Su Pottermore nuove informazioni sulle Pozioni e sui Calderoni

Attraverso il capitolo 9 “Il Principe Mezzosangue“, J.K. Rowling ci regala nuove informazioni sui Calderoni e sulle Pozioni, che potete leggere qui di seguito. Pensate che la Rowling aveva preso in considerazione l’idea che l’Horcrux associato a Tassorosso potesse essere un calderone, ma l’idea si è rivelata troppo… ingombrante! Inoltre, la Rowling ci racconta che ha sempre odiato studiare Chimica a scuola e per questo motivo l’acerrimo nemico di Harry Potter a Hogwarts si è trasformato automaticamente nel professore di Pozioni.

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Nuove informazioni sui Calderoni

I calderoni, grandi pentole di metallo sospese sul fuoco, venivano un tempo usati sia dai maghi che dai Babbani. Col tempo, passarono tutti ai fornelli: padelle e casseruole erano molto più pratiche per cucinare, e i calderoni diventarono esclusiva di maghi e streghe che continuarono a usarli per le pozioni. La fiamma viva è indispensabile per prepararle, e i calderoni sono quindi il recipiente più adatto.

Tutti i calderoni vengono resi più leggeri e portatili con la magia e di solito sono fatti di peltro o ferro. Tra le innovazioni più recenti ci sono i calderoni autorimestanti e pieghevoli, e gli specialisti (o gli esibizionisti) possono perfino trovare esemplari fatti di metalli preziosi.

“I calderoni sono associati alla magia da secoli; compaiono in moltissime immagini di streghe e si dice che i Lepricani vi nascondano i loro tesori. In diverse leggende figurano calderoni con poteri speciali, ma nel mondo di Harry Potter sono strumenti piuttosto ordinari. Avevo preso in considerazione l’idea che il manufatto di Helga Tassorosso potesse essere un calderone, ma un Horcrux così ingombrante sarebbe stato vagamente ridicolo e fuori luogo; volevo che gli oggetti cercati da Harry fossero più piccoli e portatili. Tuttavia, il calderone appare sia nella leggenda dei Quattro Tesori d’Irlanda (dove è un oggetto magico da cui nessuno si allontana insoddisfatto) e in quella dei Tredici Tesori dell’Isola di Britannia (il calderone di Dyrnwch il gigante cuoceva la carne solo per i valorosi, ma non per i codardi).” – J.K. Rowling

Nuove informazioni sulle Pozioni

Mi viene spesso chiesto se un Babbano armato di manuale e ingredienti corretti potrebbe creare una pozione magica. La risposta, purtroppo, è no. L’utilizzo di una bacchetta magica è sempre necessario; aggiungere mosche morte e asfodeli a un pentolone sospeso sul fuoco darà un unico risultato: una zuppa disgustosa e oltretutto velenosa.

Certe pozioni hanno lo stesso scopo di alcuni incantesimi, ma l’effetto di altre (come la Pozione Polisucco e la Felix Felicis) non può essere ottenuto altrimenti. In generale, a parità di effetto, streghe e maghi preferiscono il metodo che trovano più facile o più soddisfacente.

Preparare pozioni richiede pazienza, ma i loro effetti sono difficili da annullare per chiunque non sia un esperto in materia. Questo ramo della magia è avvolto da un alone di mistero e ha quindi un certo prestigio, alimentato dalla necessità di utilizzare sostanze altamente pericolose. Lo stereotipo dell’esperto di Pozioni all’interno della comunità magica è quello del tipo tetro e meditabondo: Piton ne è l’esempio perfetto.

“Chimica era la materia che mi piaceva di meno a scuola, e la abbandonai il prima possibile. Naturalmente, quando venne il momento di scegliere la materia insegnata dall’acerrimo nemico di Harry, Severus Piton, optai per la sua versione magica. Tutto questo rende ancora più strano il fatto che trovi l’introduzione di Piton alla materia piuttosto avvincente (“…posso insegnarvi a imbottigliare la fama, la gloria, addirittura la morte…”); è chiaro che parte di me trova l’argomento interessante tanto quanto Piton; in effetti, mi sono sempre divertita a creare le pozioni per i libri e a ricercare i vari ingredienti. Molti dei componenti dei vari distillati e filtri che Harry crea per Piton esistono davvero (o si credeva che esistessero) e hanno (o si credeva che avessero) le proprietà descritte nei libri. Il dittamo, per esempio, ha davvero proprietà curative (è un antinfiammatorio, anche se non consiglio di Spaccarsi per poterlo testare); il bezoar è invece un aggregamento che si forma nell’intestino di certi animali e un tempo si pensava che immergerlo in acqua trasformasse quest’ultima in un antidoto.” – J.K. Rowling

© J.K. ROWLING/POTTERMORE LTD.

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