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  • Photograph

    Posted by Anonymous on Aprile 2, 2017 at 11:33 am
    A Night e Cloak,
    i miei fratellini preferiti:
    “Un passo alla volta
    è la la la”. *.*
    A me stessa
    e alla mia passione
    per la fotografia.
    Ah, e a Ed Sheeran
    per aver scritto questa
    meravigliosa canzone!

    PHOTOGRAPH

    Spesso le persone si domandano cosa direbbero certi luoghi, certi muri, certe stanze, se potessero parlare. Probabilmente potremmo raccontare aneddoti struggenti, storie d'amore, di odio e di vendetta, storie epiche o storie di tutti i giorni, piccoli scorci di esistenza incastonati nella vita della gente.
    Io non sono altro che un pub, un pub magico, certo, ma pur sempre un pub: eppure non ho potuto fare a meno, dall'inizio della mia esistenza, di osservare le persone che si sono avvicendate ai miei tavolini e ai miei banconi; ho visto gli abitanti di questo posto, i turisti, i professori della Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts, che si trova qui accanto, maghi e streghe di ogni altezza, corporatura, stato sociale. Ma quelli che mi hanno sempre incuriosito di più sono gli studenti: hanno il permesso di venire qui dal loro terzo anno, quindi dai tredici anni, e così finché non finiscono la scuola, a diciassette anni. Li vedo crescere… e alcuni poi tornano, magari sposati, magari con figli, a volte infelici, a volte realizzati e soddisfatti. È assurdo dire che alcuni mi sono rimasti nel cuore, perché io non ho un cuore, sono solo cemento e legno… ma ricordo alcuni di questi con vero e sincero affetto, e vi voglio raccontare di tre episodi a cui ho assistito che li riguardano.

    Loving can hurt
    Loving can hurt sometimes
    But is the only thing that I know

    Quel ragazzo ordinò la sua Burrobirra distrattamente, gli occhi fissi su un altro tavolo: era pallido, aveva i capelli neri, lunghi e poco curati, e due occhi molto scuri e incupiti. Raramente avevo visto qualcuno con un'espressione più sofferente. Era in un tavolino in disparte, dove nessuno poteva vederlo, ma dal quale lui poteva vedere un tavolo. Solo uno.
    Guardava una ragazza sorridente, con una cascata di capelli fulvi e vivaci occhi verdi, seduta con un giovane occhialuto a sua volta sorridente, che parlava animatamente, sistemandosi il ciuffo corvino ogni tanto.
    Quando gli fu servita la bevanda, il ragazzo la allontanò da sé, come se la sola vista lo stomacasse. Tirò fuori quello che sembrava un libro scolastico e cominciò a scarabocchiare ai margini, anche se con la coda dell'occhio non perdeva di vista gli altri due ragazzi.
    “…E Marlene ci sta molto male” stava dicendo la ragazza dai capelli rossi. “Ieri è stata tutta la sera nel dormitorio a piangere, non è nemmeno venuta a cena” concluse, accigliata.
    “Felpato è sempre stato così” replicò l'altro. “Lo sai com'è, no? È impulsivo, e probabilmente adesso è spaventato perché le cose si stanno facendo serie e lui ha sempre amato vedersi come il gallo del pollaio… uno scemo, insomma” ridacchiò, coinvolgendo anche lei.
    “E tu, James?” lo provocò lei. “Sei così anche tu? O vuoi correre il rischio dell'impegno?”
    Lui la guardò a lungo negli occhi, poi le prese la mano e gliela baciò.
    “Sarebbe un onore impegnarmi con te, Lily Evans” affermò.
    Lei lo studiò, seria. Poi si alzò e andò a sedersi sulle sue ginocchia, passandogli le braccia intorno al collo.
    “Questo non significa niente, Potter” sussurrò al suo orecchio, divertita, per poi concedergli le sue labbra.
    Il ragazzo pallido sgranò gli occhi, impietrito, mentre il bacio diventava sempre più passionale, Lily afferrava i ricci di James e lui la stringeva forte a sé, accarezzandola.
    La sua bocca si spalancò leggermente e una lacrima cominciò a scendere, solitaria. Mi dava l'impressione di non accorgersi del brusio, né della ressa, né di nient'altro. Era come se in quel momento esistessero solo lui, la ragazza chiamata Lily e il ragazzo di nome James, che ora si erano staccati e si sussurravano qualcosa, sorridendo.
    Mentre osservavo il ragazzo di cui ancora non conoscevo il nome, un altro studente, molto alto e ben piazzato, gli passò accanto, lo vide e gli rovesciò “accidentalmente” la sua Burrobirra sui pantaloni. “Guardate!” urlò, deliziato. “Piton si è fatto pipì addosso!”. Alcuni studenti cominciarono a ridere. Piton avvampò e cercò qualcosa con cui coprirsi, ma la sua giacca era troppo corta. “Che è successo? Ti sei visto allo specchio?” continuò l'altro, sempre più compiaciuto dell'effetto delle sue parole sulla sua vittima e sugli astanti, che cominciarono a ridere sempre più numerosi. Lily, seppur turbata, voltò la testa e invitò James a fare lo stesso: i due continuarono a chiacchierare ignorando gli avvenimenti.
    Alla fine, Piton recuperò la sua borsa, ci ficcò dentro il libro, lasciò qualche zellino sul tavolo e corse fuori dal locale tra l'ilarità generale.
    Non lo vidi mai più.

    Loving can heal
    Loving can mend your soul
    And it's the only thing that I know

    Questa, probabilmente, è la mia storia preferita. Parla d'amore. Un amore che ho visto nascere, un amore che ho intuito e compreso prima che lo facessero i due diretti interessati.
    Probabilmente tutti l'hanno inteso prima che lo facessero i due diretti interessati, ma questa è una delle cose che ho sempre trovato incredibile di questo legame.
    La prima volta che vidi Ron Weasley e Hermione Granger avevano entrambi tredici anni, eppure litigavano come una coppia sposata da anni. C'era qualcosa, una chimica tra loro, una sorta di elettricità palpabile che non ti avrebbe fatto dire se avessero voluto prendersi a schiaffi o baciarsi. Erano spesso accompagnati dal loro migliore amico Harry, ma Hermione guardava sempre Ron e Ron guardava sempre Hermione.
    A loro veniva naturale guardarsi: prima di rispondere a una domanda, per essere sicuri di avere un'intesa, prima di ordinare una Burrobirra – la prendi anche tu, vero? – , alla fine di una frase, come cercando il consenso dell'altro; ogni pretesto era buono per intrecciare profondamente i loro sguardi e fondere i loro occhi.
    Li ho visti qui anche accompagnati da altre persone, a tavoli diversi, chiaramente furenti l'uno con l'altra, eppure anche in quel caso non potevano fare a meno di osservarsi di nascosto.
    Io ho sempre tenuto per loro, non lo posso negare. Per un lungo periodo non li ho visti, ma, a onor del vero, si vedeva davvero poca gente in quell'arco di tempo.
    E poi, un giorno d'inverno, sono ricomparsi, soli, senza Harry. Erano raggianti.
    Si sedettero a un tavolino, vicini, come se non potessero sopportare l'idea di stare separati nemmeno per sedere di l'uno di fronte all'altra. Si tenevano la mano. Ordinarono due Burrobirre e si misero a parlare fitto fitto.
    “Devi raccontarmi tutto! Come sono i compagni? E i professori? E come se la cava la McGranitt come Preside? E Gazza è il solito rompipluffe?” terminò Ron con una risata.
    Hermione gli diede un buffetto scherzoso sul braccio e si schiarì la voce: “Beh, la McGranitt ha apportato ben poche modifiche alla linea utilizzata da Silente, sai che erano molto in sintonia, quindi la direzione didattica è rimasta pressoché immutata, e poi…”
    Ron imitò una sonora russata. “Hermione!”
    “E va bene” Hermione diventò rossa. “Gazza è ancora un rompipluffe” affermò poi, ridacchiando.
    “Questa è la mia ragazza” disse Ron, e le schioccò un bacio sul naso.
    “I compagni… beh, c'è Ginny, è la mia migliore amica, passo il tempo soprattutto con lei, anche se molte volte ci dividiamo: lei al campo di Quidditch e io…”
    “…in biblioteca” concluse Ron.
    “Sbagliato” lo contraddisse lei, trionfante. Lui spalancò gli occhi. “E allora dove stai a studiare? Perché SO che studi… giusto?” domandò, titubante.
    “Sì, giusto” replicò lei, dolcemente. “Sto sulla tua poltrona. Quella che occupavi sempre tu. E se ci vanno i primini io dico che è riservata ai Caposcuola e mi ci siedo io” concluse, con una risatina. Poi alzò la testa per guardarlo. “È che mi manchi. Senza te e Harry, Hogwarts non è la stessa” concluse, con la voce leggermente rotta. Ron la circondò con un braccio e la strinse a sé, mentre Hermione nascondeva il viso nell'incavo del suo collo.
    “Pensa a finire quest'anno con tutti Eccezionale, come so che farai” sussurrò lui, soffiando sui suoi capelli “e poi non ci sarà più niente a tenerci separati. Niente. Potremo fare quello che vorremo. Hermione, io non sono ricco, lo sai. Ma ho dei progetti. Progetti per il futuro, per noi. Sto cercando di diventare l'uomo che tu meriti”. Hermione si staccò da lui con gli occhi lucidi: “Tu sei già quell'uomo” disse, calma, fissando il proprio sguardo nel suo. Poi, lentamente, gli prese il viso tra le mani e lo baciò, mentre lui la abbracciava: era un momento loro e di nessun altro, non si accorsero nemmeno di cambiare posizione mentre il ritmo del bacio aumentava. Solo dopo un po' Ron sussurrò divertito sulle labbra di Hermione “Scendi, o ci arresteranno per atti osceni in luogo pubblico” e lei realizzò di essere seduta a cavalcioni su di lui. Avvampando, si risedette vicino a lui, ma le loro mani rimasero intrecciate.
    Bevvero le loro Burrobirre in silenzio, guardandosi di tanto in tanto.
    “Che ne dici di una passeggiata?” propose dopo un po' Hermione, probabilmente ancora imbarazzata.
    “Va bene, signorina” la assecondò Ron.
    Si alzarono, pagarono e uscirono. E, per fortuna, non fu l'ultima volta che li vidi. Anzi, posso dire che il futuro di cui parlava Ron si realizzò davvero: andarono a convivere e poi si sposarono. Ebbero anche due figli: il terzo episodio di cui voglio parlare riguarda il loro secondogenito, Hugo Weasley.

    We keep this love in a photograph
    We made these memories for ourselves
    Where our eyes are never closing
    Our hearts were never broken
    And time's forever frozen, still

    Hugo Weasley mi fece subito simpatia, appena lo vidi: mi sembrava suo padre in miniatura. Entrò con Ron, Hermione e sua sorella Rose, che all'epoca doveva cominciare il suo terzo anno a Hogwarts. Erano tutti carichi di sacchetti e pacchetti di ogni genere: evidentemente tornavano da una stancante spedizione a Diagon Alley.
    Per Hugo sarebbe stato il primo anno di scuola, ed era eccitato e terrorizzato allo stesso tempo: era anche la prima volta che veniva ai Tre Manici di Scopa, e si guardava intorno affascinato.
    “Mamma, posso assaggiare la Burrobirra?” domandò, occhieggiando quella di suo padre.
    “No, Hugo, sei troppo piccolo” rispose Hermione distrattamente, mentre rovistava nei sacchetti.
    “Ma Rose la beve!” protestò il ragazzino.
    “Rose ormai ha tredici anni” replicò ancora Hermione. “Per le mutande di Merlino, ci siamo scordati di passare da Scrivenshaft, mi serve una cosa per il lavoro” aggiunse. “Ci vado adesso. Rose, vuoi venire con me?” domandò. Gli occhi di Rose si accesero immediatamente. “Certo mamma!” esclamò, e la seguì fuori. Ron le osservò allontanarsi, poi passò il suo boccale a Hugo. “Non dire niente alla mamma” disse, sorridendo. Hugo assaggiò la bevanda bollente e squisita e sentì un piacevole rimestio allo stomaco.
    “Papà… e se a scuola non riuscissi a farmi degli amici?” domandò, a voce bassa.
    “Ci riuscirai, tesoro. E potrai contare su tua sorella e sui tuoi cugini, ma sono sicuro che alla fine ce la farai da solo” concluse Ron, mettendogli una mano sulla spalla.
    “Come lo sai?” fece Hugo, sollevando la testa per guardare meglio suo padre.
    “Perché sei un Weasley!” esclamò semplicemente Ron.
    “E se dovessi fare schifo in tutte le materie?” chiese Hugo, angosciato.
    “Ehi, neanche il tuo vecchio era un secchione come la tua mamma. Eppure, me la sono sempre cavata. Ti do un consiglio prezioso: trovati un'amica sapientona e fatti fare tutti i compiti da lei” Ron rise e anche Hugo sogghignò con lui.
    “Seriamente, Hugo”, proseguì Ron, “Soprattutto ora che Piton non c'è più, posso affermare che gli insegnanti e la preside sono lì per aiutarvi, e che se avessi qualsiasi problema puoi rivolgerti a loro, in particolare al professor Paciock. Nessuno a Hogwarts vuole la tua testa. E noi a casa ti vorremo bene qualunque cosa farai”.
    “Promesso?” chiese Hugo.
    “Promesso” lo rassicurò il padre.
    Frugò un po' nella tasca destra dei suoi jeans un po' strappati e poi ne tirò fuori una foto: erano loro quattro, un annetto prima, alla Vigilia di Natale alla Tana, tutti coi maglioni fatti da Molly. Ron teneva in braccio Hugo e Hermione con una mano stringeva la figlia e con l'altra il marito. Sembravano molto felici.
    “Guarda” disse, mostrandola a Hugo. “La porto con me ovunque vado. Mi ricorda chi sono. Mi ricorda che non sono il mio lavoro, non sono il mio stipendio, non sono la mia vita sociale, né quello che le persone pensano di me. Mi ricorda che io sono Ron Weasley. Che sono il marito di una donna meravigliosa. Che sono il padre di due bellissimi figli. Che la mia vita è bella. Che io sono il risultato delle cose che mi sono accadute nella vita, sono il risultato del dolore che ho patito, della gioia che ho vissuto, dell'amore che ho dato e ricevuto. Che io sono e rimarrò sempre io, a prescindere dagli sbagli che farò e dalle cose che invece farò giuste. Che io sono io con i miei pregi e i miei difetti, con la mia parte di luce e la mia parte oscura, che quella santa donna di tua madre ha visto… e mi ha sposato lo stesso. Ecco, Hugo: trova persone che accettino e si prendano cura della tua parte oscura… ad amare la luce sono bravi tutti.”
    Ron concluse il discorso e poi sgranò gli occhi, come se stentasse a credere che quelle parole così profonde fossero state pronunciate proprio da lui.
    “Ecco… io insomma, volevo dire… che voglio che la tenga tu” disse, mettendo la foto nelle mani di suo figlio. “E che ti ricordi che, qualsiasi cosa succeda a Hogwarts, tu sei Hugo Weasley e hai una famiglia che ti ama. Non lasciare mai che nessuno ti faccia credere il contrario” concluse, poi attirò il figlio verso di sé e lo abbracciò forte.
    “Che dici, facciamo una sorpresa alla mamma e a Rosie e le andiamo a trovare da Scrivenshaft?” propose poi, con un brillio negli occhi.
    “Ci sto” fece Hugo, entusiasta.
    Ron pagò le bevande e poi padre e figlio uscirono ridendo dalla porta a vetri.

    So you can keep me
    Inside the pocket of your ripped jeans
    Holding me close until our eyes meet
    You won't ever be alone
    Wait for me to come home

    Note dell'autrice:
    Ciao a tutti!
    Come avete visto, questa non è soltanto una Romione, e differisce davvero parecchio dalle mie solite storie… in effetti è la primissima volta che mi confronto sia con la Vecchia che con la Nuova Generazione… e ho veramente fifa D:
    Che ve ne pare del POV Tre Manici di Scopa? :D Non ho idea di come mi sia venuto in mente, non chiedetemelo xD ma mi affascinava l'idea di una storia ambientata in tre generazioni diverse e volevo che avessero un filo conduttore coerente… e quindi ecco qui.
    Spero davvero di non aver fatto casini, soprattutto con Lily, James e Severus… In caso, abbiate pietà di me, era la mia prima volta, migliorerò, lo giuro D:
    Ron e Hermione come vi sono sembrati? (Ovviamente il loro racconto è ambientato al settimo anno di Hermione a Hogwarts, quello che frequenta in classe con Ginny) E il piccolo Hugo? A me ha fatto una gran tenerezza scrivere di quel momento padre-figlio… il discorso che Ron fa a suo figlio è una cosa che mia madre ha insegnato a me, e penso sia qualcosa di molto importante da imparare e da capire… A volte me ne scordo ancora, e forse l'ho inserito in questa storia anche per ricordarmelo anche io un po' più spesso ;)
    La canzone “Photograph” di Ed Sheeran, che dà anche il titolo alla shot, mi è sembrata perfetta, in quanto i momenti che ho descritto sono quasi slice of life, quindi mi sembravano come scatti di una macchina fotografica sui protagonisti, era un bonus che sono stata più che felice di utilizzare, in quanto è un brano a cui sono molto legata.
    Grazie per aver letto e se vorrete lasciare un parere :3
    Come sempre, un grazie particolare a Vittoria per tutto l'aiuto che mi ha fornito a tutte le ore del giorno e della notte e per tutti gli scleri che ha sopportato. Sei una santa, davvero. Grazie cut <3
    Un abbraccione e, come sempre,
    Peace, love and Romione,
    Herm

    Anonymous ha risposto 7 anni, 3 mesi fa 0 Mago · 0 Risposte
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