minus, facendosi poi sempre più piccolo di fronte a Voldemort.
    “Prenderemo comunque Neville Paciock” rispose tranquillo l'altro, mentre il fedele animale s'arrotolava sempre di più intorno alla poltrona e continuava a guardare minacciosamente Harry. “Dovremo passare direttamente all'altra parte del piano. Inutile dire che avevo calcolato la possibilità del fallimento, e quindi ho provveduto a intercettare il nostro contatto per fargli iniziare il suo compito. In questo modo, sapremo esattamente dove si trova e cosa fa Paciock, , prima di catturarlo e farmi risorgere”.
    “Ma certo mio Signore….Come vuole mio Signore…” si chinò al suo cospetto Codalsicia.
    “Crede che sia valido? Non potrebbe….fallire?” chiese qualcuno tra i Mangiamorte seduti al tavolo.
    Voldemort fece una risata che somigliava molto alla lingua di un serpente a sonagli.
    “Non ti fidi di me, Dolohov? Eppure sei proprio qui, al mio cospetto…credi che non abbia pensato a tutto, a ogni minimo, piccolissimo dettaglio?” chiese, ancora più viscido.
    Harry vide alla luce fioca che Dolohov perse quel poco di colore che aveva sulle guance.
    “Mio Signore…io ero solo….preoccupato che non fosse all'altezza, è troppo…” cominciò a dire, ma fu interrotto da Voldemort.
    “No” lo fermò autoritario questo. “Ripeto, so esattamente quello che faccio. E smettiamola di parlare di questioni di lavoro. Nagini mi sta riferendo che ci sono ospiti ad attenderci proprio fuori la porta”.
    Il sangue di Harry si gelò, e desiderò essere altrove. Si sentiva molto confuso e arrabbiato, e per giunta ora era spaventato a morte.
    Il serpente riusciva a vederlo; questo lo sapeva, non l'aveva perso di vista un secondo.
    E, neanche per un momento, Harry aveva avuto l'impulso di andarsene. Era stato rapito dal discorso di Voldemort, e molti interrogativi avevano trovato risposta, per poi essere sostituti da altre domande. In che modo, Voldemort avrebbe avuto bisogno di Neville?
    E oltretutto, chi era il contatto? C'era qualche traditore nell'Ordine della Fenice? Potevano essere tutti, e nessuno.
    “Macnair, vai ad aprire. Voglio proprio fare quattro chiacchiere con questo giovane amico, e parlare un po' di Paciock, se possibile” ordinò docilmente Voldemort.
    Harry s'allontanò dalla fessura velocemente, dirigendosi nuovamente dietro il gargoyle di pietra dove aveva abbandonato la Cooman inanime, ma prima che potesse farlo arrivò qualccun altro.
    “Harry? Harry sei qui?” bisbigliò una voce familiare, che non avrebbe proprio voluto sentire in quelle condizioni. Si voltò, e vide i volti di Hermione e Roni alla porta d'Ingresso, voltandosi a destra e a sinistra. Avrebbe voluto avvertirli, ma prima che potesse farlo i due ragazzi entrarono, seguiti da Luna e Ginny, e in quello stesso istante Macnair aprì la porta e…
    “Stupeficium!” gridò improvvisamente Luna alla faccia del Mangiamorte, e quello cadde indietro, senza rialzarsi.
    I seguaci di Voldemort guardarono il loro compagno svenuto, e tirarono fuori le bacchette.
    “Vedo che alla fine i pulcini sono tornati al nido….molto bene. Prendeteli e uccideteli!” ordinò loro Voldemort, e subito i Mangiamorte si lanciarono all'attacco.
    Harry avrebbe voluto aiutare subito i suoi amici, ma prima di togliersi il mantello corse dalla Cooman.
    Non ce l'avrebbero mai fatta da soli, e tentò in tutti i modi di risvegliarla, ma non c'era verso: era morta.
    Con un gesto disperato, si rivelò ai Mangiamorte e si unì ai compagni.
    “Harry!” sobbalzò Hermione, come schivarono un colpo abbassandosi. “Come…cosa…?”
    “Ero sotto il mantello dell'invisibilità” spiegò in fretta Harry, riparando lui e Ginny con un Incantesimo Difensivo. “Dobbiamo prendere la Cooman, Hermione”.
    “Che cosa?” domandò lei mentre con uno “Reducto!” allontanava Dolohov.
    “Sì, immediatamente” rispose lui, “Expelliarmus! È ancora viva, e non possiamo…”
    “Tu non toccherai quella ragazza!” disse una voce potente e autoritaria, alle spalle di Harry.
    Il giovane si voltò e la vide avanzare con aria pomposa – per niente somigliante alla solita, che era sempre fra le nuvole- e pararsi davanti a una Luna che cadeva a terra inerme.
    “Li tengo io fermi qui” disse la Cooman rivolta a Harry, Ginny, Hermione e Ron, seria. “Voi andate, andate!”
    Aveva l'aria sconvolta: le grandi lenti che le ingigantivano gli occhi erano state spaccate in mille pezzi ma ancora pendenti sul naso, il volto pieno di graffi, i vestiti stropicciati e pieni di fori, e si reggeva a malapena in piedi.
    “Venga con noi professoressa!” le gridò Harry, che aveva capito le sue intenzioni dal tono della sua voce.
    “No!” insistè la Cooman. “Farete tardi! Forza, via da qui!”
    “Che cosa pensi di fare, vecchia megera?” rise uno dei Mangiamorte, con un mezzo sorriso.
    “Lo sai benissimo” singhiozzò la Cooman, con risolutezza e un coraggio che Harry non avrebbe mai pensato potesse avere.
    “Lasciala venire” invitò la voce di Lord Voldemort da dentro la Sala Grande, “sa molto di più di quanto non sospettiamo. E poi, può esserci davvero utile, con tutto quello che abbiamo escogitato”.
    Harry non aspettò l'occhiata d'intesa con la professoressa per avvicinare sotto il mantello Hermione Ginny e, messo un braccio di Luna attorno alla sua spalla e l'altro intorno a quella di Ron, scapparono dal castello.
    Si sentiva piangere il cuore: già vedeva la Cooman sottoposta a mille torture da parte di Lord Voldemort…tuttavia, sembrava avere un piano. Ma ammesso che l'avesse, in cosa consisteva?
    I ragazzi corsero a per di fiato fino all'altezza del campo da Quidditch, sulla strada che portava ai cancelli di Hogwarts. Videro che il gruppo di Mangiamorte dal villagggio stava rientrando nella nuova base, e quindi si allontanarono dalla strada, facendo il giro largo.
    Passati i cancelli, Harry si voltò a guardare Hogwarts, con la tentazione di tornare indietro.
    “Andiamo” lo tirò per il colletto Hermione, con voce lacrimosa, “non possiamo fare più nulla per lei, se non andare dall'Ordine della Fenice e dire loro tutto quello che è avvenuto. Ora!”
    “Ha ragione” convenne Ron. “Torniamo alla passaporta”.
    Senza avere altra scelta, Harry camminò con loro fino al punto dove ricordava avevano lasciato lo stivale, ed eccolo lì, posto all'angolo della strada.
    “L'abbiamo spostato noi” spiegò Ginny al viso interrogativo di Harry. “Così non avremmo avuto più problemi di tombini e…saremmo stati decisamente più comodi”.
    I due si sorrisero, ricordando fin troppo bene quello che era stata costretta a fare la loro compagna essendo la più piccola e magra.
    Hermione tolse loro il mantello di dosso un po' più nervosa del solito.
    “Sbrighiamoci” li esortò, e fissò Harry risentita, nonostante il ragazzo non avesse fatto, nella sua opinione, nulla di sbagliato.
    Con grande cautela, lui e Ron posizionarono Luna per terra e le misero la mano sullo stivale, poi tutti la imitarono.
    Ron lanciò a ognuno di loro uno sguardo deciso. “Tre….due…uno…”
    E partirono. Senza prevederlo, Harry si sentì agganciare all'ombelico e tirare sempre più in basso, mentre i capelli già molto scompigliati gli andavano sul viso e sugli occhiali, e riusciva a distinguere poco il viso dei suoi amici, mentre teneva premuta una mano su quella di Luna e l'altra salda sull'indumento.
    Poi si sentì strattonare, e tutti e cinquei finirono a terra. Harry si mise subito seduto e si guardò intorno. Il posto era molto familiare….
    “Dove siamo?” chiese Ron, confuso, alzandosi in piedi e grattandosi il capo.
    “A casa mia” rispose Harry, sollevato.


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    Capitolo 10

    L'INIZIO

    Harry guardò Luna, sdraiata accanto a lui, ignara e addormentata, per poi volgere lo sguardo su tutto il giardino; il cielo azzurro risplendeva come se non fosse capitato nulla.
    Dopo che lui, Ron e Hermione e Ginny si furono alzati e si furono tolti la terra dai vestiti, Harry coricò Luna sulle spalle sue e di Ron e si diressero verso casa.
    Ma avevano appena mosso qualche passo che avvertirono dei mormorii dentro l'edificio e intravide qualcuno dalle finestre.
    In un attimo, dalla porta emersero tre personaggi: la prima era una ragazza giovane dai corti capelli rosa acceso che non doveva avere molti anni in più di loro cinque, poi un uomo nero molto alto e dall'aria robusta e Remus, che venne in loro soccorso per ultimo.
    Nel momento in cui notarono Luna, tutti e tre s'affrettarono ad aiutarli.
    “Dalla a noi ragazzo” disse l'uomo nero rivolto a Ron, e questo senza esitare troppo gli porse un braccio della ragazza.
    Mentre faceva lo stesso, Harry ebbe come l'impressione di aver udito già il suono della voce di quel tipo, ma proprio non riusciva a ricordare dove.
    “Che cosa le è successo?” chiese la ragazza dai capelli rosa, prendendo il viso di Luna fra le mani.
    “E' stato l'incantesimo di un Mangiamorte. L'ha colpita, e…e non si è più risvegliata” rispose automaticamente Hermione, avvilita; il viso sporco e ferito le evidenziava gli occhi lucidi, bisognosi di riposo.
    Harry, dopo aver studiato i volti dei loro soccorritori e quelli dei maghi affacciati alla finestra, si rivolse Remus, sempre più confuso :”Che cosa sta succedendo?”
    “Non c'è molto tempo. Te lo spiegherò più tardi, quando saremo arrivati a destinazione” rispose enigmatico lui. “Questi sono Ninfadora Tonks e Kingsley Shacklebolt, due Auror” e presentò la giovane dai capelli rosa e il nero che si apprestava a portare dentro Luna.
    “Per gli amici rimango Tonks” lo corresse la giovane Auror, lanciando un'occhiataccia a Remus dietro di lei, mentre i capelli le diventavano rossi. “Odio il nome Ninfadora”.
    Hermione la studiò curiosa. “Non sei un po' troppo giovane per entrare nel Dipartimento?”
    In tutta risposta, Tonks le sorrise gioiosa. “Oh, sì beh, sono riuscita a convincerli grazie a questi” e indicò i suoi capelli che tornavano di nuova di un rosa caramella, “sai, sono un Metamorfomagus. Posso cambiare aspetto. A quanto pare, hanno un estremo bisogno di gente del genere “.
    A Hermione brillarono gli occhi per un momento, poi annuì con vigore. “Ovviamente! Ho letto molti libri riguardo alla tua magia…Ma non avevo mai incontrato una persona che potesse davvero trasformarsi!”
    “Sono difficili da trovare” finse di vantarsi Tonks mentre, indietreggiando i capelli con un gesto, il rosa lasciava il posto a una chioma castana e riccia.
    I ragazzi entrarono, preceduti dagli Auror e Remus. Fu così che Harry ebbe modo di vedere l'interno. Nell'ingresso vi erano altri maghi e streghe, e Harry ne contò almeno una decina.
    A giudicare da come aspettavano, non si sorprese di come balzarono in piedi quando li videro entrare.
    “Quanti sono?” chiese un uomo dal capellino lungo e a punta.
    “Solo loro quattro” rispose Kinglsley Shacklebolt con aria grave, e poi con un cenno della testa indicò la loro compagna, portata da lui e Tonks. “Più lei”.
    La donna accanto all'uomo dal capello a punta si mise le mani sulla bocca, il volto deformato dall'orrore. “Oh santo cielo! Da quant'è che non si sveglia?” esclamò, rivolta ai ragazzi.
    “Da molto” rispose subito Harry, prima che Hermione prendesse di nuovo parola. “Da quando abbiamo lasciato Hogsmeade”.
    “E' stata colpita da un incantesimo” fece loro presente Remus. “Dobbiamo intervenire subito”.
    “D'accordo” annuì il mago che aveva parlato fino a quel momento. “Portatela di là. Voi intanto occupatevi degli altri ragazzi. Ci pensiamo noi, qui”.
    Kingsley agitò la bacchetta su Luna e dopo aver pronunciato le parole “Wingardium Leviosa” seguì il resto degli Auror nel corridoio che conduceva alla stanza per gli ospiti.
    Harry stava per andare loro dietro, per sapere cosa ne sarebbe stata della povera Luna, ma Remus lo fermò mettendogli una mano sulla spalla.
    “Non preoccuparti” lo rassicurò, “sanno quello che fanno. Si riprenderà, vedrai!”
    “Non è per questo” ribatté Harry, levando la mano dalla sua spalla, alquanto infastidito.
    “Che cosa sta capitando? Devo sapere! Prima i Mangiamorte attaccano, poi vedo Auror che infestano casa…”
    Remus lo studiò per un momento. “A suo tempo le spiegazioni. Ora dobbiamo andare”.
    “Per dove?” chiese Harry, sempre più irritato.
    “Dai tuoi genitori. Sono in un posto più sicuro di questo, credimi” rispose l'altro, sicuro.
    “Venite qui, ragazzi” gesticolò Tonks in direzione di Ron e Hermione, e i due , scambiatasi un'occhiata incerta, si unirono a lei. Ginny si strinse a Remus, che afferrò il braccio di Harry. “Ti sei mai Smaterializzato?” gli sussurrò a un orecchio.
    “Solo una volta” rispose prontamente Harry. “Con Silente”.
    “Non dovresti avere problemi allora” gli sorrise il mago, “tieniti forte”.
    Harry strinse gli occhi e fece il possibile per non lasciare la presa. Un senso di nausea lo pervase, e proprio mentre stava pensando che avrebbe viaggiato molto più piacevolmente su un manico di scopa, apparve in una via di Londra.
    “Dove siamo?” chiese Hermione, i capelli elettrici.
    “A Grimmauld Place” rispose Remus.
    Harry sorrise; conosceva quella dimora. Nonostante Sirius fosse andato ad abitare fuori città, aveva ereditato la casa in modo che i Malfoy o i Lestrange non ne prendessero possesso, e aveva evocato una serie d' incantesimi di protezione in modo che non la trovassero.
    “Molto bene!” esordì Remus dopo un attimo di silenzio, rivolgendosi a Tonks e a Kingsley.
    “Chi ha il lasciapassare?”
    “Io dovrei avercelo da qualche parte” disse Tonks, tastandosi le tasche della giacca, per poi tirare fuori un pezzo di pergamena arrotolata.
    Lo dispiegò e lesse velocemente: “Il Quartier Generale dell'Ordine della Fenice si può trovare al numero dodici di Grimmauld Place, Londra”.
    “Il Quartie…?”
    “Non ora Harry!” esclamò Remus.
    Harry stette ad assistere al fenomeno davanti ai suoi occhi; il numero undici e il numero tredici si allontanarono l'uno dall'altro, ma nessuno dei Babbani che abitava all'interno dei due edifici sembrò farci caso. La musica dalla radio al numero undici continuò a suonare, e anche gli inquilini al numero tredici rimasero incollati davanti al programma televisivo come se nulla fosse.
    Tra i due palazzi, ecco emergerne un terzo, con sopra inciso numero dodici. La porta era rovinata, così come l'intera palazzina. Sembrava che nessuno avesse messo piede in quella casa da anni.
    “Andiamo” li incitò Kinglsey, e Harry, seguito dagli altri, si mosse davanti alla porta, e bussò con l'anello a forma di serpente.
    Pochi attimi dopo, la madre dei Weasley si fece viva sulla soglia.
    “Molly” salutò con un cenno del capo Kinglsley, prima d'entrare.
    “Ciao Remus” esordì poi la strega a Remus, mentre quello con un cenno del capo s'affrettava a seguire Kingsley.
    Dopo che anche Remus fu passato, scrutò i rimasti, e i suoi occhi si ingrandirono moltissimo.
    “Ron! Ginny!” esclamò, facendosi largo fra Harry e Hermione e raggiungendo la figlia, che strinse stretta a sé prima di abbracciare forte anche Ron. “Ero in pena per voi! Dove siete stati? Cosa avete fatto? Siete feriti? Vi hanno trovato? Cosa…?”
    “Mamma, calmati…dai…non è successo niente!” provò a dire Ron, cercando di divincolarsi dalla morsa della madre.
    Quando sembrò che la signora Weasley ne avesse abbastanza, salutò allegra Tonks, e poi si rivolse anche ai due ragazzi.
    ” Vi mostro dove dormirete. I vostri amici vi attendono lì”.
    “Va bene signora Weasley” ringraziò Harry e, condotti da lei, tutti e cinque i rimasti entrarono in casa. “E parlate piano nell'ingresso” ammonì la signora Weasley, mentre faceva loro strada lungo il corridoio d'entrata.
    Il posto era tetro e buio, e sembrava appartenere al più oscuro dei maghi. Ora Harry capiva perché Sirius non aveva mai voluto mostrargli la casa delle sue origini. Dopo essere passati davanti a una sala chiusa, da cui il ragazzo udì un mormorio di voci sommesse, a una coppia di tende lunghe e tarmate, oltre la quale Harry supponeva ci fosse un'altra porta, e evitato un grande portaombrelli che sembrava la gamba amputata d'un troll, la signora Wealsey li guidò lungo le scale buie, tempestate sulle pareti dalle teste di elfi domestici, che davano a tutto un gusto raccapricciante. Harry notò, inoltre, che avevano tutti lo stesso naso a grugno.
    Arrivati a metà delle scale, la signora Weasley indicò loro l'altra rampa di scale. “Bene, ora non dovete fare altro che salire e….”
    Crash.
    “Voi, traditori del vostro sangue! Sozzura, feccia! Sottoprodotti di sudiciume e abiezione! Ibridi, mutanti, mostri….!” Insultò sguaiata una voce che veniva dall'ingresso. Poco lontano, la coppia di tende si era aperta, rivelando una donna anziana con una cuffia nera che tirava fuori le mani e graffiava chiunque fosse nelle vicinanze; Harry capì solo dopo pochi momenti che era un quadro, e il più realistico che avesse mai visto. Gli occhi rotavano, la pelle ingiallita si tendeva e dalla bocca sbavava. Inoltre urlava come un'ossessa e gli altri ritratti, infastiditi, cominciarono a gridare anche loro.
    “Tonks!” urlò la signora Weasley, severa, venendole in aiuto, cercando di raddrizzare il pesante portaombrelli.
    “M-mi dispiace tanto, M-Molly…” si scusò Tonks, trotterellando via.
    Una porta in fondo al corridoio s'aprì e uscì Sirius, che aiutò la signora Weasley a chiudere le tende.
    “Tuuuuu….traditore! non meriti di essere mio figlio! Brutto…” cominciò a inveire la vecchia da dentro la cornice, ma Sirius chiuse le tende così in fretta da zittirla sul nascere; dopo un momento, ritornò la quiete per il corridoio.
    Poi il padrino si voltò verso Harry, Hermione, Ron e Ginny che avevano assistito alla scena orripilati.
    “Simpatica, eh, mia madre?” disse, quasi divertito, tradendo il volto ombroso.
    Poi, senza dire un'altra parola, sparì di nuovo da dove era venuto.
    Dopo aver rimesso dritta la zampa di troll, la signora Weasley li scrutò ai piedi dei gradini.
    “Salite tutte le scale, e poi troverete una porta. Lì vi dovrebbero attendere i vostri amici. Ci vediamo dopo!” e sparì anche lei.
    Dopo essersi scoccati un'occhiata l'un l'altro, i ragazzi fecero come indicato dalla madre di Ron.
    Harry bussò più volte alla porta, quando furono giunti dinanzi alla soglia.
    Da dentro si potevano udire i mormorii distinguibili della voce acuta di Louise e quelli di Frank, e anche il bisbigliare nervoso di John.
    Poi, tante mani colsero di sorpresa Harry, tirandolo dentro la stanza con tanta di quella fretta che sembrava che i gradini stessero per esplodere.
    “Harry! O santo cielo!”
    “Cosa è successo?”
    “Perché avete fatto tardi?”
    Harry si ritrovò a fronteggiare i visi di Frank, John, Richard e Louise, tutti e quattro apprensivi.
    “E' stata dura a Hogsmeade?” aggiunse Louise, stranamente rossa per qualche ragione.
    “Io…sì” rispose Harry, ancora un po' smarrito. Si scambiò un'occhiata con Ron, Hermione e Ginny. Nessuno aveva voglia di raccontare loro quello che era accaduto al castello.
    “Qualcuno si prende la briga di spiegarci cosa stanno combinando di sotto?” chiese, cambiando discorso.
    “Papà ha deciso di stabilire qui il Quartier Generale” rispose Frank, facendo spallucce.
    “L'Ordine della Fenice si è riattivato da quando i Mangiamorte hanno attaccato Hogwarts”.
    “Si sa perché l'hanno fatto?” chiese Hermione.
    Harry notò che evitava di guardare Louise.
    “Beh, da quello che abbiamo sentito” rispose ancora Frank, “l'hanno fatto per prendere Neville. Proveranno in tutti i modi di catturarlo, ovviamente, e ora che la gran parte dei Mangiamorte è fuggita da Azkaban non s'arresteranno”.
    Harry sapeva già tutto di quanto era stato rivelato, e anche qualcosa di più, ma sentì comunque una fitta allo stomaco.
    “E Neville dov'è?” chiese, cercando di non pensare a quanto accaduto a Hogwarts.
    “Da qualche parte in casa” rispose John evasivo. “Dice che ha bisogno di stare un po' di tempo da solo.”
    “Ma potrebbe farsi male! Insomma…con tutto quello che ha passato…non può andare in giro così!” balzò Hermione, scambiandosi occhiate nervose con Harry.
    “Non c'è luogo più sicuro di qui” rispose Frank, calmo. “E poi, immagino che dovrà imparare a conoscere questo posto, visto che non ci muoveremo da qui per un bel pezzo”.
    Gli occhi di Ron s'allargarono. “Quindi non torneremo ad Hogwarts?”
    “No” rispose Louise, e con un sospiro si lasciò andare sul letto accanto a Frank con l'aria grave.
    “Così come tutti gli altri”.
    “E sapete qualcosa dei sopravvissuti?” chiese Hermione, le sopracciglia che le andavano su e giù mano mano che veniva a conoscenza dei fatti.
    “Dovrebbero essere da qualche parte nascosti con gli altri professori. Vivono come profughi. Non si sa esattamente dove, ma sentiamo continuamente di un 'luogo segreto'…quindi dovrebbero essere in salvo, giusto?” rispose Richard, che guardava fisso Hermione da un bel po'.
    Harry si scoprì geloso di tutte quelle attenzioni verso di lei.
    “E come sapete tutte queste informazioni? Insomma, con il vecchio Malocchio avrebbero dovuto scoprirvi subito!” osservò Ron, colpito. Harry ricordò che Malocchio Moody era stato un membro dell'Ordine nominato spesso dai suoi genitori essendo stato un grande mago, anche se non l'aveva mai incontrato di persona.
    “Con queste” rispose Ginny, apparendo sulla soglia della porta e mostrando due orecchie giganti molto allungate da cui si diramava un lunghissimo filo color carne.
    “Da quando Fred e George sbandierano ai quattro venti i loro prodotti senza prima metterli in vendita?” Ron ghignò.
    “Da stamane” rispose Richard per lui, “hanno capito che era un momento particolarmente delicato e quindi ci hanno fatto la gentilezza di darcele gratis subito dopo la sperimentazione”.
    “O magari per la sperimentazione. Fred e George non offrono mai la loro merce senza un prezzo” lo informò Ginny, con un sorriso.
    “Loro sono qui?” chiese Ron, con lo sguardo che passava da Richard a Louise.
    “Oh, sì” rispose quest'ultima, “sono in una delle stanze di sotto. Stanno cercando di ascoltare i piani dell'Ordine senza essere scoperti da Malocchio Moody” .
    “Vado a cercare Neville” decise all'improvviso Harry, che stava ripensando a quello che aveva sentito da Voldemort e voleva assolutamente parlarne con Neville.
    Senza prestare ascolto a eventuali risposte dei suoi compagni, Harry si avventurò di nuovo nell'ingresso, alla ricerca dell'amico. Forse non l'avrebbe fatto in altre circostanze visto che non gli rivolgeva più la parola da quando girava con Ginny, ma d'altro canto era l'unico con cui potesse parlare, date le cose di cui era venuto a conoscenza.
    Facendo attenzione a non inciampare nel portaombrelli, s'affacciò alla porta della cucina, ma non trovò nessuno.
    Allora risalì al piano di sopra e, dopo essersi ritrovato in un paio di stanze vuote, sentì dei rumori da una camera, che era quella di Sirius.
    L'aprì leggermente; la prima cosa che notò fu che era una stanza larga e spaziosa, con ancora il disordine giovanile dei tempi della scuola sulla scrivania. Attaccati ai muri vi erano poster di ragazze Babbane, poiché le foto erano immobili; un segno della grande trasgressione di Sirius rispetto al resto della famiglia, che Harry immaginava facesse per sfidarli. Tra un poster e l'altro, poi, vi erano attaccate un paio di foto che si muovevano dei giovani James, Sirius, Remus e Peter e molte bandierine e stendardi rosso e oro, i colori di Grifondoro. Un altro modo per contraddistinguersi: tutti i Black erano stati da sempre Serpeverde. Neville era proprio lì, seduto a bordo letto, la testa fra le mani.
    Harry non l'aveva mai visto così giù di morale da quando lo conosceva, neanche se si trattava di una lezione di Pozioni, materia in cui Neville non era decisamente portato.
    “Se stai cercando di consolarmi, è meglio che tu te ne vada” ammonì, malinconico.
    “Non voglio fare nulla del genere” ribatté Harry. “So che è dura quando sembra girare tutto intorno a te”.
    “Ah, davvero?” chiese Neville, scettico. “Io non credo”.
    “Invece è così, più di quanto tu creda” insisté Harry, e diceva il vero; si immergeva facilmente nei panni di Neville, soprattutto ora che vedeva quelle cose…quelle visioni.
    ” Beh, allora saprai che non voglio parlare con nessuno. I-io non so cosa fare. Non mi sono mai sentito così smarrito in tutta la mia vita” confessò l'altro con tono melodrammatico.
    Harry si lasciò andare sul letto di Sirius accanto a lui. Avrebbe voluto fargli capire che lui era lì per offrirgli il suo aiuto, ma quando aprì la bocca non uscì nulla.
    “Mi dispiace, Neville. Ma sappi che secondo me tu sei una persona forte” balbettò, capendo che suonava più come un incoraggiamento che una cosa che pensava sul serio. “Hai combattuto Voldemort due volte, tutto da solo. Sei speciale, ed è per questo che tutte queste persone sono qui per te”.
    Neville grugnì, e per la prima volta da quando Harry era arrivato gli scoccò una veloce occhiata dall'alto in basso.
    “Odio sentirmi speciale. E per quanto riguarda le battaglie contro Tu-Sai- Chi…Non è totalmente vero. Senza di te e Hermione non sarei mai riuscito a superare le prove al primo anno. E l'anno scorso, se tu non avessi avuto la prontezza di colpire con la zanna il diario, Ginny sarebbe morta e ora il fantasma di Tom Riddle vagherebbe in giro libero”.
    Harry si sentì rabbrividire al solo pensiero. “Tutti hanno bisogno di aiuto” disse, “e comunque in qualche modo Voldemort è libero, dentro un corpo che non ho capito quale sia…”
    Neville ora gli riservava tutta la sua attenzione, e solo allora Harry capì di aver anticipato quello che avrebbe voluto dirgli.
    “Come lo sai?” chiese l'amico rabbrividendo.
    Harry tirò un sospiro, e fissò il compagno, scegliendo le parole giuste da dire.
    Alla fine confessò: “Sono stato al castello”.
    “Tu cosa…?” sobbalzò il compagno, scioccato.
    “E' per questo che sono qui” disse Harry. “Insomma…ho capito che sei l'unica persona di cui posso fidarmi, dato che sei il diretto interessato. Senti un po' quello che ho scoperto…”
    E gli riferì tutto, fino all'ultima parola. Ogni volta che Harry attaccava una frase, Neville diveniva sempre più ceruleo, l'espressione cupa. Harry sapeva che non sarebbe stato facile, ma doveva sapere, doveva essere messo in guardia.
    “Sono tutti morti” fu la prima cosa che disse Neville. “E Luna…”
    “Si riprenderà” lo rassicurò Harry. “Gli Auror a casa mia si stanno prendendo cura di lei”.
    “Sono felice che almeno facciano il loro lavoro” disse Neville, un po' più sollevato dalla notizia.
    “Non so se lo sai, ma erano a casa tua perché aspettavano i ragazzi salvati da Hogsmeade. Ma non è venuto nessuno, a parte voi…”
    L'idea di essere i pochi sopravvissuti su tutta quella gente fece tremare Harry.
    “Probabilmente si sono uniti al gruppo di studenti e professori sopravvissuti” disse, e subito i ricordi di quanto accaduto alla scuola si rifecero vivi nella sua mente.
    “E probabilmente saremmo morti anche noi, se la Cooman non fosse intervenuta”.
    “E' stata molto coraggiosa” commentò Neville, commosso.
    “Mi chiedo se sia ancora viva” disse Harry, rivolto più a se stesso che al compagno, e si rese conto che si sentiva in debito con la professoressa, e sperò con tutto il cuore che resistesse a Voldemort.
    “Non possiamo saperlo” disse Neville spaziando lo sguardo a tutta la stanza, per poi tornare su Harry. “Quello che mi preoccupa più di tutto, però è il traditore. Dobbiamo dirlo all'Ordine!”
    “No!” scattò l'altro. “Non possiamo fidarci di loro; Voldemort ha detto di avere un contatto, ricordi? Stiamo parlando di una spia!”
    “E credi che non dire quello che sappiamo migliori le cose? In ogni caso, per lui o lei scappare sarebbe come un modo per svelarsi!” incalzò Neville, il sudore sulla fronte.
    “Io penso solo che il rivelarlo creerebbe una grande confusione” protestò Harry, “nessuno si fiderebbe più dell'altro, e questo è esattamente quello che Voldemort vorrebbe per distruggere la barriera per arrivare a te. E poi, se davvero c'è una spia fra di noi, deve averla scelta in modo intelligente. Sicuramente qualcuno di cui ti fidi o che ti starà accanto. E farà di tutto per nascondersi il meglio che può dai sospetti”.
    Neville lo studiò per un po', insospettito, prima di decidere che forse lui non era la spia.
    Poi si sporse verso l'amico e mormorò: “Tu ti fidi dei nostri compagni?”
    Harry deglutì. “Di Hermione sì” rispose risoluto. “E' sempre stata con me. È vero, è nostra amica” fece un attimo una pausa, prima di pensare a che peso voleva dare alla parola amica, “ed è sempre stata una delle persone più vicine a te. E fino ad ora ci è stata sempre accanto, anche nel periodo in cui noi due non…”
    “Non ci parlavamo per via di Ginny, sì” tagliò corto Neville. “Sì, sarebbe sciocco sospettare di lei. Ma degli altri, Harry? Dei tuoi amici? Degli altri membri dell'Ordine?”
    Era una domanda cui il giovane non poteva dare risposta.
    “Non lo so” s'arrese con sincerità. Si rese conto all'improvviso di sentirsi stanchissimo, e che aveva un gran bisogno di riposare. Poi s'alzò, e decise di uscire dalla stanza per lasciarlo un po' da solo.
    Aveva posato le dita sulla maniglia, che gli attraversò per la mente un pensiero, e si voltò verso di lui. “Solo…tieni gli occhi aperti, va bene?”
    Neville lo guardò deciso, con lo stesso lampo d'orgoglio di quando aveva trapassato la testa del Basilisco da parte a parte con la spada di Grifondoro.
    “Lo farò”.

    Harry richiuse la porta dietro di sé, cercando un luogo in cui nessuno avrebbe potuto disturbarlo. Si sentiva così spossato che sarebbe caduto addormentato sul pavimento se ne avesse avuto il coraggio.
    Alla fine s'imbatté nella stanza di Regulus, non molto lontana da quella di Sirius.
    Quando spalancò la porta, però, vi era già qualcuno all'interno. Hermione, che lo fissava a gambe e mani incrociate, in attesa.
    “Oh, ciao” salutò Harry, sentendosi in qualche modo incastrato.
    “Ciao” rispose Hermione, e dal tono il ragazzo capì.
    “Hai origliato, vero?” chiese, senza mezzi termini.
    Sul viso di Hermione comparve un leggero sorriso. “Come avrei potuto evitarlo? Ero così preoccupata per te…sembravi così fermo nel voler trovare Neville…e quando l'hai fatto, beh, ti avevo seguito, e quindi…Oh, Harry, è terribile!”
    In quell'istante, mentre guardava la ragazza, a Harry parve di essere tornato indietro nel tempo, quando l'aveva trovata nella Foresta Proibita davanti alla catapecchia dove era rinchiuso Codaliscia, e dove loro si erano baciati.
    Il senso di colpa riemerse: se solo non fossero stati lì, ora sarebbero stati ancora a Hogwarts…magari tranquilli davanti al camino a pensare, o loro due insieme a studiare in un'aula vuota.
    Rimpianse quei momenti, e allo stesso si fece una domanda che non si era mai posto prima: se non avessero pedinato Piton, quello che era successo fra di loro sarebbe avvenuto comunque?
    Preferendo non pensarci, si sedette sul letto davanti a lei.
    “Sì, è terribile” fu tutto quello che riuscì a dire. “Spero solo che tu non stia recitando la parte della buona scandalizzandoti così”.
    “Pensi davvero che io sia la talpa?” domandò l'altra, scioccata e ferita.
    “No, non lo penso” le rispose franco Harry. “Ma non posso fidarmi più di nessuno”.
    “Beh, di me puoi” rincarò Hermione. “Pensi che ti abbia seguito, che mi sia proposta di stare al tuo fianco, perché voglia arrivare a Neville? Non sarebbe stato più semplice lasciarti perdere e unirmi al gruppo di Ginny?”
    “Forse” rispose lui. “Hai ragione. Scusami”.
    “Scuse accettate” rispose Hermione, dopo che lo ebbe guardato a lungo.
    Per un po' seguì il silenzio.
    “E' stato il peggior primo appuntamento del mondo” osservò poi lei, arrossendo un po'.
    Harry sentì le guance in fiamme; gli sembrava una vita fa la loro gita a Hogsmeade.
    Poi ripensò alle parole di Hermione, e la guardò dritta in faccia. “Aspetta…era un appuntamento?”
    Gli veniva la pelle d'oca al solo pensiero che potesse esserlo. Era molto più spaventato di questo che di tutti i Mangiamorte messi insieme.
    “Tu che dici?” chiese Hermione, con un sorriso furbo e scrollando le spalle.
    “Mi fido di te” lasciò perdere Harry, e sentì un'improvvisa fitta alla testa.
    “Cos'hai?” domandò la compagna, notando il malore.
    “Io…non lo so…mi fa male la fronte…penso…credo…”
    Vide il seguito di quello che era accaduto a Hogwarts il suo primo anno, nella sua vita dei sogni…Aveva battuto Raptor….Silente aveva assegnato loro la Coppa delle Case…Avevano vinto, lui, Ron e Hermione, tutti e tre migliori amici….e si dirigeva con loro verso il treno, mentre Hagrid il guardiacaccia li salutava con affetto….
    E Harry, in qualche modo, sapeva che quello era soltanto l'inizio. 

    Anonymous ha risposto 8 anni, 3 mesi fa 0 Mago · 0 Risposte
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