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  • Harry Potter & il Potere Primordiale(long Fiction)

    Posted by Anonymous on Gennaio 30, 2010 at 12:11 pm

    Forse il titolo più appropriato dovrebbe essere “Scleri di Fairy alla fine del settimo libro di J.K.Rowling”. ;D

     

    Dedicato
    A tutti i difensori degli
    Elfi Domestici
    Del nostro tempo,
    a tutti quelli che si sforzano
    di capire gli altri,
    ma spesso non capiscono
    sé stessi,
    a tutti quelli che si
    sentono
    un po’
    Nati Babbani,
    ma che in fondo
    hanno
    la magia innata dentro
    sé…
    e la usano, senza
    bacchetta magica. By Fairy

    sHermione

    “Questa è una storia  diversa, sfaccettata; le parole e i pensieri entrano ed escono, come la luce in un prisma,attraverso gli occhi di un personaggio secondario al vero protagonista, occhi che hanno visto  gli stessi terribili orrori, ma gli hanno vissuti in maniera differente, lasciando che questi ferissero profondamente l’essenza alla quale essi fanno da specchio: la sua Anima.
    Scalfita la sua sicurezza,l’ombra di paura e lo strascico di malvagità, che Voldemort ha lasciato sul Mondo Magico anche dopo la sua morte, le faranno da compagne per tutto il racconto, per cercare di spingerla  a sottomettersi al destino che i Maghi Oscuri hanno ormai  da tempo riservato a quelli come lei…I Mezzosangue . Nemmeno Colui Che Ha Sconfitto Voldemort, potrà fare nulla. Tutto è diverso, visto dagli occhi dei diversi. E l’unico barlume di speranza per non soccombere è nascosto in fondo ai suoi stessi occhi castani, che non sanno vederla per quella che è in realtà…”.

    Cap 1
    Di nuovo alla Tana

     

    “Per quanto tempo, ancora,
    sentiremo la sua
    Ombra su di noi…?”
     sVoldy

    I superstiti della famiglia Weasley varcarono la porta della loro casa sei giorni dopo la Battaglia di Hogwarts; Molly e Arthur, Bill e Fleur, Charlie, Percy, George, Ron e Ginny. Con loro c’erano anche Harry ed Hermione. Avevano preso una Passaporta, che aveva la forma di un bidone della spazzatura, ed erano stati scortati da tre Auror, sotto l’ordine del nuovo Ministro della Magia e Capo del Dipartimento degli Auror, Kingsley Shaklebolt, per paura che qualche seguace di Voldemort fosse ancora in giro e in vena di vendette; il livello di allarme rimase alto per molto tempo. Gli Auror, decimati dalle violente battaglie degli ultimi tempi, soprattutto durante la grande Battaglia di Hogwarts, dovevano dividersi e pattugliare, proteggere, vigilare ogni luogo possibile. Fu grazie a loro che si ritrovarono le bacchette sequestrate dai Mangiamorte di tanti maghi e streghe e ognuna venne restituita al legittimo proprietario.
    Voldemort era morto. Definitivamente, stavolta. Tutti gli Horcrux erano stati distrutti, uno per uno, non c’era speranza che potesse risorgere ancora.
    Poco prima, Arthur, Molly, Ron, Ginny ed Harry si trovavano in quello che restava dell’infermeria della scuola, mentre raccoglievano le ultime cose – il baule di scuola di Ginny, effetti personali di Fred, Tonks e Lupin – e si preparavano ad andare via. Kingsley aveva raccomandato al signor Weasley di tenere la famiglia al sicuro per un po’, fino al giorno delle udienze al Mnistero, e soprattutto di prestare particolare attenzione a Harry. All’inizio Harry non fu d’accordo e manifestò il suo desiderio di ritirarsi a Grimmauld Place, per non dar fastidio alla famiglia, in lutto per le gravi perdite degli affetti subite, ma la signora Weasley replicò convincente, senza lasciarlo finire.
    <> disse, in un sussurro, sistemando con cura in un panno bianco un’Orecchia Oblunga e il galeone incantato dell’Esercito di Silente, che erano stati ritrovati in tasca a Fred, e infilandoseli in borsa. <>. Lo guardò con tenerezza di madre e gli mise una mano sulla guancia. <>. Disarmato annuì, e dopo quelle parole gli sembrò anche la cosa più sensata da fare. Doveva ancora molte spiegazioni, ai genitori del suo migliore amico. E ne doveva tante anche a Ginny. Ammirava e amava la sua forza, davanti al dolore. L’orgoglio sul suo bel viso sovrastava perfino la tristezza. Averla di nuovo accanto, in quei giorni, era stata l’unica cosa che gli avesse dato il coraggio di sopportare tutte le conseguenze apportate dalla Battaglia.
    Non troppo lontana da loro, Hermione, dal viso pallido e stanco, gli occhi velati da un sentimento indecifrabile, seduta su una branda, aveva rovesciato il contenuto della sua borsetta di perline, e risistemava al suo interno tutto quello che non si era rotto. L’oggetto era stato sottoposto a troppe avventure, un po’ come la padrona. In quei giorni era stata silenziosa e discreta, e si atteneva ad andare ora da uno, ora dall’altro, a regalare pacche sulle spalle, abbracci e parole di conforto a chi sembrava più triste, ostentando più forza di quanto in realtà ne possedesse. Lo sguardo di Ron si posò su lei, mentre riponeva all’interno un paio di scarpe da tennis appartenute a lui. Poi la vide ripensarci. Le tirò fuori, insieme ad altri indumenti di Ron, li prese tra le braccia e li raggiunse.
    <<C’è ancora posto, nel baule,  Ginny? Queste cose sono di Ron>> Disse, porgendogliele.
    <<Si, dammi qui>>rispose lei, riaprendo il baule, al dire il vero piuttosto vuoto. Quando era andata a casa per le vacanze di Pasqua ed era stata messa al sicuro col resto della famiglia a casa di zia Muriel, qualche settimana prima, aveva lasciato metà della sua roba a scuola, in dormitorio, pensando che sarebbe tornata alla fine delle vacanze.  Quindi la maggior parte delle sue cose erano andate perdute sei notti prima, perché il dormitorio della Casa di Grifondoro era stato quasi completamente distrutto e bruciato.
    <>. Si allontanò e iniziò a togliere dalla borsetta tutto quello che apparteneva a Harry. Ron prese sua madre sottobraccio e la scostò un po’, per parlarle sottovoce, senza distogliere lo sguardo da Hermione.
    <<Mamma, credo che dovremmo chiedere anche a lei, di stare un po’ da noi>> mormorò. <<E’ lungo da spiegare, ma anche Hermione sarebbe sola a casa sua, se se ne andasse da Hogwarts, o peggio, la terrebbero al Ministero sotto custodia, piuttosto che lasciarla andare a casa senza genitori a proteggerla>>. La signora Weasley lo guardò con apprensione, pensando al peggio. Con tutto quello che era capitato non si era messa il problema.
    <> balbettò, con la faccia di chi non reggerebbe un altro duro colpo.
    <<No, mamma, ai Granger non è successo niente. Stanno bene, al sicuro, ma lontano da casa. Molto, molto lontano. Ti spiegherò poi con calma. Allora?>>. Ron non ebbe come risposta né si, né no. Immediatamente la signora Weasley si avvicinò a Hermione e si chinò sulla branda, prendendo gli indumenti di Harry che la ragazza aveva piegato.
    <> le chiese. Hermione la guardò sorpresa e farfugliò qualcosa di incomprensibile. La madre di Ron la trovò un po’ buffa e sorrise, prendendole una mano e stringendogliela tra le sue. <<Certo, che verrai. Coraggio, raccogli queste cose, la Passaporta è quasi pronta, e gli altri ci aspettano nel parco>>. Si allontanò e mise le cose di Harry nel baule di Ginny, mentre Hermione lanciava uno sguardo indagatore verso Ron, che abbozzò un sorrisetto e le fece un occhiolino. Era ancora troppo confusa, per mettersi a discutere sul fatto che fosse o no una buona idea, rimandare ancora la ricerca dei suoi genitori, i quali erano stati sapientemente da lei incantati e spediti in Australia, per essere protetti dagli attacchi di Voldemort e dai suoi seguaci. Sospirò e seguì i membri della famiglia Weasley giù per le scale, fino al parco, vicino alla casa di Hagrid, dove lui gli aspettava, col resto dei fratelli Weasley e i tre Auror che gli avrebbero accompagnati, proteggendo la Passaporta che gli avrebbe riportati alla Tana. Volsero lo sguardo alle tombe fresche di funerale, che circondavano quella di Albus Silente. I nomi che vi si leggevano erano quelli di Fred Weasley, Remus Lupin, Ninfadora Tonks, Severus Piton, Colin Canon, e tanti altri, una cinquantina in tutto. Era diventato un piccolo cimitero di valorosi maghi caduti in battaglia, che col permesso dei parenti, erano stati sepolti accanto al loro amato ex Preside. La Bacchetta di Sambuco giaceva di nuovo tra le mani di Albus Silente, sul suo petto. Potenti incantesimi erano stati fatti attorno alla tomba, per evitare una replica della profanazione fatta da Voldemort.
    Accanto a una delle tombe Mastro Gazza disponeva altri  fiori sul marmo bianco di ciascuna di esse. gli occhi puntati a terra, gli angoli della bocca piegati all’in giù, forse pensava ancora in silenzio alla scomparsa della sua gatta. Ms Purr non si era più vista dalla notte della Battaglia.
    Gli Weasley si accostarono alla Passaporta e aspettarono qualche minuto, in silenzio, con gli occhi rivolti ai loro piedi, per non vedere ancora la devastazione che era stata fatta alla scuola.
    <<E’ ora>> mormorò, Hagrid. Non aveva più lacrime per piangere. Gli salutò tristemente, allontanandosi. Quattordici maghi posarono la mano sul bidone della spazzatura e  in meno di un secondo anche l’ultimo gruppo di persone se ne fu andato. Con Hagrid erano rimasti all’interno della scuola solo alcuni insegnanti, qualche Auror e tanta gente del Ministero, che cercava, indagava, sistemava, spiegava. Tutti erano stati interrogati più volte, la verità confrontata, ogni testimonianza scritta e firmata. Non restava che ufficializzare tutto al Ministero, con udienze speciali davanti all’Wizengamot.  Solo dopo la partenza di Harry Potter, Il Ragazzo Che Aveva Sconfitto Voldemort, fu permesso ai giornalisti di entrare e fare il loro lavoro. Il guardiacaccia scosse la testa, e si ritirò con Thor all’interno della sua capanna.
    I primi giorni alla Tana non furono facili per nessuno. Erano in tanti e lo spazio poco. Con molta discrezione, sia Harry che Hermione fecero di tutto per dare una mano e non essere di peso, a partire dalla sistemazione nelle camere. Tirarono fuori i sacchi a pelo dalla borsetta di perline e dormirono uno ai piedi del letto di Ron – nel letto sopra si sistemò Charlie – , l’altra ai piedi di quello di Ginny. Percy dormì in camera con George, al posto di Fred, Bill e Fleur nella stanza in cui l’anno prima avevano dormito i genitori di lei.
    I toni sommessi con cui ci si rivolgeva la parola, i passi svogliati per le stanze, il poco cibo toccato dai piatti durante i pasti, lasciavano trasparire tutto il dolore che ancora li opprimeva. Non c’era voglia di festeggiare l’incubo finito; Voldemort aveva smesso per sempre di tormentarli, i suoi seguaci erano braccati e le notizie sulla Gazzetta del Profeta parlavano di Mangiamorte solitari trovati e arrestati. Non tutti, comunque. E in troppi non potevano più godere di quel finale tanto atteso e sperato. Troppi.
    Era sera, ora di cena, una settimana esatta dal loro ritorno a casa. Una bella foto di Fred, posta sul caminetto, sorrise a Harry, e poi tirò fuori la lingua, mentre faceva gli occhi storti. Harry sospirò, seduto al tavolo assieme agli altri.
    Si alzò quando anche Hermione si mise in piedi ed iniziò a sparecchiare con lei, aiutandosi con la bacchetta magica e un incantesimo di Levitazione. Portarono in cucina tutti i piatti e i bicchieri da lavare, mentre La signora Weasley iniziava a rassettare la sala da pranzo. Ginny sistemò gli avanzi nella ciotola di Grattastinchi, che si aggirava, pasciuto e tranquillo, sotto il tavolo della sala. In troppi, per aiutare senza disturbarsi l’un l’altro, i restanti si spostarono con le sedie e si misero vicino al camino spento. Charlie prese la Gazzetta del Profeta del giorno e si mise a leggere a voce alta gli articoli, per commentare con gli altri le notizie e trovare così qualcosa da fare e da dire. Le ricerche dei nascondigli dei Mangiamorte rimasti in libertà erano estese in tutta l’Inghilterra e oltre, senza tregua; gli Auror cercavano in ogni modo e con ogni mezzo di seguire le piste più contorte per arrivare a loro, eppure erano certi che ci sarebbe voluto ancora molto tempo, prima di riuscire a catturare ogni singolo Mago Oscuro.
    Approfittando della distrazione degli altri, Harry si accostò a Ginny e cominciò a chiacchierare con lei sottovoce. A Hogwarts, dopo i funerali, avevano avuto modo di parlare a lungo e chiarirsi. Ritrovarsi e poter contare di nuovo l’uno sull’altra li fece sentire più forti, nonostante la situazione; stare poi sotto lo stesso tetto e potersi vedere spesso, come quando erano a Hogwarts, due anni prima, permise loro di raccontarsi tutto quello che avevano vissuto dal giorno del matrimonio di Bill e Fleur e confidarsi che i sentimenti che l’uno provava per l’altra non erano cambiati, anzi… Ci sarebbe stato tanto tempo, per vivere con serenità la loro storia. Ora entrambi avevano bisogno di godere appieno di quel calore familiare che li circondava.
    Molly Weasley, in cucina , sempre aiutata dalla magia, lavava le stoviglie e contemporaneamente le asciugava, mentre Hermione le prelevava e le riponeva nelle credenze della sala da pranzo. Fleur spazzava, comodamente seduta accanto al marito e con la bacchetta in mano. Ron entrò in cucina e si appoggiò al muro, guardando la mamma.
    <> chiese, ed Hermione tornò dentro per prelevare altri piatti.
    <> gli rispose la madre, indicando col mento una pila di Settimanali delle Streghe e Gazzette del Profeta sistemata in un angolo. Hermione riuscì carica, e lui estrasse un Settimanale delle Streghe dal mezzo, a caso, guardando la copertina. Era di almeno tre anni fa, perché le notizie riportate parlavano del torneo Tremaghi che si era svolto a Hogwarts. Lo aprì e cominciò a leggiucchiare con curiosità, ricordando di aver già letto quell’articolo, in passato. Sobbalzò, quando si accorse che nell’articolo era citata e criticata pesantemente nientemeno che Hermione, accusata da Rita Skeeter di prendersi gioco dei sentimenti di Harry Potter e di Viktor Krum, due dei quattro campioni. Ron aprì meglio il settimanale e lo piantò davanti agli occhi della madre, il quale retrocesse e fermò l’Incantesimo Lavapiatti.
    <>Sibilò, tenendo d’occhio la soglia della cucina, sperando che Hermione non entrasse in quel momento. <>. Molly lo guardò, asciugandosi le mani nel grembiule da cucina, e prese in mano il settimanale.
    <> esclamò, sommessamente, rileggendo qualche frase.
    <>iniziò, la madre, cercando di capire quale delle affermazioni della bionda giornalista fosse falsa e quale vera. <>
    <>. L’ultima parte della frase la disse più per sé stesso, che per la madre.
    <> ripeté Molly, alzando gli occhi dal settimanale. <>
    <<…Che per poco non le inviavi qualche Strillettera con Fattura allegata, come hanno fatto le fans di Harry e Krum. E’ stato un periodo piuttosto infelice, per lei>>. Hermione entrò in quel momento, e Ron sobbalzò di nuovo, voltandosi goffamente e buttando il settimanale di nuovo tra la pila. La ragazza gli lanciò uno sguardo sospettoso e, afferrando le ultime scodelle da riporre nelle credenze, riuscì.
    <<C’è mancato poco>> sospirò la signora Weasley.<> mormorò, con tono supplichevole, riniziando a lavare posate e bicchieri.
    <> sussurrò il ragazzo, ma prima che potesse proseguire, un frastuono dalla sala da pranzo li fece sussultare entrambi, e corsero a vedere cosa fosse capitato. (To be continued)

    Anonymous ha risposto 13 anni fa 0 Mago · 0 Risposte
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