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  • Posted by Anonymous on Febbraio 7, 2010 at 4:33 pm

    La Scelta

    Premetto che di solito non scrivo sempre e solo storie tristi o drammatiche, ma quest’idea vorticava nella mia testa da troppo tempo e non potevo non metterla per iscritto.
    Sarà molto misterioso l’inizio, alla fine si dovrebbe capire tutto. Vi posso dire solo che Hermione è morta dal secondo anno ad Hogwarts. Hugo non è in casa, ma è in casa Potter.
    Quello in corsivo sono, prima un pezzo di lettera, poi un ricordo di Ron con Andromeda, e poi tutta la lettera.
    Spero che vi sia piaciuto, che sia leggibile ed interessante.
    Commentate e lo saprò =)
    Buona lettura,

    Mia


    Non so dove iniziare questa lettera.

    Non sarei mai voluta arrivare a questo punto, ho provato ad evitarlo, ma a quanto pare questa è la mia strada, e non coincide con la tua idea, mi spiace di  ferirti, ma sappi che continuerò a volerti bene.

    Carta straccia, ecco cos’era quel foglio.

    «Rosie cara, la cena è pronta, studierai dopo» la voce stanca della signora Weasley fece sussultare Rose che iniziò a coprire la lettera.

    «sì, nonna, sto arrivando» un sorriso, forzato ma sincero.

    La ragazza dai capelli crespi come la madre e rossi come tutti i Weasley corse dalla donna abbracciandola più del normale.

    «tesoro, ma stai bene? Cos’ è successo?»

    “controllati, Rose” si disse la ragazza “o verrai scoperta”

    Ma non poteva rinunciare ad un ultimo abbraccio con sua nonna, la donna che insieme a sua zia Ginny l’aveva cresciuta e ascoltata dopo la morte di sua madre.

    «niente» disse lei controllando la voce.

    Non una lacrima, non ora, ormai era troppo tardi per tornare indietro, si sarebbe lasciata tutto alle spalle, avrebbe iniziato una nuova vita, e al diavolo quello aveva vissuto fino a quel momento.

    Lei amava la sua famiglia.

    Ma amava anche lui.

    La scelta era dolorosa, e una voce dentro di lei le chiedeva in continuazione se stava imboccando la strada giusta. Stava lottando per qualcosa di giusto? C’era un altro modo per risolvere le cose. Doveva abbandonare per forza la sua famiglia?

    Al, Roxie, Dom, Lily, Hugo, i gemelli di Luna, sua nonna, sua zia Ginny… suo padre.

    Lei sapeva che non l’avrebbe mai perdonata, ma … non c’erano alternative.

    Aveva fatto la sua scelta, e questa scartava la sua famiglia. Se ne sarebbe creata un’altra, avrebbe seguito il suo cuore. Ma a che prezzo?

    «Rose, domani alle 8 ci sarà l’esame per gli Auror, questo è l’orario definitivo» le spiega suo padre, prima di andare a dormire.

    Era fiero di lei.

    Chissà se avrebbe continuato ad esserlo il giorno dopo.

    Lei ricordava quando era diventata prefetto.

    «oh, come Hermione, le somiglia così tanto, gli stessi capelli, tranne il colore, che è tuo, Ronnie» aveva detto sua nonna.

    Che cosa avrebbe pensato lei?

    Il nonno non avrebbe approvato, lei lo sapeva, suo padre gliela aveva detto alla stazione di King’s Cross al suo primo anno.

    Rose aveva fatto di tutto per rendere suo padre fiero di lei, aveva cercato in tutti i modi di far gonfiare il petto di lui d’orgoglio, sentirlo dire: è mia figlia.

    Ma ora… ora non voleva più farlo felice, ora aveva un’altra prospettiva: voleva essere lei felice.

    Non che lui fosse un padre esigente o egoista, ma sapeva che il perdono non faceva parte delle sue qualità, e lui non l’avrebbe mai perdonato.

    Doveva sbrigarsi, aveva poco tempo e non aveva ancora finito la lettera.

    Lei annuì verso suo padre e gli diede un bacio sulla guancia leggero, cercando di non essere troppo sospetta.

    La sua stanza era un fenomeno molto strano tra tutte le stanze che una ragazza di 19 anni potrebbe mai avere: niente fuori posto, niente poster, niente fotografie, i muri erano bianchi ed immacolati, e i libri erano l’unica cosa che testimoniavano l’esistenza di un essere umano in quella stanza.

    Non poteva fare i bagagli, per tre semplici motivi: primo, non c’era quasi nulla nella sua stanza da portarsi; secondo, aveva paura di fare rumore, e non sapeva che scusa inventarsi se qualcuno l’avesse sorpresa; e terzo… non voleva portarsi nulla con sé.

    Avrebbe iniziato una nuova vita, avrebbe cancellato ogni traccia di Rosalie Hermione Weasley, sarebbe rinata come le fenici.

    Andò a letto solo per far credere alla nonna, che puntualmente, come sempre, entrava nella sua stanza per darle il bacio della buonanotte.

    Mentre dava pugni al cuscino per renderlo più morbido, cadde una foto, l’unica foto in tutta la stanza.

    C’era una donna dai capelli castani e crespi, dal viso giovane e felice, gli occhi castani –identici a quelli di Rose- le sorridevano, mentre si stringeva con un uomo dai capelli rossi e due occhi azzurri che sembravano splendere nonostante la foto avesse molto tempo.

    Non l’avrebbe portata con sé.

    Andrebbe contro tutto ciò che lei si era promessa.

    Doveva lasciarla là, sotto il cuscino, come se nulla fosse, come se il giorno dopo sarebbe potuta essere ammirata da qualcun altro.

    Rose sentì il cuscino che copriva la foto essersi fatto all’improvviso di cemento.

    Ron faceva finta di dormire nel suo letto che gli parve immenso senza lei, ma ormai aveva fatto finta di essersi abituato a stare tra le coperte vuote.

    Aveva fatto finta anche di avere dimenticato la sua risata.

    Ma i suoi occhi, quelli no, li aveva sempre davanti. Rose era la sua immagine, e lui era fiero di lei. Faceva male vedere quella piccola parte di Hermione, come se il mondo gli volesse ricordare ogni istante della mancanza di lei.

    Il mondo era sempre stato beffardo con lui, prima non gli aveva mai dato nulla, -o così aveva creduto lui- poi aveva perso a poco a poco tutto ciò che aveva di più caro: Fred e Hermione.

    Grazie al cielo c’erano Hugo e Rose.

    Senza di loro lui si sarebbe buttato giù, o –come aveva sentito dire da sua madre a Ginny- si sarebbe lasciato andare via.

    Rose era sempre stata una ragazza fantastica, attenta, giudiziosa, tutto quello che lui non era mai stato, ma lo diceva sempre, lei aveva preso da Hermione.

    Un rumore proveniva dalla stanza di Rose.

    Che cosa stava accadendo?

    Si alzò di scatto dal letto e corse verso le scale da lei.

    Sicuramente non riusciva a dormire per l’esame del giorno dopo, che brava ragazza.

    Doveva chiederle se voleva un thè caldo al limone, il loro preferito.

    Quando Ron aprì la porta della stanza di sua figlia il mondo gli crollò addosso.

    In quei giorni Rose non era più Rose, ma lui aveva creduto che fosse per lo stress degli esami, si era bendato, chiuso gli occhi. Una volta lei era stata chiara. Lui le aveva detto che era pazza.

    «Rose!»

    Rose, vestita di tutto punto, stava salendo su una scopa davanti a lei nel balcone con Scorpius.

    Lei si bloccò di colpo.

    Lo fissò con quei due occhi castani così penetranti per pochi secondi. A lui bastarono per congelare fino alla punta dei capelli.

    «Rose!»

    Lei non gli diede retta, e gli volse le spalle, salendo sulla scopa grazie agli aiuti di Scorpius.


    «non conosco Rose, ma riconosco una donna innamorata»

    «non ti capisco, Andromeda»

    «oh, Ron, non essere sciocco, lei è innamorata, lo sai benissimo, e sai bene anche di chi.»

    Ron si alzò irritato dalla sedia.

    «è inutile Ron, è inutile sfuggire dalla verità, perché la verità ha il vizio di correre più veloce.

    «Dammi retta, ascoltala, cerca di capirla, non essere aggressivo con lei, né con Malfoy, non fare come questa povera vecchia che è di fronte a te, non perdere anche Rose, hai già perso Hermione, non perdere anche tua figlia, non fare come me»

    Le parole di Andromeda risuonava nella sua testa.

    Aveva ragione, e lui era immobilizzato davanti al balcone mentre sua figlia stava scappando di casa con il figlio del suo acerrimo nemico.

    «Rose, non fare sciocchezze» la voce ritornò e riuscì a fermare un attimo Scorpius.

    Felice del risultato iniziò ad andare verso la figlia cercando di strapparla inutilmente dalla scopa.

    «è… è un Malfoy, tu, tu non sai che stai facendo!»

    Rose diede un colpetto a Malfoy, che iniziò a volare velocissimo, nella sua Nimbus, mimetizzandosi tra le nuvole.

    «te ne pentirai, TI PENTIRAI DI AVERMI RUBATO MIA FIGLIA, MALFOY! QUESTA NON è L’ULTIMA VOLTA CHE CI VEDIAMO, BRUTTO PUROSANGUE, SARà MEGLIO PER TE NON FARTI VEDERE MAI Più, SE TIENI ALLA TUA VITA!»

    Tutto gli era uscito come sfogo. Era colpa sua, colpa di Malfoy se lei se n’era andata, colpa sua se aveva perso sua figlia.

    Volando Rose aveva perso un foglio, si accorse Ron –inciampandoci. Accanto al foglio c’era una foto di lui e Hermione, a 19 anni, qualche anno dopo la grande guerra. Felici e spensierati.

    Non so dove iniziare questa lettera.

    Non sarei mai voluta arrivare a questo punto, ho provato ad evitarlo, ma a quanto pare questa è la mia strada, e non coincide con la tua idea, mi spiace di farti sentire ferito, ma sappi che continuerò a volerti bene.

    Sono io, Rose, tua figlia, sempre che tu mi consideri ancora come tale, se fosse il contrario non potrei darti torto, ho infranto le tue regole, mi sono innamorata di un Purosangue, di un Malfoy.

    Non è un rimprovero, né una vendetta, è la mia scelta.

    Sì, io ho scelto lui, e lui mi ama, sì, mi ama, hai letto bene. A lui non importa se sono una mezzosangue, né se sono tua figlia, a lui importa solo di me.

    Anche lui ha lasciato la sua famiglia,neanche loro approvano, ma a noi non importa.

    Da quando è morta la mamma, credevo di non poter più essere felice, era come se fossi stata perseguitata da un dissennatore. Ma adesso mi sento libera.

    Oggi per errore ho trovato la foto della mamma e te. Prima d’ora le sue foto erano solo motivo di tristezza, ma adesso non più.

    Adesso anch’io voglio quella felicità che aveva lei in questa foto. Anch’io voglio stringermi a colui che amo.

    Spero che tu adesso capisca.

    (se vuoi) tua figlia,

    Rose Malfoy

    Anonymous ha risposto 12 anni, 12 mesi fa 0 Mago · 0 Risposte
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