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  • Tornare sempre

    Posted by Anonymous on Marzo 29, 2017 at 9:40 pm

    TORNARE SEMPRE

    A Villa Malfoy tutto era buio.
    Hermione correva a perdifiato per i lunghi corridoi. Il respiro le mancava, si sentiva debole, sofferente, le faceva male dappertutto, ma non poteva smettere di correre. Arrivata a un maestoso atrio, si fermò di colpo: i suoi genitori erano legati al centro della stanza, intrappolati tra le spire di Nagini. Sua madre urlava; suo padre aveva gli occhi chiusi. Che fosse già…? No, Hermione non voleva pensarci.
    “Mamma! Papà!” urlò, e le sue grida echeggiarono in un rombo assordante.
    “Reducto!” strillò poi, tentando di sciogliere le corde e di allontanare il serpente, ma l’incantesimo non funzionò.
    “Diffindo! Incendio! Confringo!”. Niente da fare, dalla bacchetta uscivano solo deboli scintille. Lei si sentiva troppo fragile, aveva perduto ogni potere, nemmeno la sua bacchetta le rispondeva più.
    Una risata acuta e penetrante raggiunse le orecchie di Hermione, che guardò subito verso la porta: Bellatrix era in piedi di fronte a lei, e rideva in modo folle, sconclusionato. “Crucio!” urlò poi, e Hermione si ritrovò a terra, contorcendosi e ansimando per l’effetto della Maledizione Senza Perdono.
    Cercò i suoi genitori con lo sguardo: adesso entrambi erano sdraiati a terra… del sangue colava vicino a loro…
    Hermione cercò di raggiungerli, arrancando sui gomiti, ma un’altra Maledizione della Tortura la fermò, mentre un dolore lancinante le colpiva la testa e il corpo, come se fosse stata trafitta da mille aghi appuntiti. Sentiva le forze abbandonarla, la testa che scoppiava, il corpo fragile, come se fosse stato fatto di carta. Sarebbe bastata solo una spinta per farla crollare definitamente…
    “CRUCIO!” urlò di nuovo Bellatrix e Hermione si accasciò sul marmo freddo. Lei era sola… i suoi genitori erano morti… stava morendo anche lei, constatò, mentre le lacrime scendevano copiose e bagnavano il pavimento gelato. Hermione respirò un’ultima volta e tutto il suo corpo si contrasse per lo sforzo e il dolore. Non poteva arrendersi… ma non ce la faceva più. E la risata di Bellatrix continuava, continuava, continuava…

    “Hermione. Hermione!” Qualcuno la stava scuotendo.
    La ragazza aprì gli occhi e si guardò intorno: non si trovava a Villa Malfoy. Non più. Era in un’ampia stanza color crema: le tende lilla lasciavano intravedere una porzione di cielo cinereo.
    “Hermione, stai bene?” la voce di Ron la raggiunse nuovamente e lei si girò verso il ragazzo, che aveva dipinta sul viso un’espressione ansiosa e distrutta. Aveva le occhiaie scure e segnate, come se non dormisse da giorni, il suo volto era smagrito e cadaverico. Hermione immaginò che il suo aspetto non fosse certo migliore. Cercò di parlare, ma si accorse che la voce le usciva a malapena.
    “Era solo… un incubo” sussurrò, e poi tossì per lo sforzo di aver pronunciato le sue prime parole da giorni.
    “Non parlare, Hermione, non sforzarti” disse Ron, e poi si lasciò cadere sulla poltrona accanto al letto. I suoi occhi cercavano insistentemente quelli di Hermione, timorosi, ma lei sentiva di non avere ancora la forza per perdersi in quelle acquemarine che erano gli occhi di Ron. Aveva paura che, se l’avesse guardato, sarebbe scoppiata in un pianto incontrollabile. Era stata torturata quasi a morte. Dobby era morto. Davanti a loro, ancora un lungo percorso per trovare e distruggere quei maledetti Horcrux. I suoi genitori lontani, ignari di tutto.
    “Scusa se ti ho svegliata” continuò Ron. “Ma urlavi e… non sapevo cosa fare per calmarti” sospirò.
    “Grazie di avermi svegliata” replicò lei, sempre con un filo di voce. “Stavo facendo un incubo terribile”
    Gli occhi di Ron lampeggiarono e la fissarono con ancor più insistenza. “C’era lei nel sogno?” Non c’era bisogno che qualcuno dei due la nominasse. “Sì, c’era”.
    Ron strinse i pugni fortissimo, finché le nocche non gli diventarono bianche. “Quella… megera” ringhiò, rivolgendo lo sguardo verso la finestra. La voce gli tremava.
    Questa volta fu Hermione a cercare i suoi occhi, ma Ron li aveva fissi sulla finestra. Da come lo conosceva, Hermione poteva vedere che era furibondo. Ma non era solo questo. Il ragazzo sembrava l’involucro del Ron di prima, le spalle ingobbite, la testa bassa, il volto deformato dalla rabbia e dal dolore. Di colpo, cominciò a tremare.
    “Ron, cosa c’è?” chiese Hermione, preoccupata, cercando di afferrargli un braccio. Lo sforzo di alzarsi le causò un capogiro che la costrinse a rimettersi sdraiata.
    Ron riportò lo sguardo su di lei, sguardo che appena si posò sulla sua figura minuta e prostrata, si addolcì. “Io… non sono riuscita a fermarla… non ti ho protetta” sussurrò lui, con la voce rotta. “Sono inutile, Hermione. Non sono riuscito ad impedire che soffrissi, che quella pazza ti torturasse. Poteva ucciderti! Ed io dov’ero? A urlare nelle segrete! A non fare niente di niente ! E tu urlavi… urlavi… pensavo di morire…” la sua voce veemente si spense e Ron cominciò a piangere in silenzio, con la testa tra le mani. Hermione lo guardò con tenerezza.
    “Ehi, va tutto bene… n-non sono morta… sono qui…”
    Lui le si avvicinò, spostò la coperta e le prese il braccio, dove la scritta “Sanguesporco” incisa da Bellatrix faceva bella mostra di sè. Il dittamo applicato da Fleur aveva fermato il sangue e sanato la ferita, ma la cicatrice probabilmente non se ne sarebbe mai andata. “Ti ha marchiata, ti rendi conto? Quella è completamente pazza!”. Hermione, vedendo la ferita, inspirò a fondo, mentre un magone terribile si impossessava di lei. Cominciò a piangere anche lei, silenziosamente. Ron si asciugò le lacrime sulle guance e la guardò intensamente. Non doveva essere debole. Doveva essere forte per Hermione.
    “Hermione. Non devi permettere che quella pazza ti faccia sentire inferiore. Tu sei… straordinaria… ed è questo che importa, non il tuo stato di sangue. Non me ne frega niente se i tuoi genitori sono Babbani, tu sei la strega più dotata che abbia mai conosciuto, e la persona in assoluto più meravigliosa…”. Il ragazzo diventò rosso, ma non lasciò gli occhi di Hermione, anzi, si avvicinò ancora di più e le prese una mano tra le sue. Inspirò a fondo. “…in assoluto più meravigliosa che conosca” terminò avvampando ancora di più. Hermione gli fece un sorriso di cuore, con gli occhi ancora pieni di lacrime. “Grazie” sussurrò, con la voce roca. “Sapevo a cosa andavo incontro quando abbiamo deciso di seguire Harry… sono la più a rischio del gruppo, lo so, ma va bene così” concluse, abbassando gli occhi.
    “Non va affatto bene così!” ruggì Ron, e Hermione sobbalzò.  “D’ora in poi non farò più gli stessi errori, non ti lascerò mai, nessuno ti farà del male, te lo giuro, Hermione, te lo giuro” disse lui accoratamente, stringendo la presa sulla mano di Hermione tra le sue.
    “Ron, non puoi impedire sempre che io soffra. Siamo in guerra. Doveva succedere. E tu… le tue urla mi hanno tenuta aggrappata alla vita… In uno dei momenti peggiori, avrei voluto morire, ma poi ti ho sentito urlare il mio nome e… ho pensato che c’era qualcuno che ci teneva a me, qualcuno da cui dovevo tornare. Ho pensato… che dovevo tornare da te. Capisci?” concluse, con gli occhi lucidi. Ron si voltò verso di lei e finalmente i loro occhi si incontrarono. “Come io sono tornato da te” bisbigliò lui così piano che non era sicuro che lei avesse sentito. Hermione annuì.
    “È sempre questo che abbiamo fatto io e te. Allontanarci e poi tornare. Tornare sempre.” sussurrò, guardandolo a fondo.
    “Promettimelo. Promettimi che tornerai sempre da me” fece lui di rimando, togliendo una mano dalla sua per poi posargliela sulla guancia, in una carezza leggera.
    “Te lo prometto. Promettilo anche tu a me” bisbigliò Hermione, beandosi del suo tocco delicato e lasciando che con le dita le portasse via le lacrime rimaste sulle gote.
    “Te lo prometto”.
    Hermione pensò che quello sarebbe stato il momento perfetto per un bacio. Avrebbe tanto voluto baciare Ron e confermare quella promessa con un atto d’amore vero, qualcosa che ricordasse a entrambi il loro patto.
    “Ci vuole un accordo scritto” fece alla fine, sorridendogli.
    “Come?” Ron la guardò interrogativo.
    “Dobbiamo scrivere questa promessa e firmarla, e non dimenticarcene mai. È un voto. Ci stai?”
    “Io… c-certo” rispose lui, ancora leggermente perplesso. Si alzò e andò alla scrivania.
    “Qui non ci sono fogli, solo post-it” fece, guardando Hermione sconsolato. (*)
    “Un post-it andrà benissimo” sorrise lei.
    Ron tornò vicino al letto e porse a Hermione il blocco dei post it azzurri e una penna. Lei cominciò a scrivere: “Noi, Hermione Jean Granger e Ron Bilius Weasley, ci impegnamo a tornare l’uno dall’altra.”
    “A volerci bene anche quando ci odiamo” aggiunse Ron, sottovoce.
    “E di prenderci cura l’uno dell’altra anche quando saremo vecchi, puzzolenti e cadenti” fece Hermione, ridendo.
    “Ed è per sempre” concluse Ron.
    “Va bene” Hermione finì di scrivere lentamente, con espressione concentrata. Scrisse il suo nome a caratteri precisi e svolazzanti sotto la promessa e poi passò il post it a Ron: “Firma”.
    Lui firmò.
    E fu per sempre.

    (*) Grey’s anatomy, stagione 5, “Ora o mai più”
    Derek: “hai un pezzo di carta?”
    Meredith: “per fare che?”
    Derek: “io voglio stare con te per sempre, e tu vuoi stare con me per sempre, e per farlo dobbiamo formulare dei voti, formulare un impegno, un contratto. Dammi un pezzo di carta”
    Meredith: ” io non…io non ho un foglio, ho solo dei…ecco ho dei post-it”
    Derek: “”ok…che cosa ci vogliamo promettere?”
    Meredith: “che mi amerai anche quando non mi sopporterai”
    Derek: “ci ameremo, anche quando non ci sopporeteremo. Non si scappa…mai. nessuno lascia l'altro qualsiasi cosa succeda”
    Meredith: “non si scappa”
    Derek: “che altro?”
    Meredith: “Ci prenderemo cura l'uno dell'altra anche quando saremo vecchi, puzzolenti e cadenti…e se mi viene l'alzheimer…e mi dimentico chi sei…”
    Derek: “prometto di ricordarti chi sono io ogni giorno, e ci prenderemo cura l'uno dell'altra da vecchi, puzzolenti e cadenti. Questo è per sempre. Firma”
    Meredith: “questo è il nostro matrimonio? Un post-it?”
    Derek: “solo se lo firmi”
    Meredith: “e adesso?”
    Derek: “adesso bacio la sposa”
    Meredith: “….sposati”
    Derek: “Sposati!”

    Note dell'autrice:
    Questa storia è nata dopo un blocco dello scrittore molto potente seguito da qualche giorno in cui è tornata prepotente la voglia di scrivere… allora ho deciso di cimentarmi con questo missing moment che mi ronzava in testa già da un po', ovvero il momento in cui Hermione affronta la convalescenza a Villa Conchiglia. Come vi è sembrato? I personaggi sono IC? E l'idea del post it? Come al solito, mi farebbe davvero un gran piacere ricevere i vostri pareri, si impara sempre tanto.
    Innanzitutto vorrei ringraziare Lucrezia perché mi ha dato lei l'idea con una sua storia ma non solo, è stata anche la seconda lettrice di questa shot e mi ha fatto sciogliere con il suo commento.
    Ringrazio di cuore Vittoria, come sempre prima lettrice di tutto ciò che scrivo, perché mi sprona a non mollare mai e a continuare a fare le cose che amo, e perché riesce sempre a farmi ridere. Voi non potete saperlo, ma è un'amica davvero importante e insostituibile e se scrivo è anche merito suo. E' merito suo di un sacco di cose. GRAZIE. <3
    Bene, credo di aver finito e non voglio annoiarvi oltre.
    Un abbraccio!
    Herm

    Anonymous ha risposto 6 anni, 11 mesi fa 0 Mago · 0 Risposte
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